Storia moderna
(prof.ssa Serena Luzzi, 36 ore)
Bibliografia
- Ch.H. Parker, Relazioni globali nell’età moderna 1400-1800, il Mulino, Bologna 2012
- Estratto da Roger Williams, La chiave della lingua d’America. A key into the language of America, a cura di Jodi Sandford, Annalisa Volpone, Perugia, Morlacchi, 2012 [pdf disponibile in Moodle]
- Introduzione alla storia moderna, a cura di M. Bellabarba, V. Lavenia, Bologna, il Mulino, 2018, i seguenti capitoli:
- Cap. V, C. Taviani, Reti globali e merci
- Cap. VI, F. Morelli, Lavoro, schiavitù, migrazioni
- Cap. VII, A. Caracausi, Grande divergenza, capitalismo, industrializzazione
- Cap. XIII, V. Lavenia, Culti e religione; contatti, conflitti, trasformazioni
- Cap. XVIII, V. Lavenia, 1434-1512. La fondazione dell’«Estado da India» e l’inizio del colonialismo
- Cap. XXVIII, M. Caroscio, C. Taviani, 1602. La VOC: I Paesi Bassi e l’imbarazzo della ricchezza
- Cap. XXXI, V. Lavenia, 1649. Una repubblica puritana e le origini della potenza britannica
- Cap. XXXV, M. Bellabarba, 1740-1763. Guerre europee e guerre globali
- Cap. XXXVI, F. Morelli, 1776-1833. Le Rivoluzioni Atlantiche
L'esame è scritto: consiste in quattro quesiti a risposta aperta, due relativi alla storia moderna, due relativi alla storia contemporanea. Sarà valutata anche la capacità di utilizzare in modo adeguato un supporto cartografico per collocare spazialmente i fenomeni considerati. A questo scopo, in sede d’esame verrà fornita una cartina muta.
Parole chiave:
- Consapevolezza
- Capacità critica
Introduzione
L'interazione globale dello spazio
Nel 1300-1400 l’Oceano Indiano era uno dei mercati più saldi, e in questo periodo non vi erano presenze europee via mare. Infatti, gli europei non avevano molte conoscenze, non si sapeva se l’oceano indiano fosse un lago e non si sapeva cosa fossero i monsoni. Si commercia con la Cina e la Persia, senza alcuna presenza europea. Gli attori nell’Oceano Indiano erano mercanti arabi, persiani, subsahariani, indiani e cinesi.
Nel 1490 tra le 10 città più popolate al mondo c’è Parigi, unica città europea in questa classifica. Solo in Cina ce ne sono 4 di dimensioni importanti: benessere e ricchezza erano perciò maggiori in Cina. Il 1400 e il 1500 sono sempre stati rappresentati dalla storia come l' “età delle scoperte”, poiché in quell’epoca gli europei cominciarono ad esplorare e a sfruttare i territori dell’Asia, dell’Africa e dell’America.
In realtà, la cosiddetta “età delle scoperte” ha avuto radici tra i popoli dell’Eurasia, molto prima che Vasco da Gama raggiungesse le Indie. Un famoso aneddoto racconta che nel primo incontro tra portoghesi e indiani, questi ultimi compresero subito che gli uomini dell’equipaggio provenivano dalla penisola iberica; inoltre, nel territorio erano presenti alcuni maghrebini. Queste testimonianze evidenziano che già prima dell’espansione europea, i centri di commercio asiatici avevano un carattere cosmopolita e i viaggi in terre lontane erano all’ordine del giorno: gli arabi, i cinesi, gli indiani, i persiani e i turchi erano già soliti avventurarsi in terre sconosciute; di conseguenza nordafricani e indiani conoscevano gli europei prima dell’arrivo di Vasco da Gama.
Tra il 1400 e il 1500 i Paesi europei non furono gli unici a costruire imperi: nello stesso periodo gli stati asiatici costruirono imperi vastissimi e prosperi. In Asia, nel periodo compreso tra il 1250 e il 1350 ci fu un periodo relativamente pacifico. Tra il XV e il XVI fiorirono gli imperi ottomano, safavide e mughal; nella parte orientale del continente asiatico, in Cina, governavano le dinastie Ming e Qing, mentre i russi crearono un immenso impero dal potere fortemente centralizzato. Perciò, fu un vero e proprio periodo di espansione globale.
Questa costruzione di imperi sia in Asia sia in Europa favorì uno scambio culturale, politico ed economico che si distinse per la dimensione mondiale e la regolarità. Una particolarità fu che nessuna regione riuscì ad avere il dominio sul mondo.
