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Da dove nasce il concetto di Europa?

Si è cominciato a scrivere sulle storie d'Europa nell'età moderna e più precisamente si è cominciato nel momento in cui era necessario difendere l'Europa cristiana dall'espansione dell'impero ottomano e dal rischio di essere conquistati dai musulmani.

L'inizio della concezione di Europa

Si inizia a pensare al concetto di Europa per:

  • Difensivismo
  • Associazione tra cristianesimo e Europa

Il momento fondamentale è il 1683, quando l'impero ottomano arrivava ad assediare Vienna e sembrava che l'Europa cristiana stesse capitolando. L'insistenza su una storia europea e produzione sulla storia d'Europa la troviamo nel periodo dell'illuminismo.

Il '700 è il secolo nel quale si afferma con forza l'idea di una civiltà europea che è superiore rispetto a quella dei popoli di tutte le altre regioni del mondo. Si associano tre concetti fondamentali:

  • Europa
  • Civiltà
  • Progresso

L'illuminismo e la superiorità europea

Si parla di Europa quindi come culla di una civiltà segnata dall'avanzamento di un progresso, che la rende superiore e diversa dai popoli extra-europei. Secondo alcuni elementi ricorrenti, per gli illuministi, la specificità e la superiorità della società europea viene riconosciuta con:

  • Libertà come principio che dà forma alle istituzioni
  • Fiducia nella scienza e progresso applicato all'economia
  • Età classica da cui prendere riferimento
  • Codici di comportamento sociale, considerati propri dalla società europea

Cambiamenti con la restaurazione

Questa idea del soggetto Europa sarebbe cambiata da lì a poco con la restaurazione e la caduta napoleonica. Torniamo a vedere una fortissima associazione tra la cultura europea e il cristianesimo. A quel punto il passato dell'Europa al quale si fa riferimento non è più l'età classica ma il medioevo e l'età cristiana. Resta però fortemente radicata l'associazione Europa-civiltà-progresso.

Sono queste parole chiave a essere il motore e la spinta che porta i paesi europei alla conquista dei paesi extra-europei. L'imperialismo trova come sua motivazione un Europa che attraverso le conquiste si fa portatrice di un allargamento degli spazi della civiltà. Vi furono ovviamente motivazioni economiche, ma è vero che le altre motivazioni di carattere culturale, religioso, furono ugualmente importanti come elemento non solo di giustificazione retorica ma come reale giustificazione delle spinte coloniali europee.

Le grandi opere sulla storia d'Europa

Nascono a partire dalla fine del '800 le grandi opere sulla storia d'Europa. Queste opere sono grandi studi che cercano di dare conto di una storia europea. La più importante è "The Cambridge Modern Institute" che ovviamente tratta la tradizione inglese. Queste storie mostrano un limite: sono storie dei singoli stati nazionali moderni. Questo non stupisce poiché la storiografia moderna è tutta incentrata sulle storie nazionali. La storia serve a costruire, rafforzare, divulgare e promuovere un'idea di nazione. Per avere un'identità di nazione bisogna dimostrare di aver avuto una storia comune.

Teleologismo e storia d'Europa

Questo favorisce un' impostazione teleologica del processo storico: vedere gli eventi del passato come se dovessero arrivare al punto dove siamo oggi. L'identità favorisce un approccio teleologico alla storia. Questo produce due cose: un'approccio teleologico che resta quando si parla di storia d'Europa e tendenza a rimanere dentro i confini dello stato nazionale. Storia d'Europa come composizioni degli stati nazionali. L'altro elemento associato a questa visione è una visione di potenza degli stati europei e quindi una sua espansione giustificata della forza militare ed economica.

Contraddizioni del progresso

C'è un momento in cui si disvelano le contraddizioni di questo passato con il primo conflitto mondiale, dove ci si rende conto che quel progresso non era infinito e non avrebbe portato l'Europa a risultati sempre maggiori ma avrebbe portato l'Europa nel baratro. Progresso visto come arma distruttiva della civiltà. In questo modo crollava l'idea dell'Europa come unità, erano gli stessi paesi europei che si erano affrontati gli uni contro l'altro. Tuttavia, anche nel dopoguerra, tanto nel primo quanto nel secondo riaffiorò l'immagine di Europa come culla di civiltà. Sembra che ci si appigli a questo per ritrovare un'Europa unita.

