Due in una carne di Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia
Cap 1 - Il corpo e le pulsioni
Nelle lettere paoline vengono legittimati i rapporti sessuali solo nell’ambito del matrimonio, la nuova fede prevedeva una reciprocità di doveri e di diritti fra marito e moglie assolutamente inedita nel mondo antico. Un diverso modo di concepire il sesso. Quella del cristianesimo è un’ondata di proibizioni in una società tendenzialmente libera e aperta al piacere. In primis gli stoici iniziarono a pensare alla sessualità come un ostacolo irrazionale al controllo di sé e quindi un pericolo da combattere. Iniziò a cambiare la visione del corpo. Paolo diceva che il corpo non è solo natura ma incarnazione, è diventato il tempio di Cristo. Se la carne è immagine di Dio anch’essa può divenire strumento di salvezza. Concezione di Agostino e dei Padri della Chiesa. Il comportamento sessuale costituirà un nodo teologico fondamentale. La sessualità è il nodo fondamentale, il punto in cui corpo e spirito s’intrecciano e sul quale si può agire per avanzare al cammino spirituale. Il matrimonio e la castità assumono lo statuto di via spirituale.
Allontanamento dalla purità ebraica che costituisce uno degli aspetti più scandalosi dei Vangeli. (es. Gesù promette il regno dei cieli alle prostitute). Il distacco dalle Sacre Scritture ebraiche che proponevano un’etica sessuale basata sull’impurità. Il cristianesimo cancella l’impurità materiale. Allo stesso tempo la vita di Cristo è rigorosamente casta, si era sottratto alla vita sessuale e al ruolo del pater familias. È per questo che il cristianesimo valorizza la scelta di castità. La scelta di Gesù non può essere seguita da tutti per cui Paolo propone il matrimonio come scelta meno alta ma comunque santa.
Eresie: Valentino e Marcione: totale libertà sessuale. Gruppi gnostici: includevano addirittura la pedofilia e l’omosessualità. Gli gnostici infatti condannavano il corpo e tutto quello che lo riguardava non aveva importanza. La tendenza opposta era quella dell’encratismo: si considerava il modello di Cristo come obbligatorio (demonizzazione dell’atto sessuale). Raccomandata anche dai filosofi come successo della ragione sull’istinto.
I peccati sessuali ebraici sono uguali a quelli cristiani mentre le novità cristiane sono due: il celibato e il matrimonio. Paolo pur condividendo l’imminenza della fine del mondo risponde dando precise norme di etica sessuale vicine alle parole di Gesù ma senza sovvertire la società esistente. Il corpo del cristiano appartiene a Dio. Paolo dichiara che l’astinenza sessuale è comunque la condizione migliore. Il rapporto sessuale nel matrimonio è lecito solo se segue certe regole e si realizza un equilibrio fra la proprietà sessuale del marito e della moglie negando il ripudio di entrambi (uguaglianza). L’apostolo riconosce la soddisfazione del desiderio sessuale come una ragione legittima per il matrimonio. Egli parla delle donne alla pari degli uomini sulla proprietà sessuale. E il suo unico obiettivo è arrivare senza peccati alla fine dei tempi.
Per Agostino la “concupiscenza” è quel vizio per cui la carne desidera contro lo spirito e diventa matrice di peccato. È un male che deriva dal peccato di Adamo. Agostino collega la vita sessuale al peccato originale. Non è più solo un fenomeno naturale da disciplinare ma segno della condizione umana e suo banco di prova spirituale. Per Agostino a differenza di Pelagio il peccato originale c’è e ne vediamo le conseguenze nella nostra vita. È proprio a causa della corruzione del corpo che la concupiscenza carnale fa sentire i suoi stimoli. Prima del peccato l’uomo non provava concupiscenza e desiderio. Da quel momento il corpo disobbedisce alla volontà. Pena della disobbedienza verso Dio. La concupiscenza viene definita come “peccatum” perché in sé non è peccato ma lo fa compiere, ma può essere usata bene come nel matrimonio. Anche Agostino approva la vita sessuale all’interno del matrimonio, anzi la esalta perché fatto con la ragione e senza concupiscenza. Il rapporto sessuale non è solo conseguenza del peccato ma anche trasmissione di esso.
