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RIASSUNTO LE ISTITUZIONI POLITICHE DEL MONDO

ROMANO

L’ETÀ MONARCHICA

1. UN PROBLEMA DI FONTI

1.1 La tradizione annalistica

Roma delle origini → la sua conoscenza è affidata alle pagine di Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso

(tutti autori della fine dell’età repubblicana).

e, in parte, Diodoro Siculo

Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso → rappresentano l’ultima soglia dell’annalistica che iniziò a

elaborarsi solo nel III secolo a.C., quando Fabio Pittore e Cincio Alimento redassero i primi «libri

di storia romana» gli Annali, in cui la narrazione degli avvenimenti era scandita anno per anno

(scritti in greco e rivolti al pubblico del Mediterraneo orientale).

→ attendibilità delle fonti letterarie relativamente alla storia di Roma

Problema storiografico

monarchica (cinque secoli che intercorrono tra la data canonica di fondazione e l’opera di Pittore e

Alimento in cui Roma divenne da villaggio sul Palatino una potenza mediterranea).

Resta il problema di capire da dove attinsero le informazioni sul passato della città i primi annalisti:

• Gli Annali dei pontefici;

• Gli archivi pubblici e privati;

• Tradizioni popolari e famigliari trasmesse anche in forma orale tramite i carmina convivalia;

• Le opere di storici grechi e anche etruschi.

Materiali di cui s’intuisce l’esistenza attraverso tenui tracce e rari accenni che si possono cogliere

nelle opere di storici ed eruditi di età posteriore.

Un’altra questione è rappresentata dalla valutazione della portata e dalla finalità d’intervento che

venne operata sulla formazione dei Fasti (elenchi annuali di magistrati), al servizio di interessi

gentilizi. Inoltre emerge con chiarezza anche il fatto che la storia di Roma arcaica fu riletta dagli

con occhi contemporanei. Questa produzione annalistica risale soprattutto all’età graccana

annalisti

(metà del II secolo a.C.) e sillana (primi decenni del I secolo a.C.).

La prospettiva in cui l’annalistica colloca il processo di sviluppo delle istituzioni repubblicane, visto

per il popolo romano, appare artificiosa →

come la progressiva acquisizione della libertas la

formazione della res publica non ebbe un andamento lineare.

1.2 Le fonti archeologiche

Bisogna chiedersi se e in quanta misura i dati archeologici, non solo a Roma, ma anche in Lazio e in

Etruria, possano contribuire ad avere un quadro più definito dell’antica storia di Roma.

• area sacra di Sant’Omobono (Foro Boario) = ritrovamento d’iscrizioni etrusche (fine

Roma,

VII secolo a.C.) che attestano la presenza di genti immigrate dalle città etrusche e la

conoscenza della scrittura. 1

• Territorio dell’antica Veio, = 1939, rinvenuta un’iscrizione etrusca

santuario di Minerva

portante il nome di Avile Vipiennas (datazione che risale al 580 a.C.; epoca delle imprese dei

fratelli Vibenna).

• Satrico (territorio laziale a nord di Anzio) = dedica fatta a Marte da parte dei sodales di un

Poplios Velesios.

Restano comunque fragili le interpretazioni complessive che si possono tentare, sulla base delle

nuove scoperte, relativamente allo sviluppo sociale, economico e urbano del Lazio e di Roma del

VI e V secolo a.C.

2. LE ORIGINI DI ROMA

Roma è l’unica città del mondo latino della quale si ha una tradizione letteraria accanto a dei dati

archeologici.

2.1 Enea e Romolo

Due cicli di leggende:

• Troiano-latino = incentrato su Enea, il capostipite del popolo romano che sviluppa la

vicenda dei Latini fino a Numitore, padre di Rea Silvia, re di Alba Longa;

• Romuleo = presenta il mito della fondazione, intrecciato con la leggenda sabina e concluso

con l’apoteosi di Romolo.

L’insieme leggendario offre alcuni punti di riferimento precisi: il nome del fondatore (Romolo), il

luogo della fondazione (il colle Palatino), la data (753 a.C. secondo la cronologia stabilita da

Varrone) e il rituale.

La tradizione ispirò le ricostruzioni dell’origine di Roma fino agli anni finali dell’Ottocento, quando

nell’area del Foro e del Palatino, fecero irrompere le testimonianze archeologiche nel

gli scavi → la

quadro generale. Esse misero in luce un popolamento del Palatino fin dal X secolo a.C.

descrizione graduale formarsi della città intorno a un centro «naturale» della valle del Foro

annalistica era smentita dai dati archeologici.

