DALLA POLIS ALLO STATO
Capitolo 1- Il pensiero politico antico
Gli esseri umani hanno sempre vissuto in gruppi fin dall’alba dei tempi. Attorno
al 10000 a.C gli uomini e donne grazie allo sviluppo dell’agricoltura divenirono
stanziali, dando luogo ad aggregazioni saldamente radicate in un certo
territorio e dedite alla cerealicoltura ed allevamento.
Per noi occidentali la riflessioni politica ha inizio con la Grecia Antica. In quel
territorio fioriscono le Polis, libere città, unità politiche di ridotte dimensioni. Le
due più importanti furono:
ATENE: città metrcantile, aperta verso l’esterno, dotata di un’importante
flotta, espansionista sotto il profilo militare. I cittadini possono
partecipare alla vita pubblica grazie a meccanismi democratici, ma le
disuguaglianze sono forti. Su 200.000 abitanti solo 30.000 sono
considerati cittadini in senso proprio. Benjamin Costant: “Libertà dei
moderni”, dimensione privata ed individuale.
SPARTA: una diarchia, la quale gode di potere assoluto in guerra, ma che
in tempi di pace è sottoposta all’approvazione di sommi magistrati, gli
efori. I titolari di diritti civili sono esclusivamente gli Spartiati, discendenti
dei DoriGli Iloti invece gli schiavi. Sparta era interessata esclusivamente
all’indipendenza della propria Polis. Sparta evocata da correnti di
pensiero politico moderno che esaltano il collettivo a spese del singolo.
Polis oplitica.
NE A SPARTA NE AD ATENE VIGEVA L’UGUAGLIANZA FORMALE FRA LE
PERSONE.
Cittadini liberi in minoranza, donne e schiavi (che erano la maggior parte degli
uomini) non avevano alcun tipo di diritto politico.
I SOFISTI
Nell’Atene del V e IV secolo a.C si affermarono i sofisti: FILOSOFI CHE FANNO
COMMERCIO DELLA PROPRIA SAPIENZA, insegandola a pagamento.
Protagora di Abdéra fu il primo dei sofisti (uomo è la misura di tutte le cose).
Con lui i sofisti si spostano sulla condizione umana. I sofisti insegnano l’eristica,
l’arte del del disputare, la cui padronanza serve a far valere una tesi
indipendemente dal suo contenuto. Platone li defini “mercenari di parole”.
Socrate (470-399 a.C), è contemporaneo dei sofisti, ma in contrasto con
loro su alcuni punti filosofici. Per Socrate, l’ignoranza è un tratto che
caratterizza la specie umana, l’esserne consapevoli permette di conoscere se
stessi e liberarsi dalla presunzione intellettuale. Pag. 1 di 148
Al contrario dei sofisti non crede che l’eristica debba essere messa a
disposizione per qualsiasi tesi, al contrario utilizza il metodo del dialogo tra tesi
opposte. Viene accusato di ateismo ed empietà e viene condannato a morte.
Platone (428-348 a.C), allievo di Socrate, conduce una ricerca sulla verità,
che sostiene essere ben altra cosa rispetto alle opinioni degli uomini. Platone
paragona esplicitamente la salute della Polis a quella dell’individuo. Le sue due
La Repubblica Le Leggi.
opere più importanti furono e
La Repubblica di Platone, scritta tra il 390 ed il 360 a.C. viene talora descritta
come la prima utopia della storia. È un dialogo sull’esplorazione del
buongoverno, che inizia dalla domanda: chi deve governare?
Per Platone i buonigovernanti sono i filosofi e gli esseri umani per vivere bene
assieme devono beneficiare della divisione del lavoro, che fa unire in un’unica
sede molte persone per darsi aiuti (Platone, La Repubblica).
Gli esseri umani non sono in alcun senso uguali, e non debbono essere trattati
come se fossero tali. Come esistono tre funzioni dell’anima umana (razionale,
irascibile, concupiscibile) così la società deve essere divisa:
UOMINI D’ORO: i filosofi, dominati dalla ragione, tendenti al Bene.
UOMINI D’ARGENTO: i guerrieri, che sono dominati da desiderio di onore
e gloria.
UOMINI DI FERRO E BRONZO: i contadini, artigiani, commercianti, che
sono dominati dai piaceri materiali.
