Estratto del documento

Domande Esame - Storia Economica

• Bimetallismo • Bolla finanziaria

• Distanza tra valore nominale e valore • Trattato di Cobden-Chevalier

intrinseco della moneta merce • Intervento dello stato nel mercato

• Mercantilismo e perché non può essere • Crisi anni 70 e Anni 70

considerata la prima globalizzazione • Ruolo banca centrale

• Il concetto di industria in epoca •

preindustriale Serpente Monetario

• Credit Crunch

L’industria a domicilio • Price Specie Flow

• Corporazioni • Gold standard e exchange

• Fordismo • Il patto di Marshall

• Unione monetaria • Blocco continentale

• Gold standard • Crisi energetica

• Difetto strutturale e temporaneo • GATT

• Consumismo • Bretton Woods

• Legge di Engel • Vantaggio Comparato

• La rivoluzione industriosa • Navigation Acts,

• L’evoluzione del mercato • Unione monetaria latina

• I tre fattori che permettono lo sviluppo • Distruzione creatrice

del mercato • Assegnati

• Rivoluzione industriale • Iperinflazione di Weimar

• Fallimenti di mercato • Cambi Nominali e Reali

• Trappola malthusiana • Moltiplicatore keynesiano

• Legge Rendimenti Decrescenti • Beggar thy neighbor

• Grande depressione • Trilemma di Mundell-Fleming

• Washington consensus • Rigidità del mercato del lavoro

• Pomeranz (la grande divergenza) • Blocco Continentale

• Fascismo • L'olismo

• Iri • la VOC

• Keynes • la Bank of England

• New Deal • la Rivoluzione Russa

• Borsa di Amsterdam • IMI

• Bilancia commerciale e dei pagamenti • Sviluppo Shumpeteriano e Smithiano

• Manovre monetarie restrittive ed

espansive 1

LEZIONE 1 - Introduzione

LA STORIA ECONOMICA

La Storia Economica analizza il cambiamento economico su scala globale e a lungo termine, offrendo strumenti e metodi per comprendere

come e perché i paesi diventano ricchi o restano poveri. Secondo Carlo Maria Cipolla, questa disciplina bilancia in modo equo le "due culture"

da cui trae origine: utilizza concetti, categorie analitiche e logica della teoria economica, e considera tutte le variabili, sia misurabili che non,

del contesto sociale, culturale e istituzionale secondo la metodologia storica.

L'Economia, come scienza sociale, si occupa di ricchezza, scambio, decisioni e allocazione delle risorse, ma anche di azione e interazione umana.

La Storia, documentando l'esperienza umana, è un banco di prova essenziale per valutare la validità e la durabilità delle teorie economiche.

Tuttavia, la Storia Economica non deve solo testare le teorie economiche o fornire dati per crearne di nuove; essa incorpora approcci complessi

e critici, identificando regolarità ed eccezioni, continuità e discontinuità attraverso vari strumenti di analisi.

Il valore della Storia Economica risiede nel pluralismo di idee e approcci.

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ECONOMIA E STORIA ECONOMICA

L'Economia politica è nata come scienza sociale per studiare la formazione della "ricchezza delle nazioni" tramite i meccanismi di distribuzione

del reddito. Originariamente una scienza morale, dagli anni '70 è stata reinterpretata come scienza formale, incentrata sul paradigma

neoclassico che rende assoluto il concetto di mercato. Questo approccio enfatizza la scientificità nello studio dei fenomeni sociali ed

economici, marginalizzando gli aspetti storici, sociali e politici, e separando l'Economia dalla sua accezione "politica".

Le implicazioni per la Storia Economica sono rilevanti. Gli assiomi neoclassici, tra cui il mercato in concorrenza perfetta, la centralità del mercato

come unico sistema economico, l'organizzazione di rapporti sociali impersonali e le aspettative razionali degli agenti economici, portano a:

(a) considerare i meccanismi di mercato come assoluti e destoricizzabili,

(b) limitare l'uso di categorie economiche aggregate a favore dell'individualismo metodologico,

(c) ridurre la consistenza delle epoche storiche e dei sistemi economici.

