LE ISTITUZIONI POLITICHE DELLA GRECIA CLASSICA
Grecia antica = insieme di comunità autonome, ma parti di un insieme TÒ HELLENIKÒN. Ogni città:
unità politica, con istituzioni proprie e proprie leggi. Risultato = mosaico, in rispetto del principio
dell’autonomia. mai totale unità politica, alleanze solo in situazioni di emergenza.
Documentazione molto più ricca per l’Atene del V-IV sec. a.C., ecco perché si studia principalmente
l’evoluzione poli-tica ateniese. Per il resto: fonti molto povere.
Nel mondo greco: sfera pubblica più importante della sfera privata; politica e religione spesso fuse. Tutto è
pòlis, e il popolo costituisce la pòlis. Greci: inventori o scopritori di POLITICA, cioè di partecipazione
collettiva.
Isocrate Occuparsi di politica = occuparsi di tà koinà pràgmata (affari comuni). L’anima della pòlis è la
politeìa.
Aristotele politeìa = forma di vita dello stato. POLITEÌA = ORGANIZZAZIONE POLITICA, ma anche
CITTADINANZA, perché non si può separare l’appartenenza alla comunità dalla partecipazione attiva.
ATHENAÌON POLITEÌA: COSTITUZIONE DEGLI ATENIESI Opera (incompleta), se non di Aristotele,
comunque attri-buibile alla sua scuola. Nella Politica, Aristotele classifica minuziosamente i vari regimi
politici.
Il dibattito sulla politeìa appare per la prima volta nel Dialogo persiano di Erodoto. Tema di discussione:
QUALE SIA LA MIGLIORE FORMA DI GOVERNO. Ambientato nel periodo seguente alla morte di Cambise
e al tentativo di colpo di stato dei Magi. Viene presentato lo schema ternario MONARCHIA-OLIGARCHIA-
DEMOCRAZIA. Nel passo in cui si par-la di democrazia, però, a questa ci si riferisce sempre come
ISONOMÌA (uguaglianza di fronte alle leggi). La nuova pa-rola DEMOKRATÌA viene introdotta solo nel VI
libro, perché isonomìa non indica una specifica forma di governo, ma solo un’uguaglianza interna ad un
non meglio identificato gruppo. Isonomìa quindi non è più sufficiente per indicare il governo democratico. Il
termine DEMOKRATÌA nasce quando ci si rende conto che l’ARCHÉ (il potere) poteva esse-re divisa fra
tutti i cittadini. NON SOLO LEGGI, MA ANCHE DIRITTI UGUALI PER TUTTI quindi anche ISEGORÌA (li-
bertà di parola) e ISOKRATÌA (tutti hanno il diritto di esercitare l’arché).
Col maturare della riflessione politica: DEFINITI I FONDAMENTI DELLA POLTEÌA: ARCHÉ e NÒMOI
(norme, leggi). La pòlis democratica (quindi Atene) appare la politeìa più completa perché tutti i cittadini
partecipano all’arché.
Durante V sec. 2 POSIZIONI POLITICHE, cruciali per lo sviluppo della democrazia ateniese.
1. PER PERICLE democrazia = regime di maggioranza, con l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e la
partecipa-zione di tutti alla vita politica. La democrazia garantisce l’ELEUTHERÌA (completa libertà). In
questa Atene demo-cratica è fondamentale la partecipazione, che permette confronto e scambio di idee.
Tipologia di governo da pro-porre come modello per tutte le altre pòleis.
2. COSTITUZIONE DEGLI ATENIESI l’autore anonimo riconosce importanza di democrazia ateniese, ma
si indigna perché governano i PONEROÌ (poveri, malvagi), invece di chi possiede la virtù. Dovendo fare
l’interesse del DÉ-MOS, i “cattivi” governano al posto dei “buoni” (cioè gli aristocratici). Il popolo ama chi
fa gli interessi del popolo.
In questo clima culturale fiorì la RIFLESSIONE SOFISTICA, fondata sulla fiducia nella ragione, sul
relativismo forte-mente criticato da Platone.
Ancora a metà IV sec. ricerca del modello ideale di politeìa; esigenza di dare una definizione della
giustizia.
CITTÀ IDEALE PLATONICA = gerarchia governanti – guerrieri – artigiani e contadini. È una città fondata
sulla prati-ca della giustizia, in cui è abolita la proprietà privata, cancellata la famiglia, e addirittura le donne
vengono equipara-te all’uomo. Regna l’armonia, cioè ognuno ha il suo preciso ruolo. Tutto ciò possibile solo
se i filosofi sono al governo. Ideale politico di Platone: basare la politeìa sul governo degli ottimi, possessori
della verità e capaci del vero bene.
