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EMILIO - JJ ROUSSEAU

UN CAPOLAVORO FILOSOFICO dialoghi di Rousseau giudice di Jean

Sotto molti aspetti è paragonabile ai

Jacques, Rousseau getta uno sguardo retrospettivo alla propria opera.

Lo descrive come un libro “tanto letto, mal capito”, infatti verrà censurato.

La figura di Emilio (allievo immaginario) è un’ipotesi di lavoro sotto molti aspetti

paragonabile allo stato di natura (descritto nel primo discorso), interessato allo

stato di natura in quanto condizione di possibilità per comprendere l’evoluzione

storica; allo stesso modo la figura di Emilio non gli interessa in quanto ragazzo da

educare davvero, ma in quanto strumento reagente per analizzare la questione

dell’educazione. Ricostruisce un laboratorio pedagogico, nel quale verranno

costruite tutte le condizioni naturali attraverso cui la bontà umana può

manifestarsi, in questo modo sarà possibile creare un individuo sano,

moralmente autonomo e libero.

Per questo l’opera non va vista come un trattato educativo in senso stretto, così

come lo stesso Rousseau osserva in una lettera del 1764 indirizzata a Philibert

Cramer, ma va vista come una riflessione sull’educazione, anche se in seguito

avrà delle ripercussioni determinanti sui metodi educativi veri e propri.

all’Emilio.

Secondo Rousseau non bisogna educare i figli ispirandosi

PREFAZIONE

Rousseau pone in apertura dell’opera con una breve prefazione, in cui fa la sua

“dichiarazione di intenti”. Racconta la genesi dell’opera in maniera abbastanza

fantasiosa e si sofferma sui tratti peculiari del suo libro che lo differenziano dagli

scritti coevi sulla tematica educativa. Secondo l’autore stesso, il libro è stato

scritto come “raccolta di riflessioni e di osservazioni, senza ordine e quasi senza

connessione…per fare piacere ad una madre buona e assennata” (pag 3) →

captatio benevolentia.

Racconta che una sua amica gli ha domandato qualche consiglio per educare il

figlio, ricordandosi che egli era stato precettore. Rousseau cominciò quindi, in

seguito a questa richiesta, a scrivere una lettera in risposta ma, l’argomento era

talmente interessante che la lettera gli è sfuggita dalle mani e si è trasformata nel

dell’Emilio.

volume Rousseau tenderà sempre a raccontare al lettore che le sue

opere sono frutto di ispirazione immediata e di spontaneità, ma sono invece

oggetto di attente rielaborazioni e riscritture. Peraltro, dice anche che nel libro

vuole soffermarsi sull’importanza dell’educazione; dirà poco per dimostrare che

quella finora pratica è cattiva perché è sotto gli occhi di tutti.

Opera ibrida, mischia il trattato pedagogico al romanzo.

CRITICA ALL’EDUCAZIONE TRADIZIONALE Ratio

L'educazione tradizionale (quella dei suoi tempi) era quella della

studiorum, basata quasi totalmente sul latino, dell'apprendimento a memoria e

senza favorire una riflessione critica delle nozioni imparate.

Dal punto di vista dell’organizzazione: la vita degli studenti si svolgeva nei

collegi.

CENTRALITÀ DELL'ALLIEVO COME FANCIULLO

Mette in luce come la ratio studiorum avesse un grande limite, ovvero quello di

voler trattare l’allievo come un adulto in miniatura: “i più saggi cercano sempre

l’uomo nel fanciullo e non pensano a ciò che egli è prima di essere uomo”, frase

che diventa chiave della pedagogia rousseauiana; il bambino è una creatura pre

razionale e pre morale ma non per questo inferiore, non bisogna cercare il lato

adulto nel bambino.

Allora l’infanzia era solo la preparazione all’adolescenza, visto come unico

momento della vita di cui ci si occupava della filosofia, ma Rousseau inizia ad

attribuire all’infanzia un suo valore ontologico, autonomo e pedagogico.

LA FATTIBILITÀ DI UN PROGETTO EDUCATIVO

Si pone subito il problema della fattibilità di un progetto educativo, che definisce

la fantasticheria (in questo caso è qualcosa che può guidare la nostra ragione) di

un visionario sull’educazione. Per ogni progetto occorre considerare due

elementi: la sua bontà in senso assoluto e la facilità dell’esecuzione.