Visione eurocentrica della storia

È presente poi una visione del passato strettamente eurocentrica (vedere la storia, mettendo l'Europa al centro, tutto il resto viene letto e interpretato in relazione all'Europa). Questa visione eurocentrica è fortemente intrecciata con la storia d'Europa. Impianto eurocentrico della storiografia. Nel 1979 Fernand Braudel (uno dei più grandi storici del '900) scrisse un'affermazione illuminante: "Avendo inventato il mestiere dello storico, l'Europa se n'è avvalsa a proprio vantaggio. Eccola tutta pronta a testimoniare, a rivendicare, con la sua chiarezza, mentre la storia della non-Europa è appena agli inizi e comincia a farsi. Finché l'equilibrio delle conoscenze e delle interpretazioni non sarà ristabilito, lo storico esiterà a recidere il nodo gordiano della storia del mondo, ossia la genesi della superiorità europea".

L'influenza della storiografia moderna

Braudel dice che l'Europa ha inventato la storiografia e ne ha fatto un'arma, leggendo la storia degli altri paesi in chiave eurocentrica con la volontà di affermare la superiorità dell'Europa. Un altro elemento da mettere in evidenza del modo in cui si è fatta la storia dell'Europa fino ad oggi è stata la separazione tra storia dell'Europa occidentale e orientale. Gli illuministi, quando pensano alla storia d'Europa occidentale, pensano alla storia d'Europa "tout court".

Questo è rimasto molto a lungo e ha ritrovato un suo consolidamento forte durante i decenni della guerra fredda con un'Europa divisa e il blocco orientale praticamente ignorato. C'è quindi una fortissima corrispondenza tra storia d'Europa e Europa occidentale con l'esclusione di tutta l'Europa centro-orientale.

Toni Judt e la storia d'Europa

Toni Judt (storico dell'Europa orientale, Cecoslovacchia) nell'opera "Post War" scrive che questa corrispondenza tra Europa occidentale e storia d'Europa non è dovuta a una svista o a un errore ma piuttosto la storiografia ha supportato una visione politica del passato e ha sostenuto un'immagine positiva dell'Europa occidentale con la sua relativa superiorità. Dopo il 1945 questo è avvenuto anche in funzione della guerra fredda.

È importante provare a intrecciare la storia occidentale e orientale e provare a vedere delle dinamiche che passano per tutto il continente. Judt prova a tracciare comune a oriente e occidente.

Una nuova visione storica

Negli anni '90 nasce una nuova storiografia sull'Europa, qualcuno ha parlato di "stagione del ritorno delle storie d'Europa", un nuovo approccio alla storia d'Europa. La fine della guerra fredda condiziona questo nuovo approccio e un'apertura da parte degli storici occidentali verso l'oriente. La fine della guerra fredda e il nuovo spirito che si diffonde in Europa, oltre alle questioni materiali come l'accesso agli archivi, portano a mettere in discussione quell'approccio alla storia d'Europa che invece aveva condizionato tutto il periodo precedente.

Stuart Wolf mette in evidenza un aspetto legato all'avanzamento e agli sviluppi della comunità europea che proprio nel 1992 con gli accordi di Maastricht diventa Unione Europea. Negli anni '90 abbiamo quindi da un lato tutte le dinamiche che accompagnano la fine dell'Unione sovietica, e nello stesso tempo la nascita dell'UE e tutte le questioni che riguardano il suo allargamento ai paesi orientali.

L'elemento interessante è che il trattato di Maastricht prevede tra i suoi obiettivi "Portare in evidenza l'eredità culturale comune". Grande dibattito su cosa si intenda per eredità culturale comune, tutt'altro che spento.

Stuart Wolf, mette in evidenza il fatto che poiché il trattato di Maastricht prevede che si abbia come obiettivo quello di portare alla ribalta gli elementi di una cultura condivisa e di una propria tradizione, è l'UE stessa che promuove e finanzia progetti che hanno come obiettivo proprio quello di ricercare gli elementi comuni ai paesi dell'Unione e quindi tracciare i confini di una storia condivisa e di una cultura condivisa all'interno dell'Unione.

I vantaggi e gli svantaggi del finanziamento UE

Come sottolinea Stuart Wolf, da questo punto di vista abbiamo dei vantaggi e degli svantaggi se è l'UE a proporre questi progetti. Finanziando dei progetti che scrivono la storia comune d'Europa, e questo diventa la legittimazione di un'Unione Europea, questo condiziona la ricerca storica e accentua l'approccio teleologico.

