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Storia della moda

La nascita del couturier e Charles Worth

La storia della moda si può dire nasca solo dopo la prima metà dell’Ottocento, con l'avvento di colui che verrà definito per la prima volta couturier; Charles Frederick Worth. Prima di lui i vestiti non erano firmati e si limitavano ad assolvere solo il compito di essere indossati, e chi per tanto li fabbricava non rimaneva altro che un sarto di più o meno fama che soddisfa i desideri di chi lo acquista. Già da allora il centro della moda era Parigi, che fu la prima capitale ad aprire i magazzini sotto l'impero di Napoleone terzo.

Charles Frederick Worth nacque a Bourne, una cittadina inglese, nel 1825 da una famiglia della media borghesia. Iniziò a lavorare giovanissimo nel campo dei tessuti in un negozio a Londra ma sognava Parigi e così si trasferì trovando subito occupazione in un altro negozio di tessuti dove, solo 5 anni dopo, ne divenne responsabile. Worth iniziò a vestire con il tempo un grande numero di donne, tra cui sua moglie, decidendo così di aprire un suo atelier al numero 7 di Rue de la Paix assumendo una ventina di impiegati. La sua fama crebbe sempre di più, anche con il sostegno della moglie Marie Vernet, riuscendo a raggiungere l'interesse prima della principessa Pauline, nipote del grande statista del congresso di Vienna, e poi della consorte di Napoleone terzo, Eugenia de Montijo.

L'imperatrice rimase molto soddisfatta del lavoro di Worth tanto che nel 1864 lo nominò suo fornitore ufficiale, iniziando a vestire le teste coronate di tutta Europa facendo diventare il suo nome nel campo della moda il più importante. La sua fama raggiunse anche l'America. Ovviamente, come si può immaginare, aprì altri atelier e ottenne numerosi spazi all'interno di magazzini. Con lui la moda entrò nell'era moderna poiché le sue clienti andavano da lui per il suo concetto e le sue idee, non mettendole mai in discussione.

Nel 1884 fu addirittura nominato sarto imperiale. Tuttavia, dopo la guerra franco-prussiana, Worth non riuscì ad acquisire più il successo e la fama avuta in precedenza continuando però fino alla morte avvenuta nel 1895. I figli aiutarono il padre nella vecchiaia ma soprattutto dopo la sua morte cercando di mandare avanti la couture e cercando di rinnovarsi ma la clientela della couture era affezionata alla linea stilistica di Worth e per questo sia le vecchie che le nuove generazioni non riuscirono ad apprezzare la nuova direzione e le nuove scelte stilistiche.

Worth nel corso della sua carriera apportò molte modifiche alla struttura dell'abito ottocentesco e di conseguenza alla figura della donna. Inizialmente, come da tradizione sartoriale, partì anche lui dalla crinolina ma si rese presto conto di quanto le donne erano impossibilitate a compiere movimenti liberi e per questo iniziò uno studio su come modificarla e ridurla. Ne uscì fuori una struttura allungata che si estendeva nella parte posteriore del vestito creando uno strascico. Legato al busto c'era un cuscino detto 'culison'. Il vestito poi fu accorciato anche nella parte davanti per consentire una camminata più sicura e libera.

Il bloomerismo e il rational dress

I più grandi cambiamenti nella storia della moda femminile iniziarono nella seconda metà del 1800. Le donne all'epoca si ritrovavano intrappolate in busti e corsetti, nascoste sotto degli ombrellini per mantenere l'incarnato pallido e costrette a cambiarsi 5 o 6 volte al giorno. Tutto questo nuoceva ovviamente alla salute del genere femminile ma era impossibile rinunciarci perché mostrarsi in abiti ricchi e ostentare tutta la propria bellezza significava mettere in buona luce il marito; naturalmente se le donne non fossero state accompagnate dal marito avrebbero dovuto invece coprirsi e nascondersi. Questo evento sociale viene chiamato la grande rinuncia.

Iniziarono a nascere piano piano dei malcontenti nelle donne, ma la prima a ribellarsi e a dare voce al suo pensiero fu Amelia Bloomers, un'americana che nel 1851 pubblicò sulla rivista del marito una tipologia di abbigliamento che fece scalpore: gonna molto più corta, pantaloni sotto di essa quasi all'orientale, una giacca lunga che arrivava a metà lunghezza dell'abito, un cappellino e infine un ombrellino da sole. Decise anche di organizzare una manifestazione di donne vestite così che si rivelò tuttavia fallimentare tant'è che vennero derise e scacciate. Anche se l'operazione della Bloomers possa sembrare un fallimento, in realtà fu il primo vero atto di femminismo e di ribellione all'oppressione maschile, e ispirò poi quelle che furono le suffragette.

