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Wellman, inscrive il concetto centrale di ‘’individualismo in rete’’. Secondo
Wellman il Web va considerato come il luogo in cui le persone mettono in gioco i
valori acquisiti nel corso dell’esistenza: il tessuto sociale viene retto da una
continuità di pratiche, intrecciate tra i nodi della rete e quelli della comunità
fisica.
Il concetto di individualismo serve a far ponte tra la dimensione personal dei
nuovi media e le trasformazioni sociali degli ultimi decenni. Il fuoco dell’analisi è
sugli anni 90 quando il Web viene assorbito nelle pratiche della vita quotidiana.
Le analisi di Wellman, basate sulle ricerche empiriche, sono dedicate alla
diffusione del Web in Canada e negli US. Il ruolo di internet, in questo caso, viene
indagato nel contesto nordamericano, il che può comportare il rischio di
generalizzazione poiché: in paesi diversi potrebbero valere regole differenti di
appropriazione delle tecnologia da parte delle persone.
Misurare la diffusione del Web è però una premessa indispensabile poiché è
proprio al crescere della presenza delle tecnologie di connessione nella società la
rete perde la connotazione di ‘’virtualità’’.
Rispetto ai primi utenti, una minoranza altamente alfabetizzata all’informatica e
disposta all’esperienza del web come spazio alternativo alla vita quotidiana,
l’utenza di massa considererà la rete come uno tra i molti strumenti utili alla
gestione della propria sfera sociale e relazionale.
Everett Rogers Il modello di diffusione dei media descritto da Everett Rogers
(1962) delinea fasi progressive alle quali corrisponde l’entrata in scena di vari tipi
di utenti:
– Fase 1: gli innovatori. Soggetti che danno il via al processo. Gruppo molto
ristretto (2,5% della popolazione) che non rappresenta l’intera società (—>
«tecno-élite» di Castells);
– Fase 2: gli «early-adopters». I primi ad appropriarsi di una tecnologia quando
viene lanciatai sul mercato. Gruppo ancora ristretto, con importanti possibilità
economiche, elevate competenze e sensibile all’innovazione;
– Fasi 3 e 4: gli utenti di massa. Spinti dall’impulso di imitazione, seguono il
modello definito dagli «early-adopters» —> la diffusione del medium si
consolida.
– Fase 5: i «ritardatari». Soggetti più lontani dall’innovazione, sia per disponibilità
economica sia per sensibilità culturale. Accolgono la diffusione per ultimi, non
sempre sviluppano consapevolezza del mezzo.
Con la progressiva diffusione nel corpo sociale il Web perde inevitabilmente una
parte dei suoi tratti sociali più sperimentali.
Wellman individua una stretta relazione tra la società in rete e quella praticata
offline e formula un’ipotesi ormai diventata classica: l’uso del Web non
indebolisce i rapporti sociali ma semmai tende a rafforzarli.
2. Un nuovo ‘’sistema operativo sociale’’?
Come ben sappiamo il Web si poggia sugli schemi sociali esistenti ed allo stesso
tempo offre nuove opportunità di sviluppo. L’ipotesi dell’individualismo in rete si
fonda su alcune ricorrenze statistiche costanti che Wellman estrae dalla grande
quantità di dati presi in esame e che ci portano a considerare 3 aspetti :
- Gli utenti forti della rete dichiarano un livello di partecipazione ad attività di
gruppo superiore a quello dei non utenti: l’uso del Web facilita dunque
l’integrazione.
- Il Web non costituisce un dominio dell’esperienza a sé, questo perché gli utenti
forti della rete mostrano un volume di relazioni superiori alla media.
- Internet non sembra togliere spazio ad altre forme di socializzazione e consumo
culturale, anzi, le affianca.
Lee Rainie, Barry Wellman Nella versione più recente della teoria di
Wellman e Rainie, questo modello di relazione viene definito come un nuovo
‘’sistema operativo sociale’’; nasce così un nuovo corpo sociale, più fluido e
dinamico, propenso alle relazioni di network quanto poco adatto ad essere
contenuto nelle dinamiche tradizionali di comportamento.
A questo processo corrisponde una tripla rivoluzione della comunicazione dovuta
al rinforzo reciproco di 3 fattori: la diffusione del Web, il successo dei social
network e la penetrazione capillare delle connessioni wirless.
L’incontro tra queste 3 tecnologie dà luogo ad un nuovo frame. In altre parole, se
il mondo era prima organizzato in comparti rigidi, le reti stanno ora offrendo
un’alternativa più fluida, che consente agli individui di plasmare
quotidianamente le proprie relazioni.
Per la tesi dell’individualismo in rete, soggetto e struttura sono tradizionalmente
retti da una proporzionalità inversa: gli individui liberi sono una minaccia per il
sistema, laddove una società forte richiede un cittadino disciplinato; allo stesso
modo una comunità forte implica un alto livello di coesione e l’adesione a un
fondo di valori condivisi.
Prima del cambio di paradigma, degli ultimi 40 anni, le strutture sociali si
rinforzavano della debolezza dei soggetti e viceversa…qui sta la portata
rivoluzionaria del network. La rete sarebbe, infatti, un meccanismo virtuoso in cui
tutti possono vincere, e i due poli si danno forza reciprocamente anziché
indebolirsi.