I confini tra queste caste sono invalicabili, per Platone la giustizia è stare, in un
certo senso, al proprio posto. La Polis ideale per Platone è un modello di società
chiusa, che non tende ad espandersi e limitata dal punto di vista geografico e
demografico. Una Polis che tende ad espandersi sarà inevitabilmente segnata
alla degenerazione.
Nella Repubblica Platonica vige la collettivizzazione dei figli e delle donne, sono
un bene comune. I figli saranno tolti ai genitori e saranno destinati alla casta
più appropriata in base alle attiduni personali e non alla famiglia di origine.
VIGE IL COMUNISMO, non esiste proprietà privata, poiché divide e corrompe i
cittadini della Polis, che devono sentirsi uniti come le dita di una mano.
La comunità politica ideale secondo Platone viene delineata dalla “società
chiusa”, le cui
caratteristiche sono:
• Non tende ad espandersi ma è anzi rigorosamente limitata sotto il profilo dell’estensione
geografica e della popolazioneuna polis troppo estesa che commercia con il mondo intero
sarà inevitabilmente esposta alla degenerazionePlatone è convinto che vada perseguito
l’equilibrio, sia nella vita del singolo che nel corpo politico.
• Donne e figli sono un bene comune e inoltre la riproduzione è importante che avvenga
secondo un’accurata pianificazione, per evitare che possa esserci crescita demografica.
• Non è consentita la proprietà privata perché è simbolo di decadenza e corruzione, quindi
vige il comunismo, nel senso che i cittadini devono sentirsi coesi gli uni con gli altri, parte
della medesima unità, “come le dita di una mano” (Platone è il primo ad utilizzare la
metafora organicista). Questo avviene perché la piena attuazione del modello politico platonico
richiede due riforme specifiche: il comunismo familiare e la riforma dell’educazione.
Oltre alla proprietà privata, Platone denuncia anche i beni materiali e l’attenzione alla realtà
mondana come distrazioni che corrompono l’uomo, nutrono l’amor proprio e il senso del
privato e cosi rendono più difficile perseguire il bene pubblico.
• Tutto è preordinato Pag. 2 di 148
• Ci sono servizi e doveri, non diritti e potestà il filosofo-re è un <<servo>>, in quanto viene
identificato come elemento del sistema messo al servizio di una funzione
• Vige pura aristocrazia del pensiero, senza alcun riguardo al sangue l’educazione politica,
che è obbligatoria, pianificata e regolata, spetta alla polis
• Il governo è degli uomini non delle leggi; e se gli uomini saranno “buoni”, anche le leggi lo
saranno, nonostante la pubblica opinione considera la soggezione alla legge scritta e non
agli uomini uno degli ideali fondamentali del concetto di polis (in realtà è esattamente
l’opposto)
• Regolamentazione della vita economica
A proposito di ciò, il primo ad affermare con vigore questo contrasto è stato il
filosofo austriaco
Karl Popper, il quale nella sua opera La società aperta e i suoi nemici (1945),
egli cerca di ricostruire l’albero genealogico del totalitarismo, e trova le sue più
profonde radici in Platone.
Secondo Popper, le conseguenze del pensiero di Platone, nella storia del
pensiero occidentale,
sono state quanto mai pericolose perché egli cerco di immaginare come
ottenere e garantire il “governo dei migliori”, che secondo Platone non si cerca
nella realtà delle cose, dove non è possibile trovarlo, ma nella speculazione
filosofica.
Se la Repubblica è un trattato sulla Polis ideale, Le Leggi, pubblicate postume
da un allievo di Platone, si presentano come un trattato storico sulla
legislazione ateniese, cretese e spartana del tempo. Dialogo diviso in 12 libri, di
cui i primi 3 sono un’introduzione i restanti sono incentrati sul futuro della
Nuova Polis. Nelle Leggi, il tema dell’equilibrio demografico è cruciale, e per
Platone deve rimanere sui 5040 nuclei familiari e ogni padre di famiglia dovrà
lasciare la terra ad un unico erede.
