Rilevamento e cartografia geologico-tecnica
Terre e Rocce
Dal punto di vista geologico-tecnico si distinguono:
- Terre
- Rocce
Le terre si originano da processi di erosione, trasporto o deposito di rocce o altre
terre. Le terre hanno una natura clastica, cioè costituita da particelle,
generalmente non cementate tra loro. Talvolta esistono tra le particelle legami di
cementazione o di coesione ben diversi, in termini meccanici, dai legami presenti
nelle rocce come argille, oppure sabbie (coesione apparente). Si dividono in
ghiaie, sabbie, silt e argille. Processi di compattazione e cementazione,
all'aumentare di T e P, danno origine a rocce (conglomerati, brecce, arenarie,
siltstone e shale) .
Roccia aggregato naturale di minerali e/o clasti generato da diversi processi ma
comunque dotato di forti legami interni tali che la disgregazione può avvenire
solo tramite elevata energia meccanica e chimica.
In base alla resistenza a compressione semplice si distinguono rocce tenere (<1
MPa) e rocce lapidee. Il passaggio da rocce tenere a lapidee è posto per
convenzione a circa 25 MPa. NB 1 MPa=1 MN/m^2= 10^6 N/m^2= 10 Kg/cm^2
Un esempio di rocce tenere possono essere rocce piroclastiche ovvero
sedimentarie scarsamente cementate, areniti, beach rock...
Dati deducibili dal rilievo geologico-tecnico in sito in maniera speditiva:
- Caratteristiche fisiche
- Stato dei materiali
- Parametri preliminari di comportamento meccanico 1
Es feel test: determinazione al tatto di caratteristiche peculiari del
materiale. Manipolando il terreno tra le mani si osserva che:
- sabbia granulare
- silt liscio
- argille appiccicoso
Caratterizzazione terre
ASTM
Esistono degli standard a livello internazionale che ci guidano nella
caratterizzazione dei terreni. Un insieme di procedure standard molto utilizzate
sono le ASTM (American Standard for Testing Materials). Il punto D 2488-00
riporta la procedura standard per la descrizione e l’identificazione delle terre
(procedura visiva e manuale). Sono necessari un coltellino tascabile e una
piccola spatola.
La prima grande suddivisione delle terre, secondo l’ASTM, è basata sulla
classificazione unificata delle terre USCS (Unified soil and Classification System).
La prima grande suddivisione è quella fra:
- Terreni a grana grossa (Passante al setaccio 200 minore del 50% in peso)
- Terreni grana fine (Passante al setaccio 200 maggiore del 50% in peso)
NB. Setaccio 200 apertura delle maglie pari a 0.074 mm. 2
CAMPIONE RAPPRESENTATIVO
Un campione è ritenuto rappresentativo se ottenuto tramite procedure
appropriate, accettate o standardizzate. In base alla granulometria del materiale
bisognerà prelevare un quantitativo in termini di massa diverso affinché il
campione sia rappresentativo. Tanto minore è la granulometria tanto minore sarà
il quantitativo in termini di massa da prelevare affinché il campione sia
rappresentativo. Es. granulometria 5 mm massa 100.
Durante la classificazione USCS è importante tenere conto del grado di
spigolosità dei ciottoli e la loro forma. Esiste un abaco in cui a diversi colori di
terreno è associato una sigla. Confrontando il colore della mia terra con quelli
sull’abaco la posso classificare. Si osserva inoltre la resistenza all’HCl.
IDENTIFICAZIONE PRELIMINARE SPEDITIVA
Procedure per identificare i terreni a grana fina (sezione 14 ASTM)
●
Resistenza a secco: ci permette di determinare quanta argilla o limo c’è in un
materiale fino. Procedura: dal campione, selezionare il materiale sufficiente per
modellare una pallina di circa 25 mm di diametro. Plasmare il materiale finchè
non ha la consistenza dello stucco, aggiungendo acqua se necessario.
Dal materiale modellato ricavare almeno tre campioni (palline). Un campione di
prova deve essere una palla di materiale di circa 12 mm di diametro. Lasciare
asciugare i campioni all’aria, o sole, o con mezzi artificiali, finché la temperatura
non superi i 60°. Testare la resistenza dei 3 campioni secchi tramite
schiacciamento con le dita. 3
La resistenza a secco aumenta all’aumentare della plasticità e quindi
all’aumentare della componente argillosa, perché la resistenza è data dai legami
coesivi tra le particelle! Alta componente argillosa = alta plasticità.
