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Equilibrio autarchia - lungo periodo

Il punto A (equilibrio BP) si trova sopra la curva dei costi marginali (MC). Non ci troviamo in monopolio, ma in concorrenza monopolistica, questo vuol dire che non c’è nessuna barriera all’entrata, quindi nel lungo periodo, attratte dai profitti, le imprese entrano nel mercato.

La domanda della singola impresa si riduce a D1, che è più spostata verso l’origine degli assi e anche meno inclinata. Diminuisce perché è come se nel quartiere aumentasse il numero dei panettieri, la quantità di pane venduta dal panettiere che prima era da solo diminuisce. La domanda diventa inoltre più piatta (più elastica) perché i consumatori sono più pronti ad abbandonare la prima impresa per via della maggiore concorrenza (i beni sono più differenziati). Alla nuova domanda D1 corrisponde un ricavo marginale pari a RM1. Questo processo va avanti fino a quando non ci sono più profitti.

Esempio: mercato di penne blu e rosse, a me piacciono blu e a lei rosse, se scende il prezzo delle rosse, io continuerò comunque a preferire le blu. Se invece ci sono penne blu, azzurre, blu chiaro, e rosse e scende il prezzo delle penne blu chiaro, io posso anche cambiare preferenza e comprare quelle blu chiaro invece che quelle blu. Quindi l’entrata di altre imprese che producono una variante simile dello stesso bene fa diventare la curva di domanda della prima impresa più elastica e quindi più piatta, perché i consumatori sono disposti a cambiare il bene preferito per uno molto molto simile (che costa meno).

Nel lungo periodo, quindi, l’equilibrio si ha in B, dove D1 è tangente alla curva dei costi medi, questo fa sì che i ricavi totali dell’impresa siano identici ai suoi costi totali, il suo profitto di conseguenza è nullo. Nel punto B, dato che tutte le imprese alla fine si comportano allo stesso modo, passa anche la curva D/NA, che corrisponde alla domanda individuale quando tutte fissano lo stesso prezzo (= si dividono il mercato > equilibrio finale).

Apertura al commercio internazionale

Ipotizziamo che i Paesi H e F siano esattamente identici, essi hanno:

  • Stesso numero di consumatori;
  • Stessa tecnologia e identiche curve di costo;
  • Stesso numero di imprese in equilibrio di autarchia.

Se non ci fossero economie di scala, non ci sarebbe alcuna ragione per i due Paesi di iniziare un commercio internazionale. Nel modello ricardiano, Paesi con tecnologie identiche non commerciano, nel modello di Heckscher-Ohlin, Paesi con dotazioni fattoriali identiche non commerciano, tuttavia, in concorrenza monopolistica, anche due Paesi identici commerciano tra loro, per via delle economie di scala crescenti.

Equilibrio commercio internazionale - breve periodo

Il numero di imprese nell’equilibrio di autarchia in ogni Paese è Na. Quando si introduce il libero scambio, il numero di consumatori disponibile per ogni impresa raddoppia, ma anche le imprese raddoppiano, il rapporto perciò rimane il medesimo (D/NA non cambia). La varietà di beni raddoppia (il consumatore ha molte più alternative a disposizione). Con un maggior numero di varietà di beni disponibili, la domanda per ogni singola varietà diventa più elastica (diventa più piatta e non è più tangente ad AC, non si avvicina all’origine perché si hanno il doppio dei clienti ma anche il doppio dei competitor, quindi la quota di mercato rimane uguale).

Se un’impresa riduce il suo prezzo più di quello di autarchia, sottrarrà un numero ancora maggiore di clienti alle altre imprese (fa profitti positivi). A D2 corrisponde una nuova curva dei ricavi marginali MR2, la quantità che permette all’impresa di massimizzare il profitto si trova nel punto in cui la RM incontra CM. L’impresa ottiene profitti di monopolio positivi. Ciò mostra l’incentivo dell’impresa a diminuire il prezzo.