Aristotele , allievo di Platone, si allontana molto dal maestro. Se Platone
tendeva verso
l’utopismo, Aristotele è il primo pensatore sociale che abbia avuto una vera
ambizione
scientifica. Di qui, il suo realismo: la riflessione politica e sociale non può
prescindere
dall’indagine e dalla conoscenza della realtà. Quindi ciò che caratterizza
Aristotele è la
scientificità, l’ambizione a guardare la realtà per com’è ed analizzarla
attraverso proposizioni
d’impeccabile rigore logico. Aristotele pone alla base di tutto il principio di
contraddizione (se A è A non può essere B) e distingue i ragionamenti:
- “a priori”, indipendenti dall’esperienza e fondati sul sillogismo, da cui si può
ricavare una conoscenza necessaria
- “a posteriori”, fondati sull’induzione, che dall’esperienza traggono una
conclusione di carattere generale.
La politica non è altro che la gestione della Polis, e l’arte della politica è quella
di delineare le condizioni necessarie alla felicità umana.
Una delle teorie più importanti di Aristotele è quella secondo cui egli si
convince che l’uomo è Pag. 3 di 148
un animale sociale: gli esseri umani naturalmente vivono assieme, per motivi
“naturali” che precedono qualsiasi ragionamento sulla giustizia. E’ il cosiddetto
aristotelismo politico, dottrina
che fa riferimento a tutte quelle correnti che sostengono che l’uomo si aggreghi
in società naturalmente. L’uomo diviene dunque uno zoon politìkon, ovvero un
animale da polis. La polis
diviene quindi il tipo di comunità propria dell’uomo, e rappresenta il risultato di
un processo
naturale di aggregazione: infatti “la natura non fa niente senza scopo”.
Essendo la polis un dato
naturale dell’esistenza umana, essa porta a piena realizzazione la natura
aggregativa dell’uomo,
il quale, a differenza dell’uomo moderno (il quale sembrerebbe vedersi
costretto a stare lontano
dal “contagio” delle relazioni umane), non è autosufficiente e autonomo poiché
dipende dalla
famiglia (vista da Aristotele come l’unità elementare della costruzione sociale)
e dalla comunità.
Ps: l’organicismo è una tendenza che considera naturale l’essere organizzati in
società
Ogni essere tende a realizzarsi e trova in ciò la sua felicità.
Secondo Aristotele, il capofamiglia ha il dover di governare bene la casa,
produrre ricchezza e orientare la famiglia verso una vita buona. Egli introduce il
concetto di “valore di scambio”, e lo scambio è
connesso alla naturale socialità esibita dagli uomini.
Il filosofo distingue fra due forme di arricchimento:
• Economica è giovevole, perché il padre di famiglia col lavoro proprio, dei suoi
figli e dei suoi
schiavi, crea benessere per soddisfare i propri bisogni e contribuisce alla
ricchezza complessiva della comunità
• Crematistica si fonda sul commercio e sulla speculazione, e può coincidere
con il perseguimento
della ricchezza fine a se stessa, dunque questa forma è più discutibile.
Sulla base di queste premesse, è chiaro che Aristotele non può convenire con il
comunismo platonico.
Egli preferisce la proprietà privata, considerata il sistema migliore affinché
l’uomo lavori e produca, e ciò non è visto come necessariamente in tensione
con il bene della comunità politica nel suo complesso.
Infatti, per Aristotele, una comunità politica “non consiste solo d’una massa di
uomini, bensì di uomini specificamente diversi, perché non si costituisce uno
stato d’eguali”. Questa diversità è un dato di cui tenere conto nelle istituzioni
politiche. Aristotele non ritiene che mettere in comune i beni sia utile a
stemperare i conflitti e le gelosie tra gli uomini, al contrario i conflitti sorgono
proprio dalla natura umana, ecco perché il vero motivo non è la mancanza di
collettivizzazione, ma la cattiveria umana.
La lezione di Aristotele è che la comunità politica deve perseguire ovviamente
l’unità, ma non a scapito della pluralità. La famiglia così come la proprietà,
viste da Platone come elementi di disturbo, trovano invece una valorizzazione
positiva nella prospettiva aristotelica. Pag. 4 di 148
Un’altra teoria importante aristotelica è quella basata sul fatto che ogni essere
vivente ha un telos, cioè uno scopo, un fine. E il fine dell’uomo, lo scopo per il
quale esso è al mondo, è essere filosofo, cioè fare attività di pensiero, che
coincide con le più elevate funzioni umane, e che dà piaceri e felicità più
elevate.
Se Platone faceva del pensiero un’attività fortemente specializzata, che
spettava soltanto a un piccolo gruppo di persone nella comunità, per Aristotele
l’utilizzo dell’intelletto è nel telos degli esseri umani. In questo senso, tutti
possono essere filosofi.
