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I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

Costruire una nuova "frontiera" pedagogica

Bruner pensa che le storie vengano prodotte dalle persone per dare senso alle loro esperienze. Normalmente si racconta di sé a una persona, con cui abbiamo una relazione, o a uno sconosciuto (permette di aprirsi più facilmente), perché non siamo vincolati da un’immagine nota di noi stessi che cerchiamo di salvaguardare da coloro che ci conoscono. Hannah Arendt ha sottolineato come, rispetto al passato, il mondo di oggi abbia notevolmente perso l’esperienza umana in quanto la contemplazione è diventata qualcosa di assolutamente insignificante; l’esperienza educativa può diventare quindi l’azione per riappropriarsi del vissuto. L’educazione diventa un vero e proprio esercizio di elaborazione puntato a sedimentare le esperienze, identificarsi e rivivere la propria identità.

Il lavoro autobiografico si ritrova perfettamente nel progetto di “educazione alla memoria”; inizialmente un individuo aveva poche identità perenni, spesso legate al luogo di nascita, cultura, tradizioni ecc., adesso l’accelerazione dei tempi e il ritmo frenetico della vita di tutti ha portato le persone ad essere più soggette alle influenze e poco disposte alle fatiche per il raggiungimento di un traguardo. La bulimica ricerca di emozioni sempre più forti conduce all’insensibilità emotiva che impedisce il radicamento stesso dell’esperienza. Nella società di adesso, definita “società di comunicazione”, risulta sempre più difficile tradurre gli eventi della vita in esperienze significative a causa dell’andamento frenetico di tutti i giorni.

Orientamento e narrazione

Il Memorandum sull’Istruzione e la formazione ha come obiettivo quello di garantire un facile accesso alle informazioni e un valido orientamento sulle opportunità di istruzione. L’orientamento serve a portare ogni individuo alla piena conoscenza di sé stessi, delle proprie intenzioni, debolezze, competenze e accettarle e renderle dei punti di forza; a scuola si dovrebbe dedicare del tempo per la scrittura al fine di sviluppare una crescita emotiva, un equilibrio e un controllo su noi stessi.

Esistono 2 tipi di memoria: richiamo e riconoscimento

  • Richiamo: l’atto di produrre un ricordo
  • Riconoscimento: la scelta di un ricordo riferito a qualche evento quotidiano/tonalità emotiva

L’evento, non appena lo ricordiamo, è perennemente perduto perché nel riconoscimento agiamo involontariamente su di esso; presente e passato si influenzano. Solo tramite il linguaggio delle sue narrazioni il bambino comunica a sé stesso e al mondo; costruisce la sua identità tramite il confronto, l’emulazione e lo scambio di sguardi e gesti. Per questo l’obiettivo dell’identità personale è particolarmente complesso; essa diventa un lusso in quanto gli uomini preferiscono guardare e prepararsi al futuro piuttosto che osservare il passato, per paura di essere travolti da una forte nostalgia.

Le componenti della narrazione

  • Componente culturale: significati della narrazione e condivisione di esperienze e conoscenze
  • Componente di personalizzazione: attenzione sul racconto autobiografico
  • Componente dell’integrazione culturale: narrazione usata per contrastare la separazione che la didattica scolastica crea con gli studenti stranieri privi di traccia culturale

Le iniziative per la costruzione dell'identità negli adolescenti

L'acquisizione dell'identità costituisce l'esito felice del processo caratterizzato dai conflitti vitali che scandiscono il ritmo dell'esistenza e tale processo contraddistingue in particolare l'adolescenza. La riflessione sul concetto di sé acquista consapevolezza quando l'adolescente comincia a rendersi conto della discrepanza tra il modo con cui egli definisce se stesso e il modo in cui lo definiscono le altre persone. L'identità appena abbozzata, dice Galimberti, non si gioca come nell'adulto tra ciò che si è, ma nel divario ben più drammatico tra il non sapere chi si è e la paura di non essere ciò che si sogna.