In realtà l’impresa vorrebbe produrre la quantità Q2, ma tutte le imprese vogliono fare profitti quindi tutte abbasseranno il prezzo a P2, comportandosi tutte allo stesso modo. In definitiva ci si muove sulla curva verde (D/Na) e si produce la quantità Q3. C si trova sotto la curva dei costi medi, la quota di mercato di ogni singola impresa non cambia e l’effetto finale è che le imprese hanno perdite. Dato che hanno perdite chiudono e quindi escono dal mercato.

Equilibrio commercio internazionale - lungo periodo

Nel lungo periodo, l'equilibrio è raggiunto quando le imprese rimaste nel mercato sono quelle che riescono a coprire i costi e le perdite precedenti sono state assorbite.

Modello del dumping

Siamo in una situazione di concorrenza imperfetta (sleale), ma i beni sono identici (es. acciaio). Le imprese hanno controllo sui prezzi, la curva di domanda è inclinata negativamente. Le imprese, inoltre, possono avere incentivo a fissare prezzi diversi in Paesi diversi: fissano un prezzo nel mercato locale e un altro nel mercato di esportazione, questa scelta si chiama discriminazione di prezzo. Quindi, in commercio internazionale, le imprese fissano un prezzo diverso del bene venduto all’estero rispetto a quello venduto in casa.

Due definizioni di dumping:

  • Si ha dumping quando un’impresa vende un prodotto all’estero a un prezzo che è inferiore al prezzo che fissa nel mercato domestico;
  • Si ha dumping quando un’impresa vende un prodotto all’estero a un prezzo che è inferiore al costo medio di produzione.

Secondo le regole del WTO (World Trade Organization), un Paese che importa ha il diritto di imporre un dazio ogni qualvolta un’impresa estera vende sottocosto il suo bene nel mercato locale. Tale dazio si chiama dazio anti-dumping.

Supponiamo questa condizione: l’impresa nel mercato domestico si comporta come un monopolista (ha quindi potere di mercato), mentre all’estero incontra la concorrenza con altri produttori (una concorrenza perfetta), perciò deve commercializzare al prezzo dato. C’è quindi un caso di monopolista interno che esporta il suo bene al prezzo fisso P*. L’impresa deve decidere quanto produrre e a che prezzo vendere.

Si parte dal grafico del monopolio, vendendo all’estero lo si fa però al prezzo mondiale P*, che deve stare sotto la curva dei costi medi (AC). Nel mercato estero in concorrenza perfetta i ricavi marginali sono uguali al prezzo (P*= RM1).

  • Si produce la quantità Q0 e si vuole aumentare di una unità la produzione a casa: il ricavo marginale (RM0) si ottiene nel punto A.
  • Si produce la quantità Q0 e si vuole aumentare di una unità la produzione all’estero: il ricavo marginale (RM1) si ottiene nel punto B.

A > B, quindi il ricavo marginale a casa è più elevato di quello all’estero, per questo conviene vendere la quantità Q0 a casa. Questa situazione persiste finché non si produce una quantità QC, in corrispondenza della quale si trova il punto C, in cui RM0 = RM1. Superata la quantità QC, si ottiene infatti un RM maggiore se si vende all’estero (dopo C la retta P* gialla sta sopra quella di RM0). I RM totali dell’impresa sono nella curva evidenziata verde.

I profitti sono massimi dove RM=CM, quindi nel punto E. L’impresa quindi:

  • In casa vende la quantità QC al prezzo PC (trovato tirando su una retta da C fino alla domanda D0).
  • All’estero esporta la quantità Qe-Qc e la vende al prezzo P*.

In QE il prezzo mondiale (P*) è inferiore ai costi medi (AC), mentre in QC il prezzo PC è superiore ai costi medi, quindi l’impresa sta vendendo il bene all’estero ad un prezzo inferiore ai costi medi (fa dumping, questo non è permesso dal WTO, infatti se viene provato, gli altri Paesi possono mettere dazi antidumping).

Profitti

L’impresa sta facendo profitti perché gran parte della produzione è venduta a un prezzo di gran lunga superiore ai costi medi (PC > AC). L’impresa fa enormi profitti a casa e, anche se all’estero è in perdita (perché vende ad un prezzo inferiore ai costi medi), la sua bilancia commerciale è in positivo. Quindi, l’impresa decide di commerciare con l’estero anche se in quel mercato non guadagna perché in questo modo manda fuori dal mercato un’altra impresa e si prende la sua parte di mercato.

