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Storia della filosofia

Lezione 1: 3-10-22

Gaston Bachelard è un filosofo della scienza e della poesia francese, noto anche come epistemologo illustre, autore di numerose riflessioni legate alla ricerca e alla conoscenza. Fu uno dei primi filosofi a sottolineare l’importanza della sensibilità corporea e dell’attività motoria. Nella sua opera fondamentale “Il nuovo spirito scientifico” (1934), intende superare l’opposizione tra empirismo e razionalismo e si impegna in una critica dell’empirismo e induttivismo e, soprattutto, dell’esistenzialismo, perché considerata avulsa dai progressi della scienza. Mette in atto un’analisi fenomenica dello spazio. Ha scritto dei lavori di metodologia della scienza e della filosofia della scienza. Ha cercato di cogliere le caratteristiche socio-culturali del contesto in cui è nata una certa dottrina.

Lo spazio viene collegato ad un soggetto conoscente e senziente. Il soggetto sente, perché dotato di sensi e di sensibilità, ma cosa sono le sensazioni? Sono dei mutamenti che avvengono nel nostro corpo a livello neuronale, i processi di rilevazione dello stimolo mediante gli organi di senso (la vista è considerata l’organo di senso più importante, anche se il tatto è l’organo più esteso. Secondo alcuni scienziati la lingua è stato il primo organo a svilupparsi), stimolati da una sorgente di energia. Sono la reazione alle stimolazioni, all’ambiente esterno.

Quando prendiamo coscienza delle sensazioni, dei dati sensoriali, in una forma significativa vi è il passaggio alla percezione, l’atto cognitivo mediato dai sensi, con cui si avverte la realtà di un determinato oggetto e che implica un processo di organizzazione e interpretazione l’attribuzione di un significato alle sensazioni. (Il sistema nervoso costituito da fibre nervose, dette assoni, che trasmettono l’informazione fino alle sinapsi, che consentono la trasmissione di informazioni sotto forma di segnali elettrici, si parla di trasduzione di eventi fisici in segnali elettrici perché i ricettori trasformano l’energia dello stimolo in energia elettrochimica e creano un linguaggio comune).

Abbiamo delle fibre afferenti, che portano gli impulsi nervosi dai recettori sensoriali verso il sistema nervoso centrale. Sono fibre della sensibilità, infatti, il contatto o anche uno stimolo doloroso, viene percepito dal cervello solo dopo che le informazioni sono state trasmesse dai nervi afferenti. La trasmissione porta ad un atto motorio, che può essere riflesso, cioè una risposta involontaria ad uno stimolo, o no, quindi si parla del corpo nella sua interezza come la sede di un’attività di sensibilità e di attività motoria, come l’attività del parlare. Il corpo è sempre senziente, non solo ragionante, poiché al ragionamento si arriva partendo dalla sensibilità.

La scoperta della natura elettrica della conduzione nervosa viene attribuita al fisiologo e fisico tedesco Hermann von Helmholtz, che condusse degli studi sul tempo perduto, ovvero il tempo tra la stimolazione elettrica e il momento della contrazione muscolare. Egli scoprì che la velocità del segnale nervoso era pari a una velocità dieci volte meno rapida del suono, una scoperta rivoluzionaria nella fisiologia e nella filosofia naturale del tempo. Helmholtz chiama questo ritardo “tempo latente”, che fu tradotto in francese come “temps perdu”, che influenzò probabilmente la riflessione psicologica sulla letteratura, sulla memoria e sul tempo di Proust nel romanzo “Alla ricerca del tempo perduto” (“A la recherche du temps perdu”).

Ogni organo di senso ha i propri neuroni, ad esempio i neuroni che colgono l’informazione visiva, che si trovano nella retina, che attraverso il nervo ottico raggiungono la corteccia visiva (V1), che è specializzata nel processamento dell’informazione riguardante la forma e la collocazione di oggetti statici o in movimento (slide 35-86).

Legge delle energie sensoriali specifiche dei nervi

È stata proposta dal fisiologo Johannes Peter Müller nella prima metà dell’800 e ripresa da Helmholtz. Sostiene che ogni organo o fibra sensoriale evoca una sensazione specifica. L'agente fisico è sempre lo stesso e provoca nell’organismo una modificazione in base al tipo di cellule che ci sono in quel determinato organo e sotto forma di stimolo colpisce le cellule nervose e viene captato a seconda dell’organo di senso utilizzato. Ogni stimolazione deve avere una certa intensità e una certa ampiezza, perché ci sono stimoli che non vengono neanche percepiti, ad esempio le onde sonore (slide 11-21).

