Le prime forme arrivate continuano con l’architetto
Ove Bang nella villa Ditlev-Simonsen, che guarda anch’egli a Le Corbusier con l’uso
di pilastri pilotis e il rapporto tra interno ed esterno che non è tipico della casa
norvegese. Anche se il modello sta intercettando la casa tipica norvegese poiché
internamente hanno un nucleo in muratura che cerca di conservare il più possibile il calore
con colori caldi. Questo lo vediamo nella villa, anche se la sintassi e le parole sono
moderne. Lo stesso fa Arne Korsmo, con riferimento a Le Corbusier, seguendo una
ricerca personale e facendo cose primitive con il senso e il significato più importante,
iniziando a vedere la visione poetica. 170 di 228
Per Korsmo gli oggetti si concretizzano nell’atto, iniziando a
entrare nella corrente dell’esistenzialismo a cui loro fanno
riferimento, e tutto questo agevola un fare architettura (oggi
ogni dimora non è solo un oggetto, ma diventa un simbolo del
vivere e dell’essere dell’uomo).
Poi, con la Seconda Guerra Mondiale, la Norvegia viene invasa
dai tedeschi e, grazie agli inglesi, riesce a riprendersi. Dopo c’è
una sfiducia nel progresso e una volontà di tornare al dibattito
iniziale, facendo sembrare che questa architettura degli anni
’20 forse non aveva radici ma era solo una moda.
Fehn si laurea solo nel 1949, quindi quattro anni dopo la fine
della guerra. Bisogna pensare al suo percorso quasi come un nuovo inizio dell’architettura
moderna in Norvegia.
- Subito dopo fa un viaggio fondamentale per lui in
Marocco (per vedere le architetture primitive),
spostandosi per la prima volta in una zona
mediterranea. Scrivendo del suo viaggio in Marocco,
studia l’architettura primitiva e non conosce cose
nuove, ma le riconosce, capendo di più la sua terra e
l’atmosfera scandinava. In questa scoperta del
Marocco, scopre cos’è la scandinava, percependo
l’opposizione con l’architettura del Mediterraneo, poi
capisce la luce del suo paese, la luce che fa ombra
nel Mediterraneo con ombre fortissime. Capisce che
non sta scoprendo cose nuove, ma appunto sta
riscoprendo che l’uomo agisce e fa parte della
natura e, nell’agire, trasforma il paesaggio. L’uomo è considerato una componente
attiva nella realtà tanto quanto la natura. Il luogo è lo spazio concreto che risulta dalla
traduzione fatta dall’architettura, intraprendendo un cammino di introspezione e di
comprensione delle scoperte qualitative. Si identifica e gli interessa capire l’essere
dell’uomo. Nei suoi scritti parla dell’ombra come quella della pietra che irradia il
materiale e il messaggio, non limitando il dialogo.
- Tra il ’53 e il ’54 va a Parigi dove impara molto. Il luogo dei materiali È la costruzione
dell’architettura che, dopo un bel disegno, deve diventare
l’oggetto costruito. Lui dice di aver sempre fatto corsi di
disegno dal vento, dando un significato alla forma e
all’architettura.
- Museo dell’Arsenale a Venezia
Il primo corso che fa vince e qui si apre la nuova era
dell’architettura.
Lui si adatta alla natura. Un vero e proprio spazio sotto
inserisce un’altra logica.
Nei primi anni ’50, la pianta modulare detta la sua identità.
Viene esposta dal padiglione della Norvegia nelle sezioni. Pone
una doppia orditura. 171 di 228
Cerca di creare accostamenti che sembrano quasi un’eterotopia. Gli
unici pilastri inseriti sono in plexiglass, facendo un richiamo alla
pianta libera con pilastri cruciformi coni isoaziokuvì.
Un altro padiglione, nel ’61, osservando la pianta parte da un cubo e
poi fa un triangolo per accogliere l’albero, usando una trave che ne
segue l’andamento.
Domo insr.
Utilizza un linguaggio architettonico dove tutto è molto chiesto. La
trave doppia sotto si serve per raccogliere i liberi dentro il
padiglione, fa passare gli alberi per rappresentare la natura e il
dialogo con l’uomo può esprimersi come un’arte integrale dell’architettura.
- La casa Schreiner ad Oslo
Negli anni ’60 è un’interpretazione di un
intimista norvegese nella sua essenza per il
nucleo centrale che è la cucina con la stufa
e il camino tipico norvegese. Il nucleo ha
una copertura più alta da cui lui fa entrare la
luce. Non bisogna pensare che sia
un’architettura organica che ha un dialogo
con lo stile. Il Museo Arcivescovile ad
Hamar è molto particolare perché per la
prima volta c’è l’architetto con la preesistenza, perché ci sono
dei muri gotici che sono di un’esistenza storica.
- Nel Museo Arcivescovile c’è un confronto con una realtà
preesistente storica e come ci si pone. Cosa fa?