Capitolo 5 - mobilità internazionale di lavoro e capitale

Abbiamo sempre ipotizzato che L e K non si muovessero dal Paese. In realtà le mobilità di L e K esistono. La mobilità del lavoro equivale alle migrazioni, quella del capitale anche è forte e ne esistono diversi tipi (mobilità del capitale di portafoglio quando compro un’azione apple in America, impresa italiana che compra impresa ucraina movimento che influisce sulla produzione in Ucraina…).

Investimenti diretti esteri: per la mobilità di capitale si parla di quando un’impresa si trasferisce all’estero o compra un'impresa all’estero.

Effetti delle migrazioni (Teorema Rybczynski)

Quando i lavoratori entrano nel Paese H, ci sono effetti di lungo e breve periodo su salari, capitale e terra.

BP: uso il modello a fattori specifici. LP: uso il modello H-O perché i fattori produttivi sono liberi di muoversi.

La mobilità internazionale del lavoro

Le migrazioni sono il flusso di lavoratori dal Paese F al Paese H. Siamo in concorrenza perfetta, tutti i beni sono omogenei, così come i fattori di produzione. Si ipotizza quindi che la nuova forza lavoro abbia esattamente le stesse caratteristiche di quella interna.

I salari pagati ai lavoratori e gli affitti corrisposti al capitale e alla terra sono determinati dai prezzi dei beni prodotti. I prezzi dei beni sono determinati dal mercato mondiale. Se i prezzi dei beni sono fissi, come cambiano il salario e gli affitti di H quando i lavoratori si spostano tra Paesi?

Effetti migrazioni breve periodo - modello a fattori specifici

Nel breve periodo, solo il lavoro è mobile tra i settori di H: il capitale e la terra sono fissi. Il Paese produce beni manufatti e beni agricoli utilizzando tre fattori produttivi: L, T e K. L è utile in entrambi i settori, T solo in agricoltura e K solo in manifattura. Con l’arrivo di immigrati, L aumenta, quindi il grafico diventa più largo: quindi i capitalisti e i proprietari terrieri guadagnano => essi voteranno a favore dell’immigrazione, i lavoratori contro.

Effetti migrazioni lungo periodo - modello H-O

Nel lungo periodo i lavoratori non ci perdono, quello che cambia è ciò che il Paese produce: se entra molta manodopera, il Paese tende a spostarsi sulla produzione di beni intensivi di lavoro. Se invece si importassero capitali, il Paese sposterebbe la sua produzione in beni intensivi di capitale. Quindi nel lungo periodo non c’è cambiamento nella distribuzione del reddito, i lavoratori non ci perdono, si cambia solo il tipo di produzione. Se entra più L aumento la produzione del bene che sfrutta intensivamente il L (quindi nel modello H-O le scarpe). Non cambia il prezzo del lavoro e del K (teorema di Rybczynski).

Altro grafico che dimostra come i lavoratori non perdano nonostante entri lavoro Uso un grafico a scatola, in cui la parte nera rappresenta il settore delle scarpe e quella blu quello dei computer (stesso grafico ma speculare e ribaltato). Nel settore s uso più lavoro che capitale, nel settore c uso più capitale che lavoro (infatti l’angolo blu K/L è più grande di quello nero). Dato il rapporto K/L (ampiezza angoli) conosco anche PML, PMK e quindi il rapporto salario rendite W/R. Se entra lavoro non cambia il rapporto K/L, che è connesso a W/R, quindi non cambia il potere d’acquisto di lavoratori e capitalisti.

Politica commerciale (dazi, contingentamenti e sussidi)

- Dazi: il prezzo dei beni importati diventa più alto perché al prezzo mondiale si aggiunge il dazio.

- Contingentamenti: si mettono limiti alle quantità che possono essere importate.

- Sussidi: aiuti alle esportazioni.