La Storia, tuttavia, non trova evidenze di economie perfettamente equilibrate o completamente caotiche, ma sottolinea la necessità di collegare

le teorie economiche ai fatti reali, cercando di avvicinare gli schemi economici alla realtà.

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COGLIERE LA COMPLESSITÀ

La conoscenza economica in chiave storica educa alla comprensione della complessità nell'economia globale, evidenziando le interazioni con

aspetti sociali, istituzionali, normativi e culturali, e i processi di cambiamento e transizione nel tempo. Questo approccio considera eventi di

diversa durata e importanza, riconoscendo eccezioni, insuccessi, primati e declini. →

L'individualismo metodologico, che sostiene l'economics come scienza formale, respinge questa impostazione olistica: OLISMO principio

filosofico e scientifico che vede i sistemi complessi (tipo l’organismo umano) come insiemi totali non riducibili alla somma delle parti. Questo

rifiuto ha implicazioni per l'analisi storico-economica, limitando l'adozione di concetti complessi e favorendo una visione astorica e formale.

Se i comportamenti collettivi sono visti come somme di azioni individuali razionali e i sistemi come aggregati di parti interrelate, categorie come

classi sociali (rentier, capitalista, lavoratore) o sistemi economici (feudalesimo, capitalismo) perdono significato. Ciò limita la capacità di cogliere

la complessità dei fenomeni economici, che non possono essere sintetizzati con semplici indicatori quantitativi.

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DECLINARE IL TEMPO

La Storia Economica spesso si basa su "rotture" periodali e divisioni dei processi storici in "epoche", caratterizzate da eventi politici o modi

peculiari di organizzare i rapporti sociali, come la caduta dell’Impero Romano o la Rivoluzione Francese, e le società feudali o capitalistiche.

Queste "transizioni" da un'epoca a un'altra sono fondamentali per comprendere lo sviluppo economico.

Esempi di teorie che hanno avuto successo includono il processo incrementale a "stadi" di Rostow (1960), popolare fino agli anni '70, e lo

schema di arretratezza relativa di Alexander Gerschenkron (1962), che evidenzia le differenze tra percorsi nazionali dovute a gradi di sviluppo

raggiunti in tempi diversi.

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LA FINE DELLA STORIA?

Il riduzionismo economico ha messo in discussione la narrazione storica tradizionale, facendo perdere rilevanza alle "epoche" storiche e ai

sistemi economici. Di conseguenza, i ragionamenti storico-economici si sono allontanati da queste categorie. Secondo questa visione, la Storia

dovrebbe spiegare come le cattive politiche (guerre, disordini, barriere commerciali) causino i malfunzionamenti del mercato.

Questa prospettiva è influenzata dalla tesi della "fine della storia" di Francis Fukuyama, che postulava l'universalizzazione dell'ordine liberale

occidentale come punto finale dell'evoluzione storica dell'umanità, a seguito della caduta del muro di Berlino nel 1989.

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2

L’ IMPORTANZA DI UN APPROCCIO STORICO ALL'ECONOMIA

La crisi del 2008 ha evidenziato le debolezze del paradigma neoclassico nel prevedere e affrontare le crisi economiche reali, sollevando la

necessità di un approccio economico più pluralistico. L'insoddisfazione per la mancanza di cambiamenti intellettuali significativi di fronte alla

Grande Recessione ha stimolato la richiesta di un ritorno a un orientamento che integri varie discipline, specialmente le altre scienze sociali,

nei curricula accademici per la formazione di nuovi economisti e policymakers.

Il dibattito metodologico è ripreso, promuovendo un'analisi economica più olistica che mantenga l'uso degli strumenti formali ma ricolleghi

l'economia alle scienze sociali. La Storia Economica è tornata al centro del dibattito economico, sottolineando l'importanza di comparare crisi

passate e presenti, discutere globalizzazione, disuguaglianze, problemi strutturali delle economie e politiche per la crescita. Questo approccio

storico e interdisciplinare è considerato fondamentale per formare una visione ampia e critica delle problematiche economiche attuali.