Dopo fallimento dei tentativi di restaurazione oligarchica del 411 e del 404 a.C. richiami ad un ritorno della
PÀ-TRIOS POLITEÌA (costituzione ancestrale), quella di Dracone, Solone, Clistene. Desiderio che si
ritrova nell’Aeropagiti-co di Isocrate composto a metà IV sec., al declino della politica imperialistica
ateniese, ritenuta una sventura, di-retta conseguenza dell’accesso al potere del démos. Isocrate esalta le
costituzioni di Solone e Clistene, perché nel passato venivano eletti solo i più capaci e i magistrati NON
erano sorteggiati. Secondo Isocrate il merito va all’AERO-PAGO, che all’epoca aveva ancora tutti i poteri
che EFIALTE avrebbe poi cancellato. Isocrate auspicava un ripristino dell’aeropago in nome della “vera
democrazia”. sintomo di periodo nostalgico, tipico di momenti di crisi.
Nella Politica di Aristotele analisi delle varie politeìai, classificazione delle diverse costituzioni, distinte in
CORRET-TE e DEVIATE. Per Aristotele ogni costituzione ha la sua degenerazione: regno tirannide;
aristocrazia oligar-chia; politìa democrazia. Queste riflessioni sono originate dalla realtà politica greca e
dalla mancanza di HOMÒ-NOIA (concordia tra le parti) che impedisce di vivere bene in comunità. Per
Aristotele contano realmente solo OLI-GARCHIA e DEMOCRAZIA. Critica duramente la DEMOCRAZIA
DEMAGOGICA e l’eccessivo EGUALITARISMO. Ricono-sce e apprezza comunque i principi di
UGUAGLIANZA e LIBERTÀ tipici del governo democratico. All’oligarchia invece rimprovera di escludere la
maggioranza dalle decisioni e di non garantire la stabilità, il che porta poi al disordine. Per Aristotele l’ideale
è una pòlis composta di cittadini perfetti e virtuosi. La ricerca della costituzione migliore porta alla POLITÌA,
una forma mista, una sintesi di elementi democratici e oligarchici, equilibrata e ordinata, fondata sulla clas-
se media. La MEDIETÀ è garanzia di stabilità e tranquillità.
Questa idea di costituzione mista, di forma di governo intermedia, era già presente in Platone
costituzione sparta-na portata ad esempio, in cui le forze sono bilanciate.
ORIGINE E SVILUPPO DELLA PÒLIS
Nella pòlis non c’era distinzione tra governo, organizzazione statuale e società civile. La pòlis emerge e si
consolida nel periodo arcaico (VIII sec. – 500 a.C.). Significato originario: “roccaforte” poi “insediamento”
poi “comunità civica”. “Pòlis” quindi può far riferimento all’insediamento territoriale, agli uomini che
compongono la comunità, alle istituzioni. C’è un legame naturale fra pòlis e polìtes, perché l’uomo è un
animale politico. Chi non rientra nella co-munità, per scelta o meno, è completamente isolato.
L’APPARTENENZA ALLA PÒLIS QUALIFICA L’UOMO COME TA-LE; LA PÒLIS SONO I CITTADINI. La
libertà del cittadino è tale solo all’interno della comunità. Era prevista la parteci-pazione attiva alla vita dello
stato per tutti i cittadini maschi adulti.
Progressivamente, dall’età arcaica: vita in comunità sempre più aperta e articolata. Crescente attenzione al
controllo dell’attività dei magistrati e degli organismi di governo. Ad Atene si ebbe una forte identificazione
tra cittadino, comunità di appartenenza ed agorà (cuore della comunità politica). A Sparta, invece, i valori di
riferimento restarono fondamentalmente invariati.
PÒLIS: era la normalità nei territori sull’Egeo, nelle isole e nelle colonie, mentre al nord e al centro della
Grecia venne mantenuta un’altra forma di organizzazione sociale, l’ÈTHNOS economia pastorale fondata
sulla transumanza.
NASCITA DELLA PÒLIS
La pòlis è in continuità o in discontinuità con le esperienze precedenti? Era cioè qualcosa di completamente
nuovo o affondava le radici nelle civiltà precedenti? Bisogna ricordare che non tutti gli agglomerati urbani si
evolsero in pò-leis. Le varie pòleis assunsero forme diverse fin dalla loro comparsa. Testimonianze di vita
organizzata già nei poemi omerici. nella pòleis omerica, guerra e pace sono strettamente legate.
Descrizione di insediamento urbano fortifi-cato con territorio rurale per attività produttive e, al centro, spazio
per funzioni pubbliche, sociali e istituzionali.
