Sociologia del lavoro
Interpretazioni diverse dal libro
Esame: preappello 20-21 dicembre solo per frequentanti (scritto con 5 domande aperte, 3 da scegliere). Esame scritto il primo appello, dal secondo in poi orale. Didattica integrativa (facoltativa) 20 ore novembre-dicembre, vale 1 anno: conta per 1/3 del voto con stesura di un breve testo 3 ore di lezione + Presentazione 4/10/22.
Esisterà ancora il lavoro?
La tecnologia tende a diminuire il lavoro necessario. Produce continuamente nuove professioni e nuove merci. Le innovazioni spesso hanno origine in un campo specifico poi transitano. Esisterà ancora il lavoro ma molto diverso da come l’abbiamo conosciuto. Coesistenza tra le varie forme e le varie mansioni.
Che cosa studia la sociologia del lavoro?
Luciano Gallino: si studia l’attività intenzionale che modifica le proprietà di una risorsa materiale (metallo) o simbolica (parole). Si studia anche come questo lavoro influenza la vita quotidiana (ambiente, rapporti sociali).
Limiti della sociologia del lavoro:
- Genere, si studiava il lavoro maschile
- Nazionalità (locali)
- Settori produttivi
Significati del lavoro
Forza lavoro = capacità di ogni individuo di svolgere certe mansioni. Si può distinguere il lavoro come attività sostanziale (lavoro concreto) e come attività formale (lavoro astratto). La sociologia del lavoro si occupa maggiormente del lavoro astratto, retribuito.
Occorre distinguere tra:
- Lavoro produttivo/salariato (con stipendio)
- Lavoro riproduttivo = serve a riprodursi, a riprodurre se stessi e la propria famiglia
Lavoro concreto
Lavoro inteso come attività concreta, legato a un bisogno da soddisfare (valore d’uso). Attività attraverso cui ci si procura direttamente il necessario per vivere, e le attività di svago, e il prodotto resta tendenzialmente a chi l’ha prodotto. Forma di lavoro prevalente prima della rivoluzione industriale (economia di sussistenza), ma che permane anche nel contesto contemporaneo.
Lavoro astratto
Lavoro inteso come occupazione che si svolge indipendentemente dalla sua utilità immediata rispetto ai propri bisogni. Attività attraverso cui ci si procura un salario e il prodotto non appartiene a chi lo produce perché ha soprattutto valore come valore di scambio. Forma di lavoro prevalente a seguito delle trasformazioni economiche e sociali avvenute con la rivoluzione industriale (economia di mercato).
Caratteristiche del lavoro formale/astratto
- Si ha una rottura del legame tra produttore e merce (non ci interessa chi svolge il lavoro, ci interessa che venga svolto bene)
- Scarso controllo sul processo lavorativo e sulle proprie esistenze
- Estensione delle modalità di lavoro salariato a livello internazionale; un numero consistente di persone lavora informalmente.
L’attività produttiva (salariata) è un lavoro astratto in quanto astrae dai rapporti sociali, dalla situazione; non è importante chi svolge l’attività (non importa che ci sia uno o un altro).
Lavoro produttivo
Lavoro che modifica il valore di una merce materiale o immateriale generando ricchezza sociale (agricoltura, industria, servizi). Solitamente il lavoro produttivo viene definito lavoro salariato.
Lavoro riproduttivo
Lavoro inteso come riproduzione della forza lavoro, riproduzione biologica dell’essere umano, e la riproduzione dei beni (ambiente, merci) e dei servizi necessari al sostentamento e alla cura della persona. Comprende attività salariate e non salariate. L’attività riproduttiva ha a che fare con le nostre emozioni, è un lavoro concreto, riguarda la nostra riproduzione.
Dipende dal legame, al ristorante non importa chi è a cucinare, a casa ci sono dei legami affettivi. Due sono i processi di mutamento che delineano il concetto formale del lavoro; la specializzazione e la mercificazione, ovvero quel processo che distacca il lavoratore dal controllo e dall’uso diretto del prodotto, che diventa parte di un’opera collettiva. La mercificazione è in parte funzione della specializzazione; più il lavoro è specializzato, meno le famiglie possono sopravvivere consumando soltanto i prodotti specializzati dei propri membri, ma devono ricorrere al denaro per acquistare merci sul mercato.