2.2 Ipotesi moderne

Gjerstad → trovò tracce di un abitato di capanne negli strati più profondi del Foro e così prese forza

fissò intorno al 575 a.C. l’evento che avrebbe dato

una nuova teoria sulla nascita di Roma. Egli

origine alla città.

• un organismo unitario degli abitanti esistenti fin dall’800

Si sarebbe trattato della fusione in

a.C. sull’Esquilino, sul Quirinale e sul Palatino → prova = la distruzione delle capanne e la

successiva pavimentazione; il Foro sarebbe diventato il centro politico, religioso e

urbanistico della nuova città.

→ la

Müller-Karpe nascita di Roma sarebbe legata non a un avvenimento epocale, ma ad un

graduale formarsi della città, attorno al centro della valle del Foro che, alla metà del VIII secolo

a.C., avrebbe assunto funzioni di raccordo religioso, economico e politico dei villaggi sui colli.

Negli anni Settanta e Ottanta si è aperta una nuova fase di dibattito anche a seguito del meglio

definirsi dei fenomeni di urbanizzazione nell’Etruria e nel Lazio. Ipotesi più condivisa → 900-830

2

dell’età del ferro)

a.C. (inizio sarebbe avvenuta la fusione in un unico abitato dei villaggi del

Palatino e della Velia, cui si sarebbe aggiunta l’area della necropoli esquilina.

→ gli scavi del 1985 hanno portato alla

Le scoperte recenti hanno riaperto il dibattito luce i resti di

mura, di una fossa e di uno spazio libero dietro alle mura. Questo complesso di elementi risalirebbe

all’ultimo quarto del VIII secolo a.C. e si potrebbe interpretarlo come il gesto reale del solco di

fondazione tracciato da Romolo.

3. LE ISTITUZIONI DI ROMA MONARCHICA

Si consce la struttura monarchica di Roma solo attraverso fonti tarde e indirette:

• Primo libro delle Storie di Livio;

• Prima parte della Storia di Roma arcaica di Dionigi di Alicarnasso;

• Frammenti della Biblioteca storica di Diodoro Siculo;

• Alcune parti dell’opera di Cicerone (II libro del de republica);

• Alcune Vite di Plutarco;

• Alcune parti del de lingua latina di Varrone.

3.1 Leggenda, tradizione e storia

Bisogna tener conto due tendenze che affiorano nei testi antichi:

• La propensione dei Romani della tarda età repubblicana a raffigurarsi le primitive

istituzioni in termini analoghi a quelli della repubblica degli ultimi secoli;

• La consuetudine ad anticipare alle origini (a Romolo e Servio Tullio) processi e atti risalenti

a età di molto posteriori.

→ propone un

Tradizione antica modello compiuto di organizzazione politica e sociale sin

dall’origine di Roma.

• Romolo = avrebbe dato le leggi fondamentali, stabilendo un assetto costituzionale basto sul

re, il senato e sull’assemblea popolare (comizi curiati) e introducendo la distinzione tra

patrizi e plebei.

• stabilito l’insieme dei culti e

Numa Pompilio = creatore delle istituzioni religiose; avrebbe

delle festività e avrebbe costituito i corpi sacerdotali (flamini, luperici, auguri, salii,

pontefici, vestali, feziali).

Non si può mettere in dubbio la realtà storica di una fase monarchica poiché ci sono segni, in età

repubblicana, che portano in questa direzione → presenza del rex sacrorum (sacerdote alla testa

della gerarchia sociale romana) che è il risultato della riduzione a funzioni religiose dell’antico

l’istituto dell’interrex

monarca; (prevedeva che il sommo potere tornasse al senato in caso di

vacanza dei sommi magistrati repubblicani).

difficile definire l’estensione e

Più la qualità dei poteri del re:

• Fondamentali erano i poteri militari = re come un capo che guida gli uomini in guerra, ma

egli non decideva da solo della guerra e della pace; acquisisce il bottino, lo ripartisce ed

esercita la giustizia sui reati militari. Al suo fianco ci sono ausiliari nel comando

dell’esercito e collaboratori giudiziari. 3

• Funzione religiosa del re = quando a questi vennero sottratti tutti i poteri politici, militari e

giudiziari (avvento della Repubblica), il rex sacrorum era collocato al rango di sacerdote più

elevato (anche se, in realtà, questo posto era ricoperto dal pontefice massimo). Il re è

l’intermediario tra gli uomini e gli dei (consultazione degli auspici); è il garante della pax

deorum (fa i sacrifici in nome della città, fissa il calendario determinando i giorni fasti e i

nefasti, in cui si poteva o non si poteva amministrare la giustizia).