Prime tracce di fortificazione: Smirne, IX sec. a.C., e in altre colonie ioniche, dove c’era maggiore
necessità di difesa dai pericoli esterni. Ma la pòlis non è tale solo in presenza di fortificazioni (Sparta non le
aveva).
Sviluppo pòlis anche processo di urbanizzazione: le famiglie si aggregarono in villaggi (kòmai) da cui
nacque poi la pòlis. Altro fenomeno è il SINECISMO = aggregazione di più villaggi (ad es.: Atene). Il
sinecismo può essere all’origine della suddivisione della comunità in unità minori (phylaì, phratriaì), che
conservano il ricordo dei villaggi d’origine.
Pòlis fra VIII e VII sec. a.C. comunità civica composta da cittadini, grosso villaggio con qualche centinaio
di abitan-ti. Era un’entità politica indipendente e sovrana, con moneta, leggi e istituzioni proprie.
Consisteva di un luogo geo-grafico definito, cioè l’ÀSTY (parte urbana), luogo in cui erano situate le
strutture funzionali alle attività politiche e re-ligiose (AGORÀ, PRITANEO, BOULEUTÉRION, ACROPOLI,
SANTUARI). L’àsty era in forte rapporto con la CHÒRA (ter-ritorio rurale). Lo spazio civico comprendeva
centro urbano, chòra e mura.
Identità della pòlis definita mediante la religione il tempo era scandito da riti e feste. I cittadini occupavano
lo spazio civico sia come persone private (possedendo terreni e case) sia come membri della comunità
(avendo accesso a tutti i luoghi pubblici).
LA PÒLIS ARISTOCRATICA
In origine: pòlis aristocratica, potere in mano ai clan nobiliari. I BASILEÌS sopravvissero solo in alcune
zone. Il potere aristocratico era legittimato da nobiltà di nascita (con origini divine) e consolidato da
ricchezza (proprietà terriera) ed esercizio di funzioni religiose e militari.
SOCIETÀ GRECA ARCAICA:
• PHYLAÌ – forse nate in ambito post-miceneo per esigenze di inquadramento militare;
• GÉNE – struttura portante della società insieme di famiglie con nome collettivo, dal passato mitico;
• FRATRIE – gruppo di géne uniti da vincoli di fratellanza artificiale, una specie di confraternita.
Crisi di aristocrazia provocata da crescenti tensioni sociali; indebolimento a seguito del cambiamento del
modo di combattere (da VII sec. a.C.) RIFORMA OPLITICA la fanteria prese il posto della cavalleria
(aristocratica). La ri-forma oplitica fu possibile grazie allo sviluppo delle capacità produttive della pòlis.
Divenne possibile la formazio-ne degli eserciti di massa, dato che le spese degli armamenti erano a carico
dei singoli cittadini. Declino dello sta-tus aristocratico di guerriero, che fino ad allora aveva fondato il suo
prestigio sulle sue imprese in battaglia. Nell’eser-cito oplitico invece non contava l’exploit personale ma il
rispetto della disciplina collettiva. Obiettivo: mantenere saldo lo schieramento, necessario rimanere
solidali. Prima: ricerca della gloria individuale. Ora: difesa della comunità. TATTICA OPLITICA = causa e
conseguenza dell’allargamento del corpo civico. partecipavano alla difesa della pòlis chiunque fosse in
grado di procurarsi l’armatura completa. acquisivano quindi il diritto di partecipare alla gestione della
comunità.
LA TIRANNIDE
VII e VI sec. a.C. TIRANNIDE capi politici che riuscivano ad assicurarsi un potere assoluto sfruttando
crisi e ten-sioni sociali. Fenomeno presente in molte pòleis greche, in forme molto diverse ma con
un’origine comune = STÀSIS (disgregazione della città a causa di lotte civili). TIRANNO = prodotto di
situazioni eccezionali, rottura col passato isti-tuzionale. Frequente uso di guardie del corpo e mercenari per
la propria difesa simbolo chiaro della base persona-le del suo potere. A volte: tirannidi tappa intermedia da
potere oligarchico a potere più allargato. Il fenomeno era la chiara prova che il regime aristocratico poteva
essere messo in discussione e il potere oligarchico rovesciato. novi-tà importantissima.
Per i greci il potere nelle mani di una singola persona divenne il massimo esempio di negatività Tirannide
intesa come esatto opposto della pòlis. In altri casi e in altre pòleis, la crisi non portò a tirannidi, ma si fece
ricorso ad un DIALLAKTÉS (pacificatore) o ad un NOMOTHÉTES (legislatore).
Diritto in età arcaica: orale, consuetudinario, poco conosciuto dal popolo. Legislazione nata per l’esigenza
di avere norme certe Momento fondamentale nello sviluppo storico della pòlis. Fissato un codice di leggi
scritte uguale per l’aristocrazia e il popolo.