Vi furono 4 forme principali di interazione:
- Nuove reti di scambi commerciali
- Flussi migratori su vasta scala
- Interazioni biologiche
- Trasferimento di conoscenze
In conclusione, quando si fa riferimento all’interazione globale nello spazio, ci si riferisce a interazioni pacifiche o aggressive; a scambi economici, commerciali, culturali e tecnologici; a mondi connessi e a rapporti intercontinentali.
La costruzione degli imperi nel mondo
Per quale ragione nel XV e XVI secolo in Europa e Asia nacquero tanti imperi?
L’episodio che collega fra loro tutti gli imperi è l’ascesa e la caduta dell’impero mongolo, risalente al XIII e al XIV secolo. Questo immenso impero, sotto la guida carismatica di Gengis Khan, si estendeva dal Mediterraneo al Mar del Giappone: fu il più vasto impero della storia mondiale e comprendeva un terzo della superficie terrestre.
Il segreto del successo dei mongoli, feroci combattenti, era la cavalleria, che gli consentiva di esaltare la velocità, la resistenza e la robustezza: nessuno riusciva a reggere il confronto con l’abilità e l’aggressività dell’esercito mongolo e dei suoi cavalli. Nella seconda metà del XIV secolo l’impero mongolo cominciò a sfaldarsi a causa dell’invasione di Tamerlano, che devastò e mise sotto controllo timuride la vasta regione comprendente l’Anatolia orientale, la Persia, l’Afghanistan, l’Armenia, l’Azerbaigian e l’Uzbekistan.
Come fecero le dinastie mongole-timuridi ad avere un ruolo cruciale nella nascita degli stati asiatici?
- Gli imperi musulmani (ottomano, safavide, mughal) crebbero come conseguenza diretta dell’indebolimento dei regimi mongolo e timuride: i regimi mongolo-timuridi lasciarono il posto a stati controllati dagli ottomani, dai safavidi e dai mughal. I mughal rappresentavano la continuazione del regno mongolo-timuride: Babur, il fondatore dell’impero mughal, si diceva discendente sia di Gengis Khan sia di Tamerlano; inoltre, “mughal” significa “mongolo”.
- Anche l’espansione della Russia e della Cina fu una conseguenza dell’indebolimento del potere mongolo. L’Orda d’oro, un ramo dell’impero mongolo, si era spinta nel territorio russo; dopo il suo declino il gran principe di Mosca dichiarò l’indipendenza, i tartari andarono al potere e nel 1500 gli zar russi colsero l’opportunità di ampliare il loro territorio a spese dei tartari.
- In Cina invece, la dinastia Ming rivolse l’attenzione verso ovest e eresse la Grande Muraglia a nord. La guerra contro le tribù mongole portò la Cina alla conquista dell’Asia centrale e, di conseguenza, il governo non si interessò al sud-est asiatico.
- Anche l’Europa occidentale percepì l’impatto degli imperi mongoli: i sovrani mongoli, infatti, incoraggiavano il commercio e i viaggi, dando così a molti europei l’occasione di scoprire le meraviglie delle terre asiatiche. Mercanti, missionari e diplomatici, quali Marco Polo, descrissero i luoghi che avevano visitato e i loro scritti circolavano in tutta Europa. Tuttavia, le storie raccontate contenevano notevoli esagerazioni. “Il Milione” di Marco Polo non sarebbe il resoconto di una reale esperienza, ma rifletterebbe il fatto che Marco Polo fosse ben conscio del potenziale profitto che si poteva trarre da una bella storia. Questi viaggi raccontati furono un potente richiamo per l’immigrazione degli europei (forse Cristoforo Colombo era in possesso di una copia del Milione).
Pertanto, l’ascesa e la caduta dell’impero mongolo-timuride fu alla base di 4 avvenimenti:
- La nascita di vasti imperi musulmani
- La conquista russa della Siberia
- L’avanzata delle dinastie Ming e Qing nell’entroterra
- I viaggi degli esploratori europei
Problemi e opportunità della storia globale
La “storia globale” è la disciplina che studia le relazioni in tutte le sue forme a livello internazionale. Tuttavia, l’analisi delle società in un quadro realmente globale presenta una serie di difficoltà.
Lo studio professionale della storia si è sviluppato dapprima in Europa e negli Stati Uniti tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, un’epoca in cui l’Europa dominava gli affari mondiali e in cui ci si lasciava affascinare da un nazionalismo aggressivo. Di conseguenza, le istituzioni e i sistemi di valori occidentali diventarono i modelli di base ai quali valutare il resto del mondo: la maggior parte delle spiegazioni sottolineava la significativa eccezionalità della cultura europea.