Durante la campagna presidenziale del 2000, il Presidente George W. Bush promette che avrebbe introdotto un dazio sulle importazioni di acciaio. Si tratta di una mossa politica per assicurarsi i voti degli Stati grandi produttori di acciaio dato che i dazi avrebbero “protetto” i produttori domestici di acciaio. Il dazio sull’acciaio è un esempio di politica commerciale, cioè di un’azione del governo volta ad influenzare il volume di commercio internazionale. Poiché i guadagni del commercio si distribuiscono in modo diseguale, spesso i produttori ritengono che il governo debba intervenire per limitare le perdite dovute alla concorrenza derivante dal commercio internazionale.

La politica commerciale prevede l’uso di dazi sulle importazioni (tasse sulle importazioni), di contingentamenti delle importazioni (restrizioni quantitative) e di sussidi alle esportazioni. L’organismo di regolamentazione internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC = WTO), agisce come ambito di discussione delle problematiche commerciali tra Paesi, e ha come obiettivo la promozione del libero scambio. L’OMC è la prosecuzione del GATT: con il ristabilimento della pace dopo la seconda guerra mondiale, i rappresentanti di 44 Paesi si incontrarono a Bretton Woods, nel New Hampshire, per discutere della ricostruzione dell’Europa e di questioni come le alte barriere commerciali e l’instabilità dei tassi di cambio. Il risultato fu un accordo che delineava un sistema internazionale di libero scambio, valute convertibili e tassi di cambio fissi.

All’interno degli Accordi di Bretton Woods, nel 1947, fu istituito il GATT per ridurre le barriere commerciali tra Paesi. Nel GATT, i Paesi si incontravano periodicamente per negoziare la riduzione delle barriere commerciali. Questo perché nel primo dopoguerra le barriere commerciali erano cresciute molto, era un periodo di bassa crescita e bassi scambi: si vedeva nell’abbassamento delle barriere la possibilità di far crescere le economie mondiali. È stata poi istituita la OMC. L’OMC ha esteso ampiamente il GATT aggiungendo norme riguardanti un insieme più vasto di interazioni globali attraverso accordi vincolanti.

Alcuni articoli del GATT che ancora regolano il commercio nell’OMC:

  • Un Paese deve estendere gli stessi vantaggi a tutti i partner commerciali membri dell’OMC. Questa è la clausola della “nazione più favorita” e rappresenta un vantaggio per i Paesi piccoli.
  • Due eccezioni: il GATT permette accordi commerciali regionali di due tipi, gli accordi di libero scambio (all’interno del gruppo di Paesi si abbassano le tariffe ma ogni Paese può avere una tariffa diversa in base al Paese con cui commercia) e le unioni doganali (Ue = unione doganale, applicazione della stessa tariffa a tutti i Paesi esteri).
  • Si possono imporre dazi in risposta a pratiche commerciali scorrette come il dumping.
  • I Paesi non dovrebbero limitare la quantità di beni e servizi che importano. L’articolo XI afferma che i Paesi non devono mantenere contingentamenti delle importazioni. In concorrenza imperfetta il contingentamento fa aumentare il prezzo più del dazio => politica di limitazione dei contingentamenti.
  • I Paesi dovrebbero dichiarare i sussidi alle esportazioni concessi a particolari imprese, settori o comparti.

I Paesi possono temporaneamente aumentare i dazi per alcuni prodotti grazie ad una clausola di salvaguardia/deroga: l’articolo XIX stabilisce che il Paese importatore può temporaneamente aumentare un dazio quando i produttori domestici subiscono un pregiudizio a causa della concorrenza delle importazioni. I governi europei si sono opposti strenuamente ai dazi statunitensi sull’acciaio e hanno presentato un reclamo all’OMC contro gli Stati Uniti. Un panel dell’OMC si pronuncia a favore dei Paesi europei, permettendo loro di adottare misure di ritorsione, applicando a loro volta dei dazi su un valore di esportazioni statunitensi pari a 2,2 milioni di dollari. Ciò induce il Presidente Bush a rimuovere i dazi sull’acciaio nel dicembre 2003.

Surplus del consumatore e del produttore

Dimostriamo i guadagni dal commercio usando le curve di domanda e di offerta di...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LudoCasci7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Segghezza Elena.
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