Ma, per consentire agli uomini di potersi dedicare alla riflessione filosofica,
allora, la città dovrà essere ben organizzata, non dovrà ricorrere troppo spesso
alla guerra. Da qui, si può capire che non è sorprendente che, nella ricerca
sempre più marcata di un tipo di governo ideale atto al raggiungimento di tale
scopo, Aristotele abbia, per primo, tipizzato le forme di governo, che sono 3:
1. Monarchia forma di governo dove a comandare se è un soltanto e dove egli
faccia l’interesse di tutti cittadini. Degenerazione di questa forma di governo:
tirannide, quando cioè egli opera solo persé, mirando a soddisfare solo i propri
capricci, o comunque privilegiando il proprio bene su quello della polis.
2. Aristocrazia il cosiddetto “governo dei pochi”. Degenerazione di questa
forma di governo:
oligarchia, nel caso in cui una minoranza al potere persegua il proprio esclusivo
interesse.
3. Politìa forma di governo dove a comandare è invece l’insieme della polis. Si
tratta quindi
dell’autogoverno della città. Ma nel caso in cui il governo di molti non abbia
come obiettivo
l’interesse di tutti, quanto semmai quello di una fazione, si ha la “democrazia”.
(“La tirannide è una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei
ricchi,
la democrazia l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di
queste”).
Lo stoicismo e la “scoperta” dell’individuo
Quando tutta l’Ellade fu conquistata da Alessandro il Macedone, le polis greche
persero la propria
indipendenza e vitalità. Nel 146 a.C., la Grecia divenne ufficialmente un
protettorato romano.
Roma: fondata su una popolazione dedita all’agricoltura, all’ingegneria e alle
avventure militari,
espanse i propri confini e le proprie istituzioni progressivamente (prima
fiorirono istituzioni
repubblicane e poi, dopo la grave crisi della Repubblica, venne fondato
l’Impero).
Anche se tutte e 3 le grandi correnti filosofiche post-aristoteliche –epicureismo,
cinismo e stoicismo- ebbero una certa fortuna a Roma, l’ultima tra le tre ebbe
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la meglio : lo stoicismo, che fu la dottrina più influente nel mondo antico e
diventò anche la filosofia “ufficiale”, una filosofia sociale e politica improntata
all’ottimismo.
Il primo filosofo stoico fu Zenone di Cizio, che teneva le proprie lezioni ad Atene
vicino al
Partenone.
L’antico splendore delle città greche era scomparso, il concetto di polis si era
distrutto, e con esso
anche l’idea che tutti i cittadini liberi dovessero interessarsi agli affari; quindi,
visto che la possibilità della partecipazione alla vita democratica viene meno, ci
si concentra sul singolo e così hanno fatto gli stoici, i quali elaborano precetti di
salvezza individuale secondo cui, anche quando la sorte è avversa, l’uomo può
trovare un saldo riparo nella tranquillità dello spirito. Oltre a ciò, gli stoici
credevano che:
• L’uomo deve essere razionale, accettare la morte come un fatto ineludibile e
così conquistare il
distacco dalle preoccupazioni mondane forma di “apatia”, ovvero libertà da
ogni passione (pathos), dove si possono trovare i fondamenti per una vita
buona e serena
• L’uomo deve tenersi alla larga dalle passioni o deve saperle dominare
condursi secondo ragione
significa dominarsi, superando ogni condizionamento materiale bisogna
praticare indifferenza per
ottenere indipendenza dagli eventi e per non essere più condizionati dal corso
delle cose. La pratica
di questo dominio di sé coincide per gli stoici con la virtù.
• Il fine ultimo e supremo dell’uomo è quello di vivere conformemente alla
natura, accettando il corso delle cose
• Ogni individuo è considerato egualmente parte di una sola comunità politica,
unita da legami di
carattere morale e religioso prima che giuridico o politico. A tale proposito si è
parlato di
cosmopolitismo e “giusnaturalismo” degli stoici.
La loro dottrina prescinde infatti dall’appartenenza a una comunità politica e
sottolinea come i principi di diritto non abbiano un fondamento convenzionale
ma originino invece dalla ragione. Il diritto di natura è dunque considerato il
sommo principio sia dell’azione morale sia dell’
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