Il matrimonio cristiano
Il legame fra due sposi era concepito come un legame d’amore, inteso però come carità reciproca, comune appartenenza spirituale. Il matrimonio costituisce una sorta di prima esperienza dell’amore che lega ogni essere a Dio. In tale esperienza il soggetto acquisisce un sapere essenziale, solo abbandonandosi all’altro può dare un senso alla sua esistenza. Nel Nuovo Testamento il matrimonio simboleggia il legame tra Cristo e la Chiesa. Il matrimonio diventa un “sacramentum”. Per Agostino il matrimonio non è solo sessualità e procreazione ma anche fedeltà reciproca e indissolubilità. La fedeltà reciproca era una novità molto importante considerando che nella società romana gli uomini erano legittimati ad avere rapporti con altre donne. Agostino disse che mancare alla fedeltà significava prostituire le membra di Cristo. L’indissolubilità è teologica come Cristo e la sua Chiesa sono inseparabili. Il matrimonio era anche una via di conversione per gli uomini. Per Agostino la carità che univa i due coniugi avrebbe dovuto creare legami di pace e unità sociale, avrebbe costruito la pace nell’unità politica. Dio non tiene conto delle cose che si fanno ma di come si fanno.
Un desiderio che vince altri desideri
Attraverso la castità si sviluppa la mistica cristiana: l’amore per Cristo che vince sugli altri desideri. Questa è l’unica scelta di vita attraverso cui si può aspirare alla salvezza e alla santità. Monaci e martiri. Gli esseni erano colonie di celibi. Gli stoici prevedono un’astinenza periodica perché consideravano la vita sessuale un dispendio di energie che potevano essere impiegate da un’altra parte. Monachesimo: “Vita di Antonio” di Atanasio e “Vita di San Martino” di Sulpicio Severo. Antonio scrisse che il desiderio di fortificazione era il più irriducibile e difficile da combattere e talvolta portava ad allucinazioni, definite assalto del demonio. Molti monaci si torturavano per questo e cercavano di limitare gli incontri con donne e uomini dopo anni di castità. Si cercava di spegnere gli istinti sessuali anche con i digiuni e l’alimentazione. Alcuni pensavano che non si dovessero mangiare cibi cotti. Preferire alimenti dissecanti: “più secco è il corpo e più fiorente è l’anima”. I luoghi umidi erano frequentati dai demoni, gli anacoreti preferivano anche non dormire. Cassiano diceva che per una castità perfetta si doveva dormire, bere e mangiare poco. Pacomio fu un monaco molto importante e fondò monasteri molto grandi. E con regole molto rigide soprattutto sui comportamenti tra monaci.
In società le uniche donne che potevano mantenere la verginità erano le vestali perché c’era bisogno che le donne procreassero per incrementare la società. Una scelta di totale castità era impensabile. Con il cristianesimo nascono coppie ascetiche, che ad un certo punto intraprendono la strada di Dio. La coppia che si astiene dalla sessualità diventa un esempio da imitare. Erano soprattutto le donne a spingere i mariti alla vita ascetica perché in questo modo si allontanavano dai mariti non voluti e acquistavano parità. La verginità iniziò ad essere sempre più diffusa tanto che nelle persecuzioni la loro punizione era proprio la violenza sessuale. I cristiani usavano il dolore per allontanare il piacere.
