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Libro “Teorie e pratiche del Web”: capitolo 1

Analisi del rapporto tra la rete Internet e le grandi funzioni della società: l’economia, la politica e l’organizzazione del lavoro.

Riferimento a Manuel Castells -> origine della network society.

1. Network society

Network society: sistema delle società economicamente avanzate degli ultimi decenni, caratterizzate (1) dalla diffusione di Internet (= network globale di comunicazione), (2) e da altri processi che vedono la rete come principio di ispirazione.

La teoria della network society individua 5 capisaldi del mondo contemporaneo:

  • La centralità dell’informazione come risorsa strategica
  • La diffusione “pervasiva” dell’innovazione
  • La produzione flessibile
  • La logica di organizzazione reticolare
  • La convergenza di “tecnologie specifiche in un sistema altamente integrato” (Castells 1996)

L’intreccio di questi cinque fattori ha fatto sì che l’economia, tra la crisi finanziaria degli anni ’70 e la diffusione di massa del Web, si evolvesse fino a raggiungere lo stato attuale. Quello di oggi è un sistema economico integrato, in cui la rete digitale serve come meccanismo di connessione e di coordinazione tra le parti.

Interconnessione è la parola-chiave nel nuovo ordine del mondo poiché la rete deve diventare una soluzione trasversale alle necessità dei diversi ambiti della società. La rete è meccanismo di connessione e di coordinazione.

I detentori di potere nella società contemporanea sono coloro che hanno la capacità di convertire l’uno nell’altro i diversi network…

La società in rete è un “paradigma aperto”, perché è strutturato (= costruito attorno a diversi nodi) ma elastico (= è in grado comunque di modificarsi di continuo) -> Internet non a caso è una rete di reti.

Secondo Castells lo sviluppo dei network nasce da uno sforzo di riconfigurazione degli apparati di governo. In questo processo vi è un conflitto tra i grandi monopoli dell’economia di Internet ed il potenziale umano, ovvero coloro che comunicano attraverso il web, quindi i processi di decentramento non sono una possibilità di emergere per le classi subordinate, ma un servizio reso alle esigenze di organizzazione del mercato. Le reti chiudono idealmente il circolo del controllo e diventano mezzo di dominio.

Alla radice della network society agiscono, secondo Castells, tre diversi processi di cambiamento:

  • La rivoluzione della tecnologia dell’informazione
  • La crisi economica sia del capitalismo sia dello statalismo
  • Il fiorire di movimenti culturali e sociali (es. femminismo, ambientalismo, difesa dei diritti umani…)

L’interazione tra questi tre diversi processi ha portato alla luce:

  • Una nuova struttura dominante = la società in rete
  • Una nuova economia = l’economia informazionale /globale
  • Una nuova cultura = la cultura della virtualità reale

La fondazione della network society segue tre diversi momenti:

  • Lo sprigionarsi di questi tre processi autonomi tra loro
  • Il loro incontro e la creazione di un paradigma coerente grazie alla solidificazione delle loro relazioni
  • Il dispiegarsi delle sue conseguenze sull’intero corpo sociale

Si può dire che la trasformazione della società in una network society si deve a tre cause principali:

  • L’innovazione tecnologica
  • La vita quotidiana
  • La ristrutturazione dei mercati

L’innovazione tecnologica ha giocato un ruolo decisivo nella formazione della network society poiché è stata la condizione necessaria dalla quale tutto parte.

L’innovazione tecnologica, a sua volta, è stata causata da due grandi filiere di ricerca:

  • Il personal computer (ha fatto sì che tutti gli utenti avessero la possibilità di accedere alla produzione di contenuti)
  • La rete di Internet (ha creato una connessione tra tutti i contenuti prodotti)

In questo processo sono stati fondamentali i vari gruppi sociali che hanno saputo valorizzare questo nuovo mezzo.

La teoria della network society insiste sulle trasformazioni del quotidiano, che altro non sono che il diverso modo in cui le persone agiscono nelle loro ordinarie condizioni di vita.

In questo ambito Castells parla di una “crisi del patriarcato” -> metafora di un sistema sociale bloccato, in cui l’autorità rimane incarnata nel tempo dalle stesse figure.

