Riassunto esame storia del teatro e dello spettacolo
Testo e contesto
Othello (Otello) è forse la tragedia più essenziale di Shakespeare (da ora in poi indicato come S.), anche per il numero ridotto dei personaggi. Essa inizia da quella che è di solito la scena finale di una commedia e cioè il matrimonio tra due persone, Otello e Desdemona, sposati contro la volontà del padre di lei che non contempla nella sua mente un amore tra un nero e sua figlia. A rovinare ciò, come avviene nelle altre tragedie o anche in tanti altri testi teatrali, non è una situazione di crisi matrimoniale, ma l’azione deliberata di un altro personaggio, Iago, che inculca in Otello il dubbio di un tradimento di sua moglie Desdemona con Cassio. Il risultato è terrificante: muoiono Desdemona, Otello, Emilia e Roderigo, mentre Cassio viene ferito e Iago arrestato.
Tutto ciò è inserito in un preciso sfondo storico: la guerra tra Veneziani e Turchi, la conquista dell’isola di Cipro, avvenimenti che però non entrano nella trama della storia se non in qualche breve momento all’inizio e alla fine.
La nascita di Otello
Se per molto tempo la data di composizione di Otello è risultata incerta, oggi la maggior parte della critica è concorde nel collocarla nei primi anni del XVII secolo. A testimonianza di ciò vi è il fatto che possediamo un resoconto di una messa in scena a corte conservato negli Accounts of the Master of the Revels dove si legge che il 1° novembre 1604 la Compagnia dei King’s Men portò in scena nel Palazzo Whitehall un “The Moor of Venis” (Il Moro di Venezia) scritto e da un certo dramma intitolato Shaxberd. Si pensa a ciò perché all’epoca era re Giacomo I e la Compagnia teatrale di S., che godeva della protezione regale, prese il nome di King’s Men.
L’Otello fu riproposto nel 1612 in occasione del matrimonio della figlia del re Giacomo I, la principessa Elizabeth. Può sembrare strano che un’opera con una trama così fosse rappresentata in occasione di un matrimonio, ma in realtà essa era ben voluta perché ambientata nel periodo di una guerra di Venezia contro i Turchi e vista anche come allusione al re che anni prima aveva composto un poema eroico dal titolo “Lepanto” che narrava della vittoria dell’Europa, rappresentata da Venezia, contro l’Impero Ottomano.
Se la collocazione temporale è giusta, possiamo dire che questa tragedia risale al periodo della piena maturità di S., insieme a Re Lear e Macbeth.
Testo
Il testo di Otello ci è giunto grazie a tre edizioni, tutte pubblicate nel giro di pochi anni dopo la morte di S. La prima edizione è del 1622, ne segue un’altra l’anno successivo inglobata in una edizione che comprende la quasi totalità delle opere di S. Questa seconda edizione contiene circa 160 versi non presenti nella prima, inclusi passi di straordinaria bellezza come “la canzone del salice” che Desdemona accenna poco prima di morire. Spariscono, invece, in questa seconda edizione, circa una sessantina tra bestemmie ed imprecazioni pronunciate soprattutto da Iago. Ciò è dovuto sia perché questa edizione esce come celebrazione del defunto drammaturgo e doveva quindi nascondere una caratteristica della sua scrittura che si poteva prestare a critiche o censure, e sia perché nel 1606 venne approvata una legge che proibiva l’uso di linguaggio blasfemo sul palcoscenico. Va sottolineato però che alcune edizioni successive reinseriscono tali imprecazioni perché esse non erano state inserite a caso dall’autore, ma volevano dapprima sottolineare la rozzezza di Iago in contrasto all’influsso di Iago su di lui.
Pochi anni dopo, nel 1630, esce una terza edizione con qualche lieve correzione. Le edizioni che seguono sino ad oggi non sono altro che ristampe di una delle tre edizioni originali.
