Mattia Trovato a.a. 2022-2023 Sociologia per la Moda
SECONDA PARTE
4 tesi di Mora
Questione dell’abito come linguaggio.
Comunichiamo chi siamo ri utando o seguendo determinanti norme previste nella
società.
Fred Davis > abiti comunicano, ma non consentono una conversazione come
linguaggio verbale (conferma di Blumer).
Mora in disaccordo
Abbigliamento non completamente uguale a musica o cinema, che sollecitano
l’emotività e meno la razionalità.
Sguardo a un concetto elaborato da Barthes:
Abbigliamento, come il linguaggio verbale, caratterizzato da due aspetti:
- Dimensione sistematica, collettiva che prescrive i modelli e i valori di conformità
(come una grammatica o sintassi della lingua).
- Dimensione individuale, l’uso concreto che ciascuno fa dell’abbigliamento.
Si può parlare ancora di moda? Infatti al giorno d’oggi ognuno interpreta il
fenomeno vestimentario a proprio modo. Non si può più parlare di moda come
fenomeno singolare, si deve parlare di mode al plurale.
1. La moda è un’industria culturale
Sostituimmo l’espressione “cultura di massa” con “industria culturale” per
eliminare l’idea consueta che sia una cultura che nasce spontaneamente dalle
masse, di una forma contemporanea di arte popolare.
- L’industria culturale nasce quando, con lo sviluppo delle tecnologie dei media
(fotogra a, registrazione dei suoni, radio, televisione ecc.), i prodotti culturali
(musica, letteratura, arte, ecc.) cominciano a essere realizzati in serie.
- Grazie al sistema dei media il pro tto ha conquistato il territorio della cultura e vi
ha imposto le leggi della standardizzazione e della bassa qualità, sottraendolo al
principio della libertà creativa e disinteressata.
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- La standardizzazione dei prodotti provoca ed esige una omologazione del
pubblico: il consumatore non è un interlocutore dell’industria culturale, ma un suo
prodotto.
Herbert Blumer: la cultura di massa non può essere piani cata dall’alto
industrie ibride,
Industrie culturali = basate sull’intreccio di due componenti fra loro
contraddittorie:
- Processo creativo (produzione di cultura)
- Processo industriale (manifattura)
La moda funziona sempre di più come le industrie culturali
«Produrre abiti è un’attività che assomiglia sempre più a produrre lm»
Paul Hirsch: Le industrie culturali funzionano come meccanismi di regolazione
dell’innovazione tramite selezione
Adorno nel 1947: prima de nizione fortemente critica:
Prodotti artistici trasformati in manufatti, standardizzati, o erti al consumo di un
fruizione passiva
pubblico vasto e indi erenziato, costretto a una di prodotti che
non soddisfano bisogni autentici, ma suscitano desideri trasmessi dalla pubblicità e
dalla comunicazione di massa.
Perché scegliere un prodotto culturale piuttosto che un altro, all’apparenza uguale?
Ciò che conta non è tanto il loro contenuto materiale: ciò che di erenzia i capi
gli elementi immateriali.
sono Il contenuto materiale è dunque solo una parte del
prodotto moda nito, il cui valore compiuto è costituito dall’intreccio tra le due
componenti materiale e quelle immateriali, rese percepibili attraverso s late,
campagne pubblicitarie, riviste di moda.
2. La moda italiana è conservatrice
La moda italiana è conservatrice ad almeno tre livelli:
1. Sul piano istituzionale dei market player, i grandi produttori, Il ra orzamento dei
grandi marchi ha spostato l’attenzione degli stilisti dal design alle politiche
d’immagine e di sfruttamento del marchio (seconde linee, licenze).
2. Sul piano della comunicazione (riviste, styling, fotogra a),
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L’editoria di moda non è più indipendente, ma si è trasformata in un megafono dei
marchi di moda.
3. Sul piano del consumo (culture giovanili, stili di strada).
In Italia, a confronto con altri paesi, le scelte vestimentarie delle subculture e della
controcultura giovanile sono state tendenzialmente conformiste rispetto alla cultura
dominante.
3. Distinzione e comunicazione non sono in alternativa
Oggi > abbigliamento funzione espressivo-comunicativa.
Facilita processi di identi cazione e a liazione culturale, invece di, distinzione ed
innalzamento sociale.
Funzione distintiva: La moda ha una funzione principalmente distintiva per chi
(come Tarde e Simmel) ritiene che vestirsi secondo le tendenze serva a manifestare
la propria appartenenza a una classe privilegiata.