Ad attaccare questo processo, nel tempo, concorrono due diversi processi:

  • L’introduzione delle donne nel mercato del lavoro (maggiore indipendenza economica da parte delle donne)
  • Movimenti di contestazione politica tra gli anni ’60 e ’70

Da questa crisi ne deriva, secondo Castells, quello che lui chiama “individualismo in rete”.

Maggiore impulsi di trasformazione del sistema: apertura dei mercati successiva alla crisi economica degli anni ’70. In questo momento si ha una trasformazione del sistema produttivo, ovvero si passa da una produzione pesante ad un regime postindustriale, in cui il ruolo strategico non sono più i prodotti fisici ma l’informazione. I lavoratori d’ufficio superano per numero gli operai industriali, dando vita ad una vera e propria evoluzione del capitalismo.

Secondo Castells però, la vera trasformazione non sta nel fatto che ci sia un cambiamento nel modo di produrre beni, ma la vera novità sta nel modello di organizzazione che sostiene il processo industriale: il germe ultimo del mutamento sta nella sua sottomissione ad un regime di flessibilità e di accelerazione dei tempi di rotazione del capitale.

Il tratto principale dell’economia contemporanea è l’adozione della logica di rete come principio di organizzazione, comune alla produzione di beni materiali ed a quella di informazione. Il cambiamento decisivo riguarda il metodo della sua organizzazione flessibile, che necessita a sua volta di una flessibilità dei tempi di lavoro -> causa precarietà.

Ciò che questi tre processi hanno in comune è:

  • La perdita di efficacia dei sistemi ad organizzazione verticale
  • La scommessa sulla forza dell’organizzazione orizzontale

In questo la rete si offre come ideale modello organizzativo.

2. Spazio dei flussi e spazio dei luoghi

Nella teoria di Castells il diffondersi della rete porta ad una precisa ricaduta topologica, ovvero la creazione di due diversi spazi, che creano la nostra realtà: lo spazio dei flussi e lo spazio dei luoghi.

  • Spazio dei flussi: è lo spazio delle connessioni digitali. È caratterizzato dal fatto che al suo interno vi avvengono i processi più rilevanti, a livello di concentrazione del potere, ricchezza ed informazione. Al suo interno, organizza la simultaneità delle pratiche sociali a distanza.
  • Spazio dei luoghi: è lo spazio dell’interazione sociale e organizzazione istituzionale sulla base della contiguità fisica. È lo spazio in cui prende corpo l’esperienza vissuta dalla maggioranza delle persone, radicata nei luoghi e nei valori tradizionali.

La separazione di questi due spazi è un meccanismo essenziale del dominio della nostra società, perché consente di dirottare i fondamentali processi al di fuori della sfera in cui essi costituiscono un senso sociale.

Identità: vedi pag. 10.

La contrapposizione dei flussi e dei luoghi porta a (1) una sbilanciata configurazione di potere, (2) una frammentazione del concetto di identità.

In questa rottura dell’“io” si riconoscono tre forme di identità:

A. L’identità legittimante: è introdotta dalle istituzioni che governano il sistema, per inquadrare le forze sociali in uno schema di prevedibilità e congelarne l’azione in una categoria gestibile (es. nazione). È imposta dall’alto => produce la “società civile” = sistema razionalizzato di regole capace di prevedere anche le leggi del proprio superamento.

B. L’identità resistenziale: è creata dalle culture subalterne, che usano un’immagine alternativa di sé per distaccarsi dall’oppressione dell’identità legittimante; essa ha quindi una funzione difensiva. => produce una fazione ristretta di oppositori che valorizzano le differenze dal resto del mondo.

C. L’identità progettuale: è utilizzata dagli attori sociali per attaccare le istituzioni dominanti, per promuovere una trasformazione della società nel suo insieme. => produce il soggetto sociale, che aspira non solo alla propria evoluzione, ma alla trasformazione dell’intero sistema.

Nella seconda parte degli anni ’90, l’identità appariva come risposta allo sradicamento imposto dei flussi globali, tale da creare una vera e propria “opposizione bipolare tra la Rete e l’Io”.

Castells vede nella società in rete una superiorità della morfologia sociale rispetto all’azione. La rete è perciò una struttura chiusa, in cui non è possibile intervenire per apportare cambiamenti.

Per Castells, il vero obiettivo dei movimenti nell’età delle reti è la creazione di un “paradiso comunitario”, ovvero uno spazio alternativo, definito dall’intreccio dei flussi informatici, tecnologici e finanziari.

