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2º PARZIALE

CAP. 8 - COMMERCIO INTERNAZIONALE, DAZI DOGANALI E

CRESCITA

8.1 LA TESI DEL VANTAGGIO COMPARATO A FAVORE DEL LIBERO COMMERCIO E LE SUE

IMPLICAZIONI

▫ Secondo Ricardo il commercio è un potente fattore di crescita economica perché permette di

teoria dei vantaggi comparati

allocare i fattori della produzione nel modo più e ciente. La sua

a erma che il benessere complessivo di due paesi è massimo se entrambi: si concentrano nella

produzione del bene in cui sono più e cienti (costi di produzione più bassi) e scambiano gli altri

beni (quelli che producono a costi più elevati).

Questa teoria considera i due paesi congiuntamente, non il massimo vantaggio dell’uno o

dell’altro. Inoltre la teoria predice che per commerciare, è su ciente che i due paesi godano di un

vantaggio relativo (non assoluto) nella produzione di un bene.

Lezioni dal vantaggio comparato:

La produzione mondiale cresce quando i paesi si specializzano in ciò che producono meglio, cioè

nei beni per i quali hanno i minori costi opportunità. Poche la produzione è cresciuta è possibile

migliorare il benessere in entrambi i paesi, facendo in modo che le merci siano distribuite in modo

che entrambi abbiano di più che in autarchia. Ciò avviene se tutti i paesi esportano i beni per cui

hanno un vantaggio comparato.

Allora perché spesso ci si oppone al libero scambio? Il libero commercio danneggia alcuni

favorendo altri, chi vince compensa chi perde.

Problemi: come si attua o impone la compensazione? È sempre possibile compensare le persone

per la perdita del loro lavoro? In assenza di compensazioni è molto facile per i gruppi svantaggiati

organizzarsi per spingere al protezionismo.

Ricardo vantaggi

David a ermò per primo che i paesi commerciano per sfruttare i rispettivi

comparati. produttività del lavoro

I paesi di eriscono solo per la nella produzione di beni

diversi. Ciascun paese dovrebbe specializzarsi nel bene nella cui produzione risulta relativamente

più e ciente. Un paese dovrebbe commerciare con il resto del mondo anche se non gode di un

vantaggio assoluto nella produzione di alcun bene. Per esportare una merce non è necessario

essere più e cienti degli altri paesi nella produzione di quella merce. È su ciente essere

relativamente più e cienti nella sua produzione che nella produzione di altre merci.

costo opportunità,

Questo è legato al concetto di attraverso il commercio internazionale

l’estensione del mercato oltrepassa i con ni nazionali e consente ai singoli paesi di specializzarsi.

concetto di vantaggio comparato

Il —> la forza lavoro impiegata per produrre una merce non

può essere usata per produrre altre merci. La produzione perduta è il costo opportunità della

specializzazione. In assenza di scambi con l’estero, un paese deve produrre tutti beni che gli

sono necessari, in presenza di scambi invece si concentra sui beni nella cui produzione è più

e ciente, potrà poi venderà parte del prodotto all’estero in cambio di beni nella cui produzione è

meno e ciente, ottenendo così un incremento del livello di benessere complessivo dei cittadini.

Teorema di Heckscher-Ohlin: dall’abbondanza relativa dei

il vantaggio comparato dipende

fattori di produzione, anziché dalle di erenze nella produttività del lavoro. Ciascun paese

gode di un vantaggio comparato nella produzione di beni che utilizza i fattori più abbondanti.

Secondo il modello H-O:

- i paesi ricchi del fattore terra e poveri di forza lavoro dovrebbero specializzarsi nella produzione

agricola e importare beni industriali (Stati Uniti)

- i paesi ricchi di capitale e poveri di lavoro dovrebbero specializzarsi nella produzione industriale

ad alta intensità di capitale (Gran Bretagna)

- i paesi ricchi di lavoro e poveri di terra dovrebbero concentrarsi nella produzione industriale ad

alta intensità di lavoro (Italia)

ff

ffi ffi ffi ffi ff ffi ff ffi ff fi ffi ffi ffi

Sia secondo la teoria di Ricardo che quella di H-O il regime ottimale di politica commerciale

è il libero scambio.

Gli assunti teorici di questi modelli sono:

- immobilità dei fattori di produzione (capitale non si sposta, lavoratori non emigrano)

- libero accesso alla tecnologia

- assenza di economie di scala

Infatti se i fattori di produzione si muovo le dotazioni dei fattori dei paesi sono alterate e i vantaggi

comparati iniziali cambiano. Inoltre le economie di scala alterano la competizione spostandola dal

prezzo alla di erenziazione di prodotto.