Si cerca di ricostruire quel percorso che porta inevitabilmente all'Unione (si parte dalla fine e si ricerca nel passato le ragioni del perché ci siamo uniti).

Dal punto di vista di Wolf, una storia che è richiesta dalla stessa istituzione che la finanzia è un po' condizionata dagli obiettivi della istituzione stessa. Le ricerche finanziate da un istituto sono ovviamente una grande risorsa, le ricerche sulla storia d'Europa si sono moltiplicate dato l'impulso e i finanziamenti, quindi questo è positivo perché si è moltiplicata la ricerca. Il limite però, quando c'è un'istituzione che finanzia, è quello di un condizionamento da parte del committente della ricerca stessa.

Nuovi orizzonti storiografici

All'inizio degli anni 2000 emerge un altro elemento che serve a dare uno scossone a quell'impianto eurocentrico e concentrato sull'Europa occidentale. Stuart Wolf non ne tiene conto perché sta nascendo in quel momento. Ciò che sta emergendo nei primi anni 2000 è un nuovo orizzonte storiografico che oggi è comune: World History/Global History, ma all'epoca non così comune.

La World History nasce soprattutto per impulso del pensiero post-coloniale. Ci sono molti volumi che discutono su cosa sia questo pensiero. Il pensiero post-coloniale rimette in discussione il sapere e la cultura così come elaborata nel mondo occidentale proprio perché questo sapere e questa cultura sono fortemente condizionate da uno sguardo eurocentrico. Il pensiero post-coloniale cerca di rovesciare la prospettiva e punta a mettere tutti gli attori sullo stesso piano delle dinamiche di scambio e della storia.

Un libro molto importante, che esce nel 2000, per quanto riguarda la storiografia ed è un po' il manifesto del pensiero post-coloniale si intitola "Provincialising Europe". L'autore di quest'opera è Dipesh Chakrabarty, studioso e grande intellettuale indiano. In questo volume si vede benissimo qual è l'approccio del pensiero post-coloniale: si vuole ribaltare la prospettiva e far diventare l'Europa una provincia, rimettendola in un asse in cui non esiste un centro e una periferia ma esistono tanti centri e tante periferie a seconda di come ci si muove nell'orizzonte del passato.

Questo cambia completamente il punto di vista: solo guardando da questa prospettiva, l'Europa non è più il centro-motore ma è il terreno dove si intrecciano una serie di dinamiche e collegamenti non più ad un'unica direzione ma che vanno in direzioni diverse.

La storia globale e l'Europa

La storia globale è abbastanza praticata in Europa, poco in Italia. Un esempio è Peter Gatrell, "L'inquietudine d'Europa, come le migrazioni hanno rimodellato un continente". Il punto di vista da cui muove Peter Gatrell è quello di mettere l'Europa in un contesto globale che è dominato dai percorsi migratori perché semplicemente i percorsi migratori sono parte costitutiva della storia globale. Non sono semplicemente da e verso l'Europa, ma sono parte dell'intreccio globale nel quale si trova anche l'Europa sia come continente di partenza sia come continente di arrivo. La sfida è vedere come non tanto ci sia un'identità, società, economia Europa dentro la quale arrivano le dinamiche portate dalla migrazione, ma come piuttosto l'Europa stessa sia frutto di quelle dinamiche migratorie.

Ciò che siamo stati nel passato e ciò che l'Europa è oggi trova nelle migrazioni un suo elemento costitutivo. Questo è un esempio dei ribaltamenti che l'approccio globale alla storia ha portato sulla storiografia dell'Europa.

Il primo dopoguerra

Mark Mazower scrive: "La prima guerra mondiale mobilitò 65 milioni di uomini, ne uccise oltre 8 milioni e ne ferì altri 21, spazzò via 4 degli antichi imperi del continente e trasformò l'Europa in un laboratorio posto su immenso cimitero". È la guerra e più precisamente il dopoguerra che trasforma l'Europa in un grandissimo laboratorio che poggia sulla distruzione portata dalla guerra, naturalmente eredita il percorso europeo precedente al primo conflitto mondiale ma deve anche rifondare qualcosa di nuovo perché la guerra è stato il momento in cui le società europee hanno attraversato la catastrofe.

