TEORIA GENERALE DEL DIRITTO
INTRODUZIONE
Concetto di solidarietà La solidarietà è oggi una parola molto
usata nel discorso pubblico, sia politico sia giuridico, e attraversa
ambiti diversi, dalle istituzioni alle politiche sociali. È legata a
principi fondamentali come la dignità umana, la libertà e
l’uguaglianza.
Pur non essendo sempre stata esplicitamente nominata in passato,
la solidarietà ha accompagnato a lungo le pratiche sociali; oggi però
essa assume un ruolo nuovo e più visibile. Questo uso diffuso
solleva una questione critica: perché proprio oggi la solidarietà
diventa così rilevante e a quale bisogno risponde.
La solidarietà non ha un significato unico e stabile.
Può indicare cose diverse: un sentimento di aiuto, un dovere
morale, oppure un diritto che nasce dal vivere insieme nella
società. Proprio per questo è una parola molto usata, ma anche
confusa.
La solidarietà viene spesso collegata all’idea di debito morale
verso gli altri e alla responsabilità che le persone hanno una verso
l’altra.
La solidarietà è solo un valore morale o diventa un obbligo
giuridico (qualcosa che lo Stato può imporre)?
Questa incertezza rende difficile la solidarietà essere definita in
modo preciso.
Il testo mette in evidenza che questa ambiguità rende difficile
definire la solidarietà in modo preciso. Tuttavia, proprio perché è
vaga, la solidarietà riesce a essere accettata facilmente e a
funzionare come principio che tiene insieme la società.
La diffusione della solidarietà è legata allo sviluppo della società
industriale e alla nascita di nuove forme di interdipendenza tra
gli individui. Le trasformazioni sociali rendono visibili rapporti di
dipendenza reciproca.
La solidarietà trova una prima formulazione nell’articolo 1202 del
Codice civile del 1804, che definisce la solidarietà come un
vincolo giuridico tra più persone. Essa implica reciprocità, nel
senso che ciascuno risponde per gli altri e per il tutto.
In questa prospettiva, la solidarietà si oppone all’individualismo,
poiché afferma l’esistenza di doveri reciproci e di responsabilità
condivise. Essa sostituisce il concetto di carità cristiana.
CAPITOLO 1
Nell’800 l’idea di solidarietà entra ufficialmente nella politica.
Inizialmente si è parlato di solidarietà morale: influenza della
società e dell’ambiente sugli individui.
Poi si inizia a parlare di solidarietà sociale: ogni persona ha un
dovere verso la società e vive con un vero e proprio debito
sociale, anche se per molto tempo non se ne è resa conto.
L’idea di solidarietà cambia quindi significato: non è più solo un
fatto morale, ma diventa un obbligo verso la collettività.
Per Bourgeois la solidarietà non è solo un valore o un ideale
altruista, ma una dottrina concreta, utile a creare leggi e a
definire i diritti e i doveri dell’individuo nella società. La sua idea
viene accolta da molti, anche dai socialisti, e diventa un principio
centrale della Repubblica sociale.
BLAIS Mette in luce alcuni elementi centrali del concetto di
solidarietà:
1. Relazione reciproca è un legame in cui c’è condivisione,
responsabilità tra i membri della collettività
2. Dimensione etica la solidarietà ha valenza morale,
culturale, politica
3. Inclusione sociale/giustizia è uno strumento per pensare
alle disuguaglianze e tende a proteggere chi è più
svantaggiato
4. Ruolo dello Stato e delle istituzioni la solidarietà passa
attraverso l’intervento pubblico, il welfare, politiche sociali ecc.
Solidarietà naturale e solidarietà sociale
La solidarietà naturale riguarda l’appartenenza biologica e
spontanea di tutti gli esseri umani alla stessa specie: è il
legame di fatto che ci unisce in quanto esseri viventi, al di là
di qualsiasi scelta consapevole.
La solidarietà morale, invece, è qualcosa che si costruisce
sul piano della coscienza e della responsabilità: è il
riconoscimento consapevole del debito che ciascuno ha verso
gli altri e verso la società.
Bourgeois sostiene che tra queste due forme di solidarietà c’è un
legame, ma anche un dislivello: non coincidono completamente.
