Capitolo 1 – Preistoria e protostoria greca: civiltà micenea e alto arcaismo
Neolitico e età del bronzo
La memoria storica dei greci non si spinge oltre la metà del II millennio a.C. e questa difficoltà viene sottolineata dai loro sforzi nel datare l’epoca nella quale ci fu l’unione (l’età degli eroi) tra gli esseri umani e gli dèi intorno, dunque, al 1500 e il 1100 a.C.
Neolitico
Si ha perciò una Grecia prima dei Greci con un periodo chiamato Neolitico, dove si intravedono gruppi di umani sedentari (non ancora indoeuropei) che praticano attività quali allevamento e agricoltura; a ciò va anche ad aggiungersi prime forme di abitazione ed espressioni artistiche, ad esempio l’avvento della ceramica terracotta. Il Neolitico, in Grecia, inizia nel VI millennio e si può suddividere in tre sottogruppi:
- Neolitico Antico (VI millennio): Nel Neolitico Antico in Grecia si conosce ben poco, si sa però che iniziarono ad apparire i primi esempi di abitazione a pianta quadrangolare con mura di argilla.
- Neolitico Medio (V millennio): In questa fase appaiono le prime forme di fortificazioni. Inoltre, la ceramica si arricchisce sempre gradualmente, presentando incisioni lineari.
- Neolitico Recente (IV millennio): Durante questi anni si assiste a due importanti novità: la tecnica della fortificazione si sviluppa, così come nella decorazione dei vasi dove si diffonde la spirale.
Furono due i movimenti degli antichi popoli greci durante la protostoria greca:
- Movimento da Nord
- Movimento da Oriente
L'età del bronzo
L’età del Bronzo in Grecia si estende all’incirca dal 2800 al 1110 a.C., anch’esso si può tripartire in Antico-Medio-Recente. È caratteristica la diffusione di una ceramica a vernice lucida. Tra Antica e Media Età del Bronzo, nel continente, si assiste all’arrivo di un primo movimento di popolazioni indoeuropee (avvenuto tra 2000-1800 a.C.) destinate a chiamarsi storicamente greche, mentre tradizionalmente essi sono indicati come Achei.
La civiltà minoica
La civiltà minoica è una civiltà non greca presente nell’isola di Creta. Anche la sua storia si suole suddividere in tre fasi: Antico, Medio e Tardo Minoico, distinguibili principalmente attraverso quella che è la caratteristica architettonica di questa società, i palazzi.
Il Minoico Antico a Creta è fase che si può suddividere in tre sottofasi:
- Durante il Medio Minoico I emerge la civiltà palaziale, con l’epoca dei Primi Palazzi che hanno una struttura semplice e quadrangolare: il mégaron. Intorno al 1900 a.C. sorgono così i palazzi di Cnosso e di Festo, che si ampliano successivamente, perché vengono creati ambienti di rappresentanza e destinati a funzioni sociali come i teatri.
- A causa di fatti distruttivi (come un’invasione o una guerra) o un terremoto, c’è stata una trasformazione che ha portato all’epoca dei Secondi Palazzi che coincide con la III fase del Medio Minoico. A differenza della fase precedente, qui troviamo una ceramica che diventa sempre più ricca e fantasiosa, caratterizzata da temi naturalistici; parallelamente c’è anche un’evoluzione sociale e delle forme di potere.
- Infine, durante l’epoca Neopalaziale, che coincide con il Medio Minoico, si diffonde la scrittura sillabica che convive con precedenti forme di scrittura geroglifica.
I Greci, quando rievocano questo periodo, che sentono chiaramente distinto dalla loro storia, parlano di talassocrazia di Minosse. La talassocrazia è proprio il dominio sul mare, in particolare c’è un rigido controllo militare di un tratto di mare da parte di una specifica entità politica, ciò ha perciò una connotazione definibile come territoriale. Date queste premesse ecco perché è importante distinguere la talassocrazia minoica dall’espansione micenea.
