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STORIA

CONTEMPORANEA

SOMMARIO

LEZIONE 1 23.09: introduzione al corso ....................................................................... 2

LEZIONE 2 24.09: introduzione al corso ....................................................................... 7

LEZIONE 3 29.09: la rivoluzione industriale ................................................................ 10

LEZIONE 4 30.09: le rivoluzioni del 48, l’unificazione italiana e tedesca ....................... 14

LEZIONE 5 01.10: i grandi imperi multinazionali ed il loro declino ................................ 20

LEZIONE 6 06.10: colonialismo e imperialismo ......................................................... 26

LEZIONE 7 07.10: l’Asia ............................................................................................ 31

LEZIONE 8 08.10: gli Stati Uniti ................................................................................. 35

LEZIONE 9 13.10: l’Italia liberale ............................................................................... 40

Lezione 10 14.10: l’età giolittiana .............................................................................. 45

Indicazioni per l’esonero .......................................................................................... 48

LEZIONE 11 15.10: la Prima guerra mondiale ............................................................. 50

LEZIONE 12 20.10: la Prima Guerra mondiale pt.2 ...................................................... 52

LEZIONE 12 20.10: La Rivoluzione russa .................................................................... 56

LEZIONE 13 21.10: La conferenza di pace del 1919 .................................................... 60

LEZIONE 14 22.10: la Società delle Nazioni ............................................................... 64

LEZIONE 14 22.10: il Medioriente tra le due guerre ..................................................... 64

2

LEZIONE 1 23.09: introduzione al corso

Che cos’è la storia contemporanea?

Studiare la storia significa porsi delle domande. Va da sé che applicare un buon metodo

storico vuol dire porsi delle domande sul mondo attuale, o meglio, porle al passato non per

trovare delle risposte ma per cogliere dei suggerimenti metodologici utili a capire il mondo di

oggi.

La storia a volte può essere contraddittoria. Prendiamo in esempio l’anno del 1945 con due

degli eventi simbolo che lo caratterizzarono: da una parte lo scoppio della bomba atomica a

Nagasaki e dall’altra lo sviluppo degli antibiotici da parte di Fleming.

Devastazione e cura coesistono. Gli antibiotici furono testati sui soldati americani e

continuano a salvare vite tutt’ora. Ci chiediamo cos’è più importante studiare? C’è un rango di

importanza? Cosa rappresentano le due scoperte? Di certo le contraddizioni del mondo

moderno, tecnologicamente avanzato e quindi in grado di auto annientarsi e al contempo in

grado di garantire il benessere della maggior parte delle persone. Dobbiamo occuparci di

entrambi, senza distinzioni.

Altro esempio, è più importante studiare i totalitarismi o le democrazie? È fondamentale

studiare la storia degli USA, primo paese a adottare una costituzione scritta nel 1787 con

Washington come primo presidente. Al contempo è altrettanto fondamentale studiare le Leggi

di Norimberga che aprirono la porta alla discriminazione e allo sterminio degli Ebrei in Europa.

Il racconto della storia contemporanea deve tenere insieme queste grandi contraddizioni.

Ci occuperemo di guerre, che ci sono sempre state e portano violenza. Ne sono testimoni

reporter come Robert Capa, le cui fotografie immortalarono la guerra civile spagnola, lo sbarco

in Sicilia, il conflitto in Indocina. Divennero famose poiché non mostrano mai la violenza diretta

ma riescono ad interpretare le guerre in modo drammatico. Le guerre fungono da scansione

temporale per la storia contemporanea. 3

Ci interessano anche i grandi fenomeni e le dinamiche storiche che caratterizzano gli ultimi due

secoli. Le migrazioni internazionali (in foto: piroscafo Patricia per emigrazione italiana in

America e Brindisi migranti albanesi nella fine 900), il voto alle donne (la più grande battaglia

politica, profonda e longeva che va al cuore della natura dello stato moderno e della

democrazia). Secondo la pensatrice Hannah Arendt bisogna studiare la contemporaneità per

cercare di capire orrendi fenomeni come la Shoah, ma si può davvero comprendere una

vicenda del genere? Per ora limitiamoci a considerare questa affermazione: l’Europa è stata la

culla della democrazia, ma anche degli stermini di massa, dei totalitarismi.

