Estratto del documento

-> prodotti finiti e merci hanno in comune il fatto che è qualcosa che io devo andare a

vendere

Invece, nel CE:

-> tutte le rettifiche dei valori di magazzino che modificano i ricavi; questi vanno quindi ad

integrare i ricavi

-> variazione delle rimanenze in cui io compro il consumo

Il legislatore ha messo insieme registrazioni iniziali e finali perché a lui interessa comun-

que solo la variazione del magazzino.

1. Rimanenze di valori che rettificano i costi:

Per arrivare alla rimanenza finale e vedere che quel conteggio torni io devo confrontare

quanto avevo all’inizio e quante ne ho ora: devo fare l’inventario; questo sistema dovreb-

be dare coerenza tra acquisti e variazioni di magazzino.

100

Le rimanenze di valori che rettificano costi guardano quindi ad un magazzino con materie

prime, sussidiarie, di consumo e merci.

-> il codice aggrega tutto qui, in “variazione rimanenze merci”

DETTO MEGLIO: !!!!

101

2. Rimanenze di valori che rettificano ricavi

Quindi guarda un magazzino composto da prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e

finiti:

-> qui siamo nella macroclasse A del CE, perché comunque sto lavorando su quello che è

il valore prodotto dalla mia impresa

VEDIAMOLO MEGLIO:

L’ISCRIZIONE (VALUTAZIONE)

102

Il punto di partenza è l’inventario, quindi individuazione fisica di ciò che abbiamo in ma-

gazzino. Dopo aver contato il tutto, devo andare a valutare quello che ho, quindi trasfor-

mare tutto quello che ho in euro.

Nel 2426 CC, comma 1 punto 9:

«Le rimanenze sono iscritte al costo di acquisto o di produzione, ovvero al valore di rea-

lizzazione (...), se minore;

tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti

meno i motivi”.

Come si valutano le rimanenze di magazzino?

Al costo di acquisto o di produzione!!!!!

Però al 31.12 mi devo sincerare che quel valore sia ancora realistico, ed il parametro è il

valore di realizzazione.

-> qua ci supportano gli OIC. Se ragiono in termini di prodotti finiti, si intende il prevedibi-

le prezzo di vendita - i costi diretti di vendita. Se ragiono in termini di prodotti in corso di

lavorazione, si intende il prevedibile prezzo di vendita - i costi di ultimazione - i costi diretti

di vendita. Se invece si ragiona in termini di materie prime si intende il costo di sostituzio-

ne: se le compro oggi, invece di utilizzare quelle che ho in magazzino, quanto le pago?

CRITERI ALTERNATIVI AL COSTO SPECIFICO

= Nel caso di beni fungibili(!!!!) posso usare:

103

la media ponderata

- Il metodo FIFO

- Il metodo LIFO

-

-> Si tratta comunque di metodi di valutazione che usano il costo. Quindi l’obbligo del

confronto con il valore di realizzazione al 31.12 rimane.

Se poi uso delle medie e queste sono diverse dai costi correnti al fine esercizio, ho l’ob-

bligo comunque di informare in NI.

*Esempio:

Ipotizziamo la seguente situazione:

30.01 acquisto di 100 unità a 11 euro l’una

28.06 acquisto di 200 unità a 12 euro l’una

15.09 acquisto di 300 unità a 13 euro l’una

Al 31.12 faccio l’inventario e vedo che ho RF pari a 150 unità.

Quindi so che ne ho vendute 600 - 150 = 450.

In bilancio ci poniamo il problema di come andare a valutare questi 150mila euro in rima-

nenza.

- Se usassi il costo medio farei 100 + 200 + 300 = 600 / 3 = 300, quindi il costo medio è

12.

Il costo medio ponderato invece è 12,33 calcolandolo con la normale formula della

- media ponderata; dunque le rimanenze finali mi valgono 150*12,33 = 1850. Questo si-

gnifica che nell’attivo metto 1850, nella variazione delle rimanenze di merci metto 1850.

Questa voce va nella macroclasse B del CE, in particolare nella macroclasse 11 e retti-

fica i costi, che si abbassano di 1850.

Il LIFO: i 150 li prendo dagli acquisti più vecchi, le rimanenze finali quindi valgono 1700

- euro perché 100*11+50*12 = 1700

Il FIFO, che è il contrario dunque si ha che le rimanenze finali sono 150*13 = 1950

-

-> Quindi a seconda del criterio di valutazione che utilizzo cambia la correzione dei costi

e quindi il valore che metto in bilancio.

