Milano e la ricostruzione
Nel primo dopoguerra, dati i bombardamenti, molte città sono obbligate a mettere in atto una vera e propria ricostruzione, non solo architettonica ma anche morale. La città storica venne rasata al suolo; i luoghi della "civitas", della vita urbana sono venuti a mancare. A Milano, edifici come il Museo di Brera, dell'ospedale Ca Grande e del Teatro della Scala sono stati distrutti dai bombardamenti e necessitarono di una ricostruzione tempestiva.
Il 2 giugno 1946 è stato istituito un importantissimo referendum e venne istituita la Repubblica italiana. Dopo la guerra dilagò un clima di profonda felicità e speranza verso il futuro ("Miracolo a Milano" - Vittorio De Sica). Una delle più grandi necessità di questo periodo era quella di dare una risposta immediata e urgente alla maggior parte degli abitanti della città sconvolti dalla distruzione. Questa condizione portò lo sviluppo di un tipo di progettazione intelligente e razionale volta alla costruzione per fasce sociali basse e accessibile a tutti.
Pietro Bottoni, quartiere sperimentale QT8
Questo quartiere fu costruito a Milano nel secondo dopoguerra in onore dell'ottava triennale, una grande esposizione che si tiene ogni 3 anni al Palazzo dell'arte di Milano. Il quartiere fu costruito a Milano nord ovest, cercando di creare un quartiere moderno per un'edilizia popolare ed economica. Stimolò una grande riflessione su come dare alloggio a lavoratori e operai. Questo quartiere si fece simbolo di un momento di riflessione sull'urbanistica.
In questo periodo fu anche promulgato il Piano INA-CASA e la Legge Fanfani del 1949, dando le basi per un piano per incrementare l'occupazione. Bottoni e altri architetti cercano di indicare una via per un'architettura moderna ed economica, ideale per il periodo che stava vivendo l'Italia.
Vico Magistretti, Chiesa di Santa Maria Nascente (1947)
Questo neo architetto venne subito spinto verso il lavoro. Con la conoscenza acquisita da Le Corbusier e da Mies, fu da subito pronto a relazionarsi con le nuove esigenze. Il quartiere QT8 si stabilì sul un pezzo di campagna rubata alla città. Un secondo importante problema riguardava l'urgenza e la quantità di arredi economici e dalle alte richieste.
La casa entro l'armadio per Saffa, Gio Ponti
In questo periodo si cercò la tipizzazione degli elementi della casa. Gio Ponti ideò un sistema di arredi modulari, facilmente trasportabili e impacchettabili razionalmente, così che gli uni potessero stare dentro gli altri per occupare meno spazio possibile. Il risultato fu una gamma vasta di arredi in legno dalle finiture semplici ed elementari che rispondevano alle nuove esigenze della modernità.
Miracolo economico
In maniera rapida cominciò un grande sviluppo dell'economia e dell'industria tanto che fu definito boom economico, o il miracolo economico, che comportò una crescita dell'economia che cambierà il volto di molte città, tra cui Milano, capitale economica dell'Italia, centro produttivo e culturale. L'aumento dei consumi riguardò tutti i settori, dalla carne bovina all'economia agricola per arrivare all'economia industriale, che portò ad un aumento automobili.
Vennero ricostruiti interi quartieri e zone della città (Centro Direzionale Milano). Emblema di questa crescita è il Grattacielo Pirelli (Gio Ponti, Pier Luigi Nervi). Questo edificio ha il carattere di modernità che si vuole attribuire al grattacielo, modularità, logica industriale. L'edificio diventa una vera e propria architettura pubblicitaria e luminosa con una forte strategia comunicativa: modernità è sinonimo di leggerezza e produzione industriale.
Per Gio Ponti la modernità equivaleva alla leggerezza, per questo progettò la sedia "Superleggera". In questo periodo si sviluppò anche un tipo di design in funzione alle nuove necessità (librerie, cassettiere, armadi, sedie…). Grazie all'ampia domanda, il design italiano si fa esempio di ciò verso cui il mondo era lanciato (Lettera 22, Olivetti, Brionvega, Mezzadro e Sedia, Achille e Giacomo Castiglioni, Eclisse, Vico Magistretti). L'architettura degli esterni si unisce a quella degli interni e al design.
Modernità e tradizione
BBPR, Torre Velasca (1955-1957) Tentativo fatto dai progettisti che non cerca tanto un'espressione della modernità ma che cerca un dialogo con la tradizione italiana. Come nella sua struttura cerca un dialogo figurativo e formale con una certa memoria della città di Milano. Invece di avere una facciata di alluminio e vetro, la Torre Velasca ha una facciata non prefabbricata ma rivestita con materiale lapideo e con le finestre verticali di dimensione ridotta, contrafforti, pilastri inclinati dell'architettura gotica, tutti elementi che ricordano la tradizione.
Nella parte superiore le finestre non sono tutte modulari ma i pieni e i vuoti si alternano quasi arbitrariamente. È un edificio misto, in alto residenze in basso uffici. È chiara la volontà di evocare la facciata degli edifici dei centri storici. Anche il tetto rimanda a un tipo di
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Storia dell'architettura contemporanea
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