Dilatanza: Selezionare il materiale sufficiente per modellare una palla di circa
12 mm di diametro. Rimaneggiare il materiale aggiungendo acqua, se
necessario, fino a che ha una consistenza morbida ma non appiccicosa.
Spianare la palla di terreno nel palmo della mano con la lama di un coltello o una
piccola spatola. Agitare orizzontalmente, colpendo il lato della mano
vigorosamente contro l’altra mano varie volte. Nota la reazione dell’acqua che
appare sulla superficie del terreno. Spremere il campione chiudendo la mano o
pizzicare il terreno tra le dita, e notare la reazione che può essere nessuna, lenta
o rapida. La reazione è la velocità con cui l’acqua appare agitando o scompare
spremendo.
Le argille sono poco permeabili, hanno un'alta reattività con l’acqua che conduce
anche ad un’elevata coesione. L’alta reattività con l’acqua fa sì che tutta l’acqua
venga legata alle particelle argillose stesse per questo non si nota alcuna
reazione dell’acqua durante il test sopra citato.
Tenacità: dopo il completamento del test sulla dilatanza, il provino è modellato
in una striscia allungata e piatta e poi rullato con la mano su una superficie liscia
o tra i palmi fino a formare un bastoncino di circa 3 mm di diametro. Se il
campione è troppo bagnato per essere rullato facilmente, dovrebbe essere
ripartito in strati sottili e far diminuire il contenuto d’acqua per evaporazione.
piegare il bastoncino così formato e frullare nuovamente finché il bastoncino si
sbriciola ad un diametro di circa 3 mm. Il bastoncino si sgretolerà con questo
diametro quando il terreno è vicino al limite plastico. E’ inoltre da notare la
resistenza del bastoncino. Dopo che i bastoncini si sgretola, i pezzi devono
essere aggregati insieme e impastati fino a quando il grumo si sgretola. Si noti la
tenacità del materiale durante l'impasto. 4
Dopo aver testato resistenza a secco, dilatanza e tenacità si può ricavare il
simbolo del terreno corrispondente.
Plasticità: terreno non plastico è che,per nessun contenuto d’acqua, può essere
plasmato in bastoncini da 3 mm di diametro. Alta plasticità: i bastoncini si
plasmano facilmente ma occorre molto tempo per raggiungere il limite plastico
perché il terreno potrebbe avere un notevole contenuto d’acqua. 5
Procedura per identificare i terreni a grana grossa (sezione 15)
●
Stato di addensamento: Lo stato di addensamento di un terreno granulare
(es.sabbie) può essere descritto dalla densità relativa. La densità relativa è un
parametro di stato:
= ( − 0)/( − ) * 100
e0 indice dei vuoti in sito, e max (minore addensamento) si ricava facendo
sedimentare del terreno in modo libero tramite il metodo del cono di sabbia, e
min (massimo addensamento) si ricava sempre tramite il metodo del cono di
sabbia facendo però vibrare le particelle.
L’indice dei vuoti tipico di un terreno abbastanza recente (es. argille NC) avrà un
indice dei vuoti di circa 1. Metà del volume è rappresentato dal solido e metà è
riempito da aria. Un terreno più antico (argilloso limoso OC) avrà un indice dei
vuoti di circa 0.5. Dove il volume dei vuoti è metà del volume del solido.
Le sabbie hanno un indice dei vuoti di circa 0.6 o 0.7. In realtà per le sabbie non
ha molto senso parlare di indice dei vuoti in sito. E’ meglio fare riferimento alla
densità relativa (terreni granulari).
Se Dr è pari al 100% significa che lo stato di addensamento in sito si avvicina
all’e minimo. Quindi NON vuol dire che nel terreno non ci sono vuoti.
Da un punto di vista pratico per determinare se un terreno è addensato o sciolto
si fa la prova della pala:
Un altro sistema è l'infissione di un tondino d’acciaio:
- Se la densità relativa è bassa (0-50%) il tondino può facilmente penetrare
anche solo tramite la pressione delle mani.
- Se la densità è media (50-70%) il tondino penetra facilmente con il
martello. 6
- la densità è abbastanza elevata (70-90%) il tondino penetra solo di pochi
decimetri con il martello.
- Se la densità è molto elevata (90-100%) il tondino penetra solo per alcuni
cm con il martello.
