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Lezione uno: caratteristiche economiche dell'Italia e l'avvio del processo di industrializzazione

Un paese con grandi divari regionali

L'Italia è un paese con una particolarità unica, fin dall'unità d'Italia siamo il paese con i più ampi divari regionali. Infatti, all'interno della nostra nazione abbiamo le regioni più ricche d'Europa e le regioni più povere d'Europa. C'è stato solo un momento in cui questi divari si sono arrestati: negli anni '50 e '70 del '900, che corrispondono al miracolo economico. È una sfida da vincere se vogliamo un'economia forte con una crescita sostenuta.

Un paese manifatturiero con piccole e medie imprese

L'Italia è il secondo paese manifatturiero d'Europa, dopo la Germania. All'interno della nostra nazione contiamo ben 4 regioni manifatturiere: Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia Romagna. Siamo un paese caratterizzato da piccole - medie imprese rispetto agli altri paesi, infatti il numero di addetti nelle piccole imprese è più elevato rispetto agli altri paesi europei. Anche qui c'è stato un momento durante gli anni '70 in cui la dimensione delle imprese è aumentata, ma comunque, una volta finito il miracolo economico, ritorniamo ai livelli precedenti.

La posizione geografica

Durante il 1300-1500 avevamo un'ottima posizione geografica a livello geopolitico, perché eravamo nel mezzo del Mediterraneo e i paesi intorno al Mediterraneo erano ricchi, quindi gestivamo l'interscambio. Oggi, la situazione è cambiata: questi paesi sono poveri, quindi la maggior parte dell'interscambio avviene con il resto d'Europa e con gli Stati Uniti. L'Europa ad oggi è il migliore partner commerciale per le manifatture italiane perché oltre il 63% delle esportazioni si dirigono verso i partner europei.

Le scelte di politica estera

Atlantismo

Il Patto Atlantico viene creato dagli Stati Uniti nel 1949, ed è un patto militare difensivo dove ogni paese appartenente al patto doveva intervenire qualora uno degli alleati veniva attaccato, ma non deve mai attaccare per primo. Inizialmente si pensava di far entrare solo i paesi intorno all'Atlantico, ma dato che erano forti i rapporti commerciali tra l'Italia e l'America, entraremo anche noi. La Spagna rimane fuori perché era sotto una dittatura. La Germania Ovest aderì nel 1955. Una volta che crolla l'Unione Sovietica, entra a far parte anche tutta l'Europa dell'Est. In risposta al Patto Atlantico, la Russia crea il "Patto di Varsavia": il mondo era diviso in due, da una parte l'America e dall'altra la Russia.

Europeismo

Siamo tra i creatori dell'Unione Europea: l'Italia è tra i padri fondatori dell'Unione Europea e contributore netto al budget. Il Trattato di Roma nel 1957 è quello che fa nascere l'Unione Europea. Il nostro paese, seppur con le difficoltà date dalla Seconda Guerra Mondiale, crea delle relazioni molto forti con la Germania e con la Francia e partecipa alle prime istituzioni europee. In particolare, nel 1951 è il fondatore della CECA, un'istituzione che si occupa della produzione e distribuzione del carbone e dell'acciaio fra i paesi europei. La CECA è il momento in cui Francia e Germania ricominciano a cooperare in modo stretto e si supera il problema dell'industria siderurgica in Germania. La CECA risponde a un obiettivo politico preciso: l'industria siderurgica è importante sia in tempi di guerra sia in tempi di pace, ma da adesso in poi questa deve essere usata solo in tempi di pace e quindi si dà una grande fiducia alla Germania nel ricostruire questa industria.

I prodotti più esportati dall'Italia

  • Macchinari: 101.1 miliardi di Dollari USA (19% delle esportazioni totali). Settore in cui siamo più bravi ed esportiamo molto.
  • Motoveicoli: 41.4 miliardi (7.8%)
  • Farmaceutici: 33.6 miliardi di Dollari USA (6.3%) Lavoriamo su brevetti ideati da multinazionali.
  • Prodotti e attrezzature elettromeccaniche: 31.8 miliardi (6%)
  • Plastica, e articoli di plastica: 21.3 miliardi (4%). Piccole imprese chimiche specializzate su questo comparto che non richiede troppa ricerca e innovazione. Packing anche che è indirettamente collegato alla plastica.
  • Prodotti di ferro e acciaio: 18.4 miliardi (3.5%)
  • Oli minerali lavorati, incluso il petrolio: 17.8 miliardi (3.3%)
  • Gemme e metalli preziosi: 15.4 miliardi (2.9%)
  • Mobili: 13.8 miliardi (2.6%)
  • Abbigliamento e accessori: 13.8 miliardi (2.6%)
  • Piccoli tubi di ferro (3.59 miliardi di dollari USA),
  • Cuoio e pellami, prodotti conciati e lavorati
  • Pasta ($3.02 miliardi di dollari USA),
  • Pomodori trasformati ($1.86 miliardi di dollari USA)
  • Tabacco lavorato ($1.45 miliardi di dollari USA), lo importiamo, lo trasformiamo e lo lavoriamo.