La civiltà micenea e la sua espansione nel Mediterraneo – I Fenici
Il 1450, oltre ad essere l’anno di passaggio dal Tardo Minoico I al Tardo Minoico II, è una data fondamentale. L’età micenea si può dividere archeologicamente in tre sottoperiodi, considerati come l’ultimo periodo dell’Età del Bronzo Elladico:
- Tardo Elladico I (1600/1580 – 1500 a.C.): In questa fase venne ritrovato il Circolo A delle tombe a fossa di Micene (sia regali che aristocratiche).
- Tardo Elladico II (1500 – 1425 a.C.): Entrambe fasi di grande espansione per i Micenei.
- Tardo Elladico III (1425 – 1100 a.C.): Espansione continua.
Se in Grecia nel Medio Elladico ci fu l’avanzata da parte di una popolazione indoeuropea (definiti come Protogreci) fino al Peloponneso, con l’età dei palazzi invece ciò avvenne per ciò che riguarda l’organizzazione sociale, economica e delle stesse forme di potere: passaggio dal nomadismo alla sedentarietà, pratica di attività produttive, sia per sviluppi interni che per influenze cretesi. Sul continente spicca l’uso di luoghi forti, come l’insediamento su acropoli di rispettabile altezza. Dai minoici molti micenei riprendono la scrittura, adattandola da Lineare A, una lingua non greca (finora non identificata), a una lingua greca (Lineare B), ovvero il dialetto arcado-cipriota.
Il 1450, però, è una data fondamentale per i rapporti tra la Creta minoica e il mondo miceneo, fondamentale perché successivamente si ha l’insediamento di una dominazione micenea a Cnosso (probabilmente a Chanià), dove l’eredità minoica viene poi gestita e sopravvive grazie ai Micenei. Lo straordinario materiale di testi in Lineare B (che ammontano ad alcune migliaia) presenta due punti di addensamento: Cnosso e Pilo.
Nell’insieme sono le tavolette di Pilo che ci forniscono un maggior numero di dati interessanti la struttura della società palaziale di epoca micenea, ovvero riguardo:
- Liste di persone
- Liste di uomini addetti ai servizi di guardia
- Razioni di grano e olio distribuite ai singoli
- Registrazione di obblighi (riguardanti il possesso terriero che si intreccia con i palazzi)
- Affitti di terre
- Liste di tributi
- Liste di oggetti
- Liste di quantità di materiale che il palazzo mette a disposizione delle persone, che restituiscono sotto forma di prodotto lavorato
- E così via…
Anche grazie a questi dati, si intuisce che l’economia aveva alla base l’attività agricola. La società era organizzata sotto forma di piramide:
- A capo della società c’era un wánax (wa-na-ka), ovvero il signore.
- Esso era affiancato da un comandante militare, il lawaghétas (ra-wa-ke-ta).
- Un’aristocrazia, nettamente sottoposta al signore, pare composta di capi militari ma anche, forse, di detentori di ampie porzioni di terra.
- La base produttiva forse contiene forme di servitù: una produzione comunque in cui la forza-lavoro è composta di personale dipendente inseriti in un’economia palaziale.
La relazione che esiste però tra di loro non è comunque ancora del tutto chiara, ma, al di là delle problematiche (che sono ancora aperte), il quadro generale della società micenea si può così riassumere:
- Presenza di un vertice, rappresentato dal wánax e dalla struttura palaziale.
- Presenza dei dâmoi, cioè delle singole unità territoriali a vocazione agricola, e di una forza-lavoro dipendente o di tipo servile sul piano della produzione, dove i servi erano detti douloi.
Abbiamo davanti una struttura di forza-lavoro dove esistevano dei villaggi, inseriti in un’economia palaziale dove le attività principali erano:
- Agricoltura (grano, olio e vino)
- Allevamento (la cui produzione era controllata dal palazzo)
- Attività tessile (lino)
- Attività artigianale
- Navigazione
È documentato anche lo scambio di merci, anche se si tratta di scambio tra merce e merce, e non esistono ancora forme di economia monetaria, e principalmente la ricerca di metalli, di cui si avverte l’esigenza e insieme la scarsità. Ci sono contatti a Oriente, in Asia Minore, e in Occidente; non va dimenticato neanche il ruolo di mediatori svolto dai popoli mercanti, come i Fenici.
