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La strada che abbiamo davanti

Essere giovani: identità, valori, lavoro, individualizzazione

Per studiare i giovani bisogna osservare i fattori che riguardano il domani e i processi di cambiamento legati alla successione delle generazioni. Il ricercatore deve porre uno sguardo diretto al domani per notare tutti i segnali che possano anticipare il futuro, visto che i giovani sono coloro destinati ad abitare il futuro prossimo e a connettere il presente con le dimensioni passate e future.

I giovani si affermano come classe sociale negli Stati Uniti a partire dagli anni 20 del secolo scorso. In Italia invece si parlerà di gioventù in senso sociale a partire dagli anni 60, grazie allo sviluppo economico e l'espansione della scolarizzazione. Alla fine degli anni 60 questa nuova classe sociale è pienamente inserita nella scena come protagonista e dagli anni 68 si faranno promotori del cambiamento per rinnovare la società, per renderla più equa e migliorarla.

Mannheim riconosce ai giovani la capacità di rinnovare la società mentre Inglehart riconosce i giovani come agenti di diffusione dei nuovi valori. In base a quanto ho scritto possiamo quindi affermare che l'alternarsi delle generazioni è uno dei fattori determinanti per il cambiamento dei valori all'interno di una società. Essere giovani è quindi un fatto sociale tanto quanto culturale.

Nella seconda metà degli anni 70 aumenterà la disoccupazione giovanile mentre negli anni 80 giovani si allontaneranno fino a quasi a scomparire dal campo pubblico-politico. In quest'epoca per i giovani si manifesterà il fenomeno di presentificazione del tempo, espressione utilizzata per manifestare la difficoltà e riluttanza ad avere prospettive e progetti di vita orientati al futuro.

Chi sono i giovani

La generazione dei giovani che hanno tra i 15 e i 34 anni è numericamente inferiore a quelle che le hanno precedute: questo porta a un assottigliamento della fascia di giovani e un aumento della componente adulta e anziana nella popolazione. L'invecchiamento della popolazione determina ripercussioni nei rapporti tra generazioni oltre che sull'assetto economico ed organizzativo dello Stato sociale. La popolazione italiana al 1° gennaio 2021 conta 59.236.213 residenti di cui solo il 20% è la percentuale ricoperta dai giovani tra i 15 e i 34 anni.

Differentemente dai loro nonni e dai loro genitori, i giovani d'oggi mostrano un affanno e un crescente ritardo nell'acquisizione dell'autonomia che contrassegna allo status di adulto. Il passaggio alla vita adulta quindi è caratterizzato da fenomeni di territorializzazione e posticipazione.

Nelle società premoderne il passaggio di età era regolato da un insieme di norme che ne stabiliva tempi e modalità, quindi la struttura sociale definiva l'attraversamento delle varie fasi biografiche. In epoca contemporanea invece l'attraversamento delle fasi della vita non risponde più a un sistema di regolamentazione sociale: le fasi biografiche non sono più rigidamente definite, tant'è che i confini tra le diverse età non sono più netti e facilmente distinguibili.

Infatti, nella società occidentale l'entrata nell'età adulta è sancita da una serie di transizioni che portano a una indipendenza dalla famiglia quindi da un'assunzione di autonomia e responsabilità sociale. Negli anni 60, seguendo lo schema di Modell, l’adulto si realizzava al superamento di determinate soglie come ad esempio la fine degli studi, l'ingresso nel mondo del lavoro, la costruzione di una nuova famiglia e l'acquisizione del ruolo genitoriale. In Italia negli ultimi decenni l'attraversamento all'età adulta non rispetta più la sequenza temporale. Infatti, osserviamo un fenomeno di allungamento della fase giovanile che Biggart e Walther hanno definito con il concetto di transition.