Fu a partire dagli anni Sessanta del novecento che alcuni studiosi, iniziarono a contestare la nozione dell’eccezionalità europea e cominciarono a mettere in dubbio la profondità del concetto di “eurocentrismo”. Dipesh Chakrabarty, storico indiano specializzato in studi post-coloniali, ha proposto di non partire dall’Europa per parlare della storia globale poiché non bisogna guardare solo l’Europa come motore di civiltà: bisogna “provincializzare”, confrontare la storia europea con quelle di altre parti del mondo, con le “pluralità di modi d’essere nel mondo”.
Marshall Hodgson, storico, riteneva che la tradizione storica dipingeva la storia del mondo come il racconto dell’inevitabile ascesa della civiltà occidentale e della sua prevalenza su Asia, Africa e America. Inoltre, sosteneva che concentrarsi su una singola civiltà senza metterla in relazione con le altre facesse emergere tratti unici ed essenziali di quella civiltà a scapito delle altre.
Oggi, alla base dei nuovi metodi, vi è la convinzione che sia necessario studiare i popoli e le società del mondo in relazione tra loro. Le civiltà non vengono più trattate come categorie autonome e indipendenti, ma si fa uno studio comparato dei modelli di sviluppo in varie parti del mondo; gli studi comparati sono poi stati integrati da un’intensa attività di ricerca nelle aree non occidentali. In un periodo di intenso scambio, l’analisi delle interazioni tra popoli rappresenta uno strumento per collegare lo sviluppo locale ai movimenti globali.
Secondo la periodizzazione tradizionale, la storia moderna spazia tra il 1492, anno della scoperta dell'America ad opera di Cristoforo Colombo, e il 1789, anno dello scoppio della Rivoluzione francese, o il 1815, anno dell'apertura del Congresso di Vienna. Questa è una periodizzazione effettuata partendo da un punto di vista europeo ed eurocentrico: Cristoforo Colombo dà vita all'espansione europea verso il Nuovo Mondo; la Rivoluzione francese sconvolge politicamente, culturalmente, socialmente il continente europeo in primis. Tuttavia, alcune fonti rivelano che potrebbe essere verosimile che sia stato il cinese Zheng He, nel 1405, con 255 navi e 28000 uomini a scoprire l’America prima di Cristoforo Colombo.
Quale è, ci chiediamo, il significato di "moderno"? Quali sono le differenze dell'età moderna rispetto all'epoca "non moderna", ossia il Medioevo? Chi ha deciso le periodizzazioni classiche, e perché? Il termine "moderno", sia oggi che quantomeno dal XVIII secolo, appartiene ad un'area semantica positiva, secondo una visione eurocentrica del "progresso". Secondo il "Vocabolario della Crusca" del 1705 e del 1724, "moderno" significa: "nuovo, novello; secondo l'uso presente".
Per rispondere ai nostri interrogativi, sono necessarie delle interpretazioni diverse, che sappiano accantonare l’aggettivo della "modernità" e darci, al fine di realizzare una lettura storica e storiografica quanto più globale possibile, delle spiegazioni non esclusivamente riconducibili all'area geografica, alla storia e alla cultura del Vecchio Continente.
Vogliamo dunque considerare la periodizzazione dell'età moderna da un punto di vista globale: per farlo, vanno studiate le diverse interconnessioni tra le varie aree geografiche del mondo di allora. Il termine "globalizzazione" è di nascita piuttosto recente: ha origine nel 1956, ed è solo negli Anni Ottanta del Novecento che va ad assumere l'attuale significato di processo di raggiungimento dell'interdipendenza e dell'integrazione economica, sociale, culturale a livello mondiale. Secondo lo storico William Nester, che nel 2010 scrisse "Globalization: a short history of the Modern World", la globalizzazione è meno recente di quanto noi spesso crediamo sia, e in realtà è iniziata cinquecento anni fa, in quanto "effetto inevitabile della modernità".
La modernità comporta dunque un processo di globalizzazione, ed è studiando la modernità che possiamo comprendere le origini, i perché degli sviluppi e degli esiti contemporanei.