Successivamente, si verifica un poderoso fenomeno d’espansione commerciale, che segue vie proprie, portando a un’ulteriore grecizzazione della penisola, delineando i contorni di quello vivaio di espressioni diverse che noi chiamiamo “mondo greco” o “grecità”. La grande abilità dei micenei fu proprio quella di spostarsi e adattarsi a quadri economici e sociali nuovi e diversi. Non parliamo dunque di talassocrazia micenea, perché la loro matrice, più che la potenza (che invece era stata tipica della popolazione minoica), ci appare il bisogno.
Nel II millennio; i Greci cercarono perlopiù società su cui appoggiarsi e trovarono ciò sia in Oriente che in Occidente (qui, specialmente in epoca arcaica, il loro fine era quello di creare poleis e quindi, non inserirsi in società già preesistenti cercavano spazi vuoti per sé, non occupati o civilizzati da altri).
Non si può parlare di una realtà etnica e politica fenicia organizzata prima del XII/XI sec. a.C., dove, è importante ricordare che in generale i Greci con il termine Phoinikes si riferivano alle popolazioni non greche, ma in questo caso essi intendevano designare volontariamente proprio quei Fenici con i quali già avevano delle attività commerciali nel II sec., quando essi erano ancora un’entità minoritaria, che, però, sarà determinante nel I millennio.
La fine della civiltà micenea e la tradizione sulle migrazione doriche
Dalla fine del XIII sec. fino circa al 1150 a.C. il mondo miceneo conosce i segni di declino. I fatti archeologicamente più evidenti sono la distruzione dei palazzi di Micene, Tirinto e Pilo. A queste distruzioni non si accompagna però una scomparsa repentina della civiltà micenea: la ceramica e il livello di vita si rivelano certo inferiori, ma non vanno riportati necessariamente a un cambiamento di popolazione.
Le distruzioni dei palazzi ci può essere stata per cause naturali, come terremoti o incendi, ma anche invasioni e guerre. La tradizione epica e storica greca conferma invece che sicuramente i conquistatori dei grandi centri micenei furono: i Dori nel Peloponneso, i Tessali in Tessaglia. È interessante osservare, inoltre, come i dori figurano più come conquistatori che distruttori e che in varie zone hanno dato vita a vere e proprie forme di convivenza o hanno portato alla fusione coi popoli precedenti.
Si può dire che i dori non appaiono nella tradizione antica né come grandi distruttori (autori di spietati distruzioni e stermini) né come grandi costruttori, poiché si assiste ad una traccia di malessere nella società micenea, già presente alcune generazioni prima dell'arrivo dei dori.
Dalla spedizione contro Troia l’esito apparente è quello della vittoria degli achei, ma è una vittoria che non porta ad una conquista stabile della Troade: quella dei greci è una strana vittoria e l’epos letteraria non la celebrano in modo trionfalistico, poiché al racconto epico della guerra di Troia si accompagna una serie di fatti di contorno che parlano di nostoi (ritorno degli eroi) accompagnati da lutti.
Questo declino della civiltà micenea si svolge in due tempi:
- Prima dell’arrivo dei Dori, si possono ipotizzare cause interne di conflitti sociali (tra strati diversi della popolazione o tra il sovrano e un’embrionale aristocrazia) accompagnate forse dall’irrompere di fattori distruttivi esterni, tutto questo inserito in un quadro di crescita del mondo miceneo cui però non corrispondono le risorse adeguate.
- A tutto questo si succede una progressiva trasformazione delle condizioni di popolamento in aree vitali del mondo greco, come il Peloponneso, la Tessaglia e Creta. Vi si accompagna anche un rapporto diverso col territorio, passando dal dominio dei signori e di una società a vertice palaziale dell’epoca micenea, alla proprietà di tribù di invasori, i Dori, organizzate in una forma molto meno gerarchica e verticistica: le pianure, un tempo dominate dai palazzi, diventano l’oggetto di spartizione delle nuove tribù.