Teoria del processo lavorativo
- I luoghi di lavoro sono organizzati per estrarre profitto; qualsiasi luogo tende a massimizzare la produzione di lavoro.
- I lavoratori possono mettere in campo delle forme di resistenza. Se l’obiettivo dell’imprenditore è massimizzare il profitto, il lavoratore può esercitare forme di resistenza al fine di risparmiare il proprio fisico o la propria mente; per non essere consumati eccessivamente.
- La direzione cerca di mantenere il controllo quotidiano del processo lavorativo per mantenere alta la produzione di valore.
- In ogni posto di lavoro c’è una cultura specifica; caratteristiche specifiche che sono tipiche di quel luogo di lavoro, che può produrre più pacificazione, una fluidità maggiore nella produzione o una maggiore conflittualità.
- Le imprese possono affidarsi a diverse forme per la gestione dei posti di lavoro. Varie modalità di gestione: dispotiche (il controllo è basato su modalità brutali), egemoniche (basate sulla cultura), burocratiche (fondate su una gerarchia fatta di burocrati, supervisori, manager ecc.), consensuali (fondata sullo scambio), giochi produttivi (introduzione di una sorta di gioco es. chi riesce ad arrivare a 100 consegne in un giorno).
Imprenditore
Parola carica di ideologia. Il suo significato cambia il nostro modo di guardare, di relazionarci, di pensare.
Lavoro astratto e identità sociale
- Il lavoro astratto tende a rendere il lavoratore poco identificabile con il proprio prodotto.
- Trasformazione della società: necessità di una società ordinata (Durkheim) o di una società giusta (Marx). La società immaginata da Durkheim è una società in cui gli individui vengono socializzati per quella posizione sociale specifica. Secondo la prospettiva di Marx, la società giusta è la società in cui non ci sono più classi, in cui il proletariato conquista il potere e distrugge le varie classi, in cui le varie classi non si differenziano più per aspetti economici (egualitarismo forzato).
- La collocazione lavorativa struttura il sistema di classe (basato su genere, nazionalità).
Divisione sociale del lavoro
Processo mediante il quale vengono suddivise e distribuite le diverse funzioni sociali. Il lavoro è diviso tra diverse figure lavorative; si può distinguere una divisione tecnica da una sociale:
- Divisione tecnica relativa alla mansione svolta
- Divisione sociale legata alla differenziazione degli individui
Forme di divisione sociale del lavoro
- Separazione tra proprietari e non proprietari dei mezzi di produzione; tra imprenditori e forza lavoro.
- Divisione tra lavoro manuale e intellettuale; deve essere ripensata, non si svolge solo lavoro manuale o intellettuale, si fanno entrambi.
- Divisione tra lavoro ciclico, il lavoro che si ripete quotidianamente o mensilmente, e si ripete più o meno uguale a se stesso), la ciclicità ci fa capire quanto le mansioni tendono a ripetersi e a-ciclico (lavoro che prevede imprevisti, ciò che ho fatto ieri non è uguale a ciò che ho fatto oggi).
- Divisione in base al genere, nazionalità, età, colore della pelle.
La specializzazione lavorativa modifica i rapporti sociali?
Secondo Durkheim la rivoluzione industriale crea una specializzazione delle capacità lavorative e umane che trasforma i legami tra individui. Secondo Marx, la specializzazione delle capacità lavorative (lavoro astratto) produce subordinazione e una società duale.
Durkheim: la società ordinata e il concetto di anomia
Durkheim riconosce l’esistenza di un conflitto tra capitale e lavoro, l’origine del conflitto però non è la divisione del lavoro bensì l’anomia; l’incertezza o l’assenza di regole. Le regole garantiscono rapporti corretti tra gli individui e una divisione del lavoro meritocratica. Al contrario, l’assenza di regole morali determina una divisione coercitiva del lavoro.
L’ordine sociale di Durkheim, per cui, prevede una riduzione di anomia, che deve fondarsi su specifiche forme di solidarietà, basate sul senso di interdipendenza tra soggetti (divisione del lavoro = interdipendenza, differenza). Questa solidarietà viene definita da Durkheim come solidarietà organica, che lega gli individui sulla base dei compiti diversi e complementari che svolgono, contrapposta alla solidarietà meccanica, fondata sulla condivisione di valori, costumi, credenze, rituali.