→ ruolo centrale nella fondazione di Roma; all’avvento del re era necessario

Intervento divino

ricercare l’assenso divino attraverso la procedura della inauguratio (garantisce al re sacralità e

incremento di potenza). La monarchia a Roma non era né ereditaria né riservata ai Romani; era

strettamente personale, elettiva, aperta agli stranieri, a vita. L’aiuto ci viene da un istituto

Quali erano i ruoli del popolo e del senato nella designazione del re?

presente in età repubblicana, la lex curia de imperio = legge che era votata dai comizi curiati con

si attribuiva l’imperium Cicerone attribuisce l’istituzione di

cui ai magistrati, dopo la loro elezione.

tale procedura a Numa → nei comizi curiati propose una legge che gli conferisse il potere.

→ la

La storiografia è propensa a negare un ruolo elettorale al popolo lex curiata non esprimerebbe

nient’altro che l’atto C’è,

di obbedienza al nuovo re da parte del popolo. infatti, da considerare che

dell’interregnum

alla morte di un re, era il senato a prendere nelle mani il potere attraverso l’istituto

= dieci senatori patrizi, a turno, ogni giorno, assumo le insegne del comando, fino al momento in

cui i segni divini sono favorevoli all’elezione.

→ da quale di queste tre fasi (la procedura dell’interregno, la presa degli

Problema che resta aperto

auspici, la legge curiata) derivano i poteri del re?

3.2 Tribù e curie

→ attribuisce a Romolo la definizione delle principali strutture istituzionali e sociali =

Tradizione

divisione in tre tribù della popolazione interna, poi ogni tribù in dieci curie (30) ed infine ogni curia

in dieci decurie (300; una decuria costituiva un insieme di 10 uomini, per un totale di 3000).

Romolo avrebbe poi diviso l’agro romano in tre parti: una destinata agli dei, una lasciata a uso

comune a tutti i cittadini e una ripartita in 30 lotti assegnati uno per curia.

❖ → evidente il tentativo di razionalizzare le vicende del popolamento della

Studiosi antichi

Roma delle origini, facendo delle tre tribù lo specchio del processo di formazione della città.

❖ →

Studiosi moderni hanno visto nelle tre tribù il segno di strutture più antiche rispetto

all’ordinamento romano, o gruppi etnici diversi o comunità autonome poi fusesi in un unico

corpo politico.

in tribù ha lasciato tracce nell’organizzazione militare e religiosa romana:

La divisione

• Le tre tribù formavano ciascuna una centuria di cavalieri (celeres) e un raggruppamento di

fanti (pedites).

• I comandanti dei contingenti dell’esercito, tre tribuni militum e tre tribuni celerum,

derivavano il loro nome dalle tribù.

L’elemento cardine di Roma arcaica erano le → sulla loro base si organizzavano l’assemblea

curie

popolare, che da esse prendeva il nome, e l’esercito. Si tratta, però, di una struttura abbastanza

4

misteriosa di cui i Romani stessi sapevano bene poco (venne ben presto sostituita da altre

ripartizioni).

→ indica la struttura che raccoglieva i

«Curia» Quirites (il corpo civico dei Romani su cui vegliava

il dio Quirinus). Il termine indicava anche un luogo di riunione (non necessariamente collegato alle

curie). Ogni curia aveva i suoi culti, un suo capo (curio), un proprio sacerdote (flamen), e un littore,

una sua sede, un suo nome (derivato da quello di una gens o di un culto). Le sette curie più antiche

(Curiae veteres) si riunivano sul Palatino e portavano nomi di luogo; le altre ventitré (Curiae

Novae) si riunivano sul Celio e portavano nomi gentilizi. Esse celebravano anche delle feste agrarie:

• Fornacalia = festa della torrefazione del grano; avveniva su convocazione del capo di tutte

le curie (curio maximus) su tabellae (manifesti).

• Fordicidia = le vacche pregne venivano sgozzate sul Campidoglio, alla presenza dei

pontefici. → curie = sezioni elettorali della più antica

Funzioni rilevanti sul piano militare e politico

assemblea romana (comizi curiati); funzionavano come quadri di leva fornendo i contingenti

dell’esercito romano (una centuria di fanti e una decuria di cavalieri). L’assemblea curiata era

riunita dal re (doveva probabilmente limitarsi ad ascoltare e approvare, più che prendere iniziative).