BOURGEOIS Pubblica Solidarité nel 1896. La solidarietà è
proposta come un principio capace di tenere uniti i repubblicani e di
offrire una risposta riformista, non rivoluzionaria, alle idee marxiste.
Non riguarda soltanto i più deboli: tutti gli individui, qualunque sia
la loro condizione sociale, sono legati da obblighi reciproci. Non si
punta a rendere tutti uguali nelle condizioni di vita, ma a evitare
che la legge crei o rafforzi disuguaglianze che già esistono per
natura.
Il solidarismo di Léon Bourgeois nasce come una via intermedia tra
l’individualismo liberale e il collettivismo socialista.
I tre principi della sua dottrina il fatto della solidarietà, il
debito sociale e il quasi-contratto.
1. La solidarietà Tutti gli esseri viventi dipendono gli uni dagli
altri e dall’ambiente in cui vivono. Questa idea è vecchia, ma
oggi la biologia la conferma ancora di più. L’uomo, come parte
della natura, vive grazie agli scambi con gli altri: dalla salute al
lavoro, ai sentimenti. La vita è progresso grazie all’unione e
alla cooperazione, non solo all’individualismo.
Ma l’uomo è diverso dagli animali: non agisce solo per istinto,
ma anche con ragione e volontà. Per questo, la solidarietà
deve basarsi anche sulla coscienza morale, cioè sulla capacità
di capire cosa è giusto.
Esiste però un problema: la solidarietà convive con la
competizione, la lotta per la sopravvivenza. A volte i più forti
prevalgono, ma la cooperazione è altrettanto importante per
far progredire la società.
Bourgeois dice che l’individuo non è solo un essere isolato con
diritti astratti, ma una persona reale, parte di un gruppo e di
una storia. Solo così si può costruire una vera teoria dei diritti,
che tenga conto sia degli interessi personali sia di quelli della
società.
2. Il debito sociale Perché la persona esiste e cresce grazie
agli altri che l’hanno preceduta e a tutta la società, deve
riconoscere un debito verso questa collettività. Questo debito
è una responsabilità morale importante.
3. Il quasi-contratto Oggi gli uomini si uniscono liberamente
tramite contratti per raggiungere i loro scopi. Bourgeois pensa
che sia possibile immaginare un contratto generale che unisca
tutte le persone, basato su questo debito sociale. Questo è il «
quasi-contratto », un’idea fondamentale della sua teoria.
Il debito sociale Siamo tutti legati gli uni agli altri e, per questo,
siamo sempre un po’ “in debito”. Questo debito riguarda sia chi ci
ha preceduto, cioè le generazioni passate, sia le persone con cui
viviamo ora. Esiste un “capitale” che ci è stato lasciato, un insieme
di cose e conoscenze che ci aiutano a vivere. È nostro compito non
solo conservarlo, ma anche migliorarlo per chi verrà dopo.
Come membri di una società, condividiamo benefici ma anche
responsabilità: se riceviamo qualcosa, dobbiamo anche dare
qualcosa in cambio.
È una sorta di eredità che deve essere conservata e trasmessa.
Il debito richiama un sentimento profondo di gratitudine, che ha
radici religiose e culturali.
Ci sono però molte domande difficili: a chi dobbiamo esattamente
questo debito? A tutti o solo a qualcuno? Come si decide chi dà e
chi riceve? E soprattutto, si può obbligare una persona a rispettare
questo debito anche se non è d’accordo?
La coscienza moderna valorizza la libertà e il consenso, non la
costrizione.
Nel diritto, un debito implica un accordo chiaro tra chi presta e chi
deve restituire. Qui, invece, nessuno ha scelto di ricevere questa
eredità sociale, quindi è difficile dire come si possa rendere
obbligatorio questo “debito”. È un problema complesso e ancora
aperto.
Quasi-contrattoBourgeois utilizza una vecchia idea giuridica
chiamata quasi-contratto, che nel Codice civile indica obblighi che
nascono anche senza un vero accordo tra le persone. Questi
obblighi si formano senza che nessuno abbia dato il consenso
prima, ma in qualche modo il consenso arriva dopo, in modo
implicito.