Eric Hobsbawm parla di "Il secolo breve", uno dei libri che ha avuto maggiore importanza per la storiografia contemporanea e che ha identificato i confini cronologici di questo secolo breve a partire dalla prima guerra mondiale (1914) al 1989 proprio a indicare la frattura determinata dal primo conflitto mondiale. Mazower ricorda oltre ai morti, riporta la fine dei 4 grandi imperi che avevano dominato la storia ottocentesca:

  • Impero russo
  • Impero turco-ottomano
  • Impero prussiano
  • Impero austro-ungarico

Il primo a cadere è quello russo sotto i colpi della rivoluzione, ma ovviamente l'evento rivoluzionario non è affatto disgiunto dalle dinamiche belliche. L'uscita della Russia dalla guerra sarà un evento che segnerà la guerra. Il dissolvimento di questi 4 imperi è strettamente collegato agli eventi bellici. Si formano nuovi stati che nascono sulle ceneri di questi vecchi imperi, alcuni nascono ex novo come l'Ungheria o la Cecoslovacchia, altri vedono ridefiniti i loro confini come la Romania, ma abbiamo una profonda riscrittura della carta geografica europea che interessa soprattutto l'Europa centro-orientale.

La totalità di questi nuovi stati, con l'eccezione della Russia, sono tutti nuovi stati democratici. Il perno intorno al quale si sviluppano questi nuovi stati è naturalmente frequentato dalla carta costituzionale. La carta costituzionale nel corso di tutto l'800 era stata la grande battaglia delle élites borghesi democratiche che facevano pressione per la democratizzazione degli stati occidentali europei. Dopo la prima guerra mondiale, in tutta l'Europa centro-orientale dilaga questa richiesta di riforma dello stato che poggia sulla scrittura di una nuova carta costituzionale, che ponga le basi per la costruzione di stati democratici.

Dopo la sconfitta della Germania a dilagare è il modello democratico e quindi si costituiscono stati democratici in Polonia, negli stati baltici, la repubblica ceca, la repubblica austriaca e cruciale è il fatto della nascita democratica della Germania, con la proclamazione della Repubblica di Weimar, sulla base di un nuovo assetto di stato fondato sulla carta costituzionale che è nota come la costituzione di Weimar.

La questione ucraina

Nel primo dopoguerra nascono numerosi nuovi stati nazionali ma tra questi nuovi stati nazionali non c'è uno stato indipendente ucraino. Nel 800 ci sono istanze nazionali che emergono, pressioni per il riconoscimento della propria identità e ricerca della costituzione di uno stato nazionale indipendente perché nel XIX secolo si sviluppa il modello politico dello stato-nazione.

Queste ambizioni di riconoscimento della propria identità nazionale, caratterizzano anche la comunità ucraina che è divisa su due entità statali diverse:

  • Impero austro-ungarico
  • Impero russo

Questa ambizione di riconoscimento della propria indipendenza nazionale è ostacolata anche dalla separazione su due territori differenti. Nello stesso tempo si tratta di una comunità estremamente composita, molto diversificata al suo interno. Diversificata dal punto di vista della lingua, esiste una lingua ucraina ma la popolazione ucraina parla anche numerose altre lingue. Ci sono numerose diverse religioni. C'è una chiesa chiamata chiesa uniata, derivazione della chiesa ortodossa riconosciuta dal Vaticano, ci sono gli ortodossi, ci sono i cattolici, ci sono gli ebrei.

Numerose lingue, tante religioni, una comunità nazionale estremamente composita che si deve confrontare con la rivoluzione del 1917. Questa comunità vede nella rivoluzione l'occasione per trovare il riconoscimento della propria indipendenza. Nel 1917 a Kiev, si forma un soviet, di matrice socialista fortemente nazionalista tanto è vero che dopo l'assalto al palazzo d'inverno, nell'ottobre del 1917, il soviet di Kiev proclama l'indipendenza dell'Ucraina, che tuttavia il governo bolscevico non accetta. Mosca, che opta per la costruzione di un'unione delle repubbliche socialiste sovietiche, non accetta l'indipendenza proclamata unilateralmente.

La comunità ucraina e il territorio occupato, sono al centro delle dinamiche della guerra civile in Russia e negli anni che seguono la pace di Brest-Litovsk, viene attraversata da un conflitto lacerante che porta a contrapposizioni forti interne alla comunità ucraina. I nazionalisti che vogliono l'indipendenza sono soprattutto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maestraDaniela di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia d'Europa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Salvatici Silvia.
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