Una scelta individuale
La castità e la verginità erano scelte di vita, che in qualche modo conferivano emancipazione alle donne. Secondo Giovanni Crisostomo è una scelta che conferisce virilità perché si è disponibili a donare se stessi solo a Dio. Si doveva essere casti anche nell’anima non solo fisicamente. L’astinenza aveva un carattere eversivo negli ordini sociali infatti: “le donne e gli incolti cristiani, attraverso la castità potevano raggiungere la stessa reputazione del maschio più dotto”. Tertulliano: “con l’astinenza si può acquisire moltissima santità: risparmiando nella carne si può investire nello spirito.” Si riteneva che la vergine dopo la sua consacrazione vivesse in compagnia di Dio e degli angeli, in eterno colloquio. La castità comunque creava amicizie tra uomini e donne che non aveva riscontro nel mondo antico e che diveniva un tratto specifico dell’esperienza cristiana. Si creò un’élite di asceti.
Celibi per forza
Non tutte le persone che svolgevano funzioni di chierico nella comunità sceglievano la castità per cui la Chiesa iniziò ad imporre questa scelta. Il problema del celibato veniva a scontrarsi con quella che era una delle principali innovazioni della cultura cristiana: la libera scelta. Si cercò di diffondere l’idea che tutti gli apostoli fossero esempi di celibato, anche se Pietro era sposato. La società cristiana era piena di vescovi che avevano preso una seconda moglie. Solo nella seconda metà del II secolo il celibato del clero cominciò a prendere la forma di una pratica diffusa. Giovanni Crisostomo sostenne la necessità di una legge che imponesse al clero la continenza si scontrava con la libertà di scelta. Papa Leone il Grande tentò di imporre il celibato dichiarando che chi aveva già moglie si doveva comportare come se non l’avesse. In questo modo si perdeva la dispersione dei beni della chiesa. Solo a partire dal IV secolo la legge sul celibato inizia a prendere forma, creando una frattura tra chiesa latina e greca: la Chiesa orientale prevedeva la scomunica di chierici che lasciavano la moglie e concedono il matrimonio ai diaconi, concorda con la chiesa di Roma soltanto per i vescovi le cui mogli dovevano essere mandate in un convento e mantenute dal marito o se degne potevano diventare diaconesse. In occidente la vita matrimoniale era incompatibile con quella ecclesiastica perché il problema si pone tra la condotta morale dei sacerdoti e i problemi della Chiesa come istituzione e come potenza economica.
Sarà il movimento di riforma gregoriano del 1000 che inasprirà le regole. Leone IX ordinò che le mogli dei preti fossero ridotte in schiavitù. Il concilio di Laterano del 1059 disse che non si potrà assistere ad una messa pronunciata da un prete che avesse una concubina. Solo mani verginali potevano toccare il corpo del Signore. L’azione riformatrice di Gregorio fu brutale: le mogli dei preti furono considerate concubine e i figli divennero servi della Chiesa. Nel secondo concilio Lateranense chi era sposato non poteva divenire prete e chi faceva parte della vita ecclesiastica non si poteva sposare. Per lungo tempo molti preti versavano denaro ai vescovi per mantenere il matrimonio o vennero emanate bolle pontificie per potersi sposare. Il celibato ecclesiastico è stato confermato dal Concilio Vaticano II che riconosce che l’astinenza non è richiesta dalla natura del sacerdozio, raccomandano il celibato per necessità religiose e pastorali.