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DUE CONCETTI DI RICCHEZZA

La distinzione tra crescita e sviluppo economico è fondamentale per valutare la ricchezza di un paese. Sebbene spesso utilizzati in modo

intercambiabile, i due termini hanno significati diversi (Feldman). La crescita economica si riferisce all'aumento quantitativo del valore prodotto

da un'economia, misurato tramite indicatori come il PIL o il PNL. Lo sviluppo economico, invece, è un concetto più ampio che include non solo

la crescita della produzione e del reddito, ma anche l'avanzamento tecnologico e il miglioramento delle condizioni di vita, valutati tramite

parametri come la salute pubblica, l'aspettativa di vita e l'alfabetizzazione.

Lo sviluppo economico implica cambiamenti sia quantitativi che qualitativi, considerando aspetti sociali e culturali. La crescita economica è una

condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo, poiché non garantisce automaticamente il miglioramento del benessere umano. Una

metafora efficace distingue la crescita fisica di un essere umano (altezza e peso) dallo sviluppo, che include maturità, intelligenza e istruzione.

La distinzione tra crescita e sviluppo si è consolidata dagli anni '50 e '60, con le teorie della crescita neoclassica di Robert M. Solow per le

economie avanzate, e le teorie dello sviluppo di Rostow e Gerschenkron per i paesi in via di sviluppo, spesso ex colonie. Questi paesi, definiti

nel tempo come "sottosviluppati", "arretrati", "terzo mondo" o "in via di sviluppo", comprendono regioni come America Latina, Asia e Africa.

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COME SI DIVENTA RICCHI? DUE SCHEMI INTERPRETATIVI

L'interrogativo centrale è: come si diventa ricchi? Secondo Joel Mokyr (2010), la ricchezza delle nazioni può essere spiegata attraverso due

schemi interpretativi in economia e storia economica: lo sviluppo "smithiano" da Adam Smith (1723-1790) e lo sviluppo "schumpeteriano" da

Joseph Schumpeter (1883-1950).

Schema Smithiano

Ispirato a “An inquiry into the nature and causes of the wealth of nations” (1776) elaborazione teorica del padre dell’economia e del fondatore

della scuola classica. Questo schema vede lo sviluppo economico trainato dalla domanda. La ricchezza delle nazioni è legata all'ampliamento

del mercato, che favorisce la divisione del lavoro (specializzazione) e quindi l'aumento della produttività. Il mercato deve essere libero di

operare, e qualsiasi ostacolo alla sua espansione è un freno alla crescita economica.

Schema Schumpeteriano

Ispirato a “The Theory of Economic Development: An Inquiry into Profits, Capital, Credit, Interest and the Business Cycle” (1912-1934),

elaborazione dell’economista austriaco-statunitense. Questo schema attribuisce lo sviluppo economico all'offerta, concentrandosi sui processi

produttivi e sugli imprenditori innovatori che introducono nuovi prodotti e mercati grazie alle innovazioni tecnologiche. Le innovazioni

avvengono a grappoli (non in modo uniforme) e portano a uno sviluppo discontinuo e cumulativo, influenzato da cambiamenti tecnologici e

storici.

Interazione tra i Due Schemi

I due schemi non si escludono a vicenda. Il focus sul mercato e sulla domanda evidenzia l'integrazione economica e le opportunità di crescita

e investimento. L'impresa può crescere estensivamente, aumentando i lavoratori, o intensivamente, aumentando la produttività tramite

innovazioni tecnologiche. I meccanismi concorrenziali di mercato sono fondamentali per l'introduzione di cambiamenti tecnologici che

trasformano la produzione e l'organizzazione industriale di un paese.

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IL SUCCESSO DELLO SCHEMA SMITHIANO

Il concetto smithiano di ricchezza, noto anche come laissez-faire, ha influenzato notevolmente le politiche dei governi, specialmente durante

l'attuale fase di globalizzazione. Questo approccio si basa sull'integrazione dei mercati e sulla concezione di uno "stato minimo", contrapposto

allo stato sociale.