Le date sono importanti ma vanno capite, bisogna comprenderne le dinamiche. Le date sono

concetti relativi a seconda della prospettiva con la quale le si coglie. Prendiamo in esempio la

data relativa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, definita come la maggiore catastrofe

della storia dell’umanità segnata dal maggior numero di morti nel minor lasso di tempo: l’8

maggio 1945 (la data coincide con la caduta del Terzo Reich e convenzionalmente la si cita per

indicare la fine del conflitto mondiale, tuttavia in vari Stati la guerra terminò in altre date, ex. 25

aprile in Italia e 15 agosto in Asia). Sullo sfondo del ministro Churchill che una folla esultante

per la fine della guerra contro il nazismo, una guerra anche di propaganda costruita come una

lotta tra democrazia e totalitarismo, ricordiamo che lo stesso giorno vi fu una rivoluzione in

Algeria, la prima rivolta anticoloniale contro il regime francese. La rivolta di Sétif fu repressa

nel sangue dall’esercito francese. Anche le date possono nascondere una dicotomia.

Che cosa caratterizza l’epoca contemporanea rispetto al passato? Esiste una specificità che la

rende diversa da tutte le altre epoche?

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La risposta è sì: la prima specificità dell’era moderna è la crescita economica. A un certo

punto della storia dell’umanità a circa metà de 700 si verificò un balzo in avanti nell’economia,

fu questo l’effetto della rivoluzione industriale che modificò il concetto di crescita risalente

all’epoca preindustriale durante la quale era sorto un certo equilibrio tra popolazione e risorse.

Quando iniziavano a mancare le risorse vi erano carestie ed epidemie che riequilibravano

l’equilibrio malthusiano*. Nel corso della storia l’equilibrio si inverte e si stravolge. Sorge il

fenomeno della crescita economica moderna: le risorse diventano superiori alle popolazioni,

inizia una storia di maggiore benessere diffuso, sconosciuto precedentemente.

*Si riferisce al modello di Thomas Malthus in cui la popolazione tende a crescere esponenzialmente superando le

risorse alimentari disponibili e a tornare ciclicamente a un livello di sussistenza a causa di fame, malattie o guerre.

La rivoluzione industriale non è stata eguale nelle varie

aree del mondo. Europa con flessione e balzo = due

guerre mondiali. Poi America con balzo clamoroso

anche se in ritardo. Russia cresce e poi flessione

decrescente dagli anni 70. America Latina e africa

crescono più tardi e lentamente. Balzo alla fine del

Novecento da parte della Cina che arriva molto più

tardi nel quadro della crescita economica moderna ma

ha lo stesso tipo di balzo. È un enorme cambiamento

che non ha precedenti nella storia e determina una nuova struttura della geopolitica

internazionale.

DATI: L’Europa rappresentava almeno un quinto della produzione manifatturiera mondiale,

Terzo Mondo 2/3. Poi salì al 60% nel corso del 900, la struttura dell’economia mondiale subì un

enorme cambiamento che rispecchia il cambiamento politico del sistema internazionale. La

crescita più clamorosa è sicuramente quella degli Stati Uniti che cresce diventando la

maggiore potenza manifatturiera. La terza potenza economica mondiale è la Germania. La

Cina invece conosce un drammatico declino dal punto di vista del suo ruolo nel sistema

internazionale ed economico mondiale, l’India ugualmente che diventerà colonia britannica.

PIL PRO CAPITE: cambia drammaticamente la natura delle disuguaglianze economiche, nasce

la distinzione tra mondo sviluppato e terzo mondo. Ora le maggiori economie mondiali sono

quelle che hanno fatto quel balzo – USA, Cina, UE. Il reddito pro-capite però ad esempio in Cina

non è così alto come in Europa. La struttura dell’economia mondiale sta cambiando

profondamente, introducendo grandi potenze che stanno sempre dentro la lunga onda della

rivoluzione industriale. L’ingresso della Cina sta continuando a portare cambiamenti.

La seconda specificità riguarda l’Occidente, contemporaneamente a quel balzo si verificano

una serie di rivoluzioni politiche - inglese, americana, francese, moti del 48 – che introducono

dinamiche di uscita dall’assolutismo e aprono le porte all’età delle costituzioni e dei diritti

individuali. L’avvio di un grande cambiamento politico-istituzionale caratterizza l’Occidente.