Nel 1881 la Viscontessa Aberton, insieme ad un ampio numero di intellettuali, fondarono un’organizzazione inglese chiamata poi Rational Dress Society, il cui scopo era protestare contro l'introduzione di qualsiasi moda nell'abbigliamento che deformi la figura, impedisca i movimenti del corpo o tenda in qualsiasi modo a nuocere alla salute. In questo clima gruppi come questi si moltiplicarono in tutta Europa e si discuteva su quali vestiti rispecchiavano le caratteristiche di quella idea di donna moderna che stava nascendo; tra questi ottenne maggiore successo una giacca di Worth detta princes.

Poco prima nel 1848 nasce un movimento artistico, ispirato al pittore William Morris, detto preraffaellismo. Questo movimento riporta l'uomo e la donna ai valori medievali legati alla natura e alle arti. Questo movimento diede origine a quello dell'art and craft. Le donne in questo immaginario erano vestite con abiti morbidi e leggeri e circondate dalla natura. Unendo tutti questi elementi troviamo in Europa due parti: una, che aveva come capitale Parigi, che era ancora legata agli ideali di Worth e quindi a tutte le strutture della donna e dell'abito, e l'altra, che aveva invece come capitale Londra, che era più vicina agli ideali di donna libera.

Paul Poiret

Paul Poiret nasce il 20 aprile 1879 nel quartiere parigino di Les Halles. Il padre era un mercante di tessuti e non accettò mai la passione del figlio per la moda così a 18 anni lo mandò a lavorare in una fabbrica di ombrelli. Quando entrò nel mondo della moda lavorò come disegnatore per madame Cheruit per poi diventare apprendista di quello che lui stesso definirà come suo maestro, Jacques Doucet.

Fu inserito nella sezione dedicata ai costumi per il teatro, che era nel suo periodo di splendore, e ebbe l'occasione di vestire delle dive di quel settore, come Raiane, con cui stringerà un forte legame di amicizia, e Sara Bernard, conosciuta per essere molto capricciosa, con lei infatti poi litigherà poiché l'attrice scelse di indossare un altro abito a sua insaputa. La lite con la Bernard gli costò il licenziamento trovando però presto una nuova occupazione dai fratelli Worth, che cercavano dell'innovazione per la maison.

Qui propose un abito, che chiamerà Reverand, nero con influenze orientali, che seguiva le linee del kimono con l'intenzione di donare alla donna più movimento e libertà. Anche nella maison Worth non fu apprezzato il suo estro moderno e per questo sarà mandato via. Poiret poi parte per il servizio militare tornando solo nel 1903 e, grazie ad un prestito della madre commossa dal suo ritorno, apre un atelier al numero 5 di Rue Auber dove ebbe l'idea di usare le vetrine in maniera molto attuale riuscendo così a catturare l'attenzione dei passanti.

Una delle prime creazioni dell'atelier, che ci mostra l'amore di Poiret per le linee orientali che poi riprenderà in futuro, si chiamava Confucius, risale al 1904, ed era una reinterpretazione del kimono che aveva proposto quando lavorava per Worth. Questo kimono era un soprabito di lana bordeaux decorato con piccoli ricami e medaglioni cinesi. Una delle più importanti collezioni di Poiret, risalente al 1906, fu chiamata Josephin, in onore della prima moglie di Napoleone che dopo la Rivoluzione francese abbandonò lo stile ottocentesco, per intenderci l'uso dei busti e della crinolina, per adottare uno stile classico. Una serie di donne la seguì in questo stile e vennero chiamate le meravigliose.

Poiret si ispira a questo movimento reinterpretandolo in chiave moderna vestendo le donne con questa veste che tagliava sotto il seno, una seconda veste che aveva un'altezza diversa e la parte anteriore leggermente più lunga ed era ornata con un bordo ricamato. Un altro elemento che contraddistingueva questa collezione era una rosa che si trovava all'altezza del petto. La rosa per Poiret simboleggiava Parigi. Questo abito possiamo definirlo rivoluzionario per l'epoca poiché fu il primo privo di corsetto.

Un altro degli abiti più iconici di Poiret fa parte invece della collezione Minareto, dal nome possiamo capire il tema orientale della collezione, e la particolarità di questo era il laccio legato stretto interno alle caviglie. L'abito prese il nome jupe entrave. Sempre su questo filone ricordiamo poi i pantaloni all'orientale stretti sulle caviglie ma larghi e drappeggiati. Nel corso della sua carriera decise di prender moglie con una sua compagna di infanzia Denise Boulet con la quale ebbe cinque figli, e che diventò la sua modella ideale.

Nel 1911 arrivarono a Parigi i balletti russi e Poiret rimasto affascinato da questi iniziò a creare mantelle e cappe molto ampie e decorate con broccati vari, ricami preziosi, velluti intagliati e motivi particolari. In quello stesso anno, reduce da un viaggio a Vienna, venne in contatto con l'accademia Wiener Werkstatten. Ispirato da questo viaggio creò prima l'Atelier Martine, dal nome della sua prima figlia, dedicato alla decorazione degli interni, e dopo una linea di profumi che chiamò Rosine, in onore della secondogenita.