Secondo questa visione, lo stato liberale deve astenersi dall'intervenire direttamente nelle attività economiche, limitandosi a promuovere il

commercio e a stabilire un sistema legale per tutelare i diritti fondamentali, come i diritti di proprietà. Deve garantire un quadro monetario

stabile, investire in infrastrutture chiave e favorire la concorrenza. In questo contesto, il ruolo dello stato è principalmente quello di creare un

ambiente favorevole per l'iniziativa privata e il mercato, che sono considerati il fulcro della società.

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3

LEZIONE 2 – Il Mercato

UNA DEFINIZIONE DI MERCATO

Il mercato è il luogo, fisico o figurato, dove la domanda e l'offerta di beni e servizi si incontrano spontaneamente; rappresenta il luogo in cui

avviene l’interazione tra compratori e venditori, espressa attraverso la determinazione del prezzo di equilibrio dei beni o servizi scambiati.

Il mercato è una componente fondamentale dell'economia di fatto, secondo le teorie classica e neoclassica, svolge un ruolo cruciale nel

coordinamento automatico degli individui, noto come "mano invisibile", favorendo il conseguimento della ricchezza delle nazioni.

Queste teorie basano il funzionamento del mercato sulla razionalità soggettiva e sui meccanismi autoequilibranti della concorrenza,

portando a considerare il mercato come una precondizione naturale e senza tempo del sistema economico.

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ENTITÀ ASTRATTA

Il mercato nella teoria dominante è un concetto astratto, dove gli scambi avvengono in modo impersonale: compratori e venditori non sanno

da chi acquistano o a chi vendono, garantendo l’efficienza in quanto viene preservata la propria caratteristica di libertà e spontaneità; nessuno

ha il potere di influenzare i prezzi (sia consumatori che produttori sono pricetakers; mentre il mercato è pricemaker).

I prezzi sono considerati dati di fatto e si ritiene che il mercato li determini naturalmente. Uno degli interessi analitici degli economisti è capire

come avvenga la determinazione dei prezzi attraverso la costruzione di relazioni matematiche formulate sotto forma di leggi.

Il mercato è visto come perfettamente autoregolato (entità “perfetta”), e qualsiasi problema economico è attribuito a fattori esterni come

interventi pubblici, mancanza di diritti di proprietà oppure informazione asimmetrica, non al mercato stesso. I pacchetti di liberalizzazioni sono

visti come la soluzione per correggere tali distorsioni, permettendo al mercato di prosperare e diventare il fulcro della società.

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MEZZO PER ORGANIZZARE GLI SCAMBI

Nella realtà, i mercati non nascono spontaneamente da una "tendenza naturale allo scambio": la creazione di mercati in concorrenza perfetta,

organizzati, liberi e trasparenti non è un processo automatico né inevitabile. L'esistenza di un prezzo non indica necessariamente l'esistenza di

un mercato né la storia della sua formazione.

In economia esistono vari tipi di mercato, tra la concorrenza perfetta e il monopolio (unico venditore) o monopsonio (unico compratore), in

relazione alla struttura dell'offerta e della domanda e alle regole istituzionali, con conseguente differenza nei prezzi e

nell’allocazione/distribuzione delle risorse.

In una visione alternativa e più calata nella realtà, è possibile definire il mercato come "concetto sociale", dove si incontrano azioni, piani,

processi, e informazioni, utilizzando il sistema dei prezzi come mezzo. Anche la competizione, prevista dal mercato, può essere vista come una

costruzione sociale basata sull'azione collettiva (Esposito e Spirito, 2013).

Il richiamo più immediato in questo caso è all’economista, sociologo e antropologo di origini ungheresi Karl Polanyi, noto per le sue posizioni

estremamente critiche sulla società di mercato espresse nella sua opera “The Great Tranformation”. Nel

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EcoStudy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Schisani Maria Carmela.
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