Charles H. Parker, ne "Relazioni globali nell'età moderna. 1400-1800" del 2010, ha voluto studiare, in ambito di età moderna, le relazioni globali di interdipendenza tra i popoli e le società di quell'epoca, relazioni globali in quanto "integrazione globale dello spazio": interazioni pacifiche o aggressive, in un contesto di scambi intercontinentali economici, tecnologici, culturali e religiosi. Vi sono quattro forme principali di interazione, per Parker: gli scambi commerciali, i flussi migratori, le interazioni biologiche e il trasferimento di conoscenze. Ciò premesso, la periodizzazione proposta da Parker si riconduce al concetto della cosiddetta "prima età moderna", termine inizialmente impiegato per definire l'età compresa tra il Rinascimento e la rivoluzione industriale nel continente europeo, che a partire dalla fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta del Novecento si è esteso a tutte le parti del mondo per indicare il periodo compreso indicativamente tra il 1400 e il 1800.
Premessa
Per capire la similarità tra imperi europei e asiatici si può comparare Luigi XIV, il Re Sole, all’Imperatore Kangxi in Cina: entrambi avevano un potere assoluto per volontà divina, avevano una ricca corte e un dominio sul territorio. L’Imperatore Kangxi e il Re Sole, alle due estremità dell’Europa, erano monarchi fatti della stessa stoffa. Fin dall’età moderna vi fu un ricco scambio culturale tra Francia e Cina, e gli imperatori erano tutt’altro che diversi.
In quel periodo non furono comunque i soli a godere di un’autorità politica: tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento vi fu l’ascesa di altri potenti monarchi anche in altre parti del pianeta: l’imperatore Aurangzeb in India, lo zar russo Pietro Il Grande... questo accentramento dell’autorità politica segnò un’importante cesura rispetto alla precedente. Alcuni di questi governi centralizzati infatti, diedero origine a imperi; alcuni stati ebbero un peso particolarmente importante nell’evoluzione dei processi di interazione nel mondo come quello ottomano, quello safavide e quello mongolo; altri più piccoli come quello Inca in Perù o alcuni in Africa non favorirono invece le interazioni e gli scambi tra culture diverse come invece fecero gli imperi dell’Eurasia.
Per questo è utile concentrarsi sugli imperi dell’Eurasia per capire la dinamica dell’interazione nel mondo.
La formazione degli stati in Europa
Gli imperi europei d’oltremare scaturirono da una notevole espansione del potere statale tra il XV e il XVIII secolo. La loro crescita ebbe origine da due eventi:
- Monarchi e ministri riuscirono ad avere ragione sulla Chiesa e la nobiltà. Le aspre dispute teologiche tra cattolici e protestanti durante la Controriforma si trasformarono in varie guerre: conflitti sanguinosi ebbero luogo in Francia, Germania, Inghilterra, Europa Centrale e Paesi Bassi. L’episodio più raccapricciante fu il Massacro di San Bartolomeo in Francia nel 1572. Attorno alla metà del XVII secolo la rottura tra cattolici e protestanti si era fatta permanente. Nacquero quindi Chiese territoriali, caratterizzate da stretti legami tra élites politiche e autorità ecclesiastiche: di solito è il sovrano a scegliere la religione del regno e non più la Chiesa a imporla al sovrano. Allo stesso tempo, i governi ridussero sensibilmente la tradizionale indipendenza dell’aristocrazia. Ministri del regno come il cardinale Richelieu in Francia usarono la mano pesante contro i nobili che osavano organizzare un proprio esercito. Tuttavia, i nobili non venivano soppressi, ma convinti a uniformarsi. Quindi, l’aristocrazia rinunciò all’indipendenza politica.
- Grandi innovazioni in campo militare e navale. La capacità di mettere in campo forze militari efficaci assicurava agli Stati molto potere, anche oltremare. I principali Stati europei (Inghilterra, Paesi Bassi, Francia, Prussia, Spagna e Austria) subirono una vera e propria trasformazione nella capacità bellica che molti studiosi hanno definito come “rivoluzione liberale”. Vi fu l’aumento delle fortificazioni, della potenza di fuoco e delle dimensioni delle truppe. Vennero poi impiegate nuove tecniche metallurgiche per costruire cannoni sempre più grandi e navi dotate di cannoni di grosso calibro. Lo sviluppo della capacità militare chiedeva enormi quantità di capitale per pagare navi, fortezze, fucili, centri di addestramento, ospedali e soldati. Si rese quindi necessario costruire una solida burocrazia.
Dall’ampia prospettiva dell’Eurasia, la formazione degli Stati in Europa aveva un carattere distintivo. Ciò che emerse fu un gruppo di potenze indipendenti e non un singolo regime sugli altri, come nel caso della Cina o della Russia. Tuttavia, la concentrazione di tanti stati sul territorio favoriva il conflitto: le potenze euro...
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