Storia Medievale
Corso 9 CFU
Paola Guglielmotti
Anno accademico 2022-2023
Risposte possibili domande dello scritto, risposte con appunti di Ilaria Emma Chindamo
Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo Storico-Artistico
1. CRISTIANIZZAZIONE DEI POPOLI BARBARI (6 punti)
Possiamo parlare di un processo di acculturazione, cristianizzazione ed evangelizzazione dei
popoli barbari non lineare. Inizialmente viene diffuso dalle élite aristocratiche, dai sovrani e da
iniziative missionarie. Si sta abbandonando un idea molto radicata di alcuni studiosi, ovvero che la
diffusione del cristianesimo ha favorito ai Germani di accrescere culturalmente. In realtà ha portato a
mutamenti nelle società germaniche.
Si sono sottolineate le difficoltà che il cristianesimo incontra nell’essere accettato e praticato. La linea
di demarcazione tra romani (Cristiani) e Germani (pagani) non è netta, ma è mista e sfasata. Si evita
di ricorrere a dicotomie (statale, tribale, rurale, urbano). I termini a cui dobbiamo ricorrere sono:
Trasformazione, Incrocio, Permeabilità.
Ci sono vari approcci per la cristianizzazione: Volontaria, programmata, organizzata. Di solito il
sacerdote cerca a modo suo di praticare. Oppure possiamo pensare a delle iniziative individuali
nell’ambito di relazioni quotidiane:
● Si convive nel medesimo villaggio e c’è un processo progressivo di acculturazione.
● Rapporti diplomatici economici e commerciali
per esempio degli schiavi cristiani potevano finire a vivere tra i barbari (familiarizzando con culti
differenti).
I visigoti, che avevano catturato schiavi della Turchia. Ció familiarizza un gran numero di visigoti alla
loro religione. I visigoti sono parzialmente evangelizzati già prima del loro ingresso nel territorio
dell’impero romano (già nel 410).
Questa blanda cristianizzazione di alcuni gruppi è già attuata quando, verso la metà del quarto
secolo, un famoso vescovo di Istria Ulfila (visigoto), traduce l’antico testamento in una lingua
simile germanica. Questa traduzione facilita la diffusione del cristianesimo.
La maggior parte dei popoli che vennero convertiti al Cristianesimo “ortodosso”, erano passati prima
per l’arianesimo, condannato nel 325 al Concilio di Nicea indetto da Costantino, in cui dichiara
questa religione eretica (Cristo è creato, non è eterno).
L’unico gruppo di Germani che si converte subito al cattolicesimo sono i Franchi nella figura del loro
re Clodoveo. Era pagano, si convertì al cristianesimo “ortodosso” nel 496, sdoganando la religione
per tutto il popolo. Convertirsi vuol dire avere un colloquio con leader città, il vescovo, se voleva
solidare la sua dominazione doveva parlare con loro all’interno della medesima religione.
Le iniziative proseguiranno oltre i secoli V-VI, con l’espansione in nuovi territori. Rappresentative sono
state le opere di cristianizzazione realizzate da San Patrizio in Irlanda nel VII secolo, da San
Colombano in Britannia nell’VIII e degli Slavi da Cirillo e Metodio nel IX.
2. PERCHÉ SÌ PUÒ PARLARE CRISTIANESIMI IN ETÀ ALTOMEDIEVALE? (6 punti)
Nonostante la stabilizzazione del Cristianesimo tra le popolazioni barbariche, e non, possa sembrare
un processo naturale e lineare, in realtà le sorti di questa religione sono state parecchio discontinue
durante il corso dei secoli, considerato che passò dall’essere perseguitata violentemente, al divenire
religione di stato.
Il motivo per il quale si tende ad utilizzare il termine plurale “Cristianesimi” per questo periodo è
dato da fattori differenti:
Diffusione così capillare ed estesa della religione, che raggiunse non solo le élite aristocratiche,
ma anche gli ambiti più popolari e militari, portò ad una percezione differenziata del messaggio
evangelico all’interno delle diverse realtà interessate. Inoltre è anche necessario far notare che,
all’epoca della diffusione del Cristianesimo, la Chiesa non era dotata di una struttura gerarchica e
stabile, ma al contrario si serviva della gestione di personalità individuali (vescovi e sacerdoti), che
contribuirono alla differenziazione dei messaggi divini.
