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Scritture di donne - La memoria restituita

A cura di Marina Caffiero e Manola Ida Venzo

Introduzioni

Marina Caffiero: per una storia delle scritture delle donne a Roma in età moderna e contemporanea

Il progetto

Esso, in sostanza, consiste nell’individuare e valorizzare le fonti e la documentazione riguardanti la storia e le scritture delle donne, dall’antichità ai giorni nostri. Le indagini conseguite dall’Osservatorio sulla scrittura delle donne, consistono nel censimento delle fonti e l’elaborazione di repertori con l’obiettivo di studiare e archiviare le fonti del periodo moderno; il progetto coniuga la storia di genere con la storia generale.

Textus: cultura e alfabeto tra ricamo e scrittura

Lo studio dei documenti prodotti dalle donne in età moderna e contemporanea ha riscontrato negli ultimi anni notevole espansione, tanto nel campo della storia della letteratura, quanto nel settore storico. In questo ambito si è lavorato nelle direzioni:

  • Della storia culturale e dell’alfabetizzazione
  • Dei processi di accesso alle donne alla scrittura e alla lettura
  • Della storia delle famiglie, della religiosità, della mistica femminili, della socialità delle donne e dei diversi tipi di matronage esercitate anche in campo artistico

A tale sviluppo vi è una maggiore attenzione per quanto riguarda Roma, dove troviamo conservati numerosi archivi e biblioteche all’interno della quale vi è la presenza di nuclei inediti di scrittura autografa femminile. La realtà territoriale romana è caratterizzata dalla presenza di numerose istituzioni dirette ad accogliere ed assistere le donne. Quindi, produttrici di ampia documentazione scritta. Le fonti romane hanno consentito la valorizzazione della scrittura delle donne del passato e ci consente di coglierne i caratteri e la trasformazione dell’identità delle donne e il modo in cui esse hanno utilizzato il mezzo della scrittura nella vita quotidiana:

  • Come strumento di espressione interiore e di memoria
  • Di formazione dei figli, di relazioni sociali, familiari e personali
  • Infine come espressione di soggettività e individualità, talora anche in trasgressione con le regole civili e religiose

“Textus” è inteso come tessitura applicata al testo (ossia lettere ricamate). Questa pratica, tenuta ben poco in considerazione, è il principio dell’affermazione di un’identità femminile che ha portato alla possibilità di spostarsi dalla scrittura ad ago a quella a penna.

Le scritture epistolari: un genere letterario femminile?

Le ricerche intraprese sugli archivi familiari romani riflettono due polarità che delimitano l’universo delle donne e delle loro scritture in età moderna: la famiglia e il convento. Tuttavia, nel caso della documentazione inedita, pubblico e privato si mescolano. Ad esempio, le scritture delle aristocratiche e quelle prodotte dalle religiose. Tra le tipologie di scritture femminili reperite negli archivi romani, spiccano le scritture epistolari. La pratica epistolare rappresentò l’attività letteraria più diffusa tra le donne. Si deve, tuttavia, tener conto degli stereotipi culturali dell’epoca che ponevano in relazione la facilità epistolare delle donne con la convinzione che si avvicinasse alla loro natura, al mondo dei sentimenti, delle passioni e stile “naturale” contro la retorica regolata maschile. Di conseguenza la superiorità riconosciuta alla donna nell’arte epistolare risultano paradossalmente dall’inferiorità della loro condizione culturale.

Fonti affidabili o canoni codificati?

Tra le scritture rintracciate, non tutte risultano essere autografe. Spesso le pagine redatte dalle donne sono guidate o comunque controllate da qualche autorità. Un altro livello di filtro posto alle donne, soprattutto a quelle meno istruite e appartenenti a ceti popolari, è costituito dalla cosiddetta “scrittura delegata”. Ad esempio:

  • Le testimonianze processuali
  • Le suppliche (matrimoniali o dotali)
  • Le denunce rivolte alle autorità

La “delega di scrittura” costruisce una tipologia di fonte in cui la pagina è redatta da un notaio, che però riflette per via indiretta la “voce” delle donne. Si apre qui uno spiraglio sulla vita sociale dei ceti popolari, in particolare il ruolo della donna nella Roma popolare. In questo ambito, una figura controllata e disciplinata dalle autorità ecclesiastiche. Altrettanto efficace per il recupero della dimensione individuale è il racconto biografico, ma, come per le lettere, anche l’(auto)biografia femminile deve tener conto del peso degli stereotipi culturali, nel corso dei quali le donne si dedicavano ad esso anche per ragioni religiose (come dimostrano le innumerevoli Vite di donne religiose) o anche spirituali alla cui scrittura erano spinte le donne più devote e “sante” quasi obbligate dai confessori. L’attenzione posta alla dimensione individuale e l’intreccio con la storia sociale, hanno allargato il quadro del protagonismo femminile. Proprio per questo aspetto, le scritture biografiche, sono una chiave per interpretare la storia nazionale in Italia.