Marx: la società giusta
Marx nel Manifesto del partito comunista afferma che ogni società esistita fino a questo momento è una storia di lotte di classi, e la divisione del lavoro prevista dal capitalismo rafforza questa divisione tra capitalisti e lavoratori. Per questo motivo sostiene che l’abolizione della società capitalistica può produrre una società giusta, caratterizzata dall’eliminazione e assenza delle differenze di classe.
La divisione del lavoro aumenta la produttività?
Secondo Adam Smith la divisione del lavoro incrementa la produttività grazie a 3 fattori principali:
- Aumentare della destrezza di ogni operaio: specializzazione, rendendo questa operazione l’unica ad essere svolta, il lavoratore diventa sempre più veloce e questa ripetitività genera maggiore facilità a svolgere il compito.
- Risparmio del tempo che si perde nel passare da un lavoro a un altro (se si fa sempre la stessa cosa non si perde tempo)
- Invenzione di un gran numero di macchine; il lavoratore può pensare di inventare una nuova macchina che faccia ciò che faccia lui o che gli faccia perdere meno tempo. MA la ripetitività difficilmente permette di sviluppare nuove conoscenze, in quanto se si svolge esclusivamente una determinata mansione viene a mancare una conoscenza complessiva per proporre nuovi macchinari.
Specializzato = uno che fa bene un’unica cosa. Qualificato = sa fare una serie di mansioni diverse; conosce il processo lavorativo.
Divisione internazionale del lavoro
Siccome non tutti producono tutto, in quanto i paesi si specializzano su determinate produzioni, esiste la divisione internazionale del lavoro, che:
- Si espande con gli scambi commerciali tra i pesi
- Produce specializzazione e gerarchizzazione di alcune aree (multinazionali)
- Provoca competizioni fra le aree, resistenze protezionistiche e migrazioni
Indagare il lavoro
Si utilizzano:
- Riflessioni teoriche, basate sulla letteratura
- Analisi quantitative
- Analisi qualitative
Aspetti importanti per un’analisi delle condizioni di lavoro:
- Composizione della forza lavoro (età, sesso, scolarità, nazionalità, qualificazione professionale) e le loro relazioni all’interno e all’esterno del luogo di lavoro
- Mercato del lavoro (facilità di entrare/uscire, tipo di contratti, possibilità di licenziamento)
- Livelli salariali, sistema degli orari, gerarchia interna, contratti di lavoro
- Processo lavorativo (organizzazione del lavoro, suddivisione del lavoro, livello di autonomia, forme di controllo, mansioni)
- Tipo e grado di organizzazione sindacale dei lavoratori
- Struttura del sistema politico
- Valore del lavoro (sopravvivenza etica, espressione della propria identità)
- Forme della conflittualità (scioperi, proteste)
Il concetto di lavoro in una prospettiva storica
Statuto del lavoro
Nelle società occidentali contemporanee il lavoro costituisce:
- Il principale mezzo per acquisire un reddito
- Un rapporto sociale fondamentale (occupa più tempo, alcune professioni marchiano l’individuo, in alcuni lavori impariamo a sviluppare rapporti di cooperazione e troviamo rapporti gerarchici, ricade nelle relazioni all’interno di una coppia; il lavoro svolto dal partner è importante
- Un modo per esprimere la propria individualità
Approcci teorici sullo statuto del lavoro
Idea che il lavoro permetta la realizzazione di sé e sia alla base del legame sociale, il lavoro è fonte di integrazione sociale (fondato sulla base della tradizione cristiana e del socialismo realizzato). Idea che tutti dovessero lavorare.
Gli antropologi ci dicono che il lavoro è una categoria storica il cui concetto si modifica nel corso del tempo sulla base dei cambiamenti nella società; non è omogeneo né tra i paesi né nelle diverse epoche storiche. L’idea sostenuta dalla tradizione cristiana è un’idea relativa a un certo numero di società e a un certo periodo storico. Idee in contrapposizione.