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Nasce il nuovo concetto di costituzione, che può essere scritta o non scritta (ex. UK). Si

verificano alcune dinamiche che costituiscono la divisione dei poteri dello Stato, non esiste

solo il re ma vi sono altre forze nello stato moderno. In primo luogo, vi è il Parlamento, l’altro

potere che si contrappone al potere assoluto del re. Così nasce l’idea di costituzionalismo che

di conseguenza ha portato alla nascita del moderno concetto di diritti e cittadinanza. Tutto ciò

rientra nel processo di modernizzazione.

Nel corso del Novecento si assiste all’uscita dalla povertà di una grandissima massa di

persone, certamente non in tutte le aree del mondo. Fu un enorme cambiamento sociale. Si

tratta anche di primati internazionali: chi ha fatto la rivoluzione industriale ha armi, ergo

potenza militare, ergo capacità di espandersi e avere un monopolio. Si introduce una nuova

struttura della potenza militare, una nuova fase del colonialismo e la ridefinizione delle

disuguaglianze su scala globale, non solo sulla base della ricchezza ma anche sull’influenza

politica e la capacità militare.

Studieremo come si muove l’Italia dentro tale trasformazione che è anche di natura climatica.

Si assiste ad una transizione energetica verso risorse fossili, la rivoluzione industriale si basava

sul carbone ed è così anche attualmente in Cina. La natura dell’economia contemporanea si

basa sullo sfruttamento e la combustione delle risorse fossili che producono CO2. Oggi siamo

in una fase in cui ci accorgiamo degli effetti climatici della crescita economica moderna degli

ultimi due secoli.

Per uscita dall’assolutismo si intendono delle dinamiche di divisione del potere che

introducono anche il concetto di Parlamento. Sono il fondamento della cittadinanza moderna.

I grandi stati che iniziano ad uscire dall'Ancient regime sono quelli in cui per anni hanno

imperversato guerre di religione. L’idea di moderna cittadinanza si sviluppa nel corso delle

grandi rivoluzioni, inglese americana e francese.

Partiamo da un recap delle rivoluzioni inglesi. La morte di Elisabetta I introduce una lotta di

successione dinastica che si incrocia con le guerre di religione – nascita chiesa anglicana. Nel

1628 Carlo I Stuart, cui primo ministro era Buckingham (da qui il nome del palazzo), riunisce il

parlamento, non quello odierno ma una “riunione degli States (stati generali per la Francia)”

ossia i grandi gruppi come clero, proprietari terrieri e tutte quelle fasce di popolazione che

alimentano la ricchezza della corona. Di fronte a nuove spese dell’Inghilterra, impegnata al

tempo nella guerra dei Trent’Anni, il parlamento decide che non avrebbe più alimentato le

spese della corona per le guerre a meno che il re non avesse accettato la cosiddetta “Petition

of Rights”. Non ci sarebbero stati più prelievi fiscali non autorizzati dal parlamento, il quale

diventa il luogo in cui si decide la fiscalità dello stato che non è più in mano al re. Inoltre, si

violano gli arresti arbitrari. La moderna democrazia nasce da una questione di fiscalità e di

diritti individuali. Il re cerca di resistere e scioglie il parlamento di fronte alla limitazione dei suoi

poteri, irrompe col suo esercito in parlamento scatenando la prima rivoluzione inglese, una

guerra tra re e parlamento. Diventa una vera e propria guerra civile dal 1640 al 1649. Uno degli

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esponenti del parlamento Cromwell viene incaricato di formare la New Model Army, l’esercito

in difesa del parlamento. Il re fugge e viene giustiziato ed è proprio la morte di un sovrano

assoluto ad aprire la strada alla trasformazione dei poteri dello Stato. Le tensioni continuano

con il successore e nel 1679 vi è una nuova carta di richieste, l’habeas corpus che proclama il

diritto ad essere portati davanti a un giudice, è una garanzia individuale contro le persecuzioni

di natura religiosa. È il grande diritto della contemporaneità. Il percorso dei diritti individuali

parte da qui passando dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del cittadino durane la

Rivoluzione francese fino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU. In molti

paesi del mondo ciò ancora non esiste nemmeno attualmente.

Anche Giacomo II Stuart scioglie il parlamento. Nel 1688 è costretto all’accettazione del Bill of

Rights: codifica che il parlamento è l’organo che rappresenta la nazione, esso ha potere

legislativo, la facoltà di imporre le tasse ed il re non può scioglierlo. Si divide la gerarchia dei

poteri dello stato. È su questa carta che si fonda la democrazia inglese. Il sistema

costituzionale britannico si basa su un patto non scritto tra il re e il parlamento.