Quindi questi modelli dei vantaggi comparati sono irrealistici.

Riquadro: il modello Heckscher-Ohlin ha dato origini a vari teoremi.

Teorema dell’eguaglianza dei prezzi dei fattori: in condizioni di libero commercio si determinerà

una convergenza dei prezzi dei fattori e delle merci. Tuttavia ci sono poche prove.

Teorema di Rybczynski: un aumento della dotazione di un fattore di produzione determina un

aumento della produzione dei beni che usano più intensivamente quel fattore. Vi è evidenza

storica: quando l’o erta di lavoro in un paese aumenta dopo ussi migratori o crescita

popolazione, c’è una tendenza a produrre una maggiore quantità di beni a uso intensivo di lavoro.

Teorema di Stolper-Samuelson: i prezzi relativi dei fattori sono determinati dai prezzi relativi

dei beni prodotti. Il commercio internazionale in uenza i prezzi dei prodotti e quindi anche quelli

dei fattori. Se in un paese il lavoro è abbondante, l’apertura al commercio internazionale porterà

ad un aumento del prezzo relativo del bene ad alta intensità di lavoro e del fattore lavoro. Quindi

l’apertura favorirà il lavoro e danneggi era il capitale.

I ussi commerciali non sono stati determinati solo dal mercato e dai vantaggi comparati, spesso i

governi hanno cercato di in uenzare gli scambi.

Perché i governi hanno imposto dazi visti i bene ci del commercio internazionale?

Stolper e Samuelson hanno dimostrato che l’apertura di un paese al commercio internazionale e il

passaggio a una specializzazione produttiva basata sui vantaggi comparati cambiano i rendimenti

dei diversi fattori di produzione. Il prezzo dei beni esportati tende ad aumentare mentre il prezzo

dei beni importati a diminuire.

Questo porta inevitabilmente a tensioni tra i vari settori.

con itti all’interno di una nazione,

La politica commerciale può essere causa di infatti l’apertura

commerciale favorisce alcuni gruppi e ne danneggia altri.

Può essere causa anche di con itti tra nazioni, ad esempio i paesi che proteggono la propria

agricoltura ostacolando l’importazione di prodotti agricoli danneggiano gli interessi dei paesi

dotati di un vantaggio comparato nella produzione agricola. Per questo motivo il protezionismo è

spesso considerato un “gioco a somma zero”: al guadagno (o perdita) di un paese corrisponde la

perdita (o guadagni) di altri paesi.

8.2 LA STRUTTURA DEI FLUSSI COMMERCIALI: DIFFERENZE TRA 19º e 20º SECOLO

Heckscher e Ohlin elaborarono la loro teoria analizzando la struttura del commercio internazionale

inter-settoriale,

nel 19º secolo. I ussi commerciali erano di natura ovvero i paesi

commerciavano beni prodotti da settori diverso. Per esempio l’80% delle esportazioni del Regno

Unito erano manufatti, mentre l’80% delle importazioni erano beni primari. L’Europa

nordoccidentale era sul 50% per entrambe. Negli Usa i beni primari erano il 75% delle

esportazioni.

Gli USA e il Canada esportavano materie prime e prodotti alimentari, importando macchinari e

manufatti dalle economie europee (soprattuto Uk). Gli USA erano un paese ricco di terra e quindi

godeva di un vantaggio comparato nel settore agricolo. Gli USA importavano anche prodotti

primari primari da regioni che potevano sfruttare vantaggi comparati diversi dall’abbondanza di

terra (es zone tropicali).

A di erenza dei paesi meno sviluppati gli USA e il Canada non importavano una quota elevata di

non erano solo i vantaggi comparati a determinare la struttura

manufatti —> questo dimostra che politiche commerciali.

dei ussi commerciali ma anche le Di fatto entrambi i paesi proteggevano

la propria industria manifatturiera e divennero sempre più autosu cienti. La presenza di

fl fl ff ff fl ff fl fl fl fl fi fl ffi

economie di scala a livello dell’industria (ridurre il costo di produzione di un’unità aggiuntiva di

un bene aumentando la quantità prodotta) può essere una motivazione per attuare la protezione.

Se durante il 19º secolo il commercio internazionale ha seguito il modello di Heckscher e Ohlin,

nel 20º la situazione è diversa. intra-settoriale,

Il commercio è divenuto sempre più cioè i paesi esportano beni simili a quelli che

importano.

