Dalla Rivoluzione neolitica al sistema curtense.
Il Sistema curtense o signoria fondiaria o sistema feudale venne inventato
dai re franchi per frenare le invasioni barbariche nell’VIII secolo d.C.
(questo è un aspetto rilevante, perché questo sistema si sviluppò in
relazione alla paura al bisogno di proteggersi e soprattutto lo volevano i
più indifesi come i contadini) e segnò l’inizio del Medioevo.
Sulla base di questo sistema a nobili e guerrieri venivano concesse grandi
proprietà di terreno, che assunsero la forma economico-sociale delle
curtes.
La curtis era una comunità stretta e piccola dominata da un signore,
proprietario terriero, molto ricco che garantiva protezione militare e
amministrava la giustizia a coloro che abitano le stesse proprietà, cioè i
contadini.
In cambio i contadini dovevano garantire una serie di servizi e lavori;
infatti, essi lavoravano le terre del signore, o parti di esse, gli
corrispondevano tributi (lavoravano in territori che non gli appartenevano
e oltre a ciò i contadini pagavano un contributo sulla merce prodotta, cioè
dovevano darne auna parte al signore) e fornivano prestazioni lavorative
gratuite, denominate corvèes. (I contadini erano di proprietà del signore,
chiamati per questo servi della gleba; erano sfruttati, ma accettavano
questa condizione pur di essere protetti)
Benché presenti aspetti diversi da zona a zona, il sistema curtense era
complessivamente caratterizzato da:
• Chiusura degli scambi commerciali: i barbari li rendono pericolosi
quindi, gli scambi sono ridotti al minimo;
• Bassissimi livelli produttivi: come conseguenza della ristrettezza
degli scambi, le rese agricole sono basse e in generale il livello
complessivo della produzione è basso;
• Il sistema si basava sul baratto, proprio perché gli scambi sono a
cortissima gittata e non c’è bisogno di battere moneta (soluzione
conveniente per un’economia ristretta);
• Scarsa popolazione: ridotta a causa dello scarso reddito e della
scarsa produzione e produttività, come conseguenza la povertà è
diffusa, per cui si hanno meno figli, si magia meno ed è difficile
curarsi;
• Predominanza del bosco: in un sistema in cui si cadeva facilmente in
povertà, il bosco era una risorsa straordinaria per i poveri, perché
era lasciato a libero accesso; per questo motivo i poveri si nutrivano
di frutti di bosco, con cui potevano vivere e sopravvivere.
Struttura del sistema curtense.
La curtis era suddivisa in:
• Pars Dominica o Dominio: parte che raccoglieva le terre più estese
della curtis, sotto il diretto controllo del signore e in cui i contadini
lavoravano gratuitamente; vi si praticava un’agricoltura estensiva,
cioè, c’era poco lavoro rispetto all’enorme estensione della
superficie e c’erano alcuni impianti produttivi gestiti in monopolio
dal signore (mulini, stalle);
• Mansi o Pars Massaricia: comprendeva le terre marginali, quindi
meno fertili, che venivano affidate ai contadini, che vi praticavano
un’agricoltura intensiva, cioè tanto lavoro rispetto alla superficie
lavorata (il contadino doveva trarre dal lavoro il necessario per
vivere, perciò spendeva tante ora della giornata) e a differenza
della par dominica qui c’erano più coltivazioni (oltre al grano anche
legumi e ortaggi);
Il sistema curtense domina la scena fino all’XI secolo, questo almeno
nell’Europa occidentale, perché nella parte orientale sopravvivrà fino
all’alba dell’età contemporanea. Tuttavia, ad un certo punto questo
sistema comincia a disgregarsi, questo perché i barbari cominciarono a
ritirarsi e allora i contadini, dal momento che non avevano più bisogno
della protezione del signore, cominciarono ad uscire dalla curtis, inoltre i
territori all’esterno erano migliori, perché esse erano realizzate sopra a
colline, quindi in zone difficili da coltivare e con una resa bassa.
Nel momento in cui questo sistema venne a mancare si verificarono due
conseguenze: riorganizzazione dell’agricoltura e inurbamento.
Riorganizzazione dell’agricoltura: la riorganizzazione dell’agricoltura
europea, che ha seguito il disfacimento del sistema curtense è legato
all’optimum climatico, perché dal IX a metà del XIV in Europa
settentrionale si ebbero temperature più calde, accompagnate da
precipitazioni piovose, ideali per la coltivazione del grano. ( in queste
aree si ebbe un’ estensione dei disboscamenti forestali, finalizzati a
creare campi coltivabili e a fondare nuovi insediamenti in risposta alla
crescita demografica frutto di un clima più mite).