Il metodo più prudente in questo caso è il LIFO, perché siamo in regime di prezzi crescen-

ti. Se fossimo in un regime di prezzi decrescenti, il metodo più conveniente sarebbe stato

il FIFO.

LA CONTABILIZZAZIONE DELLE RIMANENZE FINALI DI MERCI

*Esempio:

Ipotizziamo questa situazione:

Rimanenze iniziali 30 mila euro

Acquisti 150mila euro

Rimanenze finali valutate 27mila euro

Quindi so che ne ho consumate 150 + 30 - 27 = 153

Quindi prima scrittura:

104

Poi, durante l’anno:

Al 31.12

Quindi, ecco cosa succede nel CE:

-> il CE è un costo, ha un eccedenza dare, aumenta i costi, essendo ridotto il magazzino

significa che ho più costi. Ho comprato per 150 ed ho consumato per 153.

Riduzione di costi significa maggiori costi, o minori ricavi.

105

Io quindi mi trovo nel CE in questa situazione:

-> questo 3000 aumenta i costi!!! Ma se aumenta i costi, ha un effetto negativo sull’utile,

lo riduce.

-> la variazione in aumento del magazzino, invece, riduce i costi.

LA CONTABILIZZAZIONE DEI PRODOTTI FINITI

*Esempio:

Ipotizziamo la seguente situazione dei prodotti finiti:

Rimanenze iniziali di prodotti finiti valutate (con il criterio del costo di produzione) 130mila

euro

Vendite per 500 mila euro

Rimanenze finali prodotti finiti valutate 150mila euro

Alla fine dell’anno abbiamo aumentato il magazzino di 20mila euro, ho più valore all’inter-

no; questo vuol dire che il valore totale creato dalla mia impresa nell’anno è 520mila, 500

venduti e 20 messi in magazzino. Siamo nei prodotti finiti quindi questa variazione in au-

mento mi aumenta i ricavi. Qui siamo nella macroclasse A.

106

Ho che:

107

Quindi:

—> QUANDO LA VARIAZIONE DEL MAGAZZINO E’ POSITIVA MA RIGUARDA I COSTI,

C’E’ IL SEGNO -. QUANDO LA VARIAZIONE DEL MAGAZZINO E’ POSITIVA MA RI-

GUARDA I RICAVI, C’E’ SEGNO +.

…E se le rimanenze finali fossero state 110mila?

108

Questa allora sarebbe stata la situazione:

109

I LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE (COMMESSE)

Seconda tipologia di rimanenze; siamo ancora nell’attivo circolante quindi parliamo di

qualcosa che si esaurisce in un ciclo produttivo.

= Un lavoro in corso su ordinazione (o commessa) si riferisce a un contratto, di durata

normalmente ultrannuale, per la realizzazione di un bene (o una combinazione di beni) o

per la fornitura di un progetto (beni o servizi) non di serie (non standard, cioè non per il

magazzino).

I lavori su ordinazione sono eseguiti su ordinazione del committente secondo le specifi-

che tecniche da questi richieste.

Il principio contabile di riferimento è l’OIC 23; normalmente ci riferiamo a settori come

l’edilizia, impiantistica, costruzioni stradali o ferroviarie, la cantieristica navale …

E’ importante per noi perché abbiamo una rimanenza che in senso stretto non sta più

dentro il magazzino (perché di norma ha dimensioni maggiori). Normalmente le tecniche

di valutazione sono un pochino più complesse rispetto alla normale produzione.

LA VALUTAZIONE DEI LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE

Criterio della commessa completata

1.-> = Le rimanenze sono iscritte al costo di ac-

quisto o di produzione, ovvero al valore di realizzazione (...), se minore; tale minor valore

non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi” (2426

comma 1, n. 9).

E’ quindi esattamente identico alle rimanenze.

Questo è un criterio prudente ma non tiene molto conto del principio della competenza

economica, anche per questo diciamo che viene in aiuto il metodo della & di completa-

mento.

Metodo della % di completamento

2.-> = criterio alternativo, I lavori in corso su ordina-

zione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragione-

vole certezza (art. 2426, comma 1, n. 11). La valuto quindi al ricavo.

1.