Contribuirono a deviare dal messaggio “ortodosso” le eresie che si svilupparono a partire dal
secolo IV. Prima su tutte l’Arianesimo, condannato al Concilio di Nicea nel 325, che si sviluppò a
partire dal sacerdote di Alessandria d’Egitto, Ario, e che minava la consustanzialità, ovvero l’identità di
natura e sostanza tra Padre e Figlio. Successivamente, con l’aprirsi del dibattito sulla natura di Cristo,
si svilupparono altri tipi di eresie, tra le quali il Nestorianesimo, condannato durante il Concilio di
1
Efeso del 431, che prende il nome dal patriarca di Costantinopoli, Nestorio, il quale denigrava la
natura divina di Cristo per esaltare quella umana, ed il Monofisismo, condannato con il Concilio di
Calcedonia del 451 e che sosteneva l’esistenza di un’unica natura, quella divina.
Fu mediante l’apporto di questi fattori che nell’alto medioevo si delineò una situazione di confusione
all’interno dello stesso Cristianesimo, che si ritrovava ad essere professato in diverse forme.
3. SANTI E SANTE DELL'ALTO MEDIOEVO(6 punti)
La capacità di mescolare religioni diverse “sintetismo”, rimane sotto forme particolari: i santi e i
demoni. Perché il cristianesimo nel medioevo ammette delle forze soprannaturali: santi che sono
mediatori con la divinità e la testimonianza che il sintetismo non è stato completamente spazzato via
dopo l’editto di Teodosio 380. A lungo i santi contano di più del Dio supremo. Diventano meta
pellegrinaggio i luoghi dove si trovano i corpi, magari sono stati martirizzati. Si dice che sorvegliano i
possedimenti. Si ritiene che manifestino con i miracoli la propria credenza. Simmetricamente alcune
divinità dei culti esistenti vengono interpretate come demoni (libri Peter Brown).
Inizialmente, quindi, venivano considerati santi i martiri uccisi per aver portato avanti la propria
credenza spirituale.
Con la tolleranza e l’ufficializzazione del cristianesimo, la santificazione si dirige verso i vescovi e
coloro che compiono opere di evangelizzazione.
Uno dei primi santi fu papa Silvestro I (epoca Costantino), il quale è riuscito, per la prima volta, a
gestire una chiesa libera di praticare grazie all’Editto di Milano di Costantino del 313.
Ci sarà poi Gregorio Magno che gestisce i Longobardi in Italia. Grazie a lui abbiamo molte lettere
(epistole) di scambio con gli stessi longobardi.
Rappresentative sono state le opere di cristianizzazione realizzate da San Patrizio in Irlanda nel VII
secolo, da San Colombano in Britannia nell’VIII e degli Slavi da Cirillo e Metodio nel IX.
4. SPIEGARE IL PROCESSO "DAL COMITATO ALLA CONTEA" (6 punti)
Le istituzioni di governo nella seconda metà del IX secolo e all’inizio del X, subiscono una
trasformazione che si definisce nel XI secolo.
Negli ultimi anni dell'impero carolingio le aristocrazie europee avevano acquisito sempre maggiore
importanza e un'autonomia spiccata dal potere centrale. Tale autonomia aveva trovato un
riconoscimento ufficiale nel cosiddetto capitolare di Quierzy, una disposizione emanata
dall'imperatore Carlo il Calvo il 14 giugno 877 a Quierzy-sur-Oise, località della Francia
settentrionale, mentre si apprestava a intraprendere una spedizione militare in Italia per combattere i
Saraceni. Era un editto di benefici: quando si ha il feudo si ci dona al signore con tutti i propri beni. In
quell’anno non viene istituita l’ereditarietà dei feudi minori, ma solo maggiori.
Nei comitati e nelle marche i titolari del potere pubblico, conti e marchesi, dalla fine del IX secolo
esercitarono le loro funzioni in modo ampiamente svincolato dal controllo - chiave della
frammentazione.
Su questa frammentazione del potere pubblico cercò di incidere nella prima metà del secolo XI
l'imperatore Corrado II, emanando nel 1037 una disposizione detta Edictum de beneficiis
(ribattezzata in età moderna come Constitutio de feudis). Il testo stabiliva l'ereditarietà dei benefici
minori, ossia dei benefici concessi dall'alta aristocrazia ai propri vassalli, precisando che nessun
vassallo poteva essere privato del beneficio ottenuto senza una giusta causa, che doveva essere
giudicata da un tribunale di pari grado o direttamente dal sovrano.
In particolar modo in Francia e Germania nacquero delle importanti dominazioni politiche, chiamate
dagli storici principati (le fonti attuali li definiscono comitati, ducati e marche). Erano soprattutto
costituite da famiglie di conti e marchesi, che avevano acquisito potere grazie alla riscossione delle
tasse, amministrazione della giustizia, reclutamento dell’esercito, possedimento di beni fondiari,
legami di alleanza e clientela con l’aristocrazia del territorio.