Nel 1707 nasce il Regno Unito con l’Union Act, governato dal parlamento a Westminster. È un

governo di gabinetto, ossia privo di re e guidato da un primo ministro eletto dal parlamento,

solitamente il leader del partito che vince le elezioni. Robert Walpole: “il re regna ma non

governa”. Camera dei comuni, elettiva, e dei lord, per ereditarietà e nomina del re. Il parlamento

non è a semicerchio come nel caso italiano o francese ma i banchi dell’opposizione si

confrontano con i banchi del governo, unico caso al mondo. Il governo deve parlare

all’opposizione frontalmente. Al centro nel sistema anglosassone vi è lo speaker della camera

dei comuni che dà la parola ed eventualmente va a parlare con il re. Da noi corrisponde al

presidente della camera. Viene ripreso nel sistema americano con lo stesso titolo. Ancora oggi

il re non può entrare in parlamento se non nel caso dell’invito per il discorso di inaugurazione

tenuto ogni anno legislativo. L’accesso alla camera dei lord avviene attraverso la sovereign

entrance, si segue un rigido cerimoniale con gioielli e abiti storici. Uno dei membri della camera

dei comuni viene preso in ostaggio come garanzia del re. Il sovrano entra dicendo “my lords

take a seat”, il gran ciambellano tutto vestito di nero con un abito del 600 va alla camera dei

comuni per invitarli alla camera dei lord. I comuni sono vestiti normalmente mentre i lord

vestono abiti cerimoniali tradizionali. Mentre si dirigono verso la camera dei peers i comuni

devono sghignazzare, un modo di demistificare il potere del re che in quel momento è nel

parlamento. La regina dice “my government...” seguito dalle decisioni del governo ma lei non

alcun potere sulle scelte politiche (ex. Elisabetta in via ufficiosa si era dichiarata contraria

all’uscita dall’UE). La tradizione viene preservata, è l’identità della democrazia inglese.

https://www.youtube.com/watch?v=mlmjkDZIZ1M 7

LEZIONE 2 24.09: introduzione al corso

Una dinamica analoga che riprende l’esperienza inglese è quella che si verifica nelle colonie

inglesi in Nord America (originate dalle 13 colonie che facevano parte degli imperi di età

moderna, ossia spagnolo, portoghese, francese e inglese). Le colonie erano sotto la

legislazione inglese ed erano popolate per lo più da emigrati del nord Europa. A partire dalla

seconda metà del Settecento diedero origine ad un assetto politico istituzionale

completamente nuovo rispetto al resto dell’Europa con molte suggestioni importate dal

sistema inglese e altrettante innovazioni. Istituirono la prima repubblica democratica con una

costituzione scritta. Il patto ha origine dall’asserzione dei diritti individuali e si basa su una

questione fiscale, come nel caso inglese.

Le colonie erano terre ricche di ogni risorsa primaria, suddivise grossomodo in due zone: il New

England con grandi porti e a prevalenza di inglesi, olandesi e tedeschi, tutte persone che

fuggivano dalle guerre di religione e credevano nel sogno della costruzione di un mondo nuovo;

ed il Sud con meno porti e commercio, un paese non avviato all’industrializzazione ma con

un’economia orientata verso le piantagioni e lo schiavismo – gli schiavi africani ammontavano

a circa sei milioni.

Su di esse vi era un monopolio controllato dall’Inghilterra, anche per il commercio estero le

colonie erano regolamentate dal parlamento inglese. Nel 1763 si inasprì la già profonda rivalità

tra Francia e Inghilterra (una divisione con una lunga tradizione di rivalità che finirà solo con

l’unificazione della Germania e la costituzione di un nemico comune) in particolare riguardante

l’egemonia sui mari e sugli assetti coloniali. L’Inghilterra ottenne il Québec ingrandendosi

notevolmente, impose quindi delle nuove tassazioni che determinarono l’avvio di proteste e

avviarono involontariamente la rivoluzione americana. Slogan: “no taxation without

representation”. Anche nel caso americano la moderna idea di cittadinanza nasce da un’idea

di fiscalità.

Comincia da allora un irrigidimento inglese e la dinamica rivoluzionaria si avvia nel 1763 da

Boston con il Boston Tea Party: i cittadini attaccarono una

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martagavry05 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Curli Barbara.
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