L’INTENTO DI ROUSSEAU

L’educazione riguarda il singolo individuo ma anche la società. Ogni individuo è

sospeso tra la dimensione dell’uomo e quella del cittadino.

Rousseau vuole prendere le distanze da Locke: gli rimprovera di essere rimasto

legato ad una dimensione particolare di educazione. Locke faceva il precettore

per alcuni nobili inglesi, e teneva con il padre di questi ragazzi una

corrispondenza. Dato che le lettere all’epoca erano considerate quasi tutte

pubbliche, anche le lettere di Locke circolarono molto tra intellettuali ed amici

ed ottennero grande ammirazione, le rielaborò e riscrisse le riflessioni

sull’educazione. Locke ha però un preciso modello a cui si riferisce: quello del

gentleman, perché sta educando dei nobili che entreranno nella Camera dei

Lord. Non parla di educazione femminile; si rivolge solo a quella maschile.

Invece Rousseau non vuole educare solo una tipologia particolare di individuo.

IL MANOSCRITTO FAVRE

dell’Emilio

È la prima stesura di una lunghezza pari a circa un terzo del testo

definitivo, mostra come il progetto di Rousseau si sia modificato

significativamente in corso d'opera. Testimonia una profonda evoluzione del suo

testo. La differenza tra i due testi è che non esiste Emilio; si parla in generale di

un fanciullo. Era un trattato più convenzionale, ma ad un certo punto si rende

conto che un trattato del genere non è abbastanza ed introduce una ibridazione

formale completamente innovativa.

In particolar modo, l'idea di creare un allievo immaginario e di conferire al

trattato una forma narrativa romanzesca, a sprazzi teatrale, rappresenta

l'innovazione più evidente. Rousseau ha consapevolmente scelto un metodo più

diretto e “personale” per far comprendere le proprie idee in ambito pedagogico.

Se vengono confrontate le due stesure, è fondamentale il taglio personale dato

alla narrazione. Non si parla del bambino come qualcosa di astratto, ma è un vero

e proprio bambino (Emilio). Questo manoscritto si chiama così perché nel 1915,

Léopold Favre ne entrò in possesso e lo donò alla città di Ginevra.

STRUTTURA DELL’OPERA 1762

L’Emilio è suddiviso in 5 libri, ognuno corrispondente ad una fase della vita:

1. 0-5 anni: educazione secondo natura, i protagonisti dell’educazione e

l’educazione dell’infante.

2. 6-11 anni: educazione dei sensi.

3. 12-14 anni: preadolescenza, educazione dell’intelletto.

4. 15-18 anni: adolescenza, educazione sessuale, dei sentimenti, morale,

religiosa e sociale.

5. 19-25 anni: educazione della donna.

PRIMO LIBRO

Il primo libro si può considerare tripartito:

- L’educazione secondo natura

- I protagonisti dell’educazione: il precettore (Jean-Jacques) e l’allievo

(Emilio) ideali.

- L’educazione dell’infante (precetti di puericultura), parte più narrativa

dell’opera.

EDUCAZIONE SECONDO NATURA

Conditio sine qua non

Incipit “Tutte le cose sono create buone da Dio, tutte degenerano tra le mani

dell’uomo”. C’è la bontà dell’uomo ed il male storico. Rousseau attribuisce la

nascita del male agli uomini e non più all’uomo.

Questo incipit ci ricorda qual è la CONDITIO SINE QUA NON su cui si basa tutta

l’educazione ed il pensiero di Rousseau: la bontà naturale.

Si tratta di un assioma non dimostrabile con valore normativo; però, partendo

dal presupposto che secondo lui, a partire dall’idea che tutto è bene quando esce

dalle mani di Dio e quindi l’uomo per natura è buono, si può dimostrare tutto il

resto del suo sistema.

Il problema, però, è che storicamente le cose non sono andate bene, tant’è che

l’essere umano è uscito deformato dal progresso storico (metafora della statua

Glauco: natura umana in origine era bella e simile alla divinità, è diventata

qualcosa di completamente differente; colpa di tale deformazione era attribuita

anche all’educazione).

L’educabilità dell’uomo in quanto essere neotecnico

Il presupposto antropologico alla base dell’Emilio è l’idea secondo cui l’uomo è

un essere NEOTENICO, ovvero il fatto che si ritrovano negli individui

pienamente sviluppati dei tratti morfologici che si trovavano nell’infanzia.

