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STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA

Filosofia nasce in Grecia (che comprendeva colonie sia in asia minore che in Italia

magna graecia)

meridionale, la dal VII secolo a.C. Primi esponenti pensiero filosofico

sono nelle colonie dove la vita culturale è più aperta, e vengono chiamati

“presocratici” un termine problematico.

PRESOCRATICI,

Il termine non indica una certa collocazione cronologica – alcuni sono contemporanei

di Socrate. Si tratta di una classificazione data da un’uniformità del tema di indagine,

per la maggior parte. Questo nome sottolinea la svolta avvenuta con la filosofia di

Socrate, che sposta l’oggetto della sua ricerca dalla natura all’uomo. I presocratici (da

Talete a Democrito) si occupano principalmente della natura, che va però considerata

physis,

con il termine greco il quale ha un’accezione diversa dal termine in lingua

italiana: collegato al verbo “generarsi, nascere” indica la natura come tutto dinamico,

e al tempo stesso la sua caratteristica principale, cioè il perenne movimento di

physis,

trasformazione. Ponendo come oggetto la i presocratici con la loro ricerca

tentano dunque di individuare le caratteristiche generali e l’aspetto dominante della

realtà di cui tutto fa parte, compreso l’uomo. Per questo viene definita indagine

logos,

filosofica=non guarda un settore, ma l’intera realtà; inoltre usano il

ragionamento razionale che differenzia questa conoscenza dal sapere legato al mito.

I presocratici non sono dei semplici predecessori, hanno una loro “dignità” che va

compresa e studiata. Nietzsche non amava parlare di “presocratici”; diceva di sentire

la puzza di menzogne da Platone in avanti (ha fatto emergere maggiormente lo spirito

apollineo, erroneamente: per questo Nietzsche dice che il vero traditore era Platone).

Nonostante abbia aspetti problematici, Presocratici è un termine che si usa e va usato,

nonostante cronologicamente sia un termine che non tiene e svilisce un po’ questi

autori. Si usa dall’inizio del Novecento, quando un filologo tedesco pubblica “Die

Fragmente der Vorsokratiker. Griechisch und Deutsch”, concluso poi da Walther Kranz.

Non ci sono pervenute opere complete, ci si basa sulla tradizione indiretta trasmessa

frammenti-

da altri autori nei loro scritti, costituita da citazioni testuali, e

testimonianze- autore del testo parla del pensiero di un altro autore riassumendolo o

parafrasandolo. Alcuni sono i cosiddetti DOSSOGRAFI- raccoglitori di opinioni (doxa-

opinione, graphia- scrivere), per esempio Aristotele realizza una dossografia nella

Metafisica I raccogliendo tutte le opinioni autorevoli della storia della filosofia fino a

quel momento. Spesso anche le dossografie sono frammentarie, molte sono perdute.

Pochi casi di frammenti di testo originale (papiri di Empedocle). Importantissima la

dossografia Diels Kranz.

Philosophia: è con Platone che nasce l’idea della figura del “filosofo”, il termine

Sophistes,

comune per riferirsi ai sapienti nel VI e V secolo a.C. era che assume

connotazione negativa solo dopo la critica platonica ai sofisti. Per Platone è filosofo chi

ama il sapere perché ama quello che non possiede, accezione erotica dell’amore come

desiderio di ciò che manca o che non può essere raggiunto.

Archè: principio da cui dipende la realtà, che è principio sia in senso cronologico,

causale, logico, materiale. Tutti e quattro questi significati sono presenti nella nozione

di archè + indica anche l’elemento divino presente in tutte le cose.

Talete è il primo filosofo: lo ha affermato Aristotele, secondo la sua specifica

Metafisica

accezione di cosa fosse la filosofia, riportata all’inizio della (ricerca di un

archè, di un principio e delle cause prime - l’archè è il principio di tipo materiale,

l’unica materia immutabile che costituisce il mondo, ciò da cui tutte le cose

provengono e in cui si corrompono, la sostanza che rimane sempre, cambiando

solamente le sue caratteristiche). Se si fosse chiesto a Talete se lui fosse un filosofo,

avrebbe risposto di no, perché al suo tempo la figura del filosofo non esisteva. La

Protagora)

tradizione (Diogene Laerzio, ma anche Platone nel lo annovera tra i Sette

sapienti.