Lui non rincorre il passato, quindi non cercherà forme di
espressione riconducibili al passato. Per il tetto fa degli
elementi dipinti di rosso e blu perché prosegue il legno
sottostante che dipinge di rosso, proteggendo sul tetto e
mettendo un’apertura per la luce. Costruisce un percorso a
boomerang che dal piano terra porta al piano superiore, un
percorso evidentemente moderno con il cemento armato a
vista, risolvendo il problema della luce che viene dalle pareti
inserendo le foglie di plexiglass. Il percorso ci fa passare all’interno dove c’è una lira rama
che attraversa la parte già scavata del museo per poi riprendere la scala lecorbusiana per
arrivare a un ulteriore piano. Il museo e gli allestimenti che fa sono curati per ogni singolo
oggetto, provando attenzione all’arte del porgere, vista in ambienti di Carlo Scarpa. E non
è un caso che lui sia attento al tema della museografia, utilizzando elementi diversi per
esporre oggetti diversi con un esito diverso da quello di Carlo Scarpa che fa cose simili
perché Carlo Scarpa taglia, mentre Fehn non è decorativo come Scarpa ma è più
semplice nelle forme e nella decorazione.
La mostra dell’armata cinese, dove vengono esposte le terrecotte, le mette in fila creando
un gioco di specchi talmente forte che quando si entra in questo spazio sembra di avere di
fronte l’armata cinese esposta, ponendo l’oggetto antico e passato in chiave moderna e
nuova. 172 di 228
Villa Busk
Si sviluppa lungo un crinale montuoso, su una
galleria, poi c’è uno spazio aperto e poi si
attraversa per arrivare alla torre. Questa è una
somma di cose con uno spazio lungo di
attraversamento perpendicolare ad esso, di un
ingresso che sembra una capanna rialzata. Ed è un
linguaggio che si sta trasformando in quello di
Fehn, dialogando con la natura in un modo
organico e contraddittorio, in un sano confronto con
la natura stessa.
Il Museo dei Ghiacciai
È un museo commissionato da un privato
per realizzare un centro di accoglienza per
i turisti. Infatti, lui vuole realizzare questa
piana e ipotizza un ingresso con scalinate
che realizza una navata superiore da cui si
può guardare il mare da una parte e
dall’altra i ghiacciai.
Crea un elemento lungo e stretto e si gioca
sulla parte centrale con la spina dorsale di questo
elemento dove, da una parte, Fehn inserisce la parte
espositiva e dall’altra fa l’elemento libero. Il museo ha
una parte che si apre senza un affaccio troppo diretto
sulla luce, creando un ambiente protetto. Dall’altra
parte si apre alla natura e inserisce un elemento di
lucernario che batte da questa parte in betulla, e
questa diventa una parte opaca e si apre di nuovo.
L’altra parte batte sulla betulla, la luce e fa vetrate che
invece mette a contatto con la natura.
Verso l’esterno del museo troviamo un volume molto chiuso, raccolto e in cemento, salvo
poi la sezione che si traduce in architettura.
Gruppo CIAM (Congresso Internazionale di Architettura Moderna)
Heidegger dice cose importanti come: la parola tedesca “bauen”, ovvero costruire, ha la
stessa etimologia di “sono” e dice che “io sono se io abito e io abito se io sono”. Inoltre,
dice che abitare è il soggiornare dei mortali sulla terra e significa sia stare davanti al divino
sia appartenere alla comunità degli uomini. E abitare significa identificare un luogo in cui la
vita possa svolgersi sospesa tra terra e cielo.
Per lui l’architettura sta in un luogo di mezzo tra terra e cielo e in questo luogo di mezzo lui
costruisce. 173 di 228
Tipo nel Padiglione di Venezia dissolve le parti spaziali e usa luce e ombre norvegesi, non
si lascia andare a nessuna decorazione e i materiali sono tutti utilizzati nella loro chiarezza
di materia. Il legno deve essere utilizzato in quanto legno e un pilastro è un pilastro,
creando la poesia di Sverre Fehn.
Vedi Heidegger, filosofo.
21 Jørn Utzon (danese 1918-2008)
Sydney Opera House a Sydney
Non gli fu commissionata direttamente; vinse un concorso internazionale.
Quest'opera ha definito molto la figura della città ed è un'architettura che raccoglie una
serie di riferimenti.
Intro
Architetto danese neolaureato alla scuola di belle arti di Copenaghen, con una passione
per la nautica nata dal fatto che il padre era un architetto navale. Questo lo interessava
perché pensava fosse proprio un'architettura dinamica.
Nello schizzo di suo pugno si firma, a voler dire che la prima idea dell’architetto deve
essere presa dalla sua intelligenza, quindi una relazione tra pensiero e azione. Negli anni
della maturità professionale, dopo diversi anni di impasse del cantiere dove non si riusciva
a trovare una forma e una trasformazione strutturale, ricorse alla geometria.
Tramite l’incontro con i suoi maestri, non solo scolastici, riuscì ad avere una flessibilità nel
ragionare sulle forme e sulle strutture concettuali. Il primo di questi fu il padre, architetto
navale, con il quale iniziò a lavorare. Poi lo zio Hudson lo aveva indirizzato all’accademia
dove si laureò nel 1942.
Gli altri maestri durante gli anni di studio furono Fisker e Eiler Rasmussen.
Fisker era un architetto rigoroso che si occupava di architettura residenziale a scala
urbana.
Eiler lo introdusse a riferimenti non convenzionali, non legati al mondo dell’architettura ma
alla natura, all’arte ecc., e ad altre cose lontane che allo stesso tempo saranno comunque
fondamentali per la formazione dell’architetto che, appunto grazie a questi riferimenti, sarà
extra-disciplinare.
Infatti gli fece conoscere il libro fotografico "Archetipi dell’arte", composto da 120 tavole
che mostrano dettagli di elementi vegetali rappresentati in maniera particolare, senza un
consenso e senza un rifer
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