Capitolo III
La crisi dell'impero romano
Fino all'inizio del III secolo, l'impero romano si era assicurato uno sviluppo in senso generale nella zona del Mediterraneo. Le varie popolazioni mantenevano le proprie istituzioni in cambio della fedeltà. Nel 212, l'impero era costituito da regioni molto differenti. A tenere insieme questo regno furono un efficiente sistema di comunicazioni, apparati statali e l'unità di ricchi gruppi dirigenti.
La crisi si manifestò con la fine delle guerre di espansione:
- Calo manodopera schiavista
- Prelievo fiscale più alto
- Squilibrio tra risorse e necessità e divario ricchi-poveri sempre maggiore
- Si accentua il brigantaggio e la criminalità
La crisi portò all'elezione dell'imperatore da parte sempre più dell'esercito, costituito da soldati provenienti dalle popolazioni barbare, portando a incertezza politica (235-284, ventotto imperatori). La crisi, insieme alle carestie ed epidemie, porta a saccheggi dei soldati e rivolte tra i contadini.
Le riforme di Diocleziano
Con Diocleziano (284-305), si apre un periodo di riforme. Divise il regno in quattro parti, trasformandolo in Tetrarchia con due augusti e due cesari. Spostò la capitale da Roma a Nicomedia.
- Regioni sul Reno = Massimo
- Regioni danubiane e orientali = Diocleziano
- Illirico = Galerio
- Gallia e Bretagna = C. Cloro
Nel 297, l'amministrazione non era affidata all'aristocrazia senatoria, ma a ufficiali militari promossi:
- 101 provincie
- 12 diocesi
- 4 prefetture
- Limitanei (confini) e comitatenses (a seguito dell'imperatore)
Vennero introdotte anche riforme fiscali, come un sistema di esazione basato sul catasto e la fissazione di un tetto massimo al prezzo dei beni di consumo (301), ma non portarono agli effetti sperati.
L'era di Costantino e Teodosio
In seguito, Costantino, dopo un lungo conflitto con altri pretendenti (306-324), divenne l'unico imperatore fino alla morte. Riprese le riforme iniziate da Diocleziano. Introdusse una nuova moneta ma soprattutto spostò il bacino da Occidente a Oriente, fissando Bisanzio come capitale nel 330.
Salvaguardata l'unità durante le prime migrazioni, Teodosio (379-395), divise il regno in due parti e le affidò ai due figli: ad Arcadio l'Oriente e a Onorio l'Occidente, che si dissolse a differenza del primo.
La diffusione del Cristianesimo
La diffusione del Cristianesimo nell'Impero fu un fenomeno molto importante per l'unità. Il centro è la figura di Cristo che prometteva la redenzione e la salvezza. Si diffuse in Siria, Grecia e Asia minore dal I secolo per poi diffondersi in Italia, Gallia e Africa S. tra II e III secolo. In quel momento, le religioni politeiste trovavano consensi tra gli imperatori ma non avevano l'appoggio dei cristiani che con Decio, Valeriano e Diocleziano subirono molte persecuzioni.
Grazie a Costantino, nel 313 con l'editto di Milano, il Cristianesimo divenne legale e poi religione ufficiale. Gli imperatori capirono che il radicamento delle chiese era uno strumento di legittimazione molto forte.
I capi delle comunità locali sono i Vescovi (élites). Costantino divenne così il punto di riferimento del cristianesimo tanto che fu lui a convocare il primo concilio ecumenico, a Nicea nel 325. Infatti per il momento, il Papa era semplicemente il Vescovo di Roma. Qui venne messa al centro la questione dell'Arianesimo. Inoltre venne stabilito il Credo.
Il cristianesimo attecchì nelle aree urbane mentre crebbe a fatica nelle zone rurali, da qui il termine pagano, ovvero villaggio rurale. L'evangelizzazione delle popolazioni barbariche fu grazie alla mediazione di figure ariane (Ulfila), c'è da dire però che la conversione fu effettuata principalmente da Vescovi cattolici che erano l'unica autorità capace di inquadrare la società romana e trattare coi barbari.