Rousseau introduce questo aspetto per quello che riguarda la questione dello

sviluppo delle facoltà umane, che quindi dipendono da come sono state

sviluppate durante l’infanzia.

L’essere umano, abbandonato nella società per come storicamente è venuta a

crearsi, è come un arboscello cresciuto per caso in mezzo alla strada, che può

essere travolto da un momento all’altro e nelle migliori delle ipotesi crescerà

sulla base di presupposti casuali e di fortuna.

Secondo Rousseau l’essere umano è educabile “Le piante si coltivano, gli uomini

si educano”.

Introduce una delle distinzioni fondamentali della sua opera. Dice che gran parte

dei pregiudizi e fraintendimenti intorno all’educazione discendono dal fatto che

non siamo sicuri di cosa stiamo indicando quando ci serviamo del termine

“educazione”. È necessario introdurre una tassonomia dell’educazione.

I tre maestri dell’uomo

Rousseau sostiene che il fine dell’educazione è la natura, intesa come φύσις,

ovvero come “essenza” dell’essere umano; perciò, occorre armonizzare le tre

forme di educazione al suo perfetto compimento. Una buona educazione, per

quanto inevitabilmente si baserà sulla predilezione di alcuni generi di

educazione su altri, sarà comunque un’educazione di compromesso.

- Educazione della natura “L’educazione della natura consiste nello

sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi”, l’educazione

della natura consiste nel processo di crescita fisiologica (il bambino si

sviluppa fisicamente, fa le prime esperienze tra cui anche piacere e dolore

fisico). Questo tipo di educazione ha un valore positivo perché la natura è

buona ma ha un forte limite, ossia non è controllabile, non si può

controllare lo sviluppo organico del bambino. È la forma di educazione da

prendere a modello, però il pedagogo non può intervenire in alcun modo.

- Educazione degli uomini È basata su precetti. Ha un vantaggio rispetto

al primo tipo di educazione, su di essa si può avere il pieno controllo.

Secondo Rousseau essa non è positiva perché conduce ad uno sviluppo

non armonico delle facoltà umane, non prende in considerazione il tempo

di maturazione del singolo individuo (= educazione convenzionale),

contrario al ritmo naturale. Però, il ritmo naturale degli individui è

completamente differente.

- Educazione delle cose È la vera educazione su cui dovrà agire il

precettore. Essa viene dall’esperienza a contatto con l’ambiente (cose) che

ci circonda ma anche l’ambiente sociale. Questa tipologia di educazione è

positiva perché in primo luogo consente di mettere in atto l’esperienza ed

inoltre è controllabile, anche se solo in determinate circostanze, ovvero se

il precettore riesce ad avere una piena disponibilità sull’ambiente.

Rousseau dice che il precettore è “il maestro degli oggetti”, colui che sa

predisporre e governare gli oggetti che circondano il fanciullo. Non sarà quindi il

precettore ad impartire la lezione al bambino, non interviene direttamente sul

fanciullo ma sugli oggetti. Sarà quindi il bambino a educarsi da solo, ma solo

perché il tutto è stato predisposto dal precettore.

È fondamentale armonizzare l’opera dei tre maestri, perché se si vuole educare

un essere umano completo, bisogna prendere in considerazione tutti e tre i

metodi. Se l’educazione degli uomini contraddice quella della natura, allora non

saremo mai felici. Essere educati bene vuol dire aver trovato un’armonia tra

questi tre maestri.

Educare bene significa insegnare l’arte del vivere

Il percorso educativo ha un alto valore perché insegna all’essere umano a vivere;

il bambino è già pienamente un essere umano.

Per formare l’uomo naturale occorre “vegliare perché nulla sia fatto”. Utilizza un

paradosso: BISOGNA PERDERE TEMPO PER GUADAGNARNE. Significa che

l’educazione tradizionale, degli uomini, voleva vedere nel bambino l’adulto;

voleva accelerare i tempi della sua maturazione, apparentemente guadagnava

del tempo, ma in realtà distruggeva il bambino.

Opposizione tra uomo naturale (unitario) e civile (frazionario)

Un altro aspetto importante che introduce è l’idea che l’educazione che trova

l’equilibrio, sia in grado di far venire meno lo iato doloroso che era stato

introdotto dal percorso storico. Il progresso aveva condotto ad un’opposizione

netta tra l’uomo naturale e l’uomo civilizzato.