Bourgeois sostiene che esiste quindi una specie di quasi-contratto
sociale che ci mette su un piano di uguaglianza, come se tutti
fossero uguali e liberi di decidere, anche se in realtà non hanno
firmato nulla. Questo contratto ideale presuppone che ognuno
possa mettersi nei panni degli altri per decidere insieme cosa è
giusto.
Altri teorici, come Fouillée, vedono la società come un vero
contratto solo quando tutti accettano consapevolmente di farne
parte. Bourgeois invece preferisce la nozione di quasi-contratto,
perché è già presente nel diritto e permette di spiegare come
nascono obblighi senza un accordo esplicito.
Secondo Bourgeois, questo “debito sociale” e il quasi-contratto sono
la base degli obblighi che ogni individuo ha verso gli altri. Vivere in
società porta benefici, ma anche doveri: bisogna contribuire a
mantenere la società e a migliorarla, lavorando per aumentare il
benessere comune e la libertà di tutti.
Gli obblighi sociali sono rigidi e devono essere rispettati, e lo Stato
ha il compito di farlo rispettare, come un garante del contratto
generale che unisce tutti.
Tuttavia, lo Stato non è un’entità superiore agli individui, né la
società è un essere distinto da chi la compone. Sono semplicemente
l’insieme delle persone e dei loro diritti.
La solidarietà non serve solo a risolvere problemi pratici, ma
anche a rispondere a grandi domande del tempo.
1. La prima domanda è: come passare da quello che è reale (i
fatti) a quello che dovrebbe essere (le regole morali e le leggi)?
Bourgeois pensa che si possa unire la morale con la scienza
senza dover credere a cose soprannaturali. La morale nasce da
quello che la società vuole e da come le persone vivono
insieme.
2. La seconda domanda riguarda la società e la politica: che
cos’è una società? Come si fa a combattere la povertà? Come
può lo Stato aiutare senza togliere la proprietà privata?
All’epoca liberalismo e socialismo erano in lotta, ma Bourgeois
propone una via di mezzo, chiamata “socialismo liberale”.
Dice che entrambe le idee hanno ragione: siamo individui
liberi, ma viviamo in gruppo e non possiamo farne a meno.
Il solidarismo è una forma di socialismo perché si preoccupa della
giustizia sociale, riconosce i diritti dei lavoratori e cerca modi
pacifici per aiutare chi ha meno. Però non accetta l’idea della lotta
tra classi sociali e difende la proprietà privata come un diritto
importante, perché aiuta a garantire la libertà.
Quando l’economia era dominata dal liberalismo, il solidarismo
ricordava che ogni persona è importante e ha responsabilità verso
gli altri. Vedeva le persone non solo come individui isolati, ma come
membri reali di una comunità.
FILOSOFIA DEL DIRITTO, SOCIOLOGIA DEL DIRITTO, TEORIA
GENERALE DEL DIRITTO è importante distinguere tra diritto e
la
legge. Per farlo, possiamo usare tre diversi approcci: filosofia
,
del diritto la sociologia del diritto e la teoria generale del
diritto.
filosofia del diritto secondo la filosofia del diritto, il diritto
è ciò che è moralmente giusto. Una norma molto ingiusta
non può essere considerata vero diritto, anche se esiste una
legge che la rende valida dal punto di vista formale. In altre
parole, una legge può essere legale ma non giusta, e quindi
non legittima come diritto. Da questo punto di vista, le
persone dovrebbero agire seguendo la propria coscienza
morale.
La sociologia del diritto distingue invece tra
1. diritto formale, cioè quello scritto nelle leggi
2. diritto sostanziale, cioè quello che funziona davvero nella
società.
Ogni società ha regole e valori non scritti che tengono insieme la
convivenza sociale. Una legge è davvero valida solo se è in
sintonia con queste regole sociali.
la teoria generale del diritto tipica dei formalisti, separa
nettamente le regole sociali dalle regole giuridiche.
1. Le regole sociali sono seguite nella vita quotidiana (come il
buon costume), ma non prevedono sanzioni legali.
2. Le regole giuridiche, invece, sono stabilite dallo Stato e
prevedono una sanzione in caso di violazione.
CAPITOLO 2
Saint-Simon e Fourier sono considerati i grandi precursori
dell’idea di solidarietà, anche se preferivano chiamarla
“associazione”.