Ricapitolando:
Dalle osservazioni di sito si possono trarre importanti informazioni in merito alle
caratteristiche fisiche e allo stato delle terre:
- Terre a grana grossolana (ghiaie e/o sabbie prevalenti)
Osservazioni macroscopiche per definire codice classificativo USCS
(distribuzione granulometrica), eventuale cementazione, contenuto
d’acqua grado di addensamento, colore tramite carta di Mansell.
- Terre a grana fine (argille e limi prevalenti, ma anche per caratterizzare la
componente fina della matrice di terre grossolane)
Prove manuali per definire il contenuto d’acqua, consistenza, resistenza a
secco, dilatanza, tenacità (consistenza al limite plastico), plasticità.
Tramite tra i valori di resistenza a secco, dilatanza e plasticità si può
determinare il codice classificativo USCS (distribuzione granulometrica).
Quindi da semplici prove speditive siamo in grado di risalire al codice
classificativo USCS senza portare in laboratorio il campione.
Caratterizzazione speditiva delle rocce
Distinguiamo rocce lapidee e tenere. Un esempio di roccia lapidea è quella della
Colata Capo di Bove (fase Faete-250.000 anni fa) che corre lungo l’Appia
Antica (corre da SE a ND verso il centro di Roma con uno sviluppo quasi
rettilineo). L’Appia Antica oggi è una zona morfologicamente rilevata. Perché? La
colata si è messa in posto in una paleovalle, poi c’è stata un'inversione del rilievo
dovuta ad erosione selettiva differenziale (le formazioni circostanti di origine
fluvio-lacustre sono state erose ed è rimasta la colata in posizione rilevata). Si
chiama Colata di Capo di Bove perché sull’Appia Antica c’è la tomba di Cecilia
Metella. Sul cui fregio fra un festone e l’altro sono rappresentate delle teste di
buoi.
Le rocce lapidee possono essere classificate tramite prove con il martello di
Schmidt (o sclerometro). E’ uno strumento che viene utilizzato per stimare la
resistenza alla compressione monoassiale della porzione più superficiale della
roccia su cui viene effettuata la misura. Il modello L è quello per le rocce mentre
quello N per i calcestruzzi. Lo sclerometro era nato inizialmente per determinare
la resistenza a compressione dei calcestruzzi, poi è stato riadattato per le rocce.
Lo strumento è costituito da una massa battente proiettata da una molla contro
un’asta metallica di percussione poggiata direttamente sulla roccia. Dal rimbalzo
7
elastico (compreso fra 10 e circa 70 MPa) della massa, funzione della quantità di
energia elastica restituita dal materiale su cui viene effettuata la prova, è
possibile risalire alla resistenza a compressione del materiale stesso tramite:
- uno specifico diagramma: sull’asse delle x valore rimbalzo, lo proietto
verticalmente e incontro la linea obliqua della densità, poi mi sposto
orizzontalmente e trovo il valore della resistenza a compressione .
σ
0,0068γ+1,01
- equazione di Miller: σ = 10
R=rimbalzo, = peso di volume
γ
Ci sono delle normative stabilite dalla ISRM (International Society for Rock
Mechanics) che forniscono degli standard per la classificazione delle rocce
/ammassi rocciosi fratturati. Essi mi dicono che per avere la resistenza a
compressione semplice di una roccia, tramite martello di Schmidt, bisogna fare
almeno 10 misure. Le 5 minori le scarto e faccio una media delle altre 5 per
avere una media della resistenza a compressione della roccia. Scarto le più
basse perché la roccia in superficie è alterata, quindi mi da un valore del
rimbalzo più basso del normale. NB.In genere si prende una maglia regolare
dove faccio una decina di misure.
Se la prova viene eseguita su di una superficie rocciosa non alterata, la
resistenza a compressione di una superficie rocciosa non alterata, la resistenza a
compressione apparente è circa uguale alla resistenza a compressione calcolata
tramite prove monoassiali o il Point Load Test. Pertanto il rapporto tra le due
compressioni è molto prossimo all’unità. Quando invece la superficie della roccia
è sottoposta alla prova dello sclerometro è alterata, il rapporto tra le due
compressioni tende ad aumentare fino a essere maggiore di 10 in caso di
alterazione profonda.
Se non si hanno sondaggi, se non si ha a disposizione lo sclerometro, per
determinare la resistenza a compressione monoassiale si può usare il martello da
geologo. Indicativamente, dalla risposta della roccia si possono assegnare i
seguenti valori: 8
Spesso interessa avere un valore relativo della compressione monoassiale e non
esatto, cioè basta sapere che un dato calcare ha resistenza compresa tra 50 e
100 Mpa. Per questo la tabella sopra è particolarmente utile.
Nella tabella seguente sono forniti i valori indicativi (MPa), ma molto utili, della
resistenza a compressione monoassiale per diversi litotipi (poco alterati).
