Introduzione
Nel 1809, dopo aver sconfitto la quinta coalizione, si appropria degli archivi del SRI e dello Stato Pontificio, e trasferisce il tutto a Parigi (luogo colmo di elementi confiscati durante l’epoca rivoluzionaria), costituendo la più grande raccolta di documenti mai vista; viene inoltre avanzata la pretesa di reclamazione di questi fondi storici al fine di esaltare l’impero, fondato sul diritto di sapere. Vengono perciò mobilitati uomini di lettere, funzionari, gendarmi e operai per mettere in atto questa guerra della memoria tra gli stati e le città; guerra che terminerà con la restituzione di quasi tutti i documenti alle rispettive zone (durante il congresso di Vienna).
Per secoli l’archivio è visto come una fortezza impenetrabile nella quale sono celati fonti di sapere segreti, con i quali i rispettivi stati hanno potere su altri, acquisendo un “sapere universale”; era un periodo “lontano” in cui scoppiavano guerre per la contesa di questi preziosi repertori, dal momento che all’interno di queste raccolte vi era racchiusa la memoria cittadina e l’identità nazionale, la storia che, quindi, avrebbe aiutato per il controllo del futuro. Sappiamo però che alcune distruzioni o furti di archivi succedono ancora oggi, ad esempio all’inizio di una dittatura.
L’archivio contiene quindi la storia degli stati, ma soprattutto funge da buon delucidatore per quello che sono gli imperi; tuttavia, l’opera napoleonica è epocale perché accentra tutte le informazioni requisite in un unico luogo, dando vita ad un archivio centrale aperto al pubblico.
1809. Vienna e la memoria dell’impero
I francesi a Vienna
Nella primavera del 1809, dopo aver sconfitto le truppe della quinta coalizione, Napoleone marcia su Vienna, appropriandosi di tutti i documenti, le lettere e gli antichi documenti della casata degli Asburgo, dando alle fiamme i documenti sensibili; il tutto (i documenti rubati all’Austria), terminato il 13 maggio con la capitolazione di Vienna, viene gestito da Dominique Denon, occhio di Napoleone e direttore del Louvre.
I commissari assunti per svolgere il compito di recuperare i documenti avrebbero dovuto dare priorità a tutto ciò che riguardava la Francia, senza badare al luogo di conservazione (registri della cancelleria, consiglio aulico, la cancelleria segreta); i tentativi di riconquista da parte austriaca obbligano i francesi ad approfittare il più possibile dello stato di occupazione dei territori per spogliare il più possibile; il trattato firmato il 14 ottobre infatti, non permetteva il sequestro di archivi all’interno di alcuni territori (quelli che vengono ridati all’Austria si intende). È da notare come le casse di documenti vengono stoccate prima nell’arsenale di Vienna, come fossero delle armi.
Dal 2 febbraio 1810 il saccheggio degli archivi austriaci e, successivamente, di quelli papali (il papa era contro Napoleone) divengono meno sporadici; Napoleone taglia il nodo di Gordio stabilendo che entrambi vengano trasferiti in Francia, a Parigi; il tutto viene gestito da Daunou (ministro) e Cousarthe (segretario generale degli archivi). Cousarthe dovrà decidere il tipo di vetture per il trasporto, le vie e i collaboratori che, una volta a Parigi, avrebbero dovuto riordinare i documenti scritti in tedesco, francese e latino.
Archivi e diplomazia, archivi e guerra
Fin dal medioevo la custodia dei documenti era all’interno di fortezze come Castel Sant’Angelo e Torre di Londra; inoltre già prima del 1809 i documenti facevano avanti e indietro, ed erano considerati ricompense di guerre all’interno dei trattati. Quello che differenzia le sottrazioni di Napoleone è la considerazione “ingiusta” da parte degli austriaci (gli austriaci non lo consideravano una cosa giusta).
Secondo Metternich i documenti confiscati erano di tre tipi:
- Quelli obbligati dalla Pace di Vienna (1809);
- Quelli obbligati dalla pace di Presburgo (1805);
- Quelli la cui sottrazione sarebbe illegale, dal momento che non è contenuta nei trattati, non è di nessuna utilità per i francesi e non è fattibile perché sarebbe un’usurpazione di provincie ancora austriache.
Metternich inoltre affermava che mai la Francia, nelle precedenti occupazioni austriache (tipo Vienna 1805), aveva mai messo mano sui documenti centrali asburgici. I francesi, infatti, solo adesso si appropriano così massicciamente di documenti sensibili, a causa della situazione critica della zona germanica; dopo Austerlitz il Sacro Romano Impero era finito, e difficili erano le condizioni diplomatiche tra la Confederazione Germanica e gli Asburgo d’Austria. In breve, gli archivi del Reich avevano un incalcolabile valore per rivendicare l’eredità simbolica di Carlo Magno, affondando nella storia millenaria le radici della nuova Francia post-rivoluzionaria.
Carlo Magno sarà strumentalizzato da Napoleone, tanto da farlo divenire una sorta di figura sacra, un imperatore dei francesi; Bonaparte si farà incoronare in celebrazioni fitte di simbologie carolinge, merovinge, romane e, come Carlo Magno, si farà incoronare anche re d’Italia. Un nuovo Carlo Magno che tenta di riprendersi le ceneri del S.R.I.
1810. Finirla con gli affari di Roma, gli archivi vaticani a Parigi, Roma senza papa
Come nel 1798, Roma rimane senza papa a causa dell’occupazione napoleonica dei tribunali ecclesiastici; l’operazione sarà gestita da Etienne Radet. L’intervento è volto principalmente a confermare ciò che era contenuto nel decreto firmato a Vienna occupata dopo un anno di occupazione, ovvero l’annessione all’impero francese degli “stati romani”; vi era inoltre l’idea di spostare la sede apostolica in Francia.
Intanto a Parigi si preparava ben altro: il ministro del culto De Prèameneu stava facendo setacciare gli archivi alla ricerca di notizie riguardo a possibili scontri tra papato e impero; il rifiuto, per esempio, di Pio VII di concedere investiture canoniche a vescovi nominati dal governo francese verrà sfruttato come causa dello spostamento degli archivi papali in Francia.
Lo scontro tra Napoleone e il Papa aveva preso una piega tutt’altro che sottovalutabile; dopo la pace di Tilsit, dove viene annessa la nuova Chiesa Napoleonica ai cattolici di Germania e Italia, il duello tra pontefice e imperatore diviene una vera e propria battaglia per il controllo spirituale dell’Europa, che rievoca l’antagonismo medievale tra papato e impero. Questo antagonismo viene inasprito a seguito della relegazione del papa a Savona e delle imposizioni napoleoniche in Italia.
Sarà il 2 febbraio 1810 che Napoleone invierà a Parigi i...
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