C’è però un grande cambiamento, nell’area mediterranea, per ciò che riguarda l’utilizzo dei metalli (come nell’uso militare): il cambiamento segna non solo il passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro, ma anche un cambiamento sotto il carattere economico, sociopolitico e militare, con una riorganizzazione di quest’ultimi. Furono i Dori portatori della cultura che fa uso del nuovo metallo, o di nuovi tipi di armi? Questo sembra una connessione troppo schematica.
Certamente i dori portarono delle novità sotto il punto di vista della tecnica metallurgica, militare, del rituale funerario e artistico; con la diffusione, in aggiunta di tendenze collettivi e ugualitarie, valori da non intendere come democrazia in questo momento, ma come riflesso di un crollo di precedenti forme di potere, più accentrato, di tipo monarchico e palaziale.
Le origini delle “poleis”
Il termine “polis” significa “sito”. Il passaggio dall’epoca micenea a quella arcaica è caratterizzato da questi due fatti principali:
- La fine dei palazzi micenei, delle società e delle culture palaziali.
- La nascita della polis intorno alla quale ruota tutta la Grecia classica.
Non possiamo pensare che la polis sia stata realizzata nel momento finale di declino della società micenea, essa, infatti, è una società troppo vitale, nuova e caratterizzata per essere il frutto della vecchia società micenea ed eliminare l’influenza dorica è sbagliato, poiché per la formazione di questa struttura sociale confluiscono sia il vecchio miceneo, che il nuovo dorico.
La polis, infatti, è da considerare come il punto d’incontro storico tra la società palaziale e quelle di tipo tribale e territoriale. La società micenea contribuisce a fornire l’idea di un centro del potere, ma se nella società monarchica palaziale l'acropoli è quel centro di potere, nella società greca arcaica essa sarà il centro di un potere che però NON SI INCARNA IN UNA SINGOLA PERSONA, ma che è DIFFUSA TRA MOLTEPLICI DETENTORI.
Attorno all’acropoli si colloca l’asty (città) e intorno ad essa la chora (campagna), che diventa la proprietà tra quei detentori al potere. La polis vive in equilibrio sociale, economico e politico tra asty e chora. Come suggerisce lo scudo di Achille all’interno dell’Iliade, la struttura interna ed esterna della polis è organizzata in fasce concentriche. Le polis si costruiscono sulle rovine dei vecchi palazzi, dove il dominio territoriale, che una volta possedeva il signore del palazzo, ora è trasferito all'insieme dei nuovi dominatori.
Non si può pensare che la struttura centralizzata della società palaziale si sia semplicemente fatta da parte per cedere il posto a strutture già tutte implicite nello stato. Infatti, proprio dove fu più forte la struttura palaziale, dopo il suo crollo si verificò di meno l'emergere delle singole realtà sociali, come per il fenomeno del sinecismo (l’unione di entità politiche precedentemente indipendenti in una città-stato) a base regionale; ad esempio dell’Attica dovuto a Teseo o quello dell’Elide dovuto a Oxylos.
Se l’accentramento del dominio territoriale e distribuzione del potere politico saranno caratteristiche delle poleis doriche, esistono anche delle analogie storiche: dove non c’erano stati palazzi o dove la forma palaziale non era stata così accentratrice, le realtà locali hanno vissuto maggiormente in autonomia, finché anche qui non si instaurarono fenomeni di accentramento intorno a strutture palaziale più modeste.
Abbiamo anche due ipotesi riguardo l’origine delle polis, si pensa, infatti, che siano nate in Grecia o in Asia Minore, idea, quest’ultima, abbastanza particolare, perché non si comprenderebbe l’idea creare un’organizzazione autonoma in un territorio limitato. Eppure, le tesi di Beloch riguardo questa possibilità non sono affatto da escludere, poiché la distinzione in Eoli, Ioni e Dori sarebbe emersa storicamente per la prima volta fra i Greci d’Asia Minore per poi attraversare il mar Egeo e raggiungere la Grecia (vanno anche ammesse le influenze del Vicino e Medio Oriente).
Più che “origine della polis”, si dovrebbe parlar di “origini delle polis” che si formano nei secoli immediatamente posteriori all’età micenea con caratteristiche differenti. Quello che nasce nel VIII sec. non è dunque la polis, MA un forma sociale strutturale che raccoglie aspetti differenti delle precedenti strutture.
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