Concetto di lavoro nel periodo pre-industriale
Società primitive:
- Il lavoro è un obbligo per tutti che fa parte dei vincoli sociali
- Viene esercitato per mostrarlo agli altri
- Soddisfa dei bisogni immediati, ma che non sono legati all’accumulazione (risparmi)
- È connesso a logiche sacre e sociali
Antica Grecia:
- È riservato agli schiavi/servi
- Il lavoro è un’attività penosa (divisione tra attività penose e opere umane)
Medioevo:
- Divisione tra attività liberali e servili
- St’agostino: il lavoro è un contributo alla vita della comunità (ma il commercio rimane stigmatizzato)
- San Tommaso: il lavoro è utile alla comunità
Riforma protestante
La riforma protestante modifica il senso del lavoro: da condanna universale a riscatto individuale. Max Weber l’etica protestante e lo spirito del capitalismo. Conversione della mentalità verso la valorizzazione delle attività terrene attraverso il lavoro. Teoria della Predestinazione: (1500/1600) comporta l’inutilità dell’attività individuale e la sottomissione alla volontà divina ma d’altra parte il lavoro, come prova della capacità di controllo e di sistematicità dunque di razionalità, se non può salvare l’individuo torna ad incremento della gloria di Dio e perciò da Dio stesso voluto.
Durante la nostra vita possiamo trovare segnali di ciò che sarà il nostro destino, il successo è uno di questi segnali. In ogni caso, anche se poi la sorte ci sarà avversa, tutto ciò che abbiamo fatto andrà in gloria di Dio. La spinta verso l’attività terrena è molto forte in questo periodo. Si ha una trasformazione della mentalità, vedendo dei segnali, come il successo economico, sono spinto a impegnarmi molto di più. L contrario del periodo precedente.
Dalla rivoluzione industriale al XX secolo
Adam Smith, Marx e David Ricardo ritengono che il valore provenga dal lavoro:
- Smith: la ricchezza è creata da chi lavora, mentre re, preti e buffoni sono improduttivi
- Marx: l’uomo esiste solo lavorando, dove può esprimere la propria individualità e socialità, ma il lavoro è anche un mezzo di dominio
Il Novecento è il secolo il cui il lavoro (o occupazione) viene posto al centro del mondo:
- Culto del lavoro (obbligatorio) nei paesi del socialismo realizzato (URSS)
- Papa Giovanni paolo II: il lavoro è un’attività fondamentale dell’uomo che aggiunge valore al mondo e a se stesso (cattolico), lo trasforma. L’uomo, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all’incessante elevazione culturale e morale della società, in cui vive in comunità coi propri fratelli.
Le trasformazioni dei costumi
Come socializziamo il lavoro? Interiorizzazione dei comportamenti operosi e di una certa morigerata attraverso prediche, sermoni, proverbi, massime, partiti politici, sindacati. Idea legata alla costruzione del lavoratore come qualcuno che deve essere affidabile, diligente risparmiatore (standardizzazione).
Retoriche sindacali: occorre prima di tutto impegnarsi a fondo nel lavoro, solo il lavoratore impegnato nel lavoro può reclamare qualcosa nei confronti del datore di lavoro. Idea che nel lavoro ci sia una sorta di etica e orgoglio professionale. Espansione del concetto di lavoro occidentale, ma in ogni società permane una concezione diversa del lavoro frutto della combinazione di diversi fattori sociali.
Studenti e operai
1968: studenti e operai uniti nella lotta (idea che fabbrica e scuola siano la stessa cosa). Alleanza. 2017: siamo studenti non siamo operai. Più cultura meno manodopera. Progressivamente si è divisa.
Europa orientale
Obbligo del lavoro a cui nel socialismo realizzato all’obbligo del lavoro si rispondeva con abbassamento dei ritmi di lavoro. Il luogo di lavoro diventa anche il luogo della riproduzione (si fa altro). Il lavoro non è il principale modo per realizzare se stessi (ci si costruisce una vita esterna). L’egualitarismo salariale e la scarsa possibilità di consumo non spingono ad aumentare la produttività. Scarsa spinta all’accumulazione. Il lavoro serve nella misura in cui mi garantisce la riproduzione. L’idea dell’operaio è diventata un’idea stigmatizzata, si oscura il proprio lavoro.
Lavoro oggi
Il lavoro produce un rapporto di subordinazione con il datore di lavoro e/o ...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.