Età e generazioni

È importante saper distinguere il concetto di età da quello di generazione. L'età è una caratteristica ascritta, misurata a partire dalla nascita e non modificabile dal soggetto. Inoltre, è uno stato di transizione che permette di distinguere vari strati. Con il concetto di generazione invece ci riferiamo a un costrutto socio-antropologico, riferendoci a individui che appartengono alla stessa fascia di età e che attraverso esperienze condivise possono creare un legame, una coscienza collettiva.

Per questo definiamo le generazioni come identità sociali e culturali condivise, con alcuni tratti ascritti ed altri acquisiti che si costruiscono attraverso l'esperienza in età giovanile, di eventi storici. Per l'approccio generazionale possiamo far riferimento a due correnti di pensiero: la prima di carattere sociologico, studia le generazioni come soggetto collettivo e responsabile del mutamento sociale, ponendo l'attenzione sull'identità culturale. La seconda, di stampo professionale, studia i profili nell'ambito delle ricerche di marketing, a partire dal contributo dell’istituto Yankelovich.

Il lavoro svolto dall'Istituto ci porta a una suddivisione generazionale lineare in quattro gruppi distinti tra loro rispetto ai comportamenti, le aspirazioni e aspettative che li contraddistinguono. Ogni suddivisione si fonda sull'idea che ogni generazione è caratterizzata da una sensibilità particolare.

  • Il primo gruppo è quello dei maturi, composto da individui nati entro il 1945 e segnati in modo particolare dall'esperienza della guerra e dopoguerra. In questo gruppo gli individui hanno una marcata etica del lavoro e senso di sacrificio, con un'attenzione particolare alle tradizioni e al risparmio delle risorse.
  • Il secondo gruppo è quello dei boomers, nati negli anni del secondo dopoguerra. Per questa generazione una delle esperienze più importanti è l'avvento della scolarizzazione e della formazione universitaria insieme a movimenti di contestazione giovanile e rivendicazione dei propri diritti. Gli individui di questo gruppo risultano privi di preoccupazioni economiche e liberi di sperimentare nuovi stili di vita.
  • Il terzo gruppo è la generazione X che comprende i nati tra il 1966 e il 1980. Questa generazione è segnata dall'incertezza delle crisi economiche degli anni 70 che hanno influenzato il loro processo di costruzione identitaria, definito anche generazione invisibile proprio per la mancanza di una specifica identità sociale. Gli individui di questa categoria avranno atteggiamenti scettici e disincantati per potersi trasformare in imprenditori.
  • L'ultimo gruppo è quello della generazione dei millennials o generazione Y. Sono individui alla ricerca di gratificazioni frequenti e istantanee, fiduciosi e impegnati a raggiungere i propri obiettivi personali e professionali e considerano i titoli di studio il mezzo necessario per raggiungere le opportunità e risultati appetibili.

All'interno delle ultime ricerche, si fa riferimento a una quinta generazione, la generazione Z, che comprende i nati dal 1995 in poi, considerandoli come i veri nativi digitali e come coloro che hanno dovuto affrontare la crisi economica nel momento in cui si sono per la prima volta affacciati nel mondo del lavoro. Quest'ultima generazione è ancora un'incognita da decifrare, sicuramente anche altri due fattori caratterizzeranno la costruzione sociale di questo gruppo cioè l'immigrazione e l'invecchiamento della popolazione. Queste tre "I" (innovazione tecnologica, immigrazione e invecchiamento della popolazione) rischiano di schiacciare le nuove generazioni.

Gli orientamenti valoriali

Weber, che fa da ponte tra la filosofia e la sociologia, formula una concezione relativistica che conta sulla pluralità di valori intesi come scelte soggettive sulla base di determinate condizioni socio-culturali nella società di riferimento. Secondo la sua teoria, il concetto di valore racchiude almeno due funzioni: un aspetto normativo che si manifesta nella distinzione tra quanto è desiderato e quanto è desiderabile e un aspetto orientativo che risiede nella forza del valore di porsi come guida per l'orientamento delle scelte.

Secondo la prospettiva psicologica e secondo Cacciaguerra, per valