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Storia della radio e della televisione DAMS Firenze 2023

Nel Novecento il mondo industrializzato mise a disposizione di tutti i prodotti delle idee e dell'immaginazione attraverso l'etere, prodotti che divennero centrali nella vita della gente. La loro storia è quindi la storia della società del XX secolo. Fra questi prodotti di cultura di massa, radio e la televisione sono stati i più diffusi e seguiti rispetto alla stampa, al cinema, al teatro e alla musica.

L'anno 1924 è memorabile perché segna ufficialmente la nascita della radiofonia italiana e del termine Broadcasting: per broadcast (o con l'obsoleto termine italiano radioaudizioni circolari) si intende la trasmissione di informazioni da un sistema trasmittente a un insieme di sistemi riceventi. L'esempio è un trasmettitore radio di grande potenza con un gran numero di ricevitori montati nelle automobili o nelle case.

Lezione 1/2: Lo sviluppo delle telecomunicazioni e le tappe della sperimentazione radiofonica

La storia delle telecomunicazioni nasce dal bisogno di strumenti che nel contesto di un periodo storico, rispondesse alla domanda del genere umano. La risposta sono i media, che bisogna studiare non come singoli prodotti ma come inseriti in un contesto che varia a seconda del periodo.

È più corretto parlare di storie dei media, perché i media hanno un'identità complessa e plurale. Il loro sviluppo è dipeso da fattori tecnologici, come ad esempio la TV a colori del 1977, e istituzionali, come la nascita della RAI, dai nuovi modi di consumo e dalle nuove forme di rappresentazione, che hanno visto l'evoluzione dello spettacolo radiofonico e televisivo.

I media non sono autonomi perché sono l'insieme degli strumenti per la comunicazione esistenti in un determinato momento all'interno della società, e sono anche il frutto della rete delle relazioni, di complementarietà, di reciproca esclusione, di interdipendenza, che si stabiliscono fra i diversi media” (P. Ortoleva 1995). Ciò significa, ad esempio, che non si può fare la storia della radio senza la storia della televisione.

Ogni medium è dato da vari fattori: tecnologico (es. colore o b/n, radio AM o FM), istituzionale (cioè che peso ha nel sociale), il modo in cui viene consumato e le sue forme di rappresentazione.

Sui media hanno parlato per primi il sociologo Max Horkheimer e Theodor Adorno nel 1947, Edgar Morin 1962 e Marshall McLuhan nel 1964. Horkheimer e Adorno avevano una concezione “negativa” o catastrofica del sistema dei media, visto come una prigione che circonda l’uomo e allontana la logica, per cui lo definirono “industria di propaganda”. McLuhan riteneva che i media creassero uno sbarramento tra gli uomini e la realtà, e li paragonava a delle protesi umane, come se fossero dei nuovi sensi che operano in sinergia con l'uomo: riducono il mondo in un piccolo schermo ma trasformano il mondo stesso in un villaggio globale, alla portata di tutti. Morin invece pensava che i media potessero aiutare il genere umano come una risposta a bisogni antropologici.

La relazione tra i diversi media è forte ed esclusiva, simile all'attrazione gravitazionale tra i pianeti; ogni medium ne influenza un altro. L'arrivo di un nuovo mezzo di comunicazione di massa mette in crisi i precedenti, che non vengono eliminati, ma si trasformano. All'arrivo della TV in Italia, ad esempio, il cinema acquisì il colore.

I media si sono sempre reinventati e trasformati, come ad esempio la radio, che spesso entrò in crisi sviluppando nuove tematiche d'interesse, come la trasmissione di contenuti (il broadcasting), cercando nuove fasce orarie d'ascolto e nuovo pubblico.

L'”intrattenimento elettrico” (Electrical Entertainment), cioè la radio, deve la sua nascita alla scoperta dell'elettricità. La radio divenne in breve tempo la forma di intrattenimento più coinvolgente e si diffuse anche in ambito domestico. La tecnologia che permise la sua nascita si basa sulle più importanti scoperte del secolo: l'Esposizione internazionale dell'Elettricità di Parigi (Expo) del 1881, l'illuminazione di Pearl Street (New York) grazie alla compagnia elettrica di Edison sempre nel 1881, la costruzione della Centrale elettrica di Milano nel 1883, la seconda centrale costruita in tutto il mondo e la prima in Europa.

Le scoperte tecnologiche vennero celebrate nel Ballo Excelsior, un "gran ballo" mimico di Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco, la cui prima ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano l'11 gennaio 1881. Fu realizzato secondo la formula del "ballo grande italiano" e suddiviso in 6 parti e 11 quadri; lo spettacolo è basato sul trionfo della scienza. La scena aveva un'imponente scenografia, costituita dai quadri ricchi di effetti speciali, e il corpo di ballo contava 450 ballerini.

Il tema della Luce che vince le tenebre fu oggetto anche delle riprese cinematografiche di Comeri. Nei bozzetti della Scala si vedono le ballerine con delle luci in mano e un paralume al posto del cappello.

Nella Prima parte ci sono i primi 2 quadri ispirati all'Oscurantismo, nemico del Progresso e alla vittoria della Luce e della Civiltà: Il 2°quadro, la Luce, rappresenta l'elettricità, perché la luce che combatte l'Oscurantismo è quella elettrica.

La Seconda Parte comprende i quadri dal 3° al 6° e mostra i prodigi dell'invenzione, come il battello a vapore di Papin, la pila di Volta, il telegrafo, il piroscafo, la lampadina di Edison. Il 4° quadro è dedicato ad Alessandro Volta e alla sua pila: il 6° al Telegrafo e i ballerini simulano i fattorini del palazzo del telegrafo di Washington che portano i primi telegrammi.

La Terza Parte è costituita dal 7° quadro, Simun, la Quarta Parte da una delle grandi opere, il Canale di Suez mentre la Quinta Parte comprende i quadri 9 e 10 che descrivono il traforo del Moncenisio. L'ultima Parte, la Sesta, mostra nell' 11° quadro la Concordia delle Nazioni, e l'Apoteosi, il successo della Scienza (luce) sulle tenebre e la Civiltà che libera lo Schiavo dalle sue catene.

Dopo Milano lo spettacolo girò per tutto il mondo fino ad arrivare all'Expo di Parigi nel 1889. Nel 1913 si trasformò in un film con regia di Luca Comerio e costumi di Caramba.

Nel 1792 la telegrafia ottica dell'abate Claude Chappe diede l'avvio allo sviluppo delle telecomunicazioni; nel 1809 la telegrafia arrivò in Italia con una rete di collegamento tra Torino-Mantova-Venezia per uso militare ma anche pubblico. La rete francese di Chappe si avvaleva di una serie di torrette distanti circa 10 km tra di loro e che univano Parigi con la provincia. In ogni torretta c'erano 2 soldati addetti alla captazione del segnale e al suo rilancio tramite un sistema di leve.

Nel 1838 nacque il telegrafo elettrico, che univa due luoghi con un filo elettrico, per cui non era più necessario il contatto visivo del telegrafo ottico. Morse inventò il sistema omonimo di comunicazione che trasforma lettere e numeri in punti e linee e con il quale si poteva trasmettere qualsiasi frase ovunque.

Nel 1844 fu inaugurata la prima linea telegrafica Washington – Baltimora; nel 1865 si posizionò il primo cavo sottomarino tra Europa e America. La comunicazione stava diventando universale. Nel 1874 ci fu l'invenzione della telescrivente di Emile Baudot, a cui seguì la telescrivente crittografica di Olivetti. A questo punto tutti potevano mandare un messaggio ma c'era ancora molto analfabetismo in tutto il mondo.

Nel 1849 Meucci inventò il telefono: quest'invenzione fu però registrata e sfruttata in seguito da Bell, nel 1876. Nel 1877/78 Thomas Alva Edison inventò il fonografo a cui seguirono i primi modelli di comunicazione familiare (grammofono, pianoforte=music box).

Nel 1895 Guglielmo Marconi fece il suo primo esperimento di telegrafia senza fili e fondò 2 anni dopo la sua compagnia, la Marconi Wireless Telegraph Company. In seguito concesse i diritti di utilizzo alla marina Militare. Nel 1901 riuscì a fare la prima trasmissione oltreoceano senza fili, tra Saint John's nell'isola di Terranova e la Cornovaglia, a più di 3000 km di distanza. L'antenna del telegrafo fu installata su un aquilone a Signal Hill, in Saint John e la prima lettera trasmessa fu la S (3 punti).

L'SOS si trasmette con tre punti-tre linee-tre punti. Prima di allora l'unico tipo di trasmissione oltreoceano era stata effettuata da Edison con un cavo sottomarino. Marconi era un autodidatta amante della tecnologia, e per primo si rese conto che l'elettricità potesse viaggiare anche nell'aria e non solo tramite fili metallici. Dopo aver sperimentato la sua invenzione la registrò e fondò una grande industria.

Nella visione su Youtube (consigliata) de “Il mago delle onde”, un docudrama di 4 minuti, si narra del giovane Marconi, allora 20enne, che fece uscire il mondo dal silenzio. Il giovane fu aiutato dalla ricca famiglia a proseguire le sue sperimentazioni. Nel filmato si vede l'esperimento della collina che provò la sua teoria che le onde elettromagnetiche non si fermano davanti agli ostacoli e riescono a superare distanze lunghissime. C'è un apparecchio al quale Marconi toglie il filo creando una svolta epocale e continua elogiando l'inventore come imprenditore, che promosse abilmente la sua invenzione.

Un punto di svolta fu segnato il 14 aprile del 1912, con il disastro dell'affondamento del Transatlantico Titanic a causa di una collisione con un iceberg. Il marconista di bordo lanciò l'SOS con l'apparecchiatura della Marconi e Co., i soccorsi riuscirono a salvare 705 passeggeri.

Nel 1916 David Samoff coniò il termine “Music Box” per definire la radio, una scatola sonora erede del grammofono. Samoff favorì l'uso della radio per l'ascolto musicale, anche se ne capiva l'importanza come strumento di comunicazione, ma per una volta la radiofonia non fu dedicata alle istituzioni ma al popolo. La radio non ebbe un unico inventore ma fu il frutto di molte ricerche e di molti esperimenti, tra cui gli esperimenti di Guglielmo Marconi.

Lezione 3: Nascita della radiodiffusione

La prima trasmissione ufficiale in radiodiffusione (broadcasting) fu mandata in onda nel 1919 dalle Officine Marconi di Chelmsford, vicino Londra. Broadcasting letteralmente significa “semina larga, a spaglio”, ossia trasmissione circolare via etere di contenuti indirizzati a tutti gli apparecchi accesi disposti nell’area di ricezione.

La nascente industria delle comunicazioni aveva come scopo principale la “telefonia” senza fili, richiesta dai governi e dal mondo degli affari. La radio fece nascere le prime società di “radiodiffusione” che si separarono in due sistemi opposti: il monopolio pubblico del broadcasting, in Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia, e il sistema privato del network in USA. Il primo servizio radiofonico della storia partì dalla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia (Gran Bretagna) il 23 febbraio 1920. Ogni giorno, per due ore, veniva trasmesso il servizio (la stazione mandava in onda contenuti vocali e musicali) e fu un vero primato perché la stazione statunitense di Pittsburgh iniziò il servizio solo alcuni mesi dopo.

La radio prese il posto del telegrafo senza fili, utile in tempo di guerra per inviare codici riservati, e iniziò a trasmettere suoni, perché il telegrafo usava il codice Morse che non poteva essere usato per la popolazione. Inoltre il telegrafo aveva un'emittente e un solo ricevente, mentre la radio arrivava a tutti gli apparecchi collegati (broadcasting).

Il monopolio pubblico del broadcasting iniziò con le trasmissioni di Chelmford, e nel 1922 fu fondata la BBC (British Broadcasting Company), costituita dall’unione delle maggiori compagnie industriali britanniche. Il settore privato nacque con il “Radio act” del 1922 in cui si liberalizzarono le trasmissioni radiofoniche. Nel 1919 venne fondata la RCA negli Stati Uniti, la corporazione radio americana; in quel periodo si contavano già oltre 580 stazioni radio (581).

Alla BBC inizialmente fu rifiutata la pubblicità come risorsa finanziaria, per non compromettere la qualità dei programmi e per non far prevalere gli interessi privati su quelli pubblici. Al contrario in USA, grazie al Radio Act, per cui ogni cittadino americano poteva avere la licenza di trasmettere, entrarono in scena le grandi corporations, come l’American Thelephone and Thelegraph Company, la General Electric e la Westinghouse, diventata in seguito la RCA Radio Corporation of America).

Tra il 1912 e il 1916 furono rilasciate più di 8.500 licenze di trasmissione, richieste soprattutto da colleges, scuole e università. La stazione Westinghouse iniziò a trasmettere nel 1920. Poco dopo, a New York, David Sarnoff realizzò un modello della sua Radio Music Box e nacque così la WJY, che nel 1921 trasmise per la prima volta in diretta la “radiocronaca” di un incontro di pugilato. Negli Stati Uniti, a fine 1922, c’erano 750mila ricevitori funzionanti. La “grande strada dell’etere” era stata per sempre tracciata.

Sempre nel 1922 il direttore generale della BBC, John Reith, disse che la radio avrebbe avuto il compito di Informare - Educare e Intrattenere.

La prima legislazione italiana (legge 395) sulle comunicazioni senza fili risale al 1910, nata dal progetto di Carlo Schanzer, presentato in Parlamento, che assegnava l’esercizio delle radiocomunicazioni ai servizi pubblici, mentre le concessioni ai privati erano sottoposte a severi controlli. In Italia, dal 1902, Marconi aveva concesso gratuitamente per 20 anni l’uso dei suoi brevetti all’Esercito e alla Marina. Marconi ricevette il premio Nobel per la fisica e venne nominato senatore. Nel 1921 nacque la SISERT, la Società Italiana per i servizi radiotelegrafici e radiotelefonici, di cui Marconi era presidente, Bonacci vicepresidente e Luigi Solari consigliere.

Nel 1923 il Governo di Mussolini concluse un accordo, con la società franco-tedesca Telefunken, per la costituzione della Italo Radio. Fu un’offesa per Marconi, per cui la Compagnia Marconi fondò un gruppo per contrastare la concorrenza e che fondò la società Radiofono. La società rilevò la concessione della SISERT. La popolarità di Marconi in Italia aveva oscurato quella di Mussolini: la sua Società italiana per i servizi radiotelegrafici (SISERT) dovette cambiare nome perché Mussolini riservò allo Stato gli impianti e l'esercizio della radio. Quindi Marconi era diventato un “privato” e negli anni seguenti, assieme al suo fidato consigliere Luigi Solari, tentò di “strappare” a Mussolini una concessione, ma senza nessun esito positivo, finché in seguito non fu appoggiato dal Ministro delle Comunicazioni, Costanzo Ciano.

Nel 1924 nacque il Ministero delle comunicazioni, con a capo Costanzo Ciano. Egli dichiarò alla Radiofono e alla SIRAC (Società italiana radio audizioni circolari) che al suo interno comprendeva anche ditte degli USA, come la Western Electric, che il governo aveva deciso di affidare l’esercizio radiofonico a una società unificata. Quindi le due società dovevano accordarsi per una fusione: poco dopo le società si fusero e nel 1924 nacque a Roma l’URI, l’Unione radiofonica italiana (Uri). Il 23 marzo 1924 Mussolini tenne un discorso sulla fondazione dei Fasci presso il Teatro Costanzi di Roma, e Ciano lo convinse a diffonderlo via radio. Ciano fu il ministro che più tardi rese possibile anche la privatizzazione dei telefoni. C’erano enormi interessi in gioco, perché il controllo dei grandi mezzi ’informazione era una merce di scambio tra potere economico e potere politico.

Oltre a Mussolini e Marconi, anche il senatore Giovanni Agnelli entrò in campo, acquistando testate come “il Resto del Carlino”, “La Stampa” e creando il “Corriere Italiano” e nominando Presidente dell’URI Enrico Marchesi, ex direttore centrale della Fiat. Il regio decreto-legge 655 del 1° maggio 1924 n. 655 definì i contenuti delle radiodiffusioni (concerti, teatro, conversazioni e notizie) e regolò il sistema dei finanziamenti tramite pubblicità commerciale e canoni di abbonamento, un metodo che durerà per sempre.

Il 27 novembre 1924 fu stipulata la convenzione fra l’URI e il Ministero delle comunicazioni: all’URI fu affidata la concessione in esclusiva dei servizi di radioaudizione circolare. L’informazione fu curata dall’Agenzia Stefani, fondata a Torino nel 1853 da Guglielmo Stefani su ispirazione di Cavour. Nel 1924 Mussolini decretò che l’agenzia Stefani fosse l’unica fonte per i notiziari radiofonici nazionali; venne anche approvata la lettura dei giornali non posti sotto sequestro.

Il 6 ottobre 1924 si ebbe l’inizio ufficiale delle radiotrasmissioni in Italia: “URI-Unione Radiofonica Italiana. Uno-erre-o (1RO), stazione di Roma. Lunghezza d’onda: metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto, il nostro saluto e la nostra buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924”. Con questo annuncio la speaker, la concertista Ines Viviani Donarelli, presentò la prima trasmissione ufficiale dell’ente radiofonico italiano, un concerto classico di due ore con musiche di Haydn. In seguito andò in onda il primo giornale radio. L’annunciatrice ufficiale dell’URI fino al ’63 fu però Maria Luisa Boncompagni, la madre di Gianni Boncompagni, la quale dichiarò...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mylva di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Valentini Paola.
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