Il femminismo
Con il termine femminismo si vuole inoltre indicare il movimento politico, culturale e sociale nato durante l'Ottocento ispirandosi alla Carta dei diritti dell’uomo. La prima volta che il termine fu associato al movimento erano gli anni Sessanta del Novecento. L'intento era quello di modificare del tutto la divisione sessuale dei ruoli nella società. Voleva così rimettere in discussione, in tutti gli aspetti del vivere, una gerarchizzazione umana che definiva l'importanza delle persone in base al genere e alle relative proiezioni sociali e politiche.
Mary Wollstonecraft e la rivendicazione dei diritti della donna
L'inglese Mary Wollstonecraft scriveva la sua “Rivendicazione dei diritti della donna”. All'interno del documento ella affermava che era ora di effettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne, è ora di restituirle la dignità perduta, e far sì che esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando sé stesse per riformare il mondo. Nata in una famiglia povera, Mary aveva studiato da autodidatta e si era resa economicamente indipendente.
Ne “Declaration de la true de la femme”, testi 71 e 72 con cui si è avviato il dibattito per il diritto a quelli che sono diritti della donna, spiegando alla società che la donna deve avere un ruolo importante. Il ruolo importante viene attribuito con l'istruzione, infatti inizialmente, quando le donne non venivano istruite, dovevano restare a prendersi cura della casa e dei figli. Si batté affinché le donne, bambine, ragazze, acquisiscano un'istituzione anche se un inserimento nella società.
Olympe de Gouges e la dichiarazione dei diritti della donna
Olympe de Gouges, con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1971, pone la situazione del ruolo negato di fronte alla società del tempo. Risultato? La donna fu denunciata dalle donne repubblicane parigine e nel 1973 finì sulla ghigliottina. Le rivendicazioni della Wollstonecraft potrebbero coincidere con i principi della rivoluzione guidata dalla borghesia francese.
Secondo la donna solo le donne della classe media potevano sollevarsi dalla condizione di subordinazione cui erano costrette sin da piccole, secondo i falsi valori maschili per i quali la donna è per natura inferiore all'uomo. La stessa educazione impartita sin dall'infanzia avrebbe quindi eliminato il problema dalla radice.
Emancipazione femminile e rivoluzioni
Le tematiche alla base dell'emancipazione femminile sorsero quindi nell'Inghilterra della Gloriosa rivoluzione e del parlamentismo, negli Stati Uniti che avevano formulato la prima Dichiarazione dei diritti dell'uomo e nella Francia, ispirata da quella Dichiarazione, che aveva dato vita alla grande rivoluzione contro l'Ancien Régime.
Nel XIX secolo sorgevano le prime fabbriche. Molte donne videro così aggiungersi al consueto lavoro - non retribuito - della cura della casa e della famiglia, un altro lavoro scarsamente retribuito. Le donne benestanti non dovettero rapportarsi con questa novità, esse erano infatti mantenute dai mariti, mentre la cura della casa e dei figli era riservata alla servitù.
Tentare la vita di un'attività intellettuale era difficile, sia per il generale scetticismo riguardo alle loro capacità, sia per la loro istruzione incompleta. Esse infatti, come ben sappiamo, non avevano il diritto di accesso alle scuole superiori e di conseguenza all'esercizio delle professioni liberali. Economicamente soggette all'uomo, esse erano per legge escluse dalla gestione del patrimonio familiare e dal diritto di parità ereditaria con gli altri beneficiari maschi ed all’intera vita pubblica della società.
Stuart Mill e il supporto maschile al femminismo
Tra gli autori maschi che appoggiavano questo movimento fu Stuart Mill che nel suo saggio diceva che l'idea che questa servitù sia naturale veniva inculcata nelle menti delle donne sin dall'infanzia, e purtroppo è una situazione ancora oggi esistente in molte parti del mondo, ma ne parleremo dopo. Sin da piccole esse sono educate a pensare di dover essere l'opposto dell'uomo, non devono quindi esprimere una libera volontà e un comportamento auto-controllato, ma una sottomissione e una subordinazione al controllo altrui.
Fu uno dei primi sostenitori maschi perché credeva nella libertà ottenuta con la giustizia morale come diritto alla non interferenza per l'autonomia che deve essere estesa a tutti gli esseri umani individualmente; perciò, propone di distruggere tutti gli stereotipi sulle donne perché erano false credenze e denuncia anche il matrimonio come istituzione perché lo preferisce a un legame basato sulla cooperazione (agape= sentimento di unione e complementarità tra coniugi). Quindi doveva essere un’associazione volontaria.
I socialisti utopisti e il progresso sociale
I temi dell'emancipazione femminile appaiono poi nelle riflessioni dei primi socialisti utopisti come Charles Fourier, il quale affermò che il grado di emancipazione della donna misura anche il progresso generale della società. Marx prese posizione sulla questione femminile, prendendo l'idea di Fourier secondo la quale il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale del bel sesso.
Marx giudicava la composizione del personale operaio combinato con entrambi i sessi e delle età più differenti, per quanto spontanea e brutale, cioè capitalistica, fonte bensì di sviluppo di qualità umana. Il contributo più organico fornito dal marxismo sul tema è il libro Friedrich Engels “L'origine della famiglia”.