Cap II - Eros e santità - Simboli sessuali
Nel Cantico dei Cantici l’amore fra uomo e donna viene considerata l’unica realtà umana che può rendere in qualche modo intellegibile il mistero dell’amore di Dio per l’umanità. La sessualità è una realtà teologica in sé. Non esiste un amore profano e uno spirituale, ma esiste l’amore e basta. L’amore contiene in sé qualcosa di divino. Nel Cantico viene sottolineato che solo l’amore e l’eros hanno la possibilità di vincere le forze distruttrici, solo l’amore è creatore e fonte di vita in quanto dotato di potenza divina. La Chiesa era abituata a decifrare allegoricamente i testi delle Sacre Scritture e lo fece anche con il Cantico dei Cantici. Origene presenta il Cantico come: “espressione della vetta più alta cui può aspirare l’anima umana nella ricerca di Dio” dopo questo commento viene considerato uno dei punti più alti di mistica nell’ambito della Sacra Scrittura. La metafora coniugale e del bacio del Cantico si presta ad esprimere l’unione tra Dio e Cristo; tra Chiesa e Cristo. L’attività amorosa degli sposi viene applicata alle relazioni tra il Verbo e l’anima. Con la formazione dei nuovi ordini monastici del XII-XIII secolo i monaci erano adulti che prima di questa scelta avevano conosciuto l’amore profano e per cui iniziarono a scrivere sull’amore sacro. Nel medioevo un’operazione simile a quella che era stata fatta con il Cantico dei Cantici venne applicata all’ “Ars amandi” di Ovidio. Con l’obiettivo di spiritualizzare l’opera sino a fare di Ovidio un cristiano. Bernardo è stato l’intellettuale cristiano che ha meglio saputo trasferire ogni desiderio di amore umano in desiderio di unione con Dio. Per lui l’amore tra uomo e donna non è che una delle espressioni dell’amore cristiano che rinvia alla carità. Nel suo trattato “Sulla necessità di amare Dio” stabilisce che l’amore divino integra e assume in sé tutte le manifestazioni umane dell’amore in accordo con i valori fissati da Dio. Il Cantico dei Cantici testimonia che il piacere sessuale ci permette di cogliere qualcosa di Dio. Accanto alla tradizione dei padri della Chiesa che vedono nella sessualità un grave limite dell’essere umano ne esiste un’altra che vede nell’esperienza erotica una chiave per comprendere Dio ed è sostenuta anche da Tommaso D’Aquino. Per lui la nostra somiglianza a Dio è sia nello spirito che nel corpo e il distaccamento da esso ci impedisce la beatitudine perfetta. Per Tommaso il piacere sessuale è un dono che ci apre alla conoscenza della divinità.
Prostituta casta
Molte sono le prostitute nella genealogia di Cristo e nelle Sacre Scritture. Nei Vangeli un posto importante è occupato da Maddalena, prostituta redenta da Gesù. Unico personaggio presentato dagli artisti in modo erotico, con la sensualità di Venere. Molti eretici e gnostici sostennero che tra Gesù e Maddalena ci fossero dei rapporti sessuali o addirittura che fossero sposati. Comunque sia Maria Maddalena godeva di un rapporto intenso con Gesù tanto che fu la prima a vedere Cristo risorto. Maddalena fu una grande peccatrice per cui i cristiani fecero fatica ad accettare il fatto che fu la prima a vedere Cristo risorto, perciò si tentò di metterla in competizione con Maria Vergine. Due vangeli apocrifi (Tommaso e Maria) ci dicono che anche tra gli apostoli nacque un sentimento di gelosia per il fatto che questa donna fatale fosse prediletta dal Messia. Il vangelo gnostico di Filippo sottolineava che Gesù era innamorato di Maddalena. Gli gnostici avevano fatto di lei insieme a Giovanni la loro iniziata originaria. Cristo avrebbe rivelato solo a lei le dottrine esoteriche. Ma anche per gli gnostici avere una donna come iniziatrice era un problema, nel vangelo detto di Maria, Maddalena venne trasformata in uomo. La Chiesa è come una prostituta pentita, sposa di Cristo per amore come Maddalena: essa è immacolata come luogo benedetto da Dio ma al tempo stesso peccatrice sempre impegnata a confessare le sue colpe. Ambrogio disse che la Chiesa è meretrice perché visitata da molti amanti e peccatori ma senza la macchia di una colpa.
La triplice verginità di Maria
La verginità di Maria sembra legata a questioni teologiche relative allo statuto di Gesù come vero uomo e vero Dio piuttosto che al moralismo sul comportamento sessuale. La sua dimensione verginale viene sottolineata in diversi vangeli.
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