Secondo Van Dijk, la network society nasce da una vasta rosa di trasformazioni, che interessano tutti i livelli del sistema:

  1. A livello tecnologico la piattaforma Web ha unito in sé tutti i modelli di comunicazione precedentemente esistenti:
    • L’allocuzione, tipica nei media di broadcast
    • La consultazione, tipica dei mezzi bidirezionali
    • La registrazione
    • La conversazione, tipica dei rapporti interpersonali
  2. A livello economico, si ha una totale abolizione dei confini nazionali ed una sostituzione del monopolio pubblico con oligopoli privati, un decentramento dei modelli di produzione.
  3. A livello politico si ha una delegittimazione del potere statale.
  4. A livello legale si ha una perdita totale del concetto di copyright, provocata dalla circolazione libera delle informazioni.
  5. A livello culturale si verifica un incremento della quantità di materiali disponibili.
  6. A livello psicologico si ha una delega delle pratiche di apprendimento alle dinamiche di relazione tra l’uomo e la macchina.

Questo processo non si manifesta in modo coerente perché agisce estendendosi e allo stesso tempo riducendosi di scala, quindi da un lato offre nuovi legami di connessione tra gli individui, ed all’altro rende possibile comunicare su scala mondiale.

La rete costituisce un modello organizzativo ma non la trama della storia che sono invece i gruppi sociali (non le reti che li mettono in connessione).

3. Capitalismo e società in rete

La teoria della network society appare come sviluppo delle tesi di Joseph Schumpeter sulla forza evolutiva del capitalismo, che appare come sistema capace di rigenerarsi ciclicamente attraverso un “processo di distruzione creatrice”. Il capitalismo è un metodo di evoluzione economica che va alla ricerca dell’allargamento continuo dei mercati e la rivoluzione dei propri stessi sistemi di produzione, secondo una spinta endogena di cambiamento.

Castells nega la possibilità di una relazione di causa ed effetto, poiché la struttura è retta da una serie di condizionamenti reciproci in cui è impossibile stabilire una priorità.

David Harvey: organizza la macchina del capitale in sette diversi ambiti:

  • Tecnologie e forme organizzative
  • Rapporti sociali
  • Ordinamenti istituzionali ed amministrativi
  • Produzione e lavoro
  • Rapporti con la natura
  • Vita quotidiana
  • Concezioni del mondo

Queste sette sfere vivono di ritmi di evoluzione separati e diversi, ma sono necessari al funzionamento del capitale ed una crisi interna di uno di loro produce una reazione sugli altri, imponendo al sistema la ricerca di un nuovo equilibrio.

L’origine della società in rete può essere fatta risalire alla riorganizzazione del capitale ed all’apertura definitiva al mercato globale. Si può collocare questo momento tra il 1968 e il 1973, in quanto gli Stati Uniti vivono proprio in questo momento una grande crisi finanziaria, che Giovanni Arrighi chiama la crisi “sintomo”. La soluzione a questo periodo di crisi sarà l’informazionalismo: ovvero un’economia globale in tempo reale, in cui la competitività dipende sempre più dalla capacità di generare, elaborare ed applicare informazione basata sulla conoscenza.

Una costante nello sviluppo del capitale è la cosiddetta “soluzione spaziale alle crisi di sovra-accumulazione”, ovvero l’assorbimento delle risorse in eccesso attraverso l’espansione geografica.

Secondo Frederic Jameson, è possibile periodizzare il capitalismo proprio in base ai balzi in avanti dell’innovazione tecnologica che offre la via di uscita dalle più profonde crisi del sistema (quello che le reti informatiche hanno fatto nella tradizione dagli anni ’70).

Tre aspetti in cui è chiara la matrice capitalista della società in rete, secondo Castells:

  • Continua rincorsa alla “produzione di spazio” = conferma la propensione del capitalismo a occupare nuovi mercati per sopravvivere alle sue crisi.

Il capitale americano superò la crisi tra gli anni ’70 e gli anni ’90 grazie a quella strategia che Arrighi definisce “di accumulazione estensiva” -> il dirottamento degli investimenti sul mercato globale e la conseguente crescita dei profitti.