Le fonti originali: novelle e leggende
Abbiamo detto che l’Otello è ambientato a Venezia e allora ci viene da chiederci come faceva S., inglese, a ben conoscere la vita, la cultura e la politica di questa città italiana. Probabilmente ciò avveniva sia attraverso lo studio di libri che dai racconti ascoltati dai viaggiatori inglesi in terra veneta. Sicuramente la maggiore fonte di conoscenza è The Commonwealth and Government of Venice di Lewis Lewkenor pubblicato a Londra nel 1599. Al di là di ciò, la vicenda di Otello si basa però essenzialmente su un solo testo, la settima novella della terza decade degli Ecatommiti, scritte dall’accademico ferrarese Giovan Battista Giraldi Cinzio qualche decennio prima che S. scrisse la sua tragedia.
Gli Ecatommiti di G.B. Giraldi Cinzio
Questa raccolta fu stampata la prima volta nel 1565 a Mondovì e fu subito inclusa nell’indice dei libri proibiti del 1580, ma nonostante ciò continuò a circolare in edizioni in italiano e francese, mentre la prima traduzione inglese arriva nel 1753. Sembra quindi che S. si sia servito del testo italiano.
Considerato che, a differenza dell’opera “Il Mercante di Venezia” dove vi sono più fonti letterarie, in questo caso esiste invece una sola fonte e ciò rende più facile e semplice un confronto approfondito. Innanzitutto lo scrittore italiano dà un nome solo alla protagonista femminile, Disdemona (che dal greco dysdaimon significa “dal destino avverso”), mentre poi parla di “un moro molto valoroso” (che per S. si chiama Otello), di “un alfiere di bellissima presenza, ma dalla più scellerata natura” (per S. è Iago) e “un capo di squadra carissimo al moro” (per S. è Cassio).
Strutturalmente parlando, invece, pur seguendo S. la novella di Giraldi, vi sono differenze. Ad esempio, l’intero primo atto di Otello è invenzione di S. Giraldi, dal canto suo, presenta la coppia come già tranquillamente sposata. Mancano anche i riferimenti alla battaglia contro la flotta turca e quindi i conflitti politici e le battaglie. Anche la traversata in mare è presentata da S. associata all’idea dell’uragano, mentre in Giraldi si svolge “con somma tranquillità del mare”. Diciamo che la concitazione usata da S. rispetto alla quiete di Giraldi rende più verosimile la gelosia del Moro.
La modifica più radicale però riguarda la figura dell’alfiere di Giraldi e cioè lo Iago di S. L’alfiere si innamora di Disdemona senza essere ricambiato. A questo punto pensa che la donna sia innamorata del capo di squadra, per cui la sua furia non si scatena contro il Moro, ma contro Disdemona ed il suo supposto amante. Per Giraldi, infatti, è l’alfiere l’esecutore materiale dell’omicidio di Disdemona. Solo accidentalmente questa vendetta si ritorce contro il protagonista.
Altre differenze sono dovute al genere diverso degli scritti. Quella di Giraldi è una novella, dove il narratore ci conduce per mano e ci offre un giudizio morale sui personaggi, mentre la tragedia di S. ci lancia subito nel mezzo del conflitto ed i suoi personaggi spesso interagiscono anche con il pubblico attraverso dei soliloqui. C’è anche da dire che, dalla lettura di una novella ad un mettere in scena una tragedia ci sono anche differenze di ritmo e di percezione del tempo.
Non mancano però dei punti in comune fra le due opere, come il dialogo con cui l’alfiere instilla per la prima volta la gelosia nel Moro; il fazzoletto sottratto a Disdemona e lasciato nella camera del capo di squadre; la morte della donna in modo che “non appaia in lei segno alcuno”, che anticipa l’Otello di S. di non segnare in alcun modo il bel volto di Desdemona con il suo assassinio.