Conclusioni:
- La resistenza a compressione è uno dei parametri fondamentali della
meccanica delle rocce ed è un primo indicatore della problematica
ingegneristica a cui la roccia può essere sottoposta
- E’ un parametro di ingresso delle classificazioni geomeccaniche e quindi
spesso si ricava in uno dei modi precedentemente descritti.
- Dalla definizione di resistenza alla compressione monoassiale sono nate in
un certo senso le classificazioni geomeccaniche.
- Resistenza a compressione semplice e correlazioni con la durezza di
Schmidt (Hr): 9
Caratterizzazione delle discontinuità
Giacitura
- Giacitura piano affioramento
Orientazione del versante, altezza sul p.c., larghezza. La giacitura deve
essere espressa mediante il valore dell’azimut della linea di massima
pendenza (direzione di immersione dip direction) e dell’inclinazione di
questa rispetto all’orizzontale (inclinazione dip). Questa convenzione è
quella comunemente utilizzata in geomeccanica per la misura della
giacitura dei piani.
- Giacitura linea di scansione
Direzione della linea di scansione, eventuale deviazione della linea di
scansione e la sua lunghezza. Lungo di essa vanno considerate e misurate
solo le discontinuità che intersecano la linea (fettuccia metrica).
Un’indicazione sulla lunghezza ottimale dello stendimento può derivare
dalla relazione: L=50xS, dove L è la lunghezza dello stendimento e S il
valore della spaziatura stimata su 1 m di ammasso.
Orientazione: Direzione di immersione (dip direction) e l'inclinazione (dip)
del piano di discontinuità. La posizione relativa nello spazio delle discontinuità e
dei versanti di cui si debbano stimare le condizioni di stabilità è di fondamentale
importanza perché esse controllano la possibilità geometrica dello sviluppo
di movimento e/o di deformazioni eccessive.
La giacitura di un piano di discontinuità nello spazio è descritta attraverso
l’inclinazione rispetto all’orizzontale presente e dalla direzione di immersione
della linea stessa, misurata in senso orario a partire dal Nord. Tramite questa
coppia di grandezze l’orientazione di un piano nello spazio è definita
univocamente 10
Una discontinuità orientata nello spazio può essere rappresentata su un piano
mediante proiezioni di tipo stereografico. La proiezione di più frequente utilizzo
in meccanica delle rocce è la proiezione equiareale di Schmidt(su cui possiamo
rappresentarci poli o piani). Sul reticolo possiamo riportare la traccia dei cerchi
massimi (intersezione del piano con l’emisfero inferiore o superiore di una sfera
di riferimenti) o direttamente i poli. Esistono anche reticoli equiangolari come il
reticolo di Wulff (mineralogia). Polo di un piano: intersezione tra la normale al
piano stesso condotta per il centro del reticolo. Cerchio massimo: intersezione
(Vd lezione precedente). Dip inclinazione rispetto al piano orizzontale.
Dall’intersezione di due cerchi massimi otteniamo un cuneo di roccia. L’utilizzo
dei reticoli ci permette di avere una rappresentazione spaziale di quelle che sono
le discontinuità in un ammasso roccioso e ricostruire i diversi cinematismi (come
blocchi di roccia scorrono su superfici di discontinuità). Tramite un reticolo di
conteggio posso andare a contare tutti i poli presenti in un emisfero e andare a
determinare le isodense. L’angolo tra il centro del reticolo e il polo è uguale
all’angolo fra l’equatore del mio reticolo e l’angolo che descrive con il grande
cerchio relativo a quel polo stesso. Saper leggere questo tipo di rappresentazioni
che abbiamo sui reticoli è importante perché mi permettono di ricostruire i
cinematismi di rottura lungo superfici di discontinuità in ammassi rocciosi
(versanti naturali, antropici…). 11
1) Frana rotazionale (in terre o rocce pesantemente fratturate), la cresta del
versante è la linea più rettilinea, mentre il fronte del versante (slope face)
è rappresentato dal grande cerchio che immerge verso sud-ovest, con dip
direction 260.
2) Simile all’esempio precedente ma lo scivolamento avviene lungo una
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Rilevamento geologico
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Rilevamento Geologico
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Relazione rilevamento geologico
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Rilevamento del territorio - esercizi