Ci possono essere delle modalità sensoriali specifiche, ad esempio il sonar dei pipistrelli (ecolocalizzazione, detta anche biosonar, è un sonar biologico usato da alcuni mammiferi, tra cui i pipistrelli, che emettono suoni e ascoltano gli echi, che sono usati per localizzare, identificare e stimare la distanza di oggetti). L'ecolocalizzazione è anche usata per l’orientamento e la ricerca del cibo o la caccia.

Nel Novecento in filosofia della mente è stato oggetto di studio la differenza tra le modalità sensoriali dell’uomo e di un pipistrello; il filosofo Thomas Nagel si è domandato che cosa si prova ad essere un pipistrello.

Strategie di elaborazione dell'informazione

Esistono delle strategie di elaborazione dell’informazione e di gestione delle competenze, esse sono top-down e bottom-up. Queste metodologie sono adoperate per analizzare situazioni problematiche e costruire ipotesi adeguate alla loro soluzione.

  • Top down: procedimento da sopra a sotto, si formula inizialmente una visione generale del sistema ovvero se ne descrive la finalità principale senza scendere nel dettaglio delle sue parti. Il nome ricorda anche una raffigurazione a piramide: l'obiettivo finale è la cima della piramide, e i sottoproblemi che lo compongono formano la base.
  • Bottom up: dalla periferia verso l’alto, verso la conoscenza. In questo modello le parti individuali del sistema sono specificate in dettaglio, e poi connesse tra loro in modo da formare componenti più grandi, a loro volta interconnesse fino a realizzare un sistema completo. Induce a costruire un percorso sequenziale organizzato in passaggi successivi.

Lezione 2: 4-10-22

Nella filosofia moderna, dal 600 fino alla metà dell’800, i filosofi hanno cercato di studiare il rapporto tra sensazione, percezione e conoscenza.

Esempio

Quando estraiamo l’orologio per vedere l’ora, se una persona ci stesse di fronte, potrebbe vedere l’immagine dell’orologio nel nostro occhio, che risulta capovolta. Questa immagine viene fissata, quindi abbiamo avuto una sensazione, eppure, talvolta, dopo aver rimesso in tasca l’orologio, lo estraiamo nuovamente perché lo abbiamo visto, ma non lo abbiamo guardato. Si può, dunque, dire che la prima volta abbiamo avuto una sensazione, ma non una percezione, perché per avere quest’ultima avremo dovuto confrontare tutte le possibili posizioni delle lancette, quindi è resa possibile dall’attenzione/dal momento attenzionale.

Cartesio aveva delle buone conoscenze fisiologiche. Distingue le percezioni passive, che riguardano il corpo e percezioni attive, proprie dell’anima, sono gli atti della volontà e dell’immaginazione, non sono una ricezione passiva di dati sensoriali, che arrivano dall’esterno. Tra gli atti percettivi causati dal corpo si distinguono quelli provocati da corpi esterni (tutte le stimolazioni che provengono dall’ambiente, “riportiamo la percezione a cose fuori di noi”) e dal nostro corpo (sensazioni come fame, sete, dolore etc.) e dall’anima (stati psichici come gioia, collera, tristezza etc.).

Cartesio distingue:

  • Percezioni chiare: l’oggetto viene percepito per quello che è, come è nella realtà. È presente e si manifesta ad uno spirito attento.
  • Percezioni distinte: ci consentono di distinguere gli oggetti gli uni dagli altri, la percezione deve essere così precisa e differente da tutte le altre, da non comprendere in sé, se non ciò che appare manifestamente a chi la considera come tale, oggetto distinguibile dagli altri.

Una percezione può essere chiara anche senza essere distinta, ma non può essere distinta senza essere chiara.

Emerge il problema del fatto che con le sensazioni, percepiamo anche delle qualità degli oggetti. Questo è stato oggetto di discussione della filosofia della prima metà del XVII secolo. Ci sono due tipi di qualità: primarie, che rispecchiano le caratteristiche oggettive, insite nell’oggetto stesso (esempio: estensione e la forma, anche se l’oggetto ha una sua posizione nello spazio) e secondarie, le quali sono soggettive e riconducibili agli organi di senso (esempio: colore, suono etc.).