L'obiettivo era convertire i barbari così che il popolo li seguisse, come con Clodoveo (496). Ci furono alcune resistenze da parte delle aristocrazie barbariche per la legittimazione del potere dei sovrani tramite la fede.
Le invasioni barbariche
Le invasioni barbariche furono l'incontro della civiltà barbara con quella romana tra il IV e il VI secolo, si trattò di migrazioni causate dalle pressioni degli unni sulla Pannonia. I Barbari per i greci erano coloro che non parlavano né il latino né il greco e non condividevano i loro costumi. Barbari erano le popolazioni oltre il limes, da non confondere con germano (solo una parte). L'incontro in effetti avvenne anni prima con Tiberio e si preferì consolidare i confini (Reno e Danubio).
Le popolazioni al confine divennero una periferia del regno e ci fu uno scambio di uomini, economico e culturale.
I visigoti cercarono uno spazio proprio e ciò destabilizzò l'impero. Vennero accolti nel 375 in Tracia ma ci furono diversi scontri come la battaglia di Adrianopoli persa nel 378. Saccheggiarono Roma nel 410 e si stanziarono in Gallia (Aquitania principalmente) creando il primo regno romano-barbarico nel 418.
Ad Oriente, si evitarono contaminazioni dopo l'episodio dei visigoti, si creò un forte sentimento di ostilità e xenofobia nei confronti dei germani.
In Occidente invece, le popolazioni barbariche si legarono a Roma con due soluzioni:
- Foederatio: truppe alleate sotto compenso economico
- Hospitalitas: concessione di 1/3 delle tasse sulle terre
La mancata integrazione portò al Sacco di Roma.
All'inizio del V secolo, le frontiere crollarono. Tra il 406-407 il limes fu attraversato da alani, burgundi, vandali che incontrarono l'opposizione dei federati franchi del 409 che li portarono a stanziarsi oltre i Pirenei (vandali -> Valdalusia). Con Valentiniano III l'esercito seppe reagire rivelando la poca coerenza delle etnie. I vandali si spostarono poi nell'Africa del Nord nel 429 ed esercitarono pirateria nel Mediterraneo.
La debolezza ai vertici dell'impero portò Odoacre a Deporre Romolo Augustolo provocando la fine dell'impero Occidentale nel 476. Egli non venne riconosciuto dall'imperatore orientale Zenone che affidò a Teodorico la prefettura italiana per sconfiggerlo. Nel 493 dopo aver sconfitto Odoacre, Teodorico diede vita al regno che durò fino al 553.
Capitolo IV
I regni romano-barbarici
Nel corso del V secolo nascono diversi regni dati dall'ingresso dei barbari nei confini dell'impero. Ciò non porta alla caduta totale perché continuò ad esistere ad Oriente. La deposizione di R. A. fu niente rispetto al 407, 410 e al 455 che vennero visti come la caduta di una civiltà.
I regni romano-barbarici suggeriscono dunque un nuovo modo di intendere la società con mescolanza etnica e culturale, ma anche politica. Ove ci fu più integrazione, maggiore fu la stabilità. Le popolazioni romane mantennero forme di coesione nonostante la crisi. Divenne sempre più importante il contesto rurale, dove le proprietà fondiarie divennero luogo primario di organizzazione socio-economica. Rimasero in mano all'aristocrazia senatoria.
Il cristianesimo si diffuse per il timore della fine di un'era. Anche in questo caso, l'aristocrazia mette le mani sulla carica di Vescovo che garantisce la mediazione tre i barbari e i romani. I monasteri divennero luogo di coesione sociale e culturale.