Si mette in evidenza (1) la stretta relazione tra i flussi di informazione e quelli dell’economia globale, che insieme formano il regime contemporaneo di “sovranità” e (2) la connessione tra le reti di comunicazione e quelle della finanza, tra cui si stringe un legame di investimenti (Deibert).

La retroazione tra lo sviluppo delle reti ed il consolidamento della finanza internazionale sembra essere lo stesso processo di coordinamento delle borse e di accelerazione della speculazione che avvenne nell’‘800 intorno alla diffusione del telegrafo.

Questo è motivato da una costante di lunga durata che Arrighi spiega come la “tendenza dell’economia ad assumere una natura iperfinanziaria nei momenti di conclusione di un ciclo di accumulazione.

  • L’investimento sulle reti globali di comunicazione, dovuto alla particolare qualità dell’informazione quale risorsa primaria, su cui Castells ha costruito l’ipotesi dell’economia informazionale.

Nicholas Garnham spiega che a differenza di altri beni, i media servono due diversi mercati ovvero (1) quello per intermediari e quello per i consumatori finali: assumono quindi valore sia come segmento in sé, sia come apripista verso altri settori. Sono quindi sia un mezzo che un fine, sia un prodotto in sé che il veicolo di diffusione della pubblicità.

Legge classica di sviluppo del capitale: lo strappo in avanti di un’innovazione, proprio nel momento in cui il sistema sembra perdere colpi.

Christian Fuchs: basa la sua critica sulla coerenza nel rapporto tra capitale e mezzi di comunicazione: se le reti telematiche servono alla ristrutturazione del mercato globale, non fanno altro che svolgere un ruolo analogo a quello assunto da altre infrastrutture lungo la stessa storia del capitalismo internazionale. Infatti il modello del business del Web (il cosiddetto 2.0) riproduce quasi perfettamente quello dei media tradizionali, fondandosi (a.) sui finanziamenti pubblicitari, e (b.) sulla misurazione delle audience quale bene primario da vendere agli investitori.

  • Il vistoso potenziamento della componente tecnologica nei processi di produzione, con l’adozione del computer, e le sue inevitabili conseguenze sull’organizzazione del lavoro.

L’economia informazione disinnesca la relazione tra crescita degli investimenti e aumento dell’occupazione, poiché viene investito nelle macchine buona parte del capitale, che consente di ridurre il tempo di lavoro necessario alla produzione, traendo maggiori profitti dall’abbassamento dei salari.

Carlo Formenti osserva che la divaricazione della distanza tra capitale e lavoro, grazie alla tecnologia, è in linea con le analisi di Marx sui metodi di incremento del plus-valore ed in particolare il peso del plus-valore relativo, dovuto al dominio del “lavoro morto” delle macchine su quello vivo dell’uomo. La subordinazione del lavoro al capitale corrisponde in Marx al passaggio dal plus-valore assoluto al plus-valore relativo.

Plus-valore assoluto: consiste nell’appropriazione del tempo di lavoro e del surplus di ricchezza prodotta = non c’è discontinuità rispetto ai metodi preindustriali di sfruttamento della manod’opera.

Plus-valore relativo: è un modo di produzione specificamente capitalistico, che soltanto la messa a regime della macchina industriale ha reso possibile. Gli investimenti sulla tecnologia valgono a ridurre il tempo di lavoro richiesto alle persone, diminuendo la quota di denaro necessario a pagare il lavoro umano.

Punto di contatto tra la tesi di Castells e la critica marxista della “economia politica” del Web e dei meccanismi di produzione che ne sono parte: l’idea di Marx del capitale come forza sociale, che sfrutta i nuovi mezzi per prendere possesso di nuovi mondi -> il Web funziona come sistema di cattura delle energie sociali in eccesso da parte di gruppi dominanti che governano l’espansione del capitale e il suo diffondersi in tutti gli ambiti.

Frederic Jameson afferma che il fatto sociale, l’interesse dei gruppi egemoni, viene prima di quello tecnologico (= il modello di rete che fornisce la traduzione di una precisa visione del mondo).

Castells in questo occupa due posizioni diverse:

  1. Coglie la possibilità di cambiamento in una crisi economica generale.
  2. Individua come via di uscita dalla crisi stessa, strategie di ristrutturazione (dece tramonto
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arianna.remo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Miconi Andrea.
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