“Le sensazioni sono il linguaggio della natura” (cit. Cartesio) sono il mezzo con cui la natura comunica con noi agendo sugli organi sensoriali. Tutto ciò che percepiamo grazie ai nostri sensi, si riconduce all’aspetto di unione tra anima e corpo e possiamo riconoscere quelle che ci può giovare o nuocere (fa l’esempio di un cibo che sembra gradito, ma che in realtà potrebbe essere velenoso). In questo caso possiamo avere delle sensazioni fallaci, quindi il nostro corpo non è in grado di distinguere ciò che fa bene da ciò che fa male. Cartesio pensava che questa obiezione potesse essere superata tenendo conto dei limiti del nostro corpo e di conseguenza bisogna essere consapevoli che anche la nostra conoscenza e la nostra sensibilità ha dei limiti, che non possono essere superati.

Talvolta il corpo viene paragonato ad un congegno, come un orologio, quindi si ha una concezione meccanicista. Cartesio per motivi religiosi, non vuole equiparare il corpo ad un meccanismo, ma cerca di salvare l’anima attraverso alla ghiandola pineale, per superare la dicotomia corpo-anima. Se si considera il corpo come una macchina, la malattia, che consegue all’ingestione del cibo, può essere paragonata alla rottura della macchina. È come se l’orologio di per sé si autodanneggi, è come se ci trovassimo davanti ad un errore della natura, che attraverso delle sensazioni sbagliate agisce in contrasto con la sopravvivenza del corpo, il quale attua delle sensazioni per poter sopravvivere.

Cartesio esorta ad abbandonare i pregiudizi, perché non si basano su sensazioni e percezioni, sono qualcosa di spurio.

Empiristi

  • Locke: la percezione indica l’atto conoscitivo, perché la conoscenza viene ad essere basata sull’accordo e disaccordo tra le percezioni. La percezione è definita come la più importante facoltà della mente che si esercita sulle idee (idee = percezioni della mente, cessano di esserlo quando non abbiamo più la percezione di esse). È un momento della riflessione che consiste nel comprendere e nell’unificare una molteplicità di dati sensoriali. Le sensazioni sono riferite ad un oggetto esterno e distinto dal corpo del percipiente.
  • Leibniz: opera una distinzione tra percezione, intesa in senso cartesiano di “idea”, ossia come qualcosa che è nella mente e l’appercezione, che indica la percezione come coscienza o come coscienza riflessa, di sé stessi, di uno stato interno. Introduce il concetto di “petites perceptions”, le percezioni che sono sottosoglia, sono così deboli da non essere quasi percepite. È un concetto importante da tenere presente, perché quando si parla del rapporto tra il soggetto e l’ambiente esterno e il soggetto si trova in una particolare condizione mentale, non si rende conto quali sono le sensazioni che provocano quello stato d’animo. È un qualcosa di sottosoglia, ma che lui avverte. Poi questo sentire, questo modo di avere delle sensazioni in maniera indistinta è stata poi nel 900 collegato al concetto di atmosfera.
  • Berkeley: a lui viene attribuita la frase esse est percepi, vuol dire che l’esistenza di un oggetto è tale nella misura in cui l’oggetto è percepito. Solo quando un oggetto può essere percepito allora posso dire che esiste. È come se mettesse insieme la realtà esterna, degli oggetti nella possibilità che questi oggetti siano percepiti. Dissolve la realtà concettuale. Questa è la posizione più radicale dell’empirismo.
  • Hume: osserva che la percezione è tutto ciò che può essere presente nella mente, sia che esercitiamo i nostri sensi o esercitiamo la riflessione. Il suo concetto di percezione arriva a inglobare tutti gli atti mentali, che sono gli atti che si eseguono quando si esercitano i sensi, quando siamo spinti dalla passione (moti dell’anima), quando esercitiamo la riflessione. La percezione è fondamento primario del rapporto dell'uomo con la realtà ed è alla base di tutte le nostre conoscenze. Niente è realmente presente alla mente al di fuori delle sue percezioni e gli oggetti esterni sono conosciuti solo grazie alle percezioni a cui oggetti esterni danno luogo. La conoscenza incomincia e finisce con le percezioni.
  • Kant: non parla di percezione, ma di intuizione. Nella Critica alla ragion pura dice che è il risultato dell’attività giudicante, che si esercita sul molteplice sensibile. Abbiamo una realtà esterna fatta di dati sensibili e la nostra facoltà di giudizio si esercita su di essi. Abbiamo un’elaborazione di dati sensoriali, che sono organizzati attraverso le forme a priori della sensibilità che sono spazio e tempo. Spazio e tempo non sono dati ricavabili dall’esperienza del mondo esterno.
  • Franz Brentano: fine 800, filosofo austriaco, che aveva introdotto il concetto di intenzionalità. Non si sofferma molto sulla percezione, perché identifica la percezione con l’atto mentale. Rilevando il raccordo che il soggetto ha nei confronti della realtà, lui osserva che il soggetto assume un atteggiamento intenzionale. È importante perché ci sarà una corrente filosofica del primo 900, ossia la fenomenologia che ha inizio con Husserl, che prende in considerazione questa idea di intenzionalità. Lui osserva che quando si parla di percezione, in che cosa consista la percezione e di che cosa sia la percezione sembrano delle questioni ovvie, che non necessitano di una particolare risposta, ma in realtà non è così. La domanda da cui parte è: quando noi parliamo di percezione, cos’è che fa sì che quell’atto sia un atto percettivo? Cosa accomuna tra di loro delle percezioni così differenti come sentire, vedere? Cosa fa sì che noi possiamo distinguere una percezione ingannevole da una veritiera?