Saint-Simon vedeva la società come un organismo vivente,
dove tutti gli uomini sono collegati, e pensava che questa
unione fosse una legge naturale da seguire.
Fourier immaginava una società organizzata attorno a
passioni e piaceri, chiamando il suo progetto “Armonia”, poi
conosciuto come solidarietà.
Intorno al 1840, l’idea di solidarietà comincia a svilupparsi come
teoria e nel 1848 diventa molto diffusa, soprattutto con la
diffusione del suffragio universale.
In sintesi, in quegli anni l’idea di solidarietà cresceva perché
rispondeva a bisogni concreti e trovava terreno fertile nella cultura
e nella società del tempo.
GEORGE SAND George Sand, scrittrice del 1800, usa la parola
“solidarietà” per descrivere un sentimento naturale che ci fa
sentire uniti agli altri. Secondo lei, quando una persona soffre o
racconta i suoi problemi, chi ascolta può capire perché ha vissuto
situazioni simili. Questo crea un legame profondo, come se la vita
degli altri fosse anche la nostra. Questo sentimento di vicinanza è
chiamato “simpatia naturale” ed è la base di tutte le relazioni
umane.
La solidarietà non è solo un sentimento, ma anche un dovere:
perché quando qualcuno soffre, tutti noi dovremmo aiutare.
Però c’è anche un lato complicato: a volte questa unione può
diventare una catena che ci lega in situazioni difficili, anche se non
vogliamo. Per esempio, se qualcuno ammette un errore, coinvolge
anche gli altri.
Questa è la “solidarietà nel male”, cioè la responsabilità
condivisa nelle difficoltà o nei problemi.
La solidarietà quindi può essere positiva o negativa. Alcuni
pensano che, dato che siamo uniti, dobbiamo sempre aiutare e
condividere tutto, mentre altri dicono che a volte bisogna difendersi
da questa unione forzata.
Infine, George Sand dice che la solidarietà nasce da un’esperienza
umana profonda, fatta di compassione e amore verso gli altri.
Questo sentimento naturale è anche alla base di molte virtù, come
la generosità e la benevolenza. Ma, come sottolinea anche un
filosofo chiamato Leroux, solo capire veramente cosa significa
vivere e stare insieme agli altri può trasformare questo sentimento
in qualcosa di più grande e duraturo.
TOCQUEVILLE Si discuteva anche se l’aiuto dovesse essere
privato (fatto da singoli o associazioni) o pubblico (gestito dallo
Stato). Tocqueville, nel 1835, osservò che la carità privata non
bastava, ma anche quella pubblica poteva avere conseguenze
negative.
Questi dibattiti sulle responsabilità dello Stato e della società furono
la base dei problemi affrontati da Léon Bourgeois, che
diventeranno centrali nella storia della solidarietà.
L’unità del genere umano L’idea di solidarietà si fonda sulla
convinzione che l’umanità sia un unico organismo in cui ogni
individuo è legato agli altri da rapporti essenziali e invisibili.
Leroux e Pecqueur ,vedono nella lotta di classe una fase
necessaria per arrivare all’unità e all’armonia universali, che
filosofia, scienza sociale e religione devono rivelare.
Marx critica però questi riformatori, ritenendoli troppo ottimisti nel
cercare di pacificare gli antagonismi sociali.
Pecquer Lo sviluppo tecnologico, per Pecqueur, rafforza la
consapevolezza dell’interdipendenza tra uomini e nazioni,
avvicinando le persone e facilitando l’emergere di un senso di
solidarietà universale.
Sovranità dei popoli L’unità di una nazione si basa
principalmente sul diritto di voto universale.
Nel 1789 la Rivoluzione francese aveva proclamato il popolo
sovrano, ma non aveva mantenuto tutte le promesse: molte
persone erano ancora escluse dal voto perché si usava un sistema
basato sul censo, cioè solo chi aveva un certo reddito poteva
votare.
Nel 1848, con la Seconda Repubblica, si comincia a parlare di
“solidarietà” come valore politico importante. Si vuole un solo
popolo, unito e sovrano, capace di creare solidarietà reale tra le
classi sociali attraverso leggi e una redistribuzione delle ricchezze.
Solidarietà e scienza Nel diciannovesimo secolo, si cerca di
capire la società e la vita usando le scienze naturali, come
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