Nell’Europa occidentale la maggior parte del commercio internazionale si svolge all’interno

dell’area, e riguarda soprattutto i beni industriali.

✏ Perché si importano beni che è possibile produrre nei propri con ni nazionali?

Krugman,

Secondo in presenza di economie di scala il commercio internazionale non deve

economie di scala a livello dell’impresa

basarsi necessariamente sul vantaggio comparato. Le

concorrenza imperfetta:

generano poiché le imprese godono di un vantaggio di scala, le più

concorrenza monopolistica

grandi saranno più e cienti. Il modello della illustra in che modo si

crea una situazione in cui un certo numero di imprese producono beni di erenziati e ciascuna

detiene un certo grado di monopolio rispetto al prodotto. I pro tti derivanti dal monopolio si

annullano a causa della concorrenza di nuove imprese. Quindi quanto più ampio è il mercato,

tanto più numerose e grandi saranno le imprese che vi operano. L’apertura al commercio

internazionale, quindi, consente di avere beni meno costosi e più di erenziati a vantaggio dei

consumatori. manufatti. L’elasticità della domanda

Attualmente gran parte del commercio mondiale riguarda i

rispetto al reddito è maggiore per i prodotti industriali che per quelli agricoli. Per questo motivo

l’aumento del reddito mondiale ha provocato un aumento della percentuale dei manufatti nel

commercio e nella produzione. I

Il modello di Heckscher e Ohlin ha quindi ormai perso rilevanza? NO, per diversi motivi:

innanzitutto il commercio tra paesi industrializzati e meno sviluppati è ancora largamente Inter-

settoriale. Un’altra ragione riguarda la de nizione di intra-settoriale, è vero che la Danimarca

importa ed esporta prodotti farmaceutici, ma è specializzata in alcuni prodotti come l’insulina e gli

antibiotici, e questa specializzazione rispecchia i vantaggi comparati.

8.3 LA POLITICA COMMERCIALE E LA CRESCITA

Sebbene per molto tempo si è pensato che il commercio internazionale favorisse la crescita

economica, la teoria tradizionale del commercio internazionale non postula questa relazione,

perché non prende in considerazione i tassi di crescita. Questa teoria a erma che il commercio

benessere.

aumenta il L’apertura al commercio e la specializzazione internazionale permettono di

usare in modo più e ciente le risorse e quindi aumentare la produzione totale.

Il commercio internazionale ha un impatto sulla crescita economica anche attraverso il

cambiamento tecnologico. Siccome una parte della conoscenza tecnologica e incorporata nei

beni strumentali, importandoli si importa conoscenza.

teoria della crescita di prima generazione di Solow)

La (modello non coglieva tale aspetto

teoria della crescita endogena o

perché ipotizzava che la tecnologia fosse esogena. Secondo la

“nuova teoria della crescita” bene non rivale,

invece, poiché la conoscenza ha natura di

quando un paese importa una nuova tecnologia, il paese che l’ha creata non ne rimane privo,

quindi attraverso la di usione delle conoscenze, il commercio internazionale stimola la crescita.

Alcune precisazioni: La nuova teoria della crescita mette in relazione il cambiamento tecnologico

spesa in ricerca e sviluppo.

anche alla Poiché gli investimenti delle imprese dipendono dai

rendimenti attesi, ambienti altamente concorrenziali si associano a una spesa più bassa in R&S.

Dato che il commercio internazionale favorisce la concorrenza, potrebbe avere quindi un e etto

negativo sul progresso tecnologico e quindi sulla crescita. Sono però state create numerose

istituzioni come i brevetti, per incentivare le imprese a investire in R&S anche in ambiente

concorrenziale. L’estensione di queste tutele a livello internazionale è però di cile: i possibili

vantaggi della protezione dell’industria implicano che l’impatto della politica commerciale dipende

non solo dal grado di protezione ma anche dalla scelta dei settori da proteggere. Ad esempio una

protezione elevata sui prodotti agricoli potrebbe rendere meno costosi i beni capitali favorendo gli

investimenti, mentre i dazi doganali sui manufatti possono accelerare la riallocazione del lavoro

dal settore agricolo a quello manifatturiero ad alta produttività. Le due ipotesi implicano politiche

ffi ffi ff fi fi ff ff fi ff ffi ff

commerciali contrastanti, dato che non è possibile favorire allo stesso tempo sia l’industria che

l’agricoltura. tesi dell’industria nascente,

L’argomentazione più importante a favore del protezionismo è la

che si collega alla protezione dell’industria americana durante il 19º secolo.