I barbari furono in netta minoranza rispetto ai romani e il loro stanziamento gravitava intorno a zone di interesse politico, mentre in altre fu assente. I re barbari erano uomini armati con ampi compiti di governo (giuridici, economici e militari). Crollato l'impero e il suo potere di imporre tasse, rimase solamente il fisco regio, ovvero il patrimonio della stirpe. L'amministrazione centrale era rappresentata da pochi uomini mentre perifericamente i rappresentati erano i conti e i gastaldi.
Solamente con la stabilizzazione dei regni, i barbari compilarono le leggi scritte, a differenza dei romani che continuarono ad applicare il diritto romano. Le leggi vennero compilate in latino, segno del processo di acculturazione dei popoli barbari. Le leggi barbare subirono influenze romani ed ebbero una tendenza territoriale.
Regno vandalo
I regni duraturi furono pochi. Il principale motivo della durata longeva fu l'integrazione, ove uno dei principali punti fu la conversione al cattolicesimo. I vandali con Genserico rifiutarono un'integrazione pacifica, anche se mantennero alcuni elementi tipicamente romani. La loro debolezza portò Giustiniano ad intervenire nel 533 per ripristinare l'integrità imperiale. Di fatto nel 534 conquistò l'Africa e il Mediterraneo.
Regno ostrogoto
Insediamento attraverso hospitalitas. Re Teodorico, con influenze greco-latine, attuò una politica di convivenza, cercando comunque di tenere separate le popolazioni.
- Amministrazione civile: romana
- Comando militare: ostrogoto
- Culti: misto
Teodorico fece di Ravenna capitale e promosse l'edilizia pubblica, il mantenimento delle vie di comunicazione, bonifiche e sviluppò l'artigianato. Tuttavia, la mancata assimilazione portò alla caduta del regno quando Bisanzio si scagliò contro gli ariani. Teodorico rispose incarcerando il Papa nel 526 e perseguitando i romani e i cattolici. La fine del regno avvenne nel 553 quando venne sconfitto dall'esercito bizantino.
Regno visigoto
Il regno visigoto durò fino all'avanzata degli arabi (711-716), a testimonianza della loro solidità. Partirono dall'hospitalitas e distinsero i ruoli militari e civili come gli ostrogoti. Dopo le guerre, consolidarono nel V secolo il regno tra la Spagna e la Gallia difendendosi anche dai bizantini. Crearono un sistema di governo simile ai romani e il re Recaredo decise di convertirsi al cattolicesimo, coinvolgendo i vescovi con ampi compiti civili e giurisdizionali.
Dal 633 si aprirono concili generali per la cooperazione di laici e non per decidere riguardo ai temi politici, amministrativi e religiosi. Le deliberazioni integrarono la legislazione ordinaria. Tra il VI e il VII secolo ci fu anche una fioritura culturale grazie a Isidoro di Siviglia.
Regno dei Franchi
Una piena integrazione avvenne col regno dei Franchi. Decisero di fondersi con le popolazioni gallo-romane molto presto. Furono federati e difensori in più occasioni del limes.
Clodoveo dal 481 al 511, successore di Meroveo, superò la divisione in tribù e si impose sugli altri capi militari. Nel 486 sconfisse l'ultimo nucleo gallo-romano. Nel 496, con la conversione di Clodoveo si presentò come protettore delle Chiese.
Nel 511, morto Clodoveo, il regno venne diviso e si accese un forte conflitto tra le parti (tutti si proclamavano re dei Franchi). Tuttavia ci furono espansioni 531-536 e diverse annessioni (Burgundi, alamanni, Provenza).