La filosofia deve prendere in considerazione queste domande e questo è l’obiettivo della fenomenologia, che parte dagli oggetti della realtà esterna e si costituiscono in atti, cioè la nostra percezione si rapporta agli oggetti che vengono ad essere intesi come dei vissuti, che hanno delle determinate qualità e una di esse è l’intenzionalità. Es una mela, noi ci rapportiamo ad essa in base all’intenzionalità di mangiarla. Osservava che gli oggetti sono il punto finale del vissuto a cui il nostro atto percettivo mira. Sottolinea che non si vuole porre sulla stessa linea delle scienze naturali, ma vuole fare un'analisi fenomenologica, cioè vedere gli oggetti come bersaglio dei nostri atti percettivi. Non vuole spiegare il concetto di sensazione sulla base soltanto degli stimoli, perché lo stimolo dal punto di vista della fenomenologia è inservibile. Vuole depurare il concetto di sensazione da tutte le nozioni, dai termini che sono psicologici e fisici e vuole farne una gradazione personale. Lui non vuole che nella sua trattazione fenomenologica ci siano concetti che vengono dalla scienza, perché fino ai primi decenni del 900 la psicologia è ancora dominata dalla visione dell'associazionismo, in un percetto vengono messe insieme le immagini delle impressioni sensoriali. Es: una mela, gli stimoli sono visivi (dimensione, forma, colore), olfattivi, gustative. Tutte queste caratteristiche vengono giustapposte, messe insieme secondo determinate leggi, come il principio di similarità, di contiguità (vicinanza temporale e spaziale). Il percetto viene ad essere colto come un tutt'uno, un unicum. Vuole abbandonare il modello sensista, che è alla base dell'associazionismo, perché la percezione sarebbe spiegabile come semplice somma di sensazioni elementari e ciò non era più possibile, perché la forma di un oggetto veniva ad essere recepita, intesa tutta insieme.

Lezione 3: 5-10-22

Husserl studiò la fisiologia del sistema nervoso e visivo. È stato allievo di Brentano, che ha introdotto la teoria di intenzionalità. L'intenzione non deve essere considerata come una caratteristica della volontà. In filosofia morale e in giurisprudenza è collegata alla consapevolezza. Brentano e Husserl usano il termine in maniera diversa: in-tenzionale, che deriva dal latino e vuol dire “tendere verso”, non ha nulla a che vedere con l’atto volontaristico. Husserl prende lo stesso significato e lo applica alla percezione, non è più un atto fisiologico, lui pensava che la scienza non tenesse conto del vissuto della persona, che viene coinvolto nel lato percettivo. Non è soddisfatto dell'interpretazione scientifica, perché non dà molta importanza al soggetto. Importante anche la caratteristica della temporalità. Per Husserl la percezione è un’operazione...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.capello22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pareti Germana.
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