Il successo di quegli anni lo spinse a spostare l'atelier in spazi più grandi a Rue d'Antin. Qui iniziò ad organizzare feste sfarzosissime che furono definite quasi degli spettacoli teatrali e per Poiret diventavano delle occasioni per mostrare e far accettare le sue creazioni controverse. Quella più celebre fu la festa in maschera ispirata alle mille e una notte dove gli invitati erano vestiti con abiti persiani e venne chiamata le mille e due notti, proprio perché durò due giorni. Poiret aveva dominato l'universo della moda di quegli anni, la sua opinione contava più di tutte le altre e non accettava pareri contrastanti.

La sua supremazia però iniziò a calare dopo la fine della grande guerra (che tra le altre cose gli portò via due suoi figli) dove stavano iniziando ad emergere bisogni ed esigenze nuove e quindi la necessità di vestiti che potessero soddisfarle. Le donne volevano quindi comodità e praticità come elementi chiave dei loro abiti. Nel 1925 a Parigi si tenne la grande esposizione universale dove tutti gli stilisti parteciparono. Usò tre barche posizionandole sulla Senna che chiamò amore, delizia e orgia, al cui interno contenevano, rispettivamente, i suoi vestiti, i prodotti della sua linea di arredamento e cibo e infine prodotti di bellezza. Anche se ebbe riscontri positivi all'esposizione non ebbe una controparte positiva sulle vendite che rimasero sempre allo stesso livello negativo.

Indebitato, il suo nome fu ceduto ai grandi magazzini ma non riuscendo a subire passivamente questa situazione abbandonò la sua azienda nel 1926. Tentò di riscattarsi usando al posto del suo nome il suo numero telefonico, 1017, ma non ebbe successo. Morì così nel 1944 in povertà. Nonostante il fallimento della sua azienda ispirò tutti i futuri designer che vennero, per citarne uno, John Galliano.

Mariano Fortuny

Mariano Fortuny nasce a Granada nel 1871. Essendo il padre un noto pittore spagnolo ereditò da lui un grande talento artistico. A soli 13 anni, mentre viveva a Roma insieme al resto della famiglia, rimase orfano del padre costringendo la famiglia a trasferirsi a Parigi. I trasferimenti della famiglia cessarono quando la madre decise di stabilirsi definitivamente a Venezia nel 1889. All'inizio del Novecento aprì una piccola officina di stampa su seta. Tra le sue prime creazioni ricordiamo senza dubbio i veli e gli scialli stampati con motivi decorativi che si rifacevano all'arte cretese, che infatti furono battezzati da lui con il nome Knossos.

Questo capo divenne iconico grazie a Isadora Duncan che si presentò ad una festa di Poiret a Parigi vestita solo da questi veli. In seguito, realizzò altri tipi di tessuti stampati questa volta con fantasie orientaleggianti. Tuttavia, il capo che fece passare alla storia Fortuny fu l'abito Delphos, il cui nome faceva riferimento all'auriga di Delfi, che era sostanzialmente un lungo cilindro in drittofilo di seta o taffetà di seta plissettata che avvolgeva e sottolineava la siluette femminile, inizialmente fu pensata infatti come una raffinata veste da casa.

La caratteristica di questo abito era proprio la plissettatura utilizzata, che nel 1909 fu anche brevettata dall'artista, che era longitudinale e talvolta anche leggermente ondulata. Le prime ad indossarlo furono Sara Bernard e Eleonora Duse ma presto il modello diventò così celebre da essere considerato anche un pezzo da collezione. La sua plissettatura diventò anche la base di una casacca, chiamata peplos, che terminava con orli obliqui e irregolari contornati da perline di vetro di Murano.

Ispirandosi poi ancora al mondo asiatico, in particolar modo al kimono, crea delle cappe più o meno ampie e con più o meno coda, decorate con disegni fatti di velluto di seta. Queste furono ribattezzate con il nome di Klaflan e furono spesso abbinate ai Delphos. Tuttavia, quando si parla di Fortuny non ci si può limitare al termine stilista, infatti lui era un appassionato di arte, realizzava scenografie e costumi di scena per teatri, appassionato della lavorazione del vetro e dei movimenti della luce ed infine scoprì anche la fotografia.

Per questi motivi e per tutto il lavoro svolto nel corso della sua carriera possiamo dire che Mariano Fortuny fu il primo a coniugare arte e moda, tecnica manuale e creatività. Dopo di lui continuò su quel filone la romana Maria Monaci Gallenga riprendendo i Klaflan di Fortuny che creò utilizzando tessuti neri e leggeri, stampandoci al di sopra disegni e fantasie create con pigmenti metallici oro.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kiararizzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Giordani Bonizza.
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