In che modo l'Italia diventa un paese manifatturiero

Le fasi dello sviluppo economico italiano

Le origini

Periodo che va dall'Unità d'Italia alla Prima Guerra Mondiale (1861 – 1918). Siamo in una fase di globalizzazione di mercati, quindi vogliamo imitare tutti gli altri paesi e iniziamo una fase di industrializzazione che però è ritardataria rispetto agli altri paesi.

Il periodo fra le due guerre (1919 – 1943)

In questa fase predomina il protezionismo quindi siamo in un mondo no global, nasce l'impresa pubblica e il nuovo modello bancario, qui iniziamo la rincorsa verso i paesi europei avanzati. In questa fase dell'origine ci sono stati due momenti in cui il divario con il resto d'Europa si riduce, negli anni '90 dell'800 quando durante la Prima Guerra Mondiale lo stato per fronteggiare la guerra dà un forte stimolo all'economia, ma poi bisogna rientrare dopo la guerra, e negli anni '20 del '900 dove l'Italia vede molti alti e bassi ma comunque la distanza con gli altri paesi europei è stabile, ma poi si arresta tutto a causa della Seconda Guerra Mondiale.

Consolidamento

La ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale (1947 - 1952) Il miracolo economico (1953 – 1973). Periodo di forte crescita economica per l'Italia che riesce a ridurre la distanza economica con gli altri paesi europei. Siamo in una nuova fase di globalizzazione.

Ritardi e rincorse

Anni dell'instabilità economica (1973 – 1993). Il processo di globalizzazione si intensifica e coinvolge anche i mercati finanziari. Gli anni della globalizzazione moneta unica (1993 – oggi). Continua la globalizzazione e avremo l'ultimo decennio di crescita del made in Italy.

L'avvio del processo di industrializzazione

Un'industrializzazione ritardata

L'Italia è un paese che ha dovuto affrontare molti ostacoli ma è anche riuscito a trovare delle soluzioni idonee. Siamo un paese arretrato, anche in termini di capitale umano, perché regna l'analfabetizzazione e ci sono poche scuole tecniche di formazione. Non siamo in linea con le risorse naturali ed energetiche che avevano predominato la prima rivoluzione industriale: non abbiamo per niente il carbone e dobbiamo importarlo e questo provoca una serie di svantaggi. La soluzione per lo sviluppo industriale italiano è trovare delle fonti energetiche alternative e ci focalizzeremo sull'energia idraulica e idroelettrica.

Oltre a questo avevamo una bilancia dei pagamenti in disavanzo perché dovevamo importare materie prime e carbone in quanto ne eravamo privi e questo metteva la bilancia dei pagamenti in difficoltà; c'erano solo uscite e quindi per ribilanciare la bilancia dovevamo trovare anche noi dei prodotti da esportare: la soluzione è stata esportare la seta greggia. Ma non solo, iniziamo ad attrarre turisti perché l'entrata di moneta internazionale era fondamentale, e un'altra voce nella bilancia dei pagamenti erano le "rimesse dei migranti" che inviano i loro soldi in Italia. Infine i divari regionali non aiutarono ad avviare l'industrializzazione.

Le industrie che si sviluppano per prime

Tessile

La maggior parte delle imprese si sviluppa nell'Italia Settentrionale, specialmente in Lombardia, vicino ai corsi d'acqua, e si tratta di imprese che producevano filati di cotone. Per tutti gli anni '90 dell'800 riuscirono a rifornire tutto il mercato interno, difficile era l'esportazione perché non riuscivano a competere con i tessuti tedeschi e inglesi.

La siderurgia

Non si trovano imprenditori che vogliono investire in questo settore perché l'investimento iniziale era davvero alto. Le Acciaierie Terni però si lanciarono e lo stato le aiutò molto concedendo loro dei finanziamenti per avviare l'attività, facendole ordini e pagandoli in anticipo.

La meccanica

Nasce la Fiat nel 1899 e diventa la prima fabbrica di produzione di massa di automobili nel nostro paese.