LA CITTÀ COLONIALE
Esperienza coloniale definì meglio la pòlis, perché i coloni, in contesto estraneo, dovettero riflettere
sull’organiz-zazione delle nuove comunità. Colonie = laboratorio per nuove esperienze, sia in Asia Minore
che in Magna Grecia. Qui: misurazione del suolo, distribuzione di lotti, distinzione di spazi pubblici e privati.
Tendenza a creazione di forme di governo più democratiche, perché spesso i coloni erano fuggiti dalla
madrepatria per sfuggire a oligarchie troppo oppressive. Codificazione probabilmente favorita nelle colonie,
sia in seguito a diffusione di alfabeto, sia per situazio-ne di maggiore instabilità sociale ma anche di
maggiore libertà. Le divisioni sociali erano meno rigide, era più difficile ricorrere alla legislazione orale. Le
colonie sorgono in aree vuote, quindi non sono condizionate da strutture preesi-stenti, a differenza delle
città nella madrepatria. possibile una ripartizione geometrica delle aree urbane e delle proprietà.
ISOMOIRÌA (uguaglianza tra famiglie, anche grazie ad uguaglianza di lotti assegnati. Es.: Megara Iblea).
ATENE E LA NASCITA DELLA DEMOCRAZIA
Gli Ateniesi hanno inventato la democrazia, si autogovernarono dal 508 al 322 a.C.
PRINCIPI DELLA DEMOCRAZIA ATENIESE:
• SOVRANITÀ – appartiene a tutti i cittadini, senza eccezioni;
• LIBERTÀ INDIVIDUALE – unico limite: la legge;
• UGUAGLIANZA – ISONOMÌA (di fronte alla legge) e ISEGORÌA (diritto di parola per tutti).
Tutto ciò: frutto di sviluppo storico avviatosi con le RIFORME DI SOLONE.
594-593 a.C. Solone nominato ARCONTE per porre fine a conflitti sociali, scatenati da difficoltà
economiche del popolo, indebitato con gli aristocratici. I debitori insolventi perdevano la terra e
diventavano schiavi del creditore.
INTERVENTI DI SOLONE: debiti cancellati – proibiti prestiti con persona del debitore come garanzia –
riscattati Ate-niesi tenuti in condizioni di braccianti – terra attica liberata mediante la rimozione degli HÒROI
(contrassegni delle ipoteche). Solone ebbe atteggiamento imparziale: NO a cambiamenti più radicali.
Insoddisfazioni nel démos.
Altra novità di riforme di Solone: popolazione attica divisa in categorie in base a criterio patrimoniale
(reddito dalle terre). PENTACOSIOMEDIMNI (500 o più medimni)
CAVALIERI (300 o più medimni)
ZEUGITI (200 o più medimni)
TETI (meno di 200 medimni, lavoratori salariati).
Ora: ricchezza = requisito base per ottenere funzioni pubbliche. Ai pentacosiomedimni fu riservato
l’arcontato.
Attribuito alla riforma solonica anche il CONSIGLIO DEI QUATTROCENTO (BOULÉ), probabilmente
incaricato di predi-sporre l’ordine del giorno dell’assemblea e di formulare un parere preventivo sui temi in
discussione. L’organo avreb-be dovuto bilanciare i poteri dell’areopago.
Con la sua riforma Solone spostò potere politico da chi aveva nobili natali a chi aveva ricchezze, facendo sì
che i grup-pi nobiliari non ne avessero l’esercizio esclusivo. Si avviò un processo di integrazione politica e
di mobilità sociale. Ora tutti gli Ateniesi avevano un ruolo attivo nella procedura giudiziaria, come giurati,
parti in causa o accusatori. Le divisioni interne alla società ateniese si attenuarono. Le differenze sociali
però NON si appianarono, perché le magi-strature erano ancora riservate agli àristoi.
Riforme soloniche: punto di svolta, ma NON placarono le tensioni sociali. Dopo Solone, l’Attica fu dilaniata
da nuo-vi scontri scontro di 3 fazioni, guidate da aristocratici influenti nelle varie aree della regione:
[ PARÀLIOI – genti della costa ] ____ [ PEDIAKOÌ – genti della pianura ] ____ [ DIÀKRIOI – genti delle
colline ]
561 a.C. PISISTRATO riuscì a diventare tiranno, appoggiato da ampi strati popolari, e pose fine alle lotte
regionali. L’assetto delle riforme di Solone rimase invariato.
511/510 a.C. Il regime tirannico venne debellato da una coalizione di Spartani e di aristocratici ateniesi
guidati da CLISTENE Tiranno Ippia venne cacciato.
CLISTENE – 508/507 a.C. RIFOR
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