Friedrich Engels e l'origine della famiglia
Per lui la famiglia rappresenta l’aspetto privato del capitale da abolire. Per questo, dopo la Rivoluzione russa (1917), ci fu un dibattito sui temi dell’emancipazione femminile che portò alla riforma del diritto di famiglia, dove si approvarono le leggi del divorzio, aborto e riconosciute le coppie di fatto, stabilendo nuove forme collettive di convivenza delegando l’accudimento del figlio allo Stato per far sì che la donna potesse occupare sia la posizione di madre che di lavoratrice.
Quest'ultimo già nella sua Ancient Society del 1877 aveva tracciato un'evoluzione del genere umano, distinguendolo in stato selvaggio, periodo paleolitico, periodo della barbarie, del neolitico e della civiltà. Secondo Engels si passa dalla generale promiscuità sessuale che caratterizza le prime aggregazioni tribali, all'esclusione dei rapporti sessuali tra genitori e figli, e infine a quella tra fratelli e sorelle della stessa tribù.
Nel paleolitico non esiste la famiglia come la intendiamo oggi, né la subordinazione della donna all'uomo: anzi, essa viene onorata come fonte di vita e di fecondità. L'amministrazione comunistica nella quale le donne, per la maggior parte se non tutte, appartengono ad una medesima gens, mentre gli uomini provengono da diverse gentes, è il fondamento oggettivo del predominio delle donne, generalmente diffuso all'epoca delle origini.
Il passo successivo fu, secondo Engels, il matrimonio monogamico. Si ha poi il passaggio dalla caccia e dalla raccolta all'allevamento di bestiame e alla lavorazione di metalli, alla tessitura e all'agricoltura, alle guerre per il controllo dei territori più estesi e al possesso dei prigionieri in qualità di schiavi. Questo passaggio produsse un cambiamento delle condizioni precedenti, dando all'uomo, che aveva il compito di procurare gli alimenti, una posizione più importante della donna nella famiglia.
Tuttavia, secondo il diritto matriarcale, il patrimonio doveva rimanere nella gens ai consanguinei per parte di madre. Questi ultimi non potevano quindi ereditare dal padre, poiché non appartenevano alla sua gens. Alla morte del possessore di armenti, questi sarebbero passati ai suoi fratelli e sorelle e ai figli delle sue sorelle. I suoi figli, però, ne erano diseredati.
L'uomo allora decide di abrogare il diritto matriarcale per favorire i propri figli: si invertono così le cose, e viene deciso che in futuro i discendenti dei membri di sesso maschile sarebbero rimasti nella gens, mentre ne sarebbero stati esclusi quelli di sesso femminile. Viene così introdotta la discendenza in linea maschile, assieme al diritto ereditario patriarcale. Questa fu una rivoluzione epocale: il rovesciamento del matriarcato segnò infatti la sconfitta, sul piano storico universale, del sesso femminile.
L'uomo prende nelle proprie mani le redini della casa e la donna, asservita, è resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli. Per quanto riguarda il matrimonio, nell'antichità esisteva la famiglia di coppia e non quella monogamica. Questa forma si presenta per la prima volta in Grecia, dove anche il figlio adulto può comandare la madre, il marito si porta a letto sotto gli occhi della moglie le schiave che convivono con lui, e i maschi generati da queste unioni hanno diritto al nome e all'eredità.
Il matrimonio era quindi monogamico soltanto per la donna. Accanto al commercio sessuale con la schiava, appare per la prima volta l'aperta prostituzione della donna libera. Per farla breve: le mogli stanno in casa, e l'uomo può soddisfare i propri bisogni sia all'interno della famiglia (allargata alle schiave, da precisare) sia fuori di essa. Per Engels l'emancipazione della donna ha come prima condizione la reintroduzione dell'intero sesso femminile nella pubblica industria, e ciò richiede a sua volta l'eliminazione della famiglia monogamica come unità economica della società.
La monogamia sorge storicamente nel periodo in cui le grandi ricchezze si concentrarono nelle stesse mani. Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune, la famiglia singola cessa di essere l'unità economica della società. L'amministrazione domestica privata si trasforma in un'industria sociale. Con l’eliminazione della proprietà privata quindi sarà una grande trasformazione sociale soprattutto nella figura della donna: i doveri domestici diventeranno un fatto pubblico e le donne, liberate dalla schiavitù domestica, potranno integrarsi nel lavoro.
Il predominio del marito è una conseguenza del predominio economico e allo stesso modo cadrà l’indissolubilità del matrimonio perché dal momento che è fondato sull’amore, durerà finché esso non finirà. In uno stadio primitivo dominava un commercio sessuale illimitato dove l’unica finalità era la procreazione giungerà poi alla piena libertà in cui l’unico motivo di scelta per la coppia sarà la simpatia reciproca.
Il femminismo nel XX secolo
Per oltre 50 anni l'opinione pubblica mondiale parlerà del fenomeno del femminismo, e in questo particolare periodo alcune scrittrici sviluppano riflessioni e tesi di grande importanza, che saranno poi riprese durante la seconda ondata femminista. Virginia Woolf scrive il saggio Le tre ghinee (1938) dove paragona tre monete a delle chiavi che permettono l’accesso a delle stanze segrete alle donne. Queste tre stanze segrete rappresentano: l’accesso all’istruzione, il diritto di guadagnarsi da vivere e il valore della libertà e della differenza di pensiero, tutte sfere a cui loro era negato accedere.
Nel 1949 viene invece pubblicato il voluminoso saggio Il “secondo sesso”.
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