→ si trovano sempre i plebei accanto ai

Tradizione patrizi a comporre quello che le fonti indicano

non c’è alcun ricordo di un momento arcaico in cui i plebei non fossero ammessi ai

come popolus;

comizi.

3.3 Il senato

Senato → collaborava, accanto al re, nel governo della città; era il consiglio formato da cento

anch’esse viene fatto risalire a Romolo. In seguito, divennero 200 e poi, con

senatori (patres);

Tarquinio Prisco, 300. Col tempo, essi persero il loro carattere di anziani, per acquisire quello di

rappresentanti dell’aristocrazia. Nessuna regola precisa governava il rapporto tra senato e re;

tuttavia, al re era necessario il sostegno del senato (in esso sedevano i capi dei gruppi parentali che

rappresentavano l’asse portante della società romana arcaica).

Area d’intervento → cooperazione col re.

3.4 Genti e clienti

→ impossibilità di definire con sicurezza la loro natura.

Genti

• Raggruppamento anteriore alla civitas, configurandosi come un clan che raccoglieva

l’insieme di quanti erano legati da antenati e da culti domestici e sepolture comuni; in una

fase successiva, ogni gente si sarebbe frazionata in diverse famiglie.

• Si sarebbero sviluppate nell’interno dello stato romano, già dotate di un’organizzazione

politica.

→ si presentano come un’unità,

Gens formata dalla familia, contornata da un cerchio più o meno

ristretto di parenti, con una forte identità e una solidarietà interna tra gli appartenenti. Ogni gens

aveva dei culti suoi propri di tipo privato; aveva costumi particolari e un nome che la distingueva. 5

→ coloro che si aggregavano

Clienti alle genti e ne accrescevano il prestigio e la forza; anche la

definizione del loro stato giuridico e la loro origine appare ancora incerta. La tradizione l’attribuisce

a Romolo, affermando che i clienti sono i plebei assegnati alla clientela delle genti patrizie.

In realtà i due gruppi sociali devono essere considerati distinti, per quanto non sia chiaro il confine

tra essi.

❖ Cliens = legato da un rapporto di fedeltà (fides) al patrono, un nobile ricco e potente, che

e aveva l’obbligo di assicurargli assistenza giudiziaria

assumeva la sua protezione personale

(il cliente non aveva capacità giuridica e doveva essere rappresentato dal patrono in

giudizio). I clienti, in cambio, garantivano fedeltà, obbedienza e amicizia ai loro patroni,

davano aiuto nella coltivazione delle terre e sostegno in guerra.

→ riconosciuta dalle leggi delle XII

In Roma, la clientela divenne una vera e propria istituzione

(metà V secolo a.C.). Esse sancirono l’obbligo del patrono di tutelare il cliente. In età

Tavole

storica, la clientela cambiò → rapporto di fedeltà politica, tra privati o tra stati e re, protetti da

Roma.

3.5 Patrizie e plebei sociale e politica della Roma arcaica →

Elemento rilevante della vicenda chiusura delle genti nei

confronti di coloro che non appartenevano al sistema gentilizio.

= moltitudine) → definiti dagli autori antichi come coloro che «non

I non patrizi erano plebei (plebs

avevano genti».

È difficile cercare di rintracciare l’origine del dualismo patrizio-plebeo. →

Ipotesi più fondata

origine della plebe come frutto del lungo processo di accrescimento e di diversificazione della

popolazione romana dell’età monarchica.

❖ Plebei = elementi disparati, in parte nuovi, diversi tra loro, dai legami famigliari precari, che

erano collocati in una condizione inferiore rispetto ai patrizi proprio perché non erano

organizzati in genti ed erano quindi estranei al sistema dei vincoli.

3.6 La religione romana

La città era uno spazio sacro riservato agli dei. Roma era sentita dai Romani come un tempio che

raccoglieva le dimore degli dei e degli uomini. A Roma erano assicurati grandezza, successo, finché

l’accordo che reggeva le relazioni tra gli uomini e gli

i Romani avessero mantenuto la pax deorum,

dei. Fides fiducia riposta in un contratto, rispettato tra le due parti che lo contraevano (dei e

uomini), e le pratiche collettive di culto erano lo strumento con cui si comunicava con gli dei.

→ si sviluppò in un quadro civico e pubblico, in cui l’atto religioso interveniva in

Religione romana

ogni momento della vita pubblica. Anche quando entrava nella vita domestica, la religione non

perdeva del tutto il suo carattere ufficiale = era celebrata dal padre famiglia secondo gesti e riti

tramandati dagli avi e secondo un c

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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