Per spiegare questo contrasto usa una metafora matematica: “L'uomo naturale è

un'entità del tutto a sé stante, è l'unità numerica, è l'intero assoluto che ha

rapporto solo con se stesso o col suo simile. L'uomo civile non è che un'unità

frazionaria condizionata dal denominatore e il cui valore risiede nel rapporto

con l'intero, che è il corpo sociale”.

Il problema di fondo è che ognuno di noi, a causa del progresso storico, si trova

scisso tra la componente istintuale, legata alla natura più originaria, ed i diritti e

doveri che vengono imposti dalla società. Ognuno di noi è uomo naturale ed

uomo civile, però molto spesso c’è un contrasto netto tra queste due dimensioni,

che è fonte di infelicità e sofferenza per l’individuo.

La soluzione tra l’uomo unitario, che basta a se stesso, e l’uomo frazionario, che

vive in società, è provare a restituire in una nuova dimensione civile l’unitarietà

all’individuo, rendendolo nuovamente autonomo. Bisogna dare una nuova

autonomia dal giudizio degli altri, dall’amor proprio, da tutte le degenerazioni

della natura originaria introdotte dalla società.

Educazione naturale vs educazione del cittadino

La Repubblica di Platone ipotizzava che tutti gli individui dovessero essere

allevati in comune (uomini e donne) ed ognuno, con l’età adulta, prendeva il

proprio posto in società. Rousseau propende all’educazione individuale.

Educazione collettiva introduce una spaccatura troppo forte tra l’uomo ed il

cittadino. Non si può educare contemporaneamente l’uomo ed il cittadino.

Rousseau educherà l’uomo, il quale, quando sarà pronto, potrà abbracciare

indipendentemente la vita da cittadino.

Ammette che Platone ha scritto il primo grande Trattato sull’educazione ma

sono presenti due grandi errori:

1. Educazione in comune

2. Educazione mista (uomini e donne insieme).

Bisogna capire come uscire dalla critica alle istituzioni sociali e quale sarà

l’individuo che aiuterà ad uscirne.

Educatore ideale ed allievo ideale, conseguenza del primo.

Critica alle istituzioni sociali

L’istituzione sociale, per essere buona, deve snaturare l’uomo perché esso, per

natura, è solitario. In realtà, tutto ciò che riguarda la società va contro natura.

Ogni cittadino deve mettere la società davanti a sé.

No al NOZIONISMO per educare l’uomo secondo natura

Il vero oggetto del nostro studio deve essere la condizione umana. Rousseau

tende ad identificare il fine stesso della filosofia in una maniera socratica, con la

“conoscenza dell’uomo”. Aveva aperto la prefazione del secondo discorso

dicendo: “La più utile e la meno progredita delle conoscenze umane è quella

dell’uomo, e oso dire che la sola iscrizione del Tempio di Delfi contiene in sé una

verità ben più grande di tutti i più grossi volumi dei moralisti”.

“Conosci te stesso”.

PROTAGONISTI DELL’EDUCAZIONE

Sono Emilio ed il precettore, Jean-Jacques. Rousseau comincia a mettere in luce

il ruolo fondamentale dei genitori, in particolar modo del padre, nell’educazione.

L’educazione si protrae per i primi 25 anni con l’aiuto del pedagogo; sarà in realtà

un’attività che durerà per tutto il corso dell’esistenza.

Molti interpreti hanno visto in queste pagine che esaltano il ruolo del padre, un

rimpianto personale di Rousseau perché egli aveva abbandonato tutti i figli

all’orfanotrofio. I personaggi non sono immaginari, rappresentano un vero e

proprio esperimento mentale.

Rousseau non descrive una realtà storicamente avvenuta o il mondo attorno a sé,

ma fa un lavoro di contaminazione tra una dimensione descrittiva ed una morale.

È per questo motivo che l’Emilio non è un vero e proprio manuale di educazione

da applicare a tutti i fanciulli.

Quando Rousseau scrive quest’opera ha all’incirca cinquant’anni; si immagina

più giovane, tra i 20 ed i 25 anni.

Caratteristiche del buon pedagogo

- Non deve essere un mercenario. Quello del pedagogo è un mestiere

nobile, che deve essere interpretato come una missione e non come un

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mart1na-Robert4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Menin Marco.
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