Aristotele, metafisica: coloro che si sono impegnati a fare filosofia ritengono che

 i principi di tutte le cose siano materiali, e chiamano archè di tutte le cose ciò

che permane come sostanza ma muta nelle sue caratteristiche, non credono

physis)

che nulla si generi né si distrugga, la natura ( si conserva sempre. Non

tutti però individuano lo stesso principio, nella stessa forma o numero; Talete,

Hydor

“iniziatore di questo genere di filosofia” lo individua nell'acqua. ossia

l’elemento umido, non l’acqua.

La testimonianza aristotelica va presa con le pinze, infatti fa capire che l’unica teoria

che attribuisce a Talete con certezza è che la terra sia un cerchio piatto che galleggia

sull’acqua, da cui cerca di dedurre il resto. La sua idea della teoria di Talete, e di come

egli avrebbe potuto svilupparla, si svolge circa così: osservando che la vita nasce

physis

sempre dall’umido, ne deduce che esso ha un rapporto fondamentale con la e

dunque pervade, ed è principio, di tutto + “tutto è pieno di dei” perché il principio che

anima la natura è divino. Non siamo certi di quanto di ciò si possa attribuire a Talete.

In ogni caso può essere considerato il primo filosofo perché (per Aristotele) si distacca

mithos

dal sapere che ricorre al e a spiegazioni superstiziose, da cui tra l’altro arrivava

logos,

già l’idea che l’origine fosse l’acqua, per un’indagine che usa il la razionalità,

seguendo un disinteressato amore per il sapere; inoltre argomenta la propria tesi,

esponendosi alla possibilità di venire confutato, cosa che non accadeva quando si

dichiarava una verità attraverso il mito.

archè

Anassimandro: non è un elemento, perché non sarebbe possibile come diventi

àpeiron,

altro, ma un principio chiamato infinito e indefinito. Necessario che sia

indeterminato, per poter divenire ogni cosa. Infatti, da esso tutti gli esseri hanno

origine e trovano la loro distruzione, mentre il principio stesso non ha a sua volta un

principio né una fine, ed è divino dato che è immortale e indistruttibile. Sostiene che

esiste un movimento eterno per mezzo del quale si formano i mondi: ogni cosa chiama

il suo contrario, modo di ristabilire giustizia cosmica, ci permette la certezza nel giorno

e nella notte, i fenomeni naturali non spaventano più perché c’è un senso sotto

L’obiezione di Anassimandro all’acqua come archè si basava sull’idea che fosse

necessario che l’archè fosse illimitato e indeterminato.

Anassimene concorda sul fatto che sia illimitato, ma non indeterminato altrimenti

non potrebbe determinare nulla, e lo individua nell’aria (elemento gassoso) – in primo

luogo perché è l’elemento più mobile e quindi adatto a subire trasformazioni, inoltre

perché è l’elemento alla base della respirazione, legata alla vita. Pur essendo una cosa

determinata, può mutare di stato creando le diverse sostanza, attraverso i processi di

rarefazione/attenuazione, diventando fuoco, e condensazione, diventando acqua, e

così via, creando ogni sostanza in basi al maggiore o minore grado di

condensazione/rarefazione.

Eraclito: sapere molte cose non insegna l’intelligenza. L’intelletto non è difficile da

logos.

ottenere, significa trovare ciò che è comune a tutto, la legge che costituisce il

Ma gli uomini, anche i più sapienti (Esiodo) non possiedono l’intelletto perché non

logos,

hanno capito cosa sia il e cioè che tutto è uno (molti attribuiscono

panta rei

erroneamente l’espressione a Eraclito, riassumendo in essa il suo pensiero;

ma il vero centro della sua tesi è l’unità del tutto). Tutto cambia continuamente

polemos,

secondo il legge universale dell’opposizione dei contrari, in un continuo

logos

fluire, ma il principio alla base è il che Eraclito identifica con un fuoco cosmico,

ordine sempiterno che si infiamma e si spegne ed è il cosmo stesso, impossibile da

contenere e tenere immobile, forza eterna che bruciando distrugge e al tempo stesso

crea perché lo fa in una certa misura. Unità nasce dalla molteplicità, e dall’unità a sua

volta si ricava il molteplice, polemos è padre di tutto, rivela alcuni come dei e altri

come uomini – superiore alla divinità perché è esso a stabilirle come tali.