Il regno venne così diviso:
- Austrasia: regione germanizzata
- Neustria: latini e germani
- Burgundia
- Aquitania: tradizione gallo-romana
Sotto i regni di Clotario II e Dagoberto (613-39), ci fu una certa stabilità e ormai la fusione tra il mondo germanico e quello romano era totale. La debolezza del potere centrale e l'ascesa dei funzionari di corte, portarono la dinastia dei Pimpidi con Pipino II ad affermarsi sulle altre famiglie e a rendere la carica ereditaria. Da qui Carlo Martello, il figlio, sconfisse i musulmani a Poitiers nel 732 arrestandone l'avanzata. Il figlio di C. Martello poi, detto Pipino III il Breve, legittimò l'alleanza con la Chiesa di Roma nel 754 grazie all'unzione di Stefano II che inoltre consacrò anche Carlo Magno.
La guerra greco-gotica
La lotta al trono per la successione di Teodorico portò Giustiniano a inviare truppe in Italia nel 535 con una logorante guerra che terminò nel 553. Con la prammatica sanzione, Giustiniano estende la legislazione all'Italia, tuttavia non fu in grado di opporre resistenza ai longobardi.
I longobardi arrivarono in Italia nel 569 guidati da Alboino e si insediarono in modo disomogeneo principalmente in 4 aree: la pianura padana, la Toscana, Spoleto e Benevento. L'Italia si trovò divisa in due dominazioni: quella longobarda e quella bizantina.
I longobardi erano estremamente diversi rispetto ai romani e il loro impatto sulla società fu molto violento. Venne dispersa l'antica aristocrazia senatoria e le terre furono confiscate e ridistribuite dall'esercito.
Per i primi decenni, ci furono molti scontri tra i re e i duchi. I domini di Spoleto e Benevento rimasero indipendenti per lungo tempo fino a quando Grimoaldo li annesse nel VII secolo. Dal punto di vista religioso, grazie alla regina Teodolinda e a Papa Gregorio Magno ci fu un superamento degli scontri tra longobardi e ariani.
Politicamente, i duchi vennero trasformati in ufficiali regi a capo di circoscrizioni. La base economica erano le grandi aziende agrarie del regno, che erano affidate ai Gastaldi.
I territori bizantini in Italia alla fine del VI secolo erano affidati all'esarca, che risiedeva a Ravenna e aveva compiti politici e militari. I regni indipendenti tra loro e di difficile collegamento resero l'autorità dell'imperatore molto vaga e poco incisiva. Nel 666 inoltre, il vescovo di Ravenna divenne indipendente da quello di Roma.
Dopo una fase di stabilità data dall'integrazione dei longobardi all'interno della società, ulteriore consolidamento venne portato dal re Liutprando nell'VIII secolo, il quale fece delle istituzioni ecclesiastiche un elemento di forte sostegno. Tuttavia, il suo progetto di espansione incoraggiato dalla debolezza di Bisanzio, terminò quando il papato chiese una mobilitazione ai franchi per fermare i longobardi. Nel 774, dopo averli fermati, i franchi conquistarono il regno.
Nonostante Carlo Magno fosse stato incoronato Re dei Franchi e dei Longobardi, il regno longobardo mantenne la sua identità. Caduto il regno, i duchi di Benevento rimasero indipendenti dai franchi fino all'avanzata dei musulmani.
In questo contesto, il papato aveva assunto sempre più funzioni di governo su Roma tutelando gli immensi patrimoni fondiari. I rapporti si interruppero con il mancato appoggio dell'impero alle lotte iconoclastiche portate avanti da Leone III nel 726.
Il papato si rivolse quindi alla dinastia dei Pimpidi che donò al papato nel 756 i territori riconquistati dai longobardi.
Capitolo V
Le riforme di Giustiniano
Con Giustiniano (527-565), l'impero d'oriente elaborò un piano di rinnovamento e di riconquista delle zone del Mediterraneo finite in mano ai barbari. Sconfissero i vandali in Africa (533-534), gli ostrogoti in Italia (535-553) e i visigoti nella penisola iberica (553-554). Tuttavia lasciò scoperto il fronte del Danubio dove irruppero i popoli slavi e cercò una pace eterna con l'impero persiano.