Fonti secondarie
In merito alla fonte primaria dell’Otello di S. nella novella del Giraldi, molti studiosi dibattono sul fatto che il nostro autore non poteva avere una perfetta conoscenza della lingua italiana. Sembra invece che ciò sia stato possibile grazie agli studi dei manuali del lessicografo John Florio e ciò è testimoniato proprio nel testo dell’Otello. Nella prima scena del secondo atto, infatti, Iago che sta intrattenendo Desdemona ed Emilia mentre attendono Otello, offre una descrizione delle donne improntata ad un comico cinismo: “ritratti uniti, campane nei nostri salotti, gatti selvatici in cucina, sante negli insulti, diavole con chi vi offenda, perdigiorno nelle faccende di casa e massaie a letto”. Queste espressioni sono una rivisitazione di un passaggio del manuale di Florio.
Per quanto attiene invece il luogo in cui l’Otello è ambientato, S. si è probabilmente ispirato al The General Historie of The Turkes di Richard Knolles, pubblicato nel 1603, che racconta la vicenda dell’Impero Ottomano ai tempi della guerra di Cipro. Questo spiega, ad esempio, nel primo atto l’allusione ad un certo “signor Angelo”, presumibilmente comandante della flotta veneziana a Cipro. Si tratta probabilmente di Angelo Soriano, comandante e messaggero tra i veneziani e i turchi. Inoltre nell’Otello i movimenti della flotta turca nella terza scena del primo atto, seguono fedelmente la narrazione di Knolles.
Altra fonte è quella della “Descrittione dell’Africa” di Leo Africanus, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1550. Ad essa S. si è ispirato nel monologo di Otello di come sfuggì alla morte, fu ridotto in schiavitù ed incontrò popoli remoti e fantastici come gli antropofagi. C’è un aspetto interessante e che cioè nella sua opera Leo dice che questa popolazione è estremamente crudele e soggetta a terribile gelosia, caratteristica propria di Otello.
Per quanto riguarda altre descrizioni, come ad esempio l’assassinio di Desdemona, S. si rifà ad una novella di Matteo Bandello, probabilmente proprio nella sua versione italiana. Desdemona, prima di morire, canta “la canzone del salice”. Si tratta effettivamente di una canzone popolare inglese risalente probabilmente al regno di Enrico VIII e giunta fino a noi. A differenza di quello che S. fa in altre opere, e cioè propone la canzone così com’è, qui la trasforma in uno strumento di esplorazione dell’animo di Desdemona.
La trama
Il titolo originario dell’opera di S. nelle prime edizioni, “The Tragedy of Othello, the Moor of Venice”, fa riferimento sia ad un personaggio che ad una città, dove però il termine “Moor” ci fa capire che Otello non apparteneva pienamente a questa città.
Atto primo
La scena si apre di notte, a Venezia, nel periodo in cui la Repubblica Serenissima sta combattendo una guerra contro l’Impero Ottomano per il possesso dell’isola di Cipro. Roderigo e Iago sono sotto la finestra del nobile Brabanzio, padre di Desdemona, ed il primo accusa Iago di avergli nascosto il matrimonio tra Desdemona e Otello. Iago risponde manifestando il suo odio per Otello che chiama “il Moro” perché ha ostacolato la sua carriera militare promuovendo al suo posto Cassio. Roderigo sveglia Brabanzio e gli rivela quella che sua figlia ha fatto all’insaputa del padre. Entra in scena Otello insieme a Cassio e Brabanzio lo accusa di avergli portato via la figlia grazie ad arti magiche, chiedendo l’intervento del Doge e del Senato perché Otello venga punito.
Davanti al Senato, Otello racconta, in un lungo discorso, come l’amore di Desdemona sia nato dall’ammirazione che la donna aveva per lui e le sue azioni. A questo punto entra in scena anche Desdemona che conferma di voler seguire il marito, anche a costo del dispiacere paterno. Gli sposi, insieme a Iago, Emilia e Cassio, dovranno partire per Cipro dove Otello condurrà la flotta veneziana ad una nuova vittoria. Brabanzio, prima di lasciare la scena, rivolge ad Otello parole di maledizione, ricordandogli che se Desdemona ha ingannato suo padre, potrà ingannare anche lui. Anche Roderigo decide di partire per Cipro, sperando che Iago lo aiuti a conquistare Desdemona.