Non esiste nessun ente che è quello che è in modo indipendente, nel conflitto ogni

cosa si determina per quello che è nella lotta con il suo contrario.

Dicendo che tutto è uno, non trova un principio omogeneo alla base di tutto, ma

intende che, pur essendo ogni cosa diversa dalle altre, emerge per quello che è solo

nel conflitto, le cose differiscono tra loro perché sono diversi aspetti di una stessa

realtà.

Il divenire è un caso particolare di conflitto in cui un opposto diviene l’altro.

Logica e dottrina della conoscenza

Eraclito separa il nous dal logos.

- Nous: intelletto, facoltà capace di cogliere la reale natura delle cose scavando in

profondità.

- Logos: discorso razionale.

Come in Parmenide c’è una polemica verso il modo ordinario di pensare, questa

polemica è estesa a quelli che, a suo tempo, venivano considerati sapienti e che,

secondo lui, non lo sono (come Omero o Esiodo), sono capaci solo di accumulare

nozioni e non sono riusciti a cogliere la verità dell’unità del tutto.

Eraclito non intende che alcuni uomini sono esclusi dal sapere! > l’intelletto è comune

a tutti, il difetto degli ignoranti è di non volerlo/saperlo usare.

Per seguire la via del logos occorre valutare la conoscenza sensibile con una certa

distanza critica.

Etica, politica e religione

Spesso Eraclito fa riferimento anche all’anima, intendendola in senso non

esclusivamente fisiologico -> frammento 45: non si possono trovare i confini

dell’anima, per quanto è profondo il suo logos > l’anima non può essere circoscritta,

classificata.

[riflessione politica] Il fuoco, per Eraclito, è il luogo in cui gli opposti si mescolano > il

fuoco è anche il segno della legge. Pertanto, il fuoco e il calore sono essenzialmente

positivi. Eraclito fa una doppia associazione: tra umido-male e secco-bene,

probabilmente perché il piacere e il vizio sono fluidi, scorrevoli, mentre la buona norma

e il giudizio sono “parenti del fuoco”, che giudica le cose senza confonderle. Il

privilegio del fuoco si traduce in un’esaltazione dell’ordine stabilito dalla legge contro

l’impulso disordinato dettato dai desideri.

[frammento 85] è impossibile combattere contro lo thymos perché esso tenta di

procurarsi ciò che desidera, anche a prezzo dell’anima. [thymos = desiderio più intimo

e profondo]. È quindi impossibile combattere lo thymos, ma si può addomesticarlo per

procurarsi quella tranquillità e serenità di vita che deriva dalla rinuncia a sviluppare

all’estremo tutti i nostri desideri.

Parmenide: considerato fondatore ontologia (scienza dell’essere, infatti è il primo a

introdurre il concetto di essere come ente generale e astratto.

Dike,

Nel suo poema la dea che rappresenta la verità, spiega le uniche due vie che si

che è e non è possibile che non sia

possono pensare: una - unica via percorribile, via

dell’affermazione, lungo la quale si scoprono le vere caratteristiche dell’essere -, l’altra

non è e che è necessario che non sia

che - non percorribile, solo l’affermazione è

possibile, la negazione è impossibile, questa via non è praticabile perché il non essere

non può essere né pensato, né espresso (Parmenide afferma che pensiero e essere

sono la stessa cosa, dunque non può esserci pensiero di ciò che non è). Gli uomini,

“creature dalla doppia testa” cercano di percorrere la seconda via, sbagliando,

credendo che qualcosa possa essere e al contempo non essere: la dea mette in

guardia l’uomo, e gli intima di allontanarsi da questa via di ricerca che non può portare

a verità.

Seguire la via dell’affermazione, invece, porta a scoprire le vere caratteristiche

ingenerato, incorruttibile, omogeneo, immobile,

dell’essere, che è necessariamente

intemporale, indivisibile, continuo e senza fine- ma non infinito (se non avesse queste

caratteristiche ammetterebbe il non essere al suo interno). Non può avere nascita,

morte, parti, perché ne romperebbero la continuità, per questo non è infinito (sarebbe

mancante di qualcosa, invece è compiuto e non manchevole di nulla).

Impossibilità non solo della contraddizione, ma della negazione, che diventa la base

per trarre conclusioni su come è fatto l’essere.