Le riforme di Giustiniano furono principalmente:
- A tutela della cristianità (rafforzamento vescovi, lotta contro ortodossia ed ebraismo)
- Freno dei grandi proprietari terrieri con funzionari statali
- Corpus iuris civilis
Il fine ultimo era quello di riunire l'impero, ma i suoi successori non furono in grado di continuare la sua opera.
L'era di Eraclio
Con Eraclio (610-641) si completò il passaggio dall'età tardoantica a quella bizantina. L'autorità locale ebbe sempre più potere come quella militare. L'unità di base amministrativa era gestita da uno stratego e i soldati non gravarono più sulle casse dell'impero poiché erano concessi loro dei piccoli terreni.
I villaggi divennero l'unità di base fiscali e in generale ci fu un abbandono delle città a discapito di contesti rurali.
Di fronte alle pressioni esterne degli islamici e dei bulgari, solo il cristianesimo rimase a fare da collante per l'impero. Dal 726 con l'Imperatore Leone III, ci fu una dura opposizione all'iconoclastia che aveva come obiettivo di indebolire il potere locale dei monasteri e di fronteggiare l'Islam. Tuttavia, le regioni italiane non accettarono tale direzione e ci fu una frattura con la Chiesa di Roma. Nell'843 il culto delle immagini tornò ad essere legale.
Provenienti da est, gli Slavi e i bulgari, si insediarono nei pressi di Costantinopoli. Erano meno bellicosi dei germani e dediti all'allevamento. Costantinopoli favorì l'integrazione attraverso l'evangelizzazione, soprattutto grazie a Cirillo e Metodio che tradussero la Bibbia in Cirillico.
La dinastia dei macedoni
Grazie alla dinastia dei macedoni (867-1057), l'impero visse una rinnovata fase di sviluppo economico e di espansione causato anche dalla crisi dell'impero islamico. Infatti, l'impero alla morte di Basilio nel 1025, era tornata ad essere la prima forza politica della zona mediterranea. La sua influenza andava da Venezia a Kiev. L'esercito tornò ad essere stipendiato ma i villaggi rimasero l'unità fiscale di base, mentre l'amministrazione civile tornò ad essere divisa da quella militare, era emersa una nuova aristocrazia locale che controllava terre ma soprattutto uffici pubblici, mentre la redistribuzione della ricchezza era garantita da un eccellente sistema fiscale.
Tuttavia, a causa del mancato investimento nel commercio e all'ampia concessione di privilegi commerciali portarono ad un declino economico. Nel 1054 avvenne lo scisma d'Oriente mentre nel 1071 l'impero iniziò ad erodersi a causa dell'ascesa dei Selgiuchidi. La civiltà bizantina però tenne vive le sue caratteristiche culturali.
Capitolo VI
Maometto e la nascita dell'Islam
Maometto, nato a La Mecca nel 570, riuscì ad unificare il mondo delle carovane e si mise in contatto con le principali religioni della penisola arabica. Nel 610 ebbe la rivelazione dell'arcangelo Gabriele di diffondere la parola di Dio attraverso il Corano. Nacque l'Islam (sottomissione) che si fondava sul rispetto delle religioni.
Nel 622 fu costretto a migrare (egira) a Medina e da qui nacque il calendario islamico. L'islam fondeva indissolubilmente la sfera politica con quella religiosa. Nel 630 guidò le razzie contro i clan costringendoli...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia Medievale, Prof. Fara Andrea, libro consigliato Manuale di Storia Medievale, Andrea ZORZI
-
Riassunto esame Storia medievale, Prof. Salvestrini Francesco, libro consigliato Manuale di storia medievale, Andre…
-
Riassunto esame Storia medievale, Prof. Parmeggiani Riccardo, libro consigliato Manuale di storia medievale, Andrea…
-
Riassunto esame Storia medievale, Prof. Venditelli Marco, libro consigliato Manuale di storia medievale, Andrea Zor…