Parliamo di uno schema di connessioni in cui individuo e struttura crescono
insieme in simbiosi e in cui l’autonomia del soggetto retroagisce sulla stabilità
dell’insieme.
I limiti proprio per la portata rivoluzionaria della teoria di Wellman, dobbiamo
considerare dei limiti. La tesi dell’individualismo in rete si presta a 3 ordini di
critiche:
- Investimento eccessivo sui risultati delle ricerche, condotte tramite
questionari, e quindi sul punto di vista manifestato da parte degli utenti. Tale
operazione modella profili di consumo su quelli che gli utenti raccontano di sé.
- Tendenza alla ‘’reificazione’’ della rete. Dichiarare che i sistemi complessi
si organizzano oggi secondo il paradigma di rete, implica una più accurata messa
a punto del concetto di network, che non possiede ancora il livello di definizione
delle categorie tradizionali della sociologia
- Interpretazione parziale del rapporto tra le relazioni sociali dentro e
fuori il Web. I soggetti che sviluppano relazioni sul Web sembrano disporre di
un maggior numero di rapporti sociali anche offline. Nell’ipotesi di Wellman, ciò
sarebbe dovuto al fatto che l’uso del web rinforza i legami sociali. Tuttavia,
questa correlazione può essere spiegata anche con una ipotesi opposta: gli
individui che in partenza dispongono di un più alto capitale sociale sono più
inclini all’utilizzo del web. La loro maggiore partecipazione alla vita comunitaria
potrebbe pertanto essere la causa e non la conseguenza dell’uso delle tecnologie
digitali.
3. I legami in rete
In merito ai legami che connettono le persone, ha fatto scuola la distinzione
pensata da Mark Granovetter.
Mark Granovetter afferma che esistono 3 forme di legami possibili:
- Forti: parliamo di un legame che connette le persone che investono molto
l’una sull’altra, che mantengono una relazione duratura e condividono porzioni
significative del proprio vissuto.
-Deboli: parliamo di legami meno coinvolgenti e spesso temporanei, si
accendono invece in momenti determinati, si prestano al raggiungimento di uno
scopo specifico o si limitano a connettere persone di importanza marginale
(conoscenti).
- Assenti: parliamo, quindi, di legami inesistenti.
Granovetter afferma che i legami deboli, a differenza dei legami forti che
conducono alla chiusura dell’esperienza in ambiti più ristretti, attraversano i
confini tra i diversi gruppi, e danno corpo a una solidarietà di connessione tra
cerchie sociali diverse, svolgendo la funzione di ‘’bridge’’: e cioè di sviluppare
una rete attraverso l’aggiunta di nuovi nodi.
In questo senso, per le pratiche di networking i legami deboli più utili di quelli
forti, perché consentono di estendere la rete attraverso l’aggiunta di nodi
ulteriori.
Robert Putnam I legami deboli favoriscono il «bridging», ossia lo sviluppo di
nuovi contatti, piuttosto che il consolidamento di quelli già esistenti, o
«bonding».
Caroline Haythornthwait (2002) Secondo Haythornthwait la diffusione del
Web offre l’opportunità di connettersi a un numero maggiore di individui:
parliamo di contatti sociali destinati a galleggiare in uno stato in uno stato di
latenza ma facilmente attivabili in ogni momento attraverso strumenti agili come
le e-mail. Oggi proprio i social forniscono l’esempio più semplice di legame
latente: gli amici degli amici su FB.
Hampton Alle forme convenzionali dei rapporti sociali il Web aggiunge una
ulteriore modalità, che può essere definita ‘’legame dormiente’’. Un legame
dormiente individua una relazione solo timidamente avviata (incontri fugaci,
conoscenze episodiche); tutti rapporti che andrebbero perduti se i social (es. FB)
non rendessero facilmente recuperabili.
Possiamo quindi parlare di 5 forme di legami sociali, di cui le prime tre legate alla
comunicazione tradizionale (vd. Granovetter) e solo gli ultimi due tipici sul Web
- legami assenti
- legami forti
- legami deboli
- legami latenti
- legami dormienti
Particolarmente importante in questo senso è ricordare la distinzione canonica
tra ‘’networking’’ e ‘’social network’’ introdotta nel 2008 da Danah Boyd e Nicole
Ellison: per ‘’networking’’ si riferisce alla pratica di avvio di nuove relazioni
mente per ‘’social network’’ si indica una piattaforma digitale dotata di alcune
specifiche caratteristiche.
Tutti si siti di social network sono accomunati da 3 costanti:
- la registrazione in un profilo personale pubblico o semi-pubblico
- la compilazione di una lista di altri utenti, con cui restare in contatto e
scambiare informazioni
- la possibilità di visualizzare attraverso le liste di amici e conoscenti, sia proprie
che quelle degli altri
Il Web sta quindi rivoluzionando le regole della socialità e cambiando per intero il
sistema operativo del quotidiano.
Lo sforzo di costruire nuovi rapporti sembra, però limitato ad ambienti molto
specifici come: giochi online, chat, piattaforme per il dating.
Quanto all’ampio mondo del Web, le ricerche confermano invece la paradossale
inimiciz