Presupposti:

110

Implica una valutazione al costo di produzione, perché a fine anno guardo quanto costo

ho sostenuto

Alla fine di ogni esercizio, la commessa in lavorazione è valorizzata in base a:

- somma dei costi direttamente riferibili alla commessa, quelli in cui il FP è direttamente

legato alla produzione

- quota(eventuale) dispese generali di produzione

oneri finanziari specifici della commessa (eventuali)

-

Se dovessi riportare questo principio su un asse dei tempi:

-> Il 31.12 fermo tutto perché fare dare il bilancio, quindi devo fare la valutazione delle ri-

manenze, devo capire quanto valgono le barche che sto costruendo. Devo guardare alla

mia contabilità analitica e capire quanto fino a questo punto quanti FP ho consumato per

realizzare quello che un giorno sarà la barca (esempio).

Al 31.12.X+1 sarò nella stessa situazione, perché comunque la barca anche avendoci la-

vorato un anno non l’ho finita; ovviamente la barca a questo punto vale di più perché

sono andato avanti con la costruzione.

Al 31.12.X+2 è praticamente finita, c’è di nuovo la valutazione al costo.

X.X.X+3 la barca è finita, la consegno al cliente. A quel punto emetto la fattura ed il cliente

versa il dovuto. La variazione X1 - X2 delle rimanenze la trovo nella macroclasse A.

Al 31.12.X+3 la barca vale 0, non c’è più perché l’ho venduta; da un punto di vista ammi-

nistrativo significa che ora il valore della barca ce l’ho in A1 perché ora si e trasformata in

"Ricavi di vendita”.

!!!Ne consegue che l’utile di commessa sarà contabilizzato soltanto nell’esercizio in cui la

commessa sarà consegnata al cliente!!!

111

*Esempio:

(SAL è stato avanzamento lavori)

Alla fine del primo anno, la prima commessa vale 160mila euro perché ho finito il 40%

della commessa, ho rispettato perfettamente tutto quello che dovevo fare quindi ho usato

il 40% dei FP previsti per quella commessa. Il 40% di 400 è 160.

La seconda commessa vale 192 mila euro, perché il 40% dei costi complessivi, 480mila

euro è 192mila.

Quindi il primo anno in magazzino ho 160 + 192.

Al secondo anno la prima commessa vale 0 perché l’ho venduta, non c’è più. La seconda

commessa vale il 70% di 480.

Al terzo anno in magazzino ho 0 di rimanenza perché ho venduto anche la terza commes-

sa.

Quindi noi nello SP abbiamo la rimanenza e nel CE abbiamo la variazione della rimanen-

za.

Vediamo i dati che abbiamo descritto:

Primo esercizio:

112

La rilevazione:

-> movimento solo le variazioni finali perché le variazioni iniziali sono 0, siamo al primo

anno, non avevo niente dell’anno prima

Vediamo CE e SP:

113

Secondo esercizio:

-> il secondo anno ho un utile di 100.

Dunque io rilevo il ricavo di vendita della commessa e rilevo la rimanenza finale:

114

-> il 70% di 480mila, costo di prima

-> il magazzino si è ridotto, perché comunque sono andato avanti nella produzione ed ho

consumato delle materie.

Quindi vediamo il bilancio del secondo esercizio:

115

Terzo esercizio:

116

A fine anno, in SP e CE:

117

IL METODO DELLA % DI COMPLETAMENTO

Andiamo a rifare esattamente le stesse cose di prima, cambiando il fatto che la barca non

vale più per la % dei costi, ma per la % dei ricavi!

Questo metodo è alternativo per il CC, ma obbligatorio per quanto riguarda la normativa

tributaria.

Questo è contrario al principio della prudenza, quindi non si può fare sempre. Si può fare:

- L’utile di commessa viene imputato in ogni esercizio in % sul completamento dei lavori

- Può essere contrario al principio di prudenza (perché comunque io fino alla fine non

sono sicura del ricavo), per cui devono essere previste alcune condizioni:

• esistenza di un contratto vincolante che definisca chiaramente gli obblighi, ivi compreso

il prezzo, devo in qualche modo essere sicuro che alla fine il ricavo si realizza

• possibilità di misurare attendibilmente lo stato avanzamento lavori (SAL)

In sostanza conduce a una valutazione dei SAL sulla base del prezzo finale:

118

*Esempio: è l’esempio di prima

Alla fine del primo anno, in rimanenza ho il 40% della commessa 1 = 200mila ed

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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