Manola Ida Venzo: censimento degli archivi romani: criteri di ricerca e di descrizione

L’ambito territoriale, nella prima fase del censimento, è stato circoscritto alla città di Roma e ai territori limitrofi, data la grande ricchezza dell'universo archivistico presente sul territorio romano. Mentre, l’arco cronologico si estende per tutta l’età moderna fino al Novecento. Per quanto riguarda la documentazione censita, l’indagine si è rivolta agli archivi familiari ed ecclesiastici o assistenziali (monasteri, conservatori…) essendo quegli ambiti in cui, a partire dal XVI secolo, più comunemente venivano offerte alle donne nozioni, seppur rudimentali, di scrittura. La ricerca condotta in questi archivi ha permesso di individuare molteplici scritture: diari, carteggi, memoriali. Tutti riemersi da una storia non registrata, restituendo così la voce ai soggetti, ciò si intende per “memoria restituita”. D’altra parte constatiamo che il monopolio della scrittura è maschile. L’assenza della scrittura femminile è dovuta a cause oggettive (le donne non hanno scritto perché non sapevano farlo), ma è anche effetto delle politiche che hanno prodotto una vera rimozione della soggettività femminile.

Gli archivi di famiglia e persone

La storiografia ha rivolto un’attenzione particolare agli archivi familiari per ricerca di storia sociale e politica. La storiografia privata costituisce, infatti, un osservatorio utile non solo per individuare la rete di relazioni in cui l’individuo o la casata si muovevano, ma anche fornire un punto di vista soggettivo. Ed è in questo particolare territorio che rileviamo le più numerose testimonianze attive della presenza femminile: lettere e biglietti, scritti di propria mano o per mano di segretari, di donne appartenenti al casato o nella sua rete di relazioni. Essendoci diversi livelli di approccio nella scrittura da parte delle donne, è stata introdotta la distinzione tra scrittura: (a) sicuramente autografe, (b) sicuramente attribuite (quando manca la firma), (c) scritture per delega (nei casi in cui a scrivere è uno scrivano, un notaio o un’altra persona dell’ambito familiare/amicale). Quest’ultima modalità (c) tratta di dame che scrivono le proprie lettere dettandole ad un segretario, oppure, più frequentemente, sono donne di un ceto modesto che si rivolgono ad una persona amica o scrivano per redigere richieste o suppliche per i propri figli e mariti. Seppur tali scritture non possano considerarsi espressione diretta, rappresentano l’emersione di volontà soggettive. Il Seicento mette in scena un nuovo tipo di protagonismo femminile in campo religioso con un duplice modello:

  • Alle streghe spetta il ruolo di catalizzare ciò che è demoniaco
  • Agli antipodi, la creatività femminile esplode nelle scritture mistiche e delle donne rinchiuse in un convento. Instaurando così un dialogo diretto continuo ed interiore con la divinità.

La molteplicità di scrittura che si verifica nel Seicento chiama in causa il processo di alfabetizzazione che si compì fra il 500/600 nell’area romana e il sistema di istruzione che si veniva definendo con le scuole di base. Infatti, nel Settecento, le donne non si esprimeranno più solo nella scrittura epistolare, che costituisce per il secolo precedente la tipologia prevalente, ma realizzano opere di maggiore compiutezza e maturità. Vi sono 2 esempi in proposito:

  • Il diario spirituale (es. di Enrichetta Caetani Lante), assimilabile alle scritture mistiche che fiorirono nei monasteri
  • Il diario di viaggio (es. di Margherita Sparapani Gentil Boccapaduli)