Nonostante le più avveniristiche innovazioni tecnologiche, scrivere si presenta come un'azione inattuale rispetto alla diffusa ansia di accelerazione della nostra società. Nel ricordo alcuni dettagli sfumano a vantaggio di elementi più significativi. La narrazione della propria storia diviene allora il primo passo per lavorare sull'identità personale. Nel passaggio all'età scolare il bambino affronta un periodo di maturazione che lo condurrà verso una competenza emotiva sempre più completa. È possibile scontrarsi con fasi di avanzamento e di ambivalenze, di tentativi ed errori e perfino di regressione. Queste situazioni possono venire a crearsi perché, al contrario di quello che dovrebbe avvenire, il processo di sviluppo che produce cambiamenti nel bambino deve essere sempre mediato dalla realtà, dal contesto esterno.

Intorno ai 5-6 anni si può notare un affinamento di vari aspetti della competenza emotiva, quali l'ampliamento dell'alfabeto emotivo; la percezione dei segnali emotivi che si fa sempre più ricca; la capacità di adattare intenzionalmente i comportamenti espressivi per rendere più efficace la comunicazione interpersonale e le regole di esibizione che, ormai interiorizzate, vengono adottate sempre più efficacemente. In questo stadio il bambino fa conoscenza con l'istituzione scolastica. La scuola si deve fare attenta ai suoi studenti, calibrando e modificando le proprie metodologie, in modo da renderle veri strumenti per trasportare le competenze all'interno dei soggetti promuovendo la competenza per eccellenza “imparare ad imparare”.

Goleman rileva che insieme a questa atmosfera di incipiente crisi sociale, ci sono anche i segni di un crescente malessere emozionale, soprattutto fra i bambini e giovani e colpisce, in modo particolare, la violenza fra gli adolescenti che indica un avvio all'età adulta con gravi carenze relative all'autocontrollo, all'empatia e alla capacità di gestire la propria collera. Nel deserto della comunicazione emotiva che da bambini non è stata attivata e che da adolescenti non è stata incontrata, fa la sua comparsa il gesto violento che, talvolta, prende il posto di tutte le parole che non sono state scambiate né con gli altri, né con noi stessi. Imparare ad essere riflessivi può aiutare chiunque, ma imparare a relazionarsi con se stessi e con gli altri può aumentare la resilienza di fronte ai cambiamenti e alle sfide della vita.

Educazione affettiva

Alle emozioni vengono in primis riconosciute funzionalità di benessere e di sopravvivenza; ma esse assolvono anche a molte altre funzioni:

  • Funzione di segnalazione intersoggettiva: le emozioni hanno l'effetto di comunicare esternamente lo stato dell'organismo
  • Funzione intersoggettiva: l'individuo conosce in modo immediato e globale i propri stati interni, i bisogni e i desideri del proprio organismo
  • Funzione adattiva di regolazione continua del comportamento: le emozioni guidano e regolano il comportamento dell'individuo

Integrando nell'educazione un'attenzione agli stati emotivi, si permetterebbe alle persone di avere un maggiore contatto con la propria interiorità affettiva e ne deriverebbe una maggiore facilità di riconoscimento anche a livello sociale. Ricorderemo ciò che è stato maggiormente significativo e presteremo attenzione a ciò che è stato particolarmente interessante. È per questo che paure ed ansie vissute nelle età iniziali della vita non si cancellano mai e vengono riportate in luce ogni qualvolta si vivono situazioni simili a quelle passate. Nel mondo attuale il soggetto è più inquieto e più fragile, più disorientato e sempre più alla ricerca di sé.

Se la forma del nostro esistere è sempre più uno stare nel labirinto, in un mondo amministrato dal mercato, dai media, dai simulacri, dobbiamo attrezzarci ad attraversare il labirinto stesso, a sondare diversi percorsi, a procedere per tentativi ed errori.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gregre___ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie dei processi comunicativi e formativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biagioli Raffaella.
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