Essere si contrappone alla realtà: Parmenide, infatti, afferma che la realtà sensibile

non è quella vera, ma solo apparente, infatti è soggetta al divenire, a generazione e

corruzione; inoltre gli uomini, parlando di molteplice, divenire e tutto il resto, non

stanno parlando dell’essere vero, ma usano parole che non hanno alcun rapporto con

le regole del pensiero e quindi non hanno alcuna verità in rapporto all’essere.

Melisso: grande debito intellettuale nei confronti di Parmenide, per lui l’essere è però

infinito, non solo nel tempo ma anche nello spazio, perché non può avere confini dato

che è impossibile pensare che si sia generato. Aristotele ha molto da dire a riguardo,

per lui è un sillogismo non valido, che parte da un’assunzione sbagliata -> “il tutto è

ingenerato, perché non potrebbe essere generato da ciò che non è; dunque, non ha un

principio per cui è illimitato”.

Per aristotele è assurdo perché non rispetta i principi della fisica/natura

Pluralisti- individuano i principi della realtà in una pluralità di elementi

Empedocle: principi= quattro radici – terra (elemento solido), acqua (elemento

liquido), aria (elemento gassoso), fuoco (luce e calore) – che si mescolano tra loro

dando origine alla realtà e al divenire. Non accetta l’idea che il dinamismo della realtà

sia un dato di fatto intrinseco all’essere stesso della natura, si interroga su origine del

movimento di generazione e corruzione, introducendo due principi che regolano il

divenire -> “amicizia” forza aggregante, che porta quindi radici e composti a unirsi tra

loro generando, e “inimicizia” forza contraria, esse non sono “materia” ma non sono

neanche al di là della natura, sono un suo aspetto che non si concretizza ma stabilisce

i suoi mutamenti.

Dunque: il divenire per Empedocle è un eterno moto di riaggregazione delle radici,

regolato dalle due forze. Parte da un primo stato chiamato “sfero” in cui c’è il massimo

di amicizia, successivamente nello stato chiamato “vortice” prevale la forza contraria;

le due forze non si sconfiggono mai in modo definitivo/irreversibile, ma si uniscono e

separano. Si parla di “nascita e morte” perché una cosa può nascere o morire per

aggregazione o separazione, e il nostro mondo è solo una fase intermedia, parte di un

moto di progressiva aggregazione e disgregazione, tra i due stati estremi (in cui in

entrambi i casi non c’è nulla, perché è tutto completamente separato o unito)

Logica e dottrina della conoscenza

Empedocle è stato il primo a formulare il principio secondo cui il simile conosce il

simile (dato che tutte le cose sono formate dalle 4 radici > noi cogliamo la realtà

esterna perché la terra, l’acqua, l’aria ed il fuoco che sono in noi entrano in contatto

con gli elementi corrispondenti fuori di noi).

La sensazione avviene tramite effluvi che si staccano dagli oggetti e penetrano in noi

attraverso dei pori > si può pensare che per Empedocle la conoscenza = fenomeno

essenzialmente fisiologico.

Etica, politica e religione (Purificazioni)

Empedocle scrisse anche un’opera dedicata a temi di carattere religioso.

Secondo Empedocle dio non è altro che una mente capace di trascorrere per intero

l’universo rapidamente. Egli credeva inoltre nella metempsicosi, cioè la trasmigrazione

dell’anima. Essa venne adottata anche da Pitagora. La metempsicosi era uno dei

cardini della religione orfica (il pitagorismo vi era molto vicina). Il termine

metempsicosi non è del tutto corretto, poiché non è l’anima che cambia, bensì il corpo

> non si può ancora dire che il soggetto sia la reincarnazione dell’anima! Nel pensiero

arcaico, l’anima era una cosa essenzialmente fisiologica, era il principio di vita. Per gli

orfici ed i pitagorici, il soggetto della metempsicosi è un demone (entità semidivina

non ancora qualificabile come anima in senso psicologico). Per Empedocle non è

necessario fare ricorso ad un demone.

La riflessione religiosa di Empedocle si intreccia con quella naturalistica: secondo

Empedocle le cose si generano e si distruggono ciclicamente, per mezzo dei quattro

elementi > non è perciò impossibile che gli stessi elementi di cui è fatto un vivente si

uniscano in futu

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matildee.ee6829 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Forcignanò Filippo.
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