La protezione all’industria potrebbe essere giusti cabile se apprendimento mediante l’esperienza

e economie di scala dinamiche favorissero il progresso tecnico.

Figura 8.1

Uk è produttore consolidato di macchinari e produce una quantità Q1 in corrispondenza dalla

quale la domanda è soddisfatta a un dato livello di costi medi. Il costo di produzione di ciascuna

unità (AC) diminuisce all’aumentare del livello di produzione, questo può essere dovuto

all’apprendimento mediante esperienza o a economie di scala. A questo livello di produzione il

costo medio per unità è pari a P1 che è anche il prezzo di vendita unitario. Nonostante la curva

dei costi medi dagli USA sia più bassa rispetto a quella del Uk, quando l’industria statunitense

avvia la produzione non può o rire un prezzo inferiore a C0, e quindi sarà messa fuori mercato.

Ipotizziamo che gli USA decidano di proteggere la propria industria no al suo consolidamento.

All’aumentare del prodotto si avrà una diminuzione dei costi medi, no al punto in cui l’industria

USA metterà fuori mercato quella britannica e la protezione non servirà più.

In realtà è di cile determinare quali industrie abbiano un e ettivo potenziale di crescita. La

interamente

protezione di un settore senza potenziale porterebbe alla creazione di un’industria

dipendente dal sostegno statale e rimuovere la protezione in seguito sarebbe molto di cile.

I vantaggi derivanti dall’eliminazione della protezione statale in un ambiente di economie di scale

vantaggi dinamici.

sono chiamati fallimenti del mercato.

La tesi della protezione dell’industria nascente dipende dall’esistenza di

In un mercato e ciente, industrie dotate di potenziale attrarrebbero investitori privati.

Nel complesso la teoria del commercio internazionale è piuttosto ambivalente circa l’impatto degli

scambi commerciali con l’estero sulla crescita.

8.4 LE LEZIONI DELLA STORIA

DAL MERCANTILISMO AL LIBERO COMMERCIO

Ricardo elaborò la propria teoria basata sul vantaggio comparato osservando il funzionamento

Corn Laws,

delle leggi che all’epoca regolamentavano le importazioni di grano in Gran Bretagna.

L’abrogazione delle leggi nel 1846 avviò un’ondata di liberalizzazioni commerciali e diede inizio

alla prima era del libero commercio dal 1850 al 1875. I dazi doganali però erano già in diminuzione

da prima del 46.

L’agricoltura non era il solo settore protetto. I governi dipendevano molto dai ricavi dei dazi

doganali. Nell’era del mercantilismo (17º-18º secolo) si imponevano dazi anche per promuovere o

proteggere l’industria nazionale. L’obiettivo era costituire riserve di metalli preziosi. Secondo i

bilancia

mercantilisti, i dazi e i sussidi all’industria nazionale avrebbero generato un avanzo nella

delle partite correnti, favorendo le esportazioni e contrastando le importazioni. Teoria che

avrebbe funzionato se gli altri paesi non avessero adottato la stessa politica, cosa che successe.

L’epoca mercantilista non fu però una fase di stagnazione del commercio internazionale, erano gli

anni di espansione europea oltreoceano. Gran parte del commercio consisteva in beni non

producibili all’interno dei paesi.

Durante la rivoluzione industriale Uk dipendeva molto dai mercati americani perché i paesi europei

avevano pesanti dazi. I successi militari del Uk nelle colonie, hanno garantito continuità alla

rivoluzione assicurando mercati per i prodotti.

Però il commercio internazionale poté decollare del tutto solo dopo lo smantellamento delle

barriere al commercio alzate dalle politiche mercantiliste.

Ci volle molto tempo prima che le barriere protezionistiche vennero abbattute. Le motivazioni

sono già emerse nel teorema di Stolper-Samuelson. Diversi gruppi sociali avevano interessi in

con itto fra loro. Ad esempio, il movimento per l’abrogazione delle Corn Laws metteva di fronte

proprietari terrieri (risorsa scarsa) e industriali e sindacati operai. I dazi sui grano determinavano

infatti un aumento dei salari nominali nel settore manifatturiero e una diminuzione di quelli reali.

Spesso gli interessi dei gruppi sociali danneggiati da una politica doganale hanno un impatto sulle

politiche adottate sproporzionato rispetto alla dimensione d

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaraparravicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Suffia Ilaria.
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