Fino alla seconda metà del IX secolo, i vescovi e i monasteri avevano ricevuto dai Sovrani
l’immunità, che li esonerava dal controllo dei loro domini dall'autorità e dai funzionari pubblici.
Successivamente tentarono anche i grandi proprietari di ottenerla per poter esercitare i poteri dei conti
e marchesi. La ottengono nei momenti di debolezza del potere comitale o con la costruzione del
castello. 2
Nelle aree controllate dal conte c’era un aumento di pressione sui contadini, delle richieste di lavoro
e si consideravano i beni come patrimonio familiare. Queste aree si stavano trasformando in qualcosa
di nuovo che gli storici chiamano contee. Non sono più circoscrizioni pubbliche, ma sono domini
dinastico signorili. Con minore estensione (controllate da funzionari religiosi immuni e da laici
potenti), diversa (poteva validare i confini della circoscrizione carolingia se il conte o la sua famiglia
aveva possessi nei distretti confinanti) e meno stabile.
5. SINTETIZZARE FUNZIONI E PREROGATIVE DEL CONTE IN ETÀ CAROLINGIA (6 punti)
L'impero carolingio nel momento della sua massima espansione era formato dai diversi territori
assoggettati dai Franchi (Aquitania e il regno dei Longobardi - carattere largamente autonomo
anche nella soggezione all'impero).
Viene introdotto un sistema amministrativo. Sia in questi regni, che nel resto dell’impero, si
tendeva a uniformare i territori alle forme di potere tradizionale dei Franchi.
Vengono disegnate circoscrizioni pubbliche dette «comitati» (comitatus): con funzionario regio,
conte.. I comitati nelle aree che erano state soggette alla dominazione romana-tendevano a ricalcare
le antiche provincie, il cui ricordo permane grazie all'organizzazione ecclesiastica diocesana.
Detenevano il potere di banno, ovvero il diritto di amministrare la giustizia, curare l'arruolamento dei
liberi e operare per il mantenimento della pace. Per ricompensa del loro servizio incameravano i
proventi dell'azione giudiziaria, ricevevano in beneficio le terre ubicate all'interno del comitato e
riscuotevano l'esenzione dei pedaggi.
Carlo Magno, per controllarli, istituisce i “Missi dominici”. Erano nominati direttamente dal sovrano,
appartenevano alla più alta aristocrazia del regno ed erano sia laici che ecclesiastici; avevano vari
compiti, specificati di volta in volta, ma il loro impiego principale fu quello di vigilare sull'operato dei
funzionari pubblici locali.Erano inoltre i portavoce diretti dell'autorità imperiale e diffondevano sul
territorio le leggi emanate dal sovrano.
Nel 877 con il Capitolare di Quierzy, viene innescato il processo di ereditarietà dei feudi maggiori,
bisogna aspettare il 1037 con Constitutio de feudi per l’ereditarietà di quelli minori.
6. CONTINUITÀ E INNOVAZIONE ISTITUZIONALE NEGLI ANNI DI CARLO MAGNO
Carlo Magno vuole consolidare il regno costruito dai suoi predecessori, si parla di “continuità”:
Cerimonia formalizzata di “omaggio”- vuol dire entrare in un vassallaggio potente e
❖ ricevere beneficio.
Questa catena di un dipendente, un potente, un dinasta carolingio - Si precisano effetti immunità, chi
lo ha sviluppato ha un potere policettivo sui propri dipendenti. Potere su dipendenti ius restringendi
“distretto”, disciplinare.
Fino al 814 cerca di dare coerenza a questo sistema - recupera elementi da tradizioni
❖ precedenti:
circoscrizioni “comitatis”- tendono a coincidere con i terreni diocesi.
772 avviò una guerra trentennale sanguinosissima contro i Sassoni, per conquistare
❖ territori a est del Reno.
Conversioni forzate, deportazioni, decapitazioni di massa,colonizzazioni di regioni con elementi
franchi. Altro fronte Germania meridionale (conquista ducato di Baviera (788)) )
❖
inizio espansione Occidente
(penisola iberica) - nota come “la marca di spagna” (a capo Barcellona)
❖
perché alle periferie della dominazione carolingia siedono volentieri le marche che altre circoscrizioni
(vita più militare: donna mai definita marchesa).
Ritorno da Spagna - una delle rare sconfitte. Sul passo di Roncisvalle (778), i montanari baschi
(aiutate da guarnigioni islamiche) Franchi. Muore il prefetto della marca di Bretagna, Rolando (
entrato nell'epopea popolare - si diffuse in tutta Europa grazie alla Chanson de Roland).