Industria chimica

Nasce durante la Prima Guerra Mondiale ed è la Montecatini che esisteva già e si occupava di estrazioni minerali, ma durante la Prima Guerra Mondiale fu finanziata dallo stato per produrre esplosivi.

L'impatto della Prima Guerra Mondiale

Avviene un grande sviluppo dell'industria pesante dove rientravano la meccanica, la siderurgia e la chimica. Inoltre, aumenta la dimensione delle imprese che producevano materiale bellico e vestiti per i soldati.

Vicende dall'unità d'Italia alla Prima Guerra Mondiale

Siamo una delle maggiori potenze mondiali in quanto i settori industriali erano tutti già avviati. La Prima Guerra Mondiale stimola molto l'industria pesante (chimica, meccanica e siderurgica) e in questo settore conserviamo delle specificità. Diamo un maggiore peso all'industria leggera, che grazie alla guerra si erano modernizzate. Abbiamo delle piccole imprese che però grazie alla guerra diventano più grandi. Però non investiamo in innovazione, anzi la importiamo attraverso i macchinari.

I difficili anni fra le due guerre (1919 – 1943)

Riconversione delle imprese belliche in imprese di consumo

Una volta finita la guerra inizia la fase di riconversione, quindi tutte le imprese nate durante la guerra bisogna convertirle in imprese di consumo proprio per evitare che avvenisse la chiusura di queste, ma non tutte videro questa riconversione. Le imprese su cui ci focalizziamo sono: fertilizzanti, prodotti farmaceutici, automobili, meccanica strumentali, cantieristica di diporto. Per quanto riguarda la meccanica, Fiat creò il primo esempio di catena di montaggio nel 1923, ma comunque le auto continuano ad essere di lusso perché il reddito degli italiani era molto basso.

Ricostruzione dopo la Prima Guerra Mondiale

Come già detto, non tutte le imprese riuscirono a riconvertirsi, anzi fallirono molte imprese industriali e alcune banche, come la Banca di Sconto. Inoltre, una grossa causa è stata la Crisi del '29 che parte dall'America ma poi si propaga in tutto il mondo e questa vicenda non aiutò la situazione italiana.

Il crollo sociale e politico

Iniziano ad esserci dei problemi sociali e politici che mettono in crisi la democrazia, infatti nel 1922 sale al governo Mussolini che instaura una dittatura. Oltre a questo ci si mette anche l'epidemia spagnola che crea dei problemi sanitari. Una volta finita la guerra, si vuole dare una stabilità economica nazionale. Ma c'è un problema di andamento dei mercati, i paesi si erano indebitati molto tra di loro e soprattutto nei confronti degli USA e bisognava trovare un modo per pagare i debiti. Una volta firmato il trattato di pace, quando tutto sembra risolversi, ecco che scoppia la crisi del '29.

La crisi del '29

È una crisi finanziaria che scoppia negli Stati Uniti ed è legata all'innovazione finanziaria degli anni venti: i risparmiatori iniziano a tenere azioni delle imprese per gestire i propri risparmi. La circolazione internazionale dei capitali e l'impoverimento degli USA fanno propagare la crisi al resto del mondo e i paesi cercano di affrontare la crisi ricorrendo al protezionismo. Si uscirà da questa crisi solo alla fine degli anni trenta.

La crisi del 1929 in Italia

La crisi del '29 scoppia in America con il crollo dei titoli in borsa e porta al fallimento di molte banche, si riduce il reddito degli americani che ridussero di conseguenza i consumi e si estende ad una crisi della manifattura. In Italia inizia a farsi sentire alla fine del 1930, quando c'è il calo dei prodotti industriali, agricoli e crolla il valore dei titoli industriali. Inoltre, il settore più colpito sono state le produzioni destinate all'esportazione.

Quando arriva in Italia, c'erano due grandi banche: Credito Italiano e Banca Commerciale Italiana ed erano due banche universali, da un lato raccoglievano il risparmio dei cittadini e dall'altro lato davano prestiti di breve-lungo periodo alle imprese. Questo modello bancario lo avevamo introdotto negli anni '90 dell'800 quando decidiamo di imitare il modello delle banche tedesche. Quando scoppia la crisi del '29, queste banche entrano in difficoltà, perché le imprese non riescono a pagare le rate dei prestiti e questo era un problema generalizzato.