Dal X-XI secolo in Europa occidentale si formano nuovi metodi di
conduzione agraria:
• Piccola proprietà a conduzione diretta: piccoli appezzamenti di
proprietà di contadini che impiegano anche lavoratori salariati
(braccianti agricoli)
• Piccolo affitto: terreni di proprietà di contadini che affittano una
parte delle loro proprietà ad altri (affittuari), il raccolto è degli
affittuari, ma una parte serve per pagare l’affitto
• Grande affitto capitalistico: i latifondisti affittano grandi
appezzamenti di terreno ad agricoltori che applicano coltivazioni
estensive (grano)
• Mezzadria: nasce in questa fase, ma che arriva fino ai giorni nostri (in
Italia viene cancellato solo nel 1982). La mezzadria è retta da un
contratto tra il proprietario del podere e il mezzadro e in cui tutto viene
formalmente diviso (anche il raccolto e lo sfruttamento delle bestie), in
realtà però non si trattava di una condivisione equa, perché i contratti
privilegiavano i proprietari, i quali sono loro a dettare le condizioni.
Un’altra caratteristica importante è che si producono prodotti vari sia per
necessità (il raccolto si indirizzava all’autoconsumo) e per possibilità (tipo
di clima e natura olografica favorevoli), inoltre c’era la possibilità che una
parte del raccolto eccedesse e quindi veniva commercializzata (progresso
rispetto al sistema curtense).
Un altro dei cambiamenti fu nascita dei villaggi rurali in cui a dominare la
scena erano i contadini. I villaggi rurali erano circondati da campi che
assumevano una doppia configurazione: terre comuni o campi aperti.
• Terre comuni: terreni che non appartenevano a privati, ma erano a
disposizione di tutta la popolazione, venivano usati come pascolo, ma
anche per la caccia e raccolta di prodotti del bosco (Terreni
fondamentali per le famiglie senza proprietà e senza reddito)
• Campi aperti: diversamente dalle terre comuni, erano soggetti a
proprietà privata; tuttavia, questi campi non possedevano delle
recinzioni per delimitarne i confini. Ma qui sorgeva il problema di cosa
coltivare, poiché serviva cooperazione tra i vari contadini, dato che
non avrebbe avuto senso che tutti coltivassero prodotti diversi.
Il sistema di villaggio andrà in crisi, con l’irrompere dell’individualismo
agrario, testimoniato dalle recinzioni (realizzate in Inghilterra nel XVII-
XVIII), quindi i campi aperti vengono recintati e le terre comuni eliminate
(tutto diventa di proprietà privata). Le recinzioni aveva un duplice scopo:
evitare il pascolo degli animali, che potevano distruggere i raccolti, ma
anche delimitare visivamente la proprietà privata (fondamentale per
l’economia, perché non posso commerciare se non so cos’è mio).
Europa nel basso Medioevo: Inurbamento
Manifatture, commerci.
Inurbamento.
A partire dall’XI secolo, i servi della gleba cominciano a uscire dalle curtes,
per andare a ripopolare le città; contemporaneamente, le città
sopravvissute alle invasioni barbariche, rifioriscono.
La popolazione si spinge verso la città per vari motivi:
• Arresto avanzata barbari: a partire dal X-XI secolo, i barbari iniziano
a ritirarsi, per cui l’elemento di coesione tra dominus e contadino
scompare;
• Crescita demografica: la popolazione comincia a crescere in maniera
lenta e continua fino alla metà del ‘300, questa crescita favorisce lo
sviluppo delle città, che crescono dimensionalmente;
• Ritorno della gioia di vivere e produrre: perché la città viene
considerata come un luogo di opportunità, in cui ci sono più possibilità di
lavoro rispetto alla campagna.
L’elemento che caratterizza la rivoluzione urbana è la nascita di una
nuova forma di aggregazione urbana, quella dei Comuni.
I comuni nascono in questa fase e sono una novità nello scenario europeo,
perché rispetto al sistema curtense, in cui vi era una struttura verticistica,
il potere tende ad assumere un andamento orizzontale, quindi c’è una
struttura democratica, in cui i vari ceti sociali hanno la possibilità di essere
rappresentati nell’amministrazione del comune stesso al fine di
contribuire al governo. Inoltre, i comuni sono caratterizzati da una
cooperazione tra produttori (vari lavoratori si mettono insieme per
realizzare delle corporazioni).