Atto secondo
A Cipro il governatore Montano aspetta di dare il benvenuto alla flotta veneziana. Cassio, Roderigo, Iago, Desdemona ed Emilia sono appena sbarcati sull’isola e, in attesa delle navi, scherzano sulla reputazione delle donne. Iago, notando la cortesia verso Desdemona, ha l’idea di far credere ad Otello che Desdemona lo stia tradendo. L’arrivo di Otello apre un giorno di festa sull’isola e l’incontro con Desdemona è gioioso e mentre i due si appartano per trascorrere la loro prima notte di nozze, Iago dà istruzioni a Roderigo affinché provochi Cassio ad una rissa. Roderigo, sapendo che Cassio male sopporta il vino, lo fa ubriacare e lo coinvolge in una rissa dove Cassio ferisce il governatore Montano. Otello, tornato in scena per placare il tumulto, punisce Cassio degradandolo. È in questo momento che Iago consiglia a Cassio di chiedere l’intercessione di Desdemona per rientrare nelle grazie del Moro.
Atto terzo
Cassio segue il consiglio di Iago: chiama dei musicisti per suonare sotto la finestra di Otello e chiede ad Emilia di procurargli un appuntamento con Desdemona. Dopo questo incontro, Desdemona inizia la sua opera di persuasione verso Otello, ma subito dopo Iago ne approfitta per instillare dubbi nella mente del Moro, facendo riferimento all’amicizia tra Cassio e Desdemona. Otello cade nella trappola ed i suoi successivi dialoghi con Desdemona si colorano di equivoci e sospetti in quanto ogni cosa che la donna dice accende la gelosia del marito. Desdemona a questo punto perde un fazzoletto, il primo dono fattole da Otello; lo ritrova Emilia e Iago la obbliga a darglielo per portare la gelosia di Otello alla follia. Iago lascia il fazzoletto in casa di Cassio che a sua volta lo dà alla sua amante Bianca perché ne copi il ricamo. Bianca accetta, anche se sospetta che il fazzoletto sia di un’altra amante di Cassio.
Atto quarto
Iago continua ad inculcare nella mente di Otello sentimenti di gelosia, tant’è che il Moro viene colpito da una crisi epilettica. Una volta ripreso, Iago lo costringe ad ascoltare un suo dialogo con Cassio, facendo credere ad Otello che loro due parlano di Desdemona, mentre in realtà alludono a Bianca. Otello decide così di uccidere Desdemona, pur ancora amabile, mentre Iago a sua volta gli promette di uccidere Cassio.
A questo punto arrivano alcuni dignitari da Venezia, tra cui Lodovico, con una lettera del Doge che richiama Otello a Venezia e nomina Cassio nuovo governatore di Cipro. Otello non riesce a trattenere il furore e colpire la moglie. Il Moro cerca di ottenere informazioni da Emilia che ripete la sua assoluta fiducia sull’innocenza di Desdemona.
Anche Desdemona non comprende quello che sta accadendo. Otello la invita ad andare a letto ed attenderlo. Lei va in camera sua assieme ad Emilia e, turbata da quello che potrebbe accadere, ricorda la “canzone del salice” e confessa ad Emilia la volontà di obbedire al marito qualunque sia la decisione che lui prenderà.
Atto quinto
Iago e Roderigo hanno preparato una imboscata per Cassio. Cassio ferisce Roderigo e Iago, aiutato dalle tenebre, ferisce Cassio e fugge. Entrano Lodovico e Graziano, dignitari veneziani, che sono invitati da Iago a prestare soccorso a Cassio e, con il pretesto di vendicarlo, pugnalare a morte Roderigo. Quando sopraggiunge Bianca, Iago l’accusa di essere complice nell’attacco a Cassio, evitando.
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