Funzione espressivo-comunicativa: La moda ha una funzione principalmente
espressivo-comunicativa per chi (come Baudrillard e Crane) ritiene che vestirsi
secondo le tendenze serva a interagire di volta in volta nella maniera più
desiderabile con gli interlocutori della vita quotidiana.
- Nella società di ne Ottocento la moda aveva una funzione di distinzione.
- Nella società contemporanea la moda svolge una funzione espressivo-
comunicativa. complementare
Le due prospettive devono venire utilizzate in modo per
comprendere motivazioni, comportamenti e atteggiamenti di gruppi diversi di
persone in momenti diversi della loro vita sociale.
Due ragioni per il cambiamento di paradigma (da distinzione a comunicazione)
nella sociologia della moda:
- L’industria della moda ha gradualmente inglobato nelle proprie proposte tratti
culturali e subculturali, sollecitando i consumatori a cercare negli abiti i tratti
identitari che questi promettono.
Il mondo in cui ciascuno di noi vive non è fatto di cose, comportamenti oggettivi,
fatti, situazioni date.
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signi cati,
Al contrario, noi viviamo in un mondo fatto di vale a dire di
interpretazioni delle cose, dei comportamenti, dei fatti e delle situazioni.
Chiamiamo l’insieme delle interpretazioni del mondo tipiche di una certa
cultura.
collettività la sua cultura dominante.
In ogni collettività vi è una signi cati
La cultura dominante è l’insieme dei che in una società vengono
attribuiti più frequentemente a fatti, oggetti, comportamenti, situazioni.
La cultura dominante non è totalizzante. Ciascuno di noi interpreta in maniera
adattandola
personale la cultura dominante, alle proprie esigenze e alle proprie
caratteristiche personali. subculture.
E’ normale che all’interno di una cultura si sviluppino delle
gruppo sociale circoscritto
Una subcultura è la cultura di un all’interno della
società, che si distingue per alcune caratteristiche culturalmente signi cative, pur
accettando nel suo complesso il carattere prevalente della cultura dominante.
- mutate sociale,
Sono (e non scomparse) le forme dell’appartenenza divenute
negoziabili perché non più imposte da una generazione a quella successiva ma
prodotte all’interno dei gruppi e delle generazioni per via di riconoscimento da
parte degli altri.
Mora: funzione di distinzione e funzione espressivo-comunicativa
oggi spesso
convergono nel determinare le scelte delle persone in fatto di moda e
abbigliamento.
La moda segue ancora dinamiche di classe:
- Giovani immigrati di seconda generazione = inseguimento degli stili delle classi
superiori,
- Membri delle classi superiori = fuga verso esperienze di nicchia fortemente
caratterizzate sul piano culturale più che su quello del prezzo (nuove forme di
«consumo vistoso»).
La moda è sempre più a ermazione di un’identità culturale:
- I prodotti più interessanti e innovativi, «alla moda», non devono necessariamente
essere i più costosi ed esclusivi, ma quelli che più rispecchiano l’identità culturale
delle persone (etnica, politica, valoriale, di gruppo o subcultura).
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4. Attraversiamo un periodo di saturazione semiotica
Evoluzione del sistema moda:
- Progressiva democratizzazione della moda,
- Di usione sempre più ampia delle politiche di branding,
- Dubbio: la diversi cazione non può essere in nita, la gamma delle di erenziazioni
estetiche è esaurita.
> Saturazione semiotica
Saturazione quantitativa:
I mercati non crescono più e ogni nuovo prodotto trova spazio solo a discapito di un
prodotto già esistente. Di conseguenza la progettazione di prodotti nuovi si orienta
Saturati i bisogni, i prodotti
verso gli aspetti immateriali: il servizio e l’estetica.
nuovi sono costretti a stimolare i desideri.
Saturazione semiotica:
Saturazione dei segni di comunicazione, estetici, immateriali. Il bombardamento di
forme, colori, stili nei prodotti e nella pubblicità crea nel consumatore un e etto
«marmellata» in cui le diversità si confondono.
Confronti semiotici 1° livello
- Elementi semiotici di erenti con medesimo immaginario:
Trasgressione - Provocazione, Lusso - Unicità,
Seduzione - Lusso, Tradizione -
Classico, Malizia - Mistero, Giovinezza - Freschezza.
- Elementi semiotici simili con di erenti immaginari:
Giovinezza - Ricercatezza, Seduzione - Originalità - Ricercatezza, Eleganza -
Romanticismo, Giovinezza metropolitana - Freschezza.
Lo stilista
Lo “stilismo” si può dire che sia nato in Italia, per poi esser esportato in tutto l
mondo. Stylist = fashion director
Stilista: Persona capace di intervenire sullo stile esteriore di un prodotto esistente
per rinnovarlo e adeg
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