Gli archivi religiosi

Nelle varie tipologie di archivi religiosi, sono di particolare rilevanza sia gli archivi monastici che quelli congregazionali, appartenenti cioè ad associazioni laicali con scopi educativi (es. le confraternite). Probabilmente nei monasteri l’accesso alla scrittura aveva molte barriere, nonostante con la riforma tridentina alle monache era imposto il saper leggere e scrivere per divenire priore. Nel rapporto con la scrittura influivano necessariamente il grado di alfabetizzazione e la diversa estrazione sociale delle religiose: molte suore provenivano da famiglie modeste, pertanto è frequente trovare, accanto a scritture eleganti, scritture incerte e disarticolate. Per ricostruire il quadro delle scritture religiose femminili, l’indagine deve rivolgersi anche ad altre tipologie di documenti: infatti, è tra i carteggi delle famiglie e le suppliche rivolte alle autorità ecclesiastiche che spesso si ritrovano le scritture delle religiose. Infatti, per le aristocratiche era un percorso obbligato avere legami con i monasteri e le religiose che avevano curato la loro formazione. I monasteri venivano così a trovarsi al centro di una fitta rete di scambi epistolari.

Conclusioni

Accanto alla cultura scritta delle classi dominanti, vi erano anche testimonianze grafiche prodotte dalle donne di classi subalterne, per le quali vi sono altre tipologie di fonti:

  • La documentazione di carattere fiscale e finanziario
  • La documentazione prodotta dai tribunali

Nel primo caso si tratta di ricevute di pagamento, conti, note, nate nella sfera delle attività produttive e commerciali. Per quanto riguarda la seconda tipologia, si tratta di scritture prodotte nel corso di processi dall’inquisito per argomentare le proprie posizioni giuridiche.

Attilio Bartoli Langeli: la scrittura come luogo delle differenze

La società europea occidentale è una società “alfabetizzata”, nel senso che ha usato e usa una scrittura alfabetica, l’alfabeto latino. Jack Gooty ha sviluppato il concetto il “alfabetismo”, egli ha distinto:

  • Una società analfabeta, caratterizzata dall’assenza di scrittura
  • Una società oligoalfabeta, dipendente dall’uso di un sistema di scrittura complessa
  • Una società alfabetizzata, caratterizzata dall’uso di una scrittura semplice, in particolare dall’alfabeto latino che comprende solo una ventina di segni.

Si parlò dell'alfabeto come scrittura “democratica” perché alla portata di tutti. Le società oligoalfabete sono dunque “teocratiche” poiché è un tipo di scrittura limitata a specialisti di sfera sacrale. Si può dunque parlare di “storia dello scrivere” distinta per diacronia e geografia.

a) In termini diacronici, le grandi tappe della storia della scrittura in Italia sono 3:

  • In primo luogo, l’invenzione dello scrivere volgare, della scrittura “dell’italiano”, a partire dall’uso dell’alfabeto latino. Ciò ebbe come risultato la liberazione dell’alfabeto dei laici. La scrittura dell’italiano non era “grammaticata” come lo era la scrittura latina, non esistevano regole, ma consuetudini condivise dagli scriventi.
  • Secondariamente, il disciplinamento cinquecentesco: la scrittura grammaticale prese forma dopo la diffusione della stampa a caratteri mobili. Quest’ultima ampliò la disponibilità dei libri e favorì l’aumento dell’acculturazione, ma si tratta comunque di un alfabeto di sola lettura.
  • La terza tappa si svolse nella 2metà del 700, quando gli Stati riformatori adottarono provvedimenti di politica scolastica. Accentuati in seguito nel decennio napoleonico. Furono elaborati programmi didattici per la scuola di base, quindi lettura e scrittura andavano di pari passo. Tuttavia le “masse” venivano sia educate che controllate e persistevano anche nell’educazione le forti discriminazioni di censo e genere.

b) La dimensione geografica, soprattutto geografica-sociale, agli inizi della scrittura volgare vede la diffusione di illitterati (incapaci di comprendere il latino) alfabetizzati (soprattutto in Toscana e Venezia), tra i mercanti in particolare, il rapporto con lo scritto fu elaborato addirittura in chiave ideologica: istruirsi, leggere, scrivere divenne per loro un valore in se ossia un connotato distintivo di ceto. Questa cosiddetta ideologia “borghese” era, tuttavia, limitata al genere maschile. Ai tre ordini (nobili, borghesi e di povero stato) corrispondono tre esigenze d’istruzione:

  • Leggere e scrivere
  • Leggere solamente
  • Ne leggere, ne scrivere

E per le donne di povero stato la situazione era ancora più difficile. Per l’uomo l’essere “letterato” era la condizione giusta e degna. L’uomo illitterato può e deve aspirare a quella condizione; per la donna, di qualsiasi ambiente, la condizione giusta è l’essere illitterata. Le donne stesse ne erano coscienti, molte di esse sostenevano di saper scrivere, ma non bene; ciò vale anche per i gruppi sociali in grande relazione con la scrittura: le monache, le cortigiane e anche le streghe. Quindi la storia dello scrivere femminile è una storia di conquista dell’autonomia: scrivendo, le donne del passato hanno affermato il diritto a scrivere in una società nella quale scrivere era un privilegio, oltretutto un privilegio maschile.

I diari

Marina Pieretti: il Viaggio d’Italia di Margherita Sparapani Gentili Boccapaduli

Margherita, una nobildonna romana, scrisse un diario a partire dal 1795 durante un viaggio intrapreso nell’Italia meridionale, quando rinunciando alla vita di corte aveva preferito studiare le arti e le scienze. Margherita nacque da Antonio Sparapani e da Costanza Giori, esponenti di una famiglia nobile; era stata chiamata a Roma dagli zii della madre, i marchesi Gentili, dalla quale era stata educata contro il parere della madre. Dopo la morte degli zii ebbe una grande eredità e quando Margherita compì 18 anni, Costanza decise di darla in moglie a Giuseppe della nobile famiglia Boccapaduli. Margherita non fu mai felice col marito. Dopo qualche anno morì Costanza e Margherita entrò in possesso di tutto il patrimonio familiare e divenne amministratrice dei suoi possedimenti, anche con l’aiuto del conte Alessandro Verri il quale conobbe Cesare Beccaria. La marchesa Margherita aveva un forte sentimento di amicizia e gratitudine verso Alessandro, inoltre, la vicinanza del conte stimolò intellettualmente Margherita che si avvicinò ai classici come Boccaccio, Bembo e Vittorio Alfieri che aveva conosciuto personalmente a Firenze. Margherita ed Alessandro si circondarono in questi anni di persone dotte nel campo delle arti e delle scienze e trasformarono il loro palazzo in un ritrovo dei più valenti letterati e artisti del tempo. Nel 1793 la marchesa intraprese con Verri un viaggio nell’Italia settentrionale. Tutti gli avvenimenti Margherita li scrisse in un diario:

  • Scrisse del suo arrivo a Venezia, descritta come una novità di tutti i generi, soprattutto in ambito architettonico
  • Scrisse di Brenta e le emozioni che il paesaggio le aveva suscitato
  • Poi i due giunsero finalmente a Milano ove visitarono le chiese e le biblioteche e Margherita annotò tutte le pitture e le sue impressioni

A Milano la marchesa si ritrovo ad affrontare un inverno rigidissimo e non poté fare a meno di notare la disorganizzazione dei milanesi nel rendere agibili le strade dopo le nevicate abbondanti. Ma Margherita passò l’inverno tra ricevimenti e rappresentazioni alla Scala. Prima di lasciare Milano, Margherita scrive degli usi e costumi dei suoi abitanti. Nel 1795 i due lasciarono Milano e la marchesa tornò in uno dei suoi castelli, ma non passarono che pochi mesi e Margherita decise di riprendere il viaggio per l’Italia, dirigendosi verso Napoli, così cominciò la stesura della seconda parte del diario. Ancora una volta, la marchesa diede la preferenza allo studio dei mausolei, alle architetture, alle opere d’arte e delle scienze. Durante il viaggio la nobildonna visitò spesso le abitazioni di personalità e artisti nelle quali poté ammirare tele di autori famosi, sculture (poté ammirare una scultura di Canova) che descrisse con la competenza di una vera intenditrice delle arti. Ma fu nell’abitazione di Mr. Hamilton che Margherita e Alessandro si soffermarono più a lungo: i due appassionati di antiquariato poterono ammirare dei bellissimi vasi etruschi. Dopo di che, giunsero a Sulmona, patria di Ovidio, del quale ammirò la statua. A Sulmona, la marchesa dovette procurarsi uomini armati di fucili perché fu avvisata che le strade erano infestate di assassini.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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