Storia dell'architettura contemporanea 2022-2023
Contemporanea
Prof. Damiano Cosimo Iacobone
Politecnico di Milano
Sommario
- Intro .................................................................................................................................................... 2
- Le Corbusier ........................................................................................................................................ 3
- Esposizione dell’Interbau 1957 – Berlino.......................................................................................... 5
- Gran Bretagna .................................................................................................................................... 8
- Quadro per l’architettura britannica .............................................................................................. 16
- Ricostruzione in Italia ...................................................................................................................... 20
- Piero Bottoni .................................................................................................................................... 31
- Il dopoguerra statunitense .............................................................................................................. 38
- Dagli anni ’60 fino alla Biennale di Venezia del 1980 ..................................................................... 49
- British Brutalism.1 ........................................................................................................................... 56
- I CIAM ............................................................................................................................................... 61
- “Tra simili: storie incrociate dei quartieri italiani del secondo dopoguerra” ................................ 71
- Gli Archigram .................................................................................................................................... 74
- High Tech.1 ..................................................................................................................................... 80
- Istituto Marchiondi Spagliardi ......................................................................................................... 83
- High Tech.2 ..................................................................................................................................... 85
- British Brutalism.2 ........................................................................................................................... 94
- Aldo Rossi ......................................................................................................................................... 97
- Giorgio Grassi ................................................................................................................................. 108
- Vittorio Gregotti ............................................................................................................................. 114
- Mario Botta .................................................................................................................................... 123
- Il Brutalismo nel mondo ................................................................................................................ 127
- Five Architects – Graves, Meier, Gwathmey, Eisenman, Hejduk ................................................. 132
- L’architettura moderna in Sudamerica......................................................................................... 143
- Il Decostruttivismo ......................................................................................................................... 151
Intro
Programma: dal secondo dopoguerra al decostruttivismo – fine 21° secolo + parte istituzionale + temi di approfondimenti sui singoli architetti o sul seminario sull’architettura britannica dagli anni ’30 fino al brutalismo britannico degli anni ’60 + diffusione brutalismo in altri continenti: Argentina, Brasile, Cile e altri stati del Sud America e l’Australia.
Libri
- Frequentanti:
- “Storia dell’architettura moderna” – Frampton, V edizione italiana basata sulla V edizione inglese, uscito a maggio 2022.
- Seminario sulla prima fase del British Modernism
- “Storia dell’architettura moderna inglese” – Iacobone
- “The new brutalism: ethic or aesthetic, the architectural press 1966”
- Non Frequentanti:
- “Storia dell’architettura moderna” – Frampton, V edizione italiana basata sulla V edizione inglese, uscito a maggio 2022.
- “Storia dell’architettura moderna. IV il dopoguerra” – Benevolo
Lezioni
Prima parte istituzionale, seconda parte approfondimenti
- 22.09: introduzione
- 29.09: British Modernism
- 13.10: Ricostruzione Italia + Bottoni e QT8
- 20.10: USA anni ’50 + Piccinato in Argentina
- 27.10: post modern + Brutalismo pt.1
- 03.11: CIAM + De Carlo + Strutturalismo Olandese + “Tra Simili: storie incrociate dei quartieri italiani del secondo dopoguerra”
- 10.11: High Tech + Istituto Marchiondi Spagliardi
- 17.11: High Tech + Brutalismo pt.2
- 24.11: Aldo Rossi + prova in itinere facoltativa
- 01.12: Grassi, Botta, Gregotti + modernismo sud-America (Clorindo Testa)
- 15.12: Five Architects (Eisenman, Hejduk, Meier) + Brutalismo pt.3
- 22.12: Decostruttivismo
- 12.01: visita guidata (?)
Esame
24.11 prova intermedia scritta (5 domande aperte) per i frequentanti e non, se la si supera si va all’orale con il programma sul seminario (brutalismo e modernismo inglese), altrimenti prova orale su tutto il programma (3 domande sulla parte istituzionale e una domanda su quella monografica).
- Ricostruzione in Europa
- Post Modernism
- Tecnologia nell’architettura contemporanea (high tech)
- Architettura sociale (strutturalismo olandese)
- Architetto della seconda metà del secolo scorso a scelta
Lezione 01 – 22.09.22
Le Corbusier
Tutti noi viviamo in un contesto non semplice motivo per cui si è deciso di valutare alcuni momenti tra cui la percezione di un architetto in particolar modo della seconda guerra mondiale: Le Corbusier.
In un saggio si pone delle domande sul suo contesto di guerra, alcune domande sono attualissime e rimandano alla nostra coscienza critica in un contesto non semplice. “L’architecture et la guerre”, proposto nella Gazzette Dunlop nel maggio del 1940. Si chiede se ci possa essere una responsabilità civile da parte degli architetti.
Nel periodo di guerra lui non lavora quasi per nulla e certamente è una presa di posizione importante di responsabilità civile. Pone un problema anche dal punto di vista costruttivo, costruzioni per gli sfollati, per le industrie e per le abitazioni. L’urgenza chiede costruzioni utili: missione utile da parte dell’architetto e dell’architettura in questo contesto. Concetto di transitorio di immediatezza, non è qualcosa di duraturo e eterno, sguardo diverso nella direzione di qualcosa che deve essere costruito in fretta e deve essere smontabile, utile e veloce. A livello teorico siamo in un settore parallelo all’architettura solita.
Modelli di riferimento, queste costruzioni provvisorie possono diventare modelli per costruzioni successive. Prototipo, riproduzione seriale e su grande scala in qualunque città. Anche per altri architetti con minori possibilità. Un prototipo può diventare una destinazione funzionale utile in un secondo luogo, riconversione con recupero utile, es. centri civici, ambulatori, scuole, ecc.
Uno dei primi brevetti è quello messo a punto tra lo studio di Le Corbusier con le officine Prouvé creando un padiglione metallico (lamiera di alluminio) nel 1940, questo determina un progetto elaborato da lui di scuole smontabili (scuole volanti) e equipaggiabili nel modo voluto. Queste scuole erano per i rifugiati di guerra quindi pubblica l’immagine di questo nel saggio sopra citato. Questo brevetto fa sì che lui entri a far parte del team progettuale del ministero degli armamenti francesi, lo studio quindi riprende l’attività che era in stallo da circa 10 anni. Viene quindi chiamato dagli stabilimenti Zenith di Levallois per realizzare ricoveri veloci per il suo personale.
Non importa quale sia il materiale, è tutto aperto e aleatorio. Non importa come basta che ci sia un messaggio con il suo ruolo. Va quindi nella direzione della reperibilità, in situazioni di precarietà di disponibilità di materiali tutto va nella direzione di avere materiali facili da reperire. Già i villaggi palafitticoli lavorando in questo senso, ma anche in età romana medievale, ecc. Quindi fondamentale:
- Materiali del posto
- Manovalanza non specializzata, ma che impara sul campo
- Precarietà strutture
- Immediatezza
- Materiali reperibili in loco
Basi del fare architettura.
Aprile 1940: alcune regioni del Belgio e della Francia vengono invase e si riscoprono in difficoltà, in questo contesto Le Corbusier inizia a parlare delle Maison Murondins: muro e rondin (tronco scortecciato) per realizzare alloggi per i ragazzi, ricoveri per ragazzi, soldati, questo lo fa come parte del ministero degli armamenti. Legno, fascine in legno, gesso, pietra dove disponibile e mattoni. Cellula dimensionata con un’estensione di larghezza di 3m per un’estensione variabile di 7/8/10m creando all’interno uno spazio unico. Si possono ampliare unendo anche altre cellule a queste. Copertura a falde sfalsata, una più bassa dell’altra, questo sfalsamento fa entrare la luce all’interno con aperture longitudinali, particolarità di irraggiamento e ariosità interne. Realizzabile con qualunque materiale sia disponibile in loco. Creare in ogni quartiere e città elementi utili alla socialità.
L’evento bellico diventa l’occasione per fondare la comunità per fondare il villaggio, visto non solo come ricovero provvisorio, ma come metafora urbana di un gruppo sociale rigenerato: la chiave della soluzione è nell’organizzazione.
Esposizione dell'Interbau 1957 – Berlino
Due elementi sono determinanti nei decenti successivi alla II guerra mondiale:
- Danni bellici
- Intenzionalità a contribuire fattivamente con l’architettura allo sviluppo e alla prefigurazione degli scenari futuri delle nazioni – alcune nazioni si muovono verso un’organizzazione politica e funzionale verso il futuro, altre non se ne preoccupano lasciando tutto al caso e compensando i danni nell’immediatezza e altre ancora si trovano in una posizione intermedia. Posizioni politico-urbanistiche-architettoniche differenti.
Partendo dalla Germania parliamo di scenari di distruzione, non ci occupiamo di come siano stati ricostruiti in modo filologico e nel senso materico. In Italia la cultura del restauro proponeva già una ricostruzione con aggiunte che si distinguono dall’originale, in Germania invece era molto diverso.
Si configurano dei modelli per le tipologie successive sia per la Germania dell’est sia dell’ovest a partire dal 1945 fino al 1949 con la separazione in due del territorio della Germania e di Berlino. Pianta di Berlino del 1945, con la liberazione delle truppe sovietiche e successivamente la liberazione del nazifascismo e conquista del Reichstag, distruzione di molti edifici di carattere politico e militare. Divisione di Berlino in due aree: est di controllo sovietico; ovest divisa in tre settori divisa tra le potenze che hanno vinto la guerra: USA, Inghilterra e Francia.
1945/46: annoi della ricostruzione, legge urbanistica istituita nel 1950 per la ricostruzione attraverso due elementi – BERLINO EST:
- Strada rettilinea secondo i principi della città lineare, sviluppo di un aggregato lungo un asse lineare, asse viario fondamentale che genera l’ossatura della Berlino est : STALINALLEE.
- Organizzazione di tipologie ripetute in serie di case a ballatoio lungo tutto il prospetto, costruzioni ex-novo, condivisione collettiva e collettivistica del loco.
Concorso 1951 – premio Egon Hartmann – promuovo una proposta ufficiale per l’ufficio tecnico per la realizzazione della Stalinallee. Assi rettilinei con impostazione storica che convergono in fuochi che generalmente sono piazze, elementi visibili, con palazzate a esedra che costituisce il riferimento architettonico, quinte scenografiche. In alcuni casi come la Strauberger Platz si può trovare anche una fontana al centro della piazza – piazza costruita. Tutto si basa però su una tipologia ripetuta. Tutti gli edifici sono nuovi ma mantengono allineamenti e continuità di prospetti, questo si vede anche a Parigi nei suoi assi rettilinei. Allineamenti, proporzione aurea, fase neoclassica ottocentesca con sistemi proporzionali riferiti a Schinkel.
Per la BERLINO OVEST invece si muove su una direzione diversa, studio di Scharoun di diverse possibilità di sviluppo di questa città, città radiocentrica, lineare, divisa in settori rettangolari come centuriazione romana. Tutte le possibilità di sviluppo sono possibili. Viene però proposto un diradamento e articolazione degli insediamenti residenziali, dispersione in un territorio con diverse presenze di varie infrastrutture con insediamenti residenziali. Viene quindi evidenziato un concetto attraverso la progettazione: DIRADAMENTO E ARTICOLAZIONE. Si punta sulla presenza di aree verdi.
Nasce quindi un concorso aperto a livello internazionale: realizzazione di un nuovo quartiere per l’esposizione dell’Interbau (Quartiere Hansaviertel 1957), quartiere ebraico distrutto di Berlino che poteva essere ricostruito con una buona quantità di verde e all’interno dei servizi di collegamento (automobili, servizi, metropolitane) – proporre prototipi da parte di architetti internazionali, 35 architetti che lavorano a Berlino che devono ricominciare la loro professione, 2/3 sono tedeschi e 1/3 sono di altre nazioni. Tutti propongono il proprio prototipo di residenza dispersa nel verde. Situazione intermedia tra il Weissenhof di Stoccarda del 1927.
Viene poi fatta l’inaugurazione e si prevedono delle tele-periferiche per attraversare tutta l’area che era molto vasta. Ognuno usa una scelta tipologica che riteneva più adatta, unica regola: diminuire l’altezza dalla periferia arrivando al centro.
Haus Gropius
A questo concorso partecipa anche Gropius il quale propone un edificio rettilineo di 7 piani organizzato con un corridoio centrale buio che funge da smistamento per le unità abitative. Questo viene però considerato banale dagli altri e viene bocciato.
Haus Aalto
Partecipa anche Alvar Aalto il quale propone una serie di realizzazioni attraverso una serie di grandi logge che propongono l’attraversamento di luce e aria negli appartamenti. Questa presenza di aria, luce e spaziosità viene valutata positivamente.
Unitè d’Habitation: Partecipante anche Le Corbusier con un lotto lontano dal centro, viene vista però come qualcosa di già conosciuto, assimilata ma non apprezzata, non ha un valore aggiuntivo come proposta residenziale al futuro.
Haus Niemeyer
Niemeyer propone uno sviluppo in altezza con suddivisione orizzontale, finestre orizzontali, terrazzo giardino, pilastri, circolazione e aggregazione come tema di progetto, trasversalità di movimento che avviene con una torre di risalita con due grandi collegamenti alla stecca orizzontale. Ulteriore autonomo collegamento tra interno e esterno collegato in due punti alla residenza, aumento di mobilità.
Hausviertel: accrescimento cromia per rendere dinamico il prospetto, sfalsamento dei piani residenziali con zona notte e servizi. Studio della complessità in pianta e in sezione. – Haus Bakema e Van der Broek
Haus Baldessari: unico italiano chiamato istituzionalmente, propone sviluppo verticale con aggetto.
Haus Luckhardt: intelaiatura cementizia interamente a vista e unità abitative che si legano a questo. Sono quindi tutte proposte pensando ad una ricostruzione dei quartieri tedeschi, più casistiche per i quartieri della Germania.
Tipologie
- Un solo livello con finestre a nastro
- Costruzioni a vista
- Circolazione all’interno della residenza e nei quartieri è un tema su cui si lavora per tutti gli anni ’50.
- Prototipo che può essere esportato e utilizzato in tutta la Germania, modelli residenziali valutabili a seconda delle circostanze del luogo.
Francia
Questa usa determinate prerogative, in Germania c’è una centralità con proposte unitaria di prototipi e modelli, qui c’è un’attenzione maggiore alla gestione politica della ricostruzione più che all’architettura – ministero della ricostruzione e dell’urbanistica 1944: propone modelli e prototipi per il resto della Francia. C’è quindi anche una riconsiderazione delle esistenze dinamiche sociali e economiche, (PETIT) l’idea è quella di distribuire la popolazione in tutto il territorio nazionale in modo omogeneo creando città di grandi dimensioni. Anziché promuovere un quartiere sperimentale sceglie un gruppo di architetti che diventano promotori di nuove linee guida. Si interviene sulla ricostruzione e sul miglioramento di intere città con interventi diretti e prospettive per il futuro.
Architetti scelti:
- Perret – artefice di quartieri prototipi quali:
- Le Havre tra il 47 e il 54. Unione tra la scala urbana e di quartiere proponendola per l’intera città. Sistema prefabbricato con modulo cementizio di 6,21m sia verticali sia orizzontali. Realizza interi isolati sia con basse unità abitative sia con alte torri.
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