LA TEORIA DELL’EVOLUZIONE DI DARWIN
Nel 1859, Charles Darwin pubblicò l’origine della specie, opera in
cui esponeva la propria teoria dell’evoluzione. Tale teoria può essere
sintetizzata in quattro punti principali:
- Gli esseri viventi si riproducono generando organismi simili a sé
stessi nelle caratteristiche fondamentali, ma con una notevole
variabilità tra i singoli e queste differenze sono ereditabili;
- Gli organismi producono una prole troppo numerosa rispetto alle
risorse disponibili per garantirne la sopravvivenza, quindi è
sempre in atto una lotta per l’esistenza;
- Quali organismi possano sopravvivere e riprodursi dipende dalle
interazioni fra questi e l’ambiente: quelli che, nella variabilità che
sempre si manifesta, mostrano le caratteristiche più adatte
all’ambiente in cui si trovano, sopravvivono e si riproducono,
permettendo il perpetuarsi delle loro caratteristiche vantaggiose.
Questo processo indicato come selezione naturale;
- Operando generazione dopo generazione, la selezione naturale
porta a un accumulo di cambiamenti tale da differenziare i gruppi
di organismi, permettendo la comparsa di nuove specie.
Per Darwin l’ambiente ha un ruolo indiretto: non provoca la
comparsa di caratteri nuovi, ma fa sì che gli individui dotati di
caratteri che in quel determinato ambiente risultano favorevoli,
sopravvivono meglio e lascino un maggior numero di discendenti.
SELEZIONE NATURALE
Secondo Darwin, la selezione naturale consisteva
fondamentalmente nella sopravvivenza degli individui più adatti; la
selezione naturale può essere definita come la diversa capacità
riproduttiva dei genotipi differenti all’interno di una popolazione. La
selezione naturale modifica la distribuzione delle caratteristiche del
fenotipo di una popolazione, modificando in questo modo le
frequenze alleliche.
I diversi tipi di selezione naturale:
- La selezione stabilizzatrice tende a produrre una popolazione
più uniforme per quel che riguarda una determinata
caratteristica, eliminando le forme estreme. Questo tipo di
selezione opera in tutte le popolazioni e tende a ridurre la
frequenza dei fenotipi estremi, riducendo la variabilità;
- La selezione direzionale tende a far aumentare nel tempo la
proporzione di individui con una caratteristica fenotipica estrema.
Questa forma di selezione agisce quando gli individui di una
popolazione si trovano a fronteggiare dei cambiamenti ambientali
- La selezione divergente tende a far prevalere le caratteristiche
fenotipiche estreme, eliminando le forme intermedie. Questa
forma di selezione porta al polimorfismo, cioè la coesistenza di
due o più forme fenotipiche distinte in una popolazione; in certe
circostanze può portare alla formazione di due nuove specie
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