Le risposte alla crisi

Gli Stati Uniti fecero fallire le banche. In Europa invece decidiamo di salvarle e di fatto vengono nazionalizzate, perché se le lasciavamo fallire di conseguenza fallivano anche i risparmiatori e questo provoca la famosa crisi agli sportelli. In Italia viene fatto un grande piano di salvataggio del sistema industriale e bancario, che prenderà il nome di Sistema Beneduce: lo stato stampa moneta, dando liquidità alle banche che erano in difficoltà per non fallire e di fatto le nazionalizza. Di conseguenza, lo stato diventa anche proprietario di tutte le imprese manifatturiere che erano diventate ormai delle banche, diventando anche uno "stato imprenditore".

Avviene il cambiamento del modello di banca: dal momento in cui lo stato le salva, passano da banche universali a banche commerciali e nasce una banca universale conosciuta come IMI. Nel 1931 viene creato l'Istituto Mobiliare Italiano (IMI) con la funzione di finanziare le imprese industriali. Il credito industriale viene affidato all'IMI e ad altri istituti pubblici come ICIPU e CREDIOP. Con la legge bancaria del 1936 viene definitivamente abbandonato il modello della banca universale e le banche universali diventano normali banche commerciali.

Inoltre, per affrontare la crisi del '29 vengono attuate delle politiche protezionistiche che poi nel 1936 evolvono in un modello autarchico a causa della guerra di Etiopia.

Il salvataggio del sistema bancario industriale: il Sistema Beneduce

In primis c'è la riorganizzazione del modello bancario: c'è la separazione tra banca commerciale e banca di investimento. Poi, avviene la riallocazione delle partecipazioni di controllo detenute dalle tre maggiori banche nelle imprese e sarà l'IRI a controllare queste partecipazioni.

Alberto Beneduce

Socialista riformista sino al 1924. Docente universitario di Statistica. Sostenitore del ruolo dello stato per riformare il sistema economico. Nel 1926 contribuisce alla creazione del CREDIOP (Istituto di credito di proprietà dello stato per finanziare le opere pubbliche). Diventa uno dei più ascoltati consiglieri economici di Mussolini.

Donato Menichella

Ragioniere e laureato in scienze sociali. Nel 1921 inizia a lavorare in Banca d'Italia. Dal 1924 lavora presso la Banca Nazionale di Credito, la quale si fonderà con il Credito Italiano nel 1931. Verrà chiamato da Beneduce a collaborare al piano di salvataggio del sistema industriale e alla costruzione dell'IRI. Nel 1947 diventerà Governatore della Banca d'Italia.

I pilastri del piano di salvataggio

Si salvano le banche e le imprese diventano pubbliche. Inoltre cambia anche il modello bancario.

Un nuovo modello bancario, prima della crisi del 1929
Alcune definizioni per capire il contesto
  • Banca commerciale: raccoglie il risparmio dei cittadini e fa prestiti alle imprese a breve termine
  • Banca di investimento o banca d'affari: fa prestiti di lungo periodo alle imprese, raccoglie il denaro dai soci oppure emettendo obbligazioni
  • Banca universale (modello utilizzato oggi): unisce le funzioni di banca commerciale a quelle di banca di investimento; si raccoglie il risparmio dei cittadini, ma si finanziano le imprese a lungo termine
Prima della crisi del '29 com'era il modello bancario

Modello della banca universale e tutte le banche sono private. Inoltre, esistono alcuni istituti pubblici specializzati nel finanziare le opere pubbliche e l'industria pesante: CREDIO e ICIPU. La Banca d'Italia era stata riconosciuta come la banca centrale con la legge bancaria del 1926 e aveva il monopolio nell'immettere la moneta.

Chi faceva credito alle imprese industriali?
  • Credito industriale: le banche universali
  • Opere pubbliche: Istituti finanziari pubblici per gli investimenti a lunga scadenza
  • Crediop (opere pubbliche)
  • Icipu (imprese elettriche)
  • Credito bancario locale
  • Casse di risparmio
  • Banche popolari

La costruzione dell'IRI

In risposta alla crisi del '29 viene istituito l'IRI. IRI nasce il 24 gennaio del 1933, per acquistare e riorganizzare le partecipazioni azionarie di cui lo stato era proprietario perché l'intento era di privatizzarle. Invece ci si rende conto, che tranne qualche settore sarebbe stato molto difficile riprivatizzarle. Così il 24 gennaio del 1937, l'IRI divenne un ente permanente con due sezioni, una Bancaria (BIN) e una Industriale. Quindi lo stato italiano si trova a controllare grosse porzioni dell'industria nazionale e del sistema creditizio. L'IRI nasce come una holding finanziaria, al cui interno aveva: Steat che si occupava di telecomunicazioni, FinMare che si occupava del settore armatoriale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillascatasta.cs di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Battilani Patrizia.
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