Conquista Italia Longobarda (nei domini franchi)
❖
Ma mantiene la propria denominazione (regnum Langobardorum) e le proprie strutture
politico-amministrative - si denomina “re dei Longobardi”, più avanti si dirà “re d italia” - re cristiano
difensore della Chiesa di Roma. 3
Longobardi ad un certo punto faranno rivolta, occasione per rimettere dei politici nella penisola.
L'Italia all’epoca era multietnica.
Pone i propri capitolari.
La conquista del regno longobardo fu importante per Carlo Magno anche da un punto di vista
ideologico, poiché permetteva di completare il processo di legittimazione avviato da Pipino. Il
principale alleato in questa politica non poteva che essere la chiesa di Roma, la quale proprio in
quegli anni stava cercando di costruire una definitiva supremazia su altre sedi episcopali di antica
tradizione, Ravenna o Milano.
Ruolo re fu formalizzato definitivamente nell'anno 800, quando papa Leone III, che, nella lotta tra
famiglie dell'aristocrazia romana, era stato fisicamente aggredito dai longobardi, si rivolse a Carlo per
un aiuto. Recatosi a Paderborn, una delle molte sedi della corte franca, fu ricondotto a Roma dietro
scorta militare; a Roma lo raggiunse lo stesso Carlo Magno, che, il giorno di Natale, fu incoronato
imperatore dallo stesso papa.
Significato di questa incoronazione gli storici hanno a lungo discusso, anche a causa della
contraddittorietà delle fonti coeve (es. quelle di parte franca credono che Carlo abbia subito l'iniziativa
del pontefice, mentre altre suggeriscono il contrario). In ogni caso-anno 800 non segna la nascita di
un «impero»-incoronazione papale riconosceva il nuovo ruolo di Carlo Magno all'interno dell'Europa
cristiana (unificata con forza) divenendo il re di più regni. Carlo non dice di essere imperatore del
sacro romano impero, ma Rumanon Libertas imperium (colui che regge l’impero romano (no
sacro))- titolo che rafforzava il ruolo del papa come autorità suprema della cristianità e
indeboliva quella bizantina (manca imperat ad oriente, lentamente diventerà nuovo imperat),
dilaniato dalle lotte contro opposizioni violente alle convenzioni e guidato nei medesimi anni da una
donna, Irene. Da imperatore la maggior parte delle conquiste già avvenute. Istituisce funzionari di
controllo, prima erano i missi (inviati dall’imperatore), adesso sono missi dominici. Hanno un ruolo
irregolare, conte che nella provincia ecclesiastica guardano come si comportano pubblici ufficiali.
PROVVEDIMENTI PER TUTTO IL REGNO
789 “Admonitio generalis” “esortazione generale”: ammonizione per tutti i sudditi
➔
Riforma educativa ed ecclesiastica del regno Franco.
Già nel vaticano - miglioramento intreccio legami vaticani e vassallatici.
➔
UNA CORTE, TANTE CORTI
Nel regno franco non c’era una vera e propria capitale: i sovrani erano itineranti e, quando si
spostavano di località in località, risiedevano in palazzi costruiti per lo più all’interno di proprietà della
corona, definite «fisco regio» (fiscus). Diverti?: consumare risorse in loco, far sentire loro presenza,
carisma. Dormono in palazzi regi. Palazzi anche nelle curtis regie (ne parleremo).
- Carlo elesse la propria residenza principale ad Aquisgrana
Corrisponde all’attuale città tedesca Achen, in francese è la chapelle, ovvero capella palatina.
Costruisce complesso edilizio che riprende Roma e Costantinopoli (capitali cristianità): palazzo
regio e capella palatina ( custodisce cappa di martino, non c'è maestro di palazzo, ma conte palatino
e arcicappellano). Tra questi assunsero una particolare importanza la reggia (palatium regium) e la
cappella palatina, così chiamata perché custodiva il mantello (cappa) di san Martino, il santo
«nazionale» franco.
Nel palatium operavano diversi funzionari
➔
eliminata la carica di maior domus, che ricordava troppo direttamente l'origine del potere dei
Carolingi, la gestione dell'amministrazione centrale era affidata a un laico e a un ecclesiastico, il conte
palatino (comes palatii) e l' arcicappellano (apocrisiarius o custos palatii). Il primo esercita l'alta
giustizia per conto del sovrano e coordina altri funzionari quali, per esempio, l'addetto al tesoro regio
(camerarius), il controllore del fisco regio (siniscalcus), l'addetto all'organizzazione logistica
dell'esercito (comes stabuli); il secondo era il responsabile dei numerosi ecclesiastici che vivevano a
corte e gestiva la cancelleria regia, ossia il luogo in cui venivano scritti i capitolari e altri atti pubblici
come i diplomi
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