Abitare e architettura
Abitare è il tema principale dell'architettura, è una delle condizioni primarie che dà vita agli architetti e rende le persone abitanti della terra. Nel '900 questa tematica diventa ancora più esplorata perché il tema va a passo con l'aumento della popolazione e lo sviluppo delle città.
Antonello da Messina - San Gerolamo nello studio
Il pittore evoca una condizione dell'abitare singolare e privilegiata. L'artista fa trionfare la dimensione individuale e una dimensione di raccoglimento all'interno di un edificio non residenziale, evocando un modo di abitare individuale.
Le sfide contemporanee dell'architetto
Al giorno d'oggi, una delle sfide dell'architetto è quella non solo di dare forma a delle abitazioni con una libertà compositiva funzionale e ampia, ma è quella di pensare a dei modelli di convivenza e di aggregazione all'interno di agglomerati urbani ad alta densità.
"Highrise" - J.G. Ballard
Romanzo che tratta le realtà distopiche che avvengono all'interno di un condominio indipendentemente dal ceto sociale di chi lo abita. L'architetto che lo progetta vive all'interno del condominio. Il grattacielo, che diventa una piccola città, inizia a impazzire, la gente che lo vive inizia a ribellarsi; diventando così una metafora distopica della nostra società.
Il rapporto tra struttura abitativa e vita degli abitanti
Che rapporto c'è tra una struttura abitativa come il grattacielo e la vita dei suoi abitanti? Quale influenza ha un habitat su chi lo vive e sul suo comportamento?
Come possiamo vivere insieme? (e come possiamo progettarlo?)
Come possiamo progettare uno spazio di vita che metta insieme tante persone, all'interno di un unico organismo architettonico. Qual è il raggio di azione che un architetto ha nella costruzione di simili ambienti?
Charles Fourier - Phalanstère (XIX sec)
Una struttura sociale, ancor prima che architettonica, in cui 1600 abitanti potessero costruire una società ideale creando un equilibrio ideale. Nel '900 idee come quelle di Fourier ispirano la progettazione di enormi edifici residenziali.
Karl Ehm - Karl-Marx-Hof (Vienna 1926-30)
Nasce dalla necessità delle masse di lavoratori che hanno la necessità di vivere in funzione del loro lavoro, dando vita così a progetti urbanistici. L'edificio conteneva 1382 appartamenti oltre a uffici, lavanderie, spazi verdi, una biblioteca, una clinica e aree verdi. L'insieme recuperava qualcosa del carattere di un viadotto o di un bastione; infatti, ognuno di questi prototipi storici si sarebbe proposto a successivi progettisti che tentarono di disegnare delle Unitè di queste dimensioni. Uno storico ritenne di vedere nell'edificio un esempio de "l'idioma epico populista".
Ernest May - Siedlung Roemerstadt (1926)
Nella periferia sorgono edifici pensati in maniera diversa rispetto al passato, diventando sperimentazione di un nuovo modo di vita sempre in funzione del lavoro che gli abitanti dell'edificio conducevano. Nascono delle vere e proprie città in cui vengono costruiti migliaia di appartamenti, pensati per condensare nel minor spazio possibile la maggior funzionalità.
Margarete Schütte-Lihotzky - Die Frankfurter Küch
La cucina diventa un laboratorio di sperimentazione tecnologica. L'obiettivo era quello di togliere ogni spreco di spazio per darlo alla funzionalità. Questo aiuta la progettazione in serie, molto simile al design industriale. Anche la casa, in ogni suo dettaglio, diventa prodotto industriale e standardizzato.
Ginzburg + Milinis - Narkomfin (Moscow 1928-30)
La modernità viene messa a disposizione di tutte le classi sociali. In Russia l'idea di un cambiamento sociale è ancora più forte, data la sperimentazione di un nuovo tipo di società. L'edificio è pensato per i dipendenti delle finanze, ed è concepito come edificio residenziale dove viene stravolta la composizione e la modalità di aggregazione familiare. Grazie a uno studio delle sezioni interne vengono creati una serie di appartamenti dove non hanno tutte le funzioni che noi oggi ci aspettiamo da un appartamento; l'azione del mangiare non viene svolta nelle cucine private, ma viene svolta in un altro edificio accanto al principale, pensato per le attività collettive. Avviene quindi una divisione tra spazio singolare e spazio collettivo, cambiando tutta la logica della progettazione residenziale. L'impatto del linguaggio di Le Corbusier era indiscutibile: gli alloggi erano collocati in una lunga e bassa scatola sopraelevata, sostenuta da pilotis, e la finestra a nastro era utilizzata come strumento primario per l'articolazione di tutto l'insieme.
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Storia dell'architettura contemporanea
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