Sempre in questa fase, all’interno dei comuni nasce un nuovo ceto sociale,
la borghesia, chiamata così perché è composta da coloro che abitano nel
borgo (parte centrale città); i componenti di questa classe sociale si
dedicano alle attività produttive della città (mercanti, artigiani), quindi
sono il ceto più attivo sul versante economico.
In questa fase assistiamo allo svilupparsi di una nuova forma di economia,
l’economia di mercato, che prende il posto del sistema autarchico, tipico
dell’età feudale. Quindi si verifica:
• Apertura dei commerci: le comunità cominciano a scambiare beni e
servii tra loro;
• Adozione di nuove tecniche mercantili e finanziare: tutto al solo
scopo di effettuare e facilitare le transazioni, per esempio ritorna la
moneta e vengono introdotte le compensazioni di fiera e la lettera di
cambio;
• Liberalizzazione del lavoro: non ci sono più servi della gleba e come
conseguenza di ciò si assiste alla nascita del mercato del lavoro
Tutti questi elementi creano le condizioni, che in seguito daranno vita alla
Rivoluzione Industriale del XVIII-XIX secolo.
Manifatture e commerci.
Con il superamento del sistema feudale, l’attività manifatturiera crebbe
notevolmente, restò però minoritaria nel complesso dell’economia
preindustriale, che era dominata ancora dall’agricoltura.
L’attività manifatturiera si svolgeva prevalentemente nelle botteghe, che
erano un po’ i laboratori di produzione dell’età preindustriale.
Nella bottega vi lavorava l’artigiano, che era sia il proprietario del locale e
dei mezzi di produzione, sia il prestatore d’opera (non scontato perché in
età contemporanea, il proprietario della fabbrica non svolge l’attività
manuale), inoltre vi era una scarsa presenza di salariati, perché esistevano
i garzoni, cioè degli apprendisti che per la loro giovane età non venivano
pagati, e in questo modo l’artigiano era in grado di ridurre i costi.
Insieme all’artigiano, anche il mercante fu una figura centrale
nell’economia preindustriale. Egli lavorava nel fondaco che, insieme alla
bottega, costituiva l’asse dell’organizzazione produttiva; il fondaco era un
magazzino, in cui il mercante immagazzinava le merci da andare a
vendere sul mercato.
In alcuni casi i mercanti non si limitavano alla distribuzione dei prodotti,
ma anche alla loro realizzazione; nacque così la figura del mercante
imprenditore( questi mercanti avevano stretti contatti con gli artigiani con
cui si consultano per le materie prime) e spesso si recavano nelle
campagne e chiedevano ai contadini di realizzare i prodotti (nelle
campagne si ha tempo perché il lavoro è stagionale), una volta lavorati,
ridavano i prodotti al mercante sotto compenso. I mercanti facevano ciò
perché erano in grado di reperire materia prima a basso costo e la
manodopera a domicilio gli costava di meno.
All’interno dei comuni si affermarono le corporazioni d’arti e mestieri, cioè
associazioni che raccoglievano al loro interno i produttori dei vari settori
manifatturieri. Il loro scopo era quello di difendere gli interessi dei
produttori e per fare ciò si cercò di eliminare la concorrenza interna al
settore, parificando le condizioni di produzione, come i prezzi di vendita e
la qualità dei prodotti. Tutto ciò si realizzava attraverso una serie di
controlli: controllo sulle materie prime e qualità del prodotto; controllo
sulla lavorazione tecnica e processo produttivo; controllo sul mercato del
lavoro (le corporazioni fissavano i salari e fungevano da ufficio di
collocamento); gestiva la cura dell’istruzione e dell’apprendistato dei
propri affiliati.
I settori che sono stati coinvolti nello sviluppo manifatturiero furono il
settore edile e quello tessile. L’edilizia perché le spese di lusso,
l’ostentazione della ricchezza, che apparteneva al ceto aristocratico e
all’alto clero, passava attraverso la costruzione di torri palazzi conventi
abbazie, che manifestavano il potere di chi le commissionavano. Inoltre, la
crescita demografica alimentò la domanda di abitazione.
Il settore tessile ha dominato l’Europa occidentale dal Basso medioevo
fino alla prima Rivoluzione Industriale, di cui è stato uno dei settori
cardine. Si è sviluppato in particolare in Italia centro-settentrionale, Paesi
Bassi meridionali e Francia nordorientale. (settore tessile è composito e
diviso in 3 rami: laniero, serico e cotoniero)
I Paesi Bassi meridionali si sono specializzati nella produzione di panni
lana, importando materia prima dall’Inghilterra (si creò un asse
commerciale che si è consolidato fino alla fine del 1500). Si
approvvigionavano in Inghilterra sia per la vicinanza geografica, ma
anche perché in Inghilterra la lana veniva lavorata in minima misura
(regione non molto sviluppata dal punto di vista manifatturiero).
Italia centro-settentrionale: è stata uno dei poli dell’economia europea
fino al ‘400, non solo per l’attività manifatturiera, ma anche per i
commerci e la finanza. I maggiori centri erano le Repubbliche Marinare
(Genova, Venezia) e altri centri posti su importanti snodi viari.
Con il superamento del sistema feudale, si assistette alla nascita dei
mercati e all’ascesa degli scambi commerciali; fu un cambiamento
quantitativo, perché aumentarono in volume, ma anche qualitativ o,
perché si allungarono le rotte e i tragitti divennero sempre più articolati e
complessi.
Uno dei mutamenti pi evidenti fu la nascita delle Fiere di Champagne (XIII
secolo); erano delle ferie che si tenevano in 4 città vicino a Parigi (Provins,
Troyes, Lagny e Bar-sur-Aube) e in cui confluivano mercanti da gran parte
d’Europa ed inoltre si trattava di fiere permanenti e aperte tutto l’anno
(testimonianza di un cambiamento). Alle Fiere di Champagne si
accompagnarono le compensazioni di fiera, perché bisognava fare in
modo che questi mercanti viaggiassero sicuri e si pensò di farli viaggiare
in modo che le transazioni avvenissero in modo nominale, per cui secondo
questo sistema, il mercante riceveva un libretto, dove doveva inserire il
valore di ciò che vendeva e acquistava.
Le Fiere declinarono a partire dall’inizio del ‘300 per varie ragioni:
• Cattività avignonese del papa: all’inizio del ‘300 la sede del papato
venne spostata ad Avignone, ciò creò tensioni tra la Francia e il resto
d’Europa, modificando gli assetti economici europei;
• Ondata di carestie: creò una perdita di raccolti;
• Instaurarsi di rapporti diretti: dopo anni i mercanti italiani, inglesi e
fiamminghi cominciarono a entrare in confidenza e capirono che i rapporti
commerciali potevano avvenire senza incontrarsi periodicamente nella
champagne;
• Concorrenza dell’Hansa: accordo commerciale siglato fra le città
dell’Europa centro-settentrionale (dal XIV secolo), che aveva un doppio
obiettivo, mettere in rete le città tra loro e creare un’ar ea di libero
scambio, riducendo le barriere protezionistiche, per cui le città dovevano
eliminare i dazi doganali interni e abbassare i contingentamenti, in questo
modo si impediva che le merci importante superassero una certa quantità.
Tra le città dell’Hansa spiccarono Lubecca e Amburgo, le quali
approfittarono della loro posizione strategica; infatti, essendo affacciate
rispettivamente sul Mar Baltico e Mare del Nord costituivano dei porti
centrali per la navigazione nel Nord-Europa. Inoltre, queste due città
possedevano un vantaggio, dato da un limite tecnologico, perché le navi
europee non erano in grado di circumnavigare la penisola dello Jutland,
perché dovevano percorrere uno stretto dove le navi affondavano, per cui
le navi dovevano arrivare ad Amburgo, sbarcare le merci, le quali
venivano trasportate via terra fino a Lubecca, dove venivano reimbarcate
per poi proseguire.
Europa nel Basso medioevo: imprese, moneta, credito.
Imprese.
Lo sviluppo degli scambi mercantili nell’Europa del basso medioevo
sollecitò la nascita delle imprese commerciali.
Queste imprese offrirono, per chi aveva risparmi, di investire in attività
economico produttive e al tempo stesso contribuirono a ridurre il
tesoreggiamento (molto elevato in Europa altomedievale), cioè la
tendenza a trattenere la propria ricchezza. Questo atteggiamento
derivava dall’assenza di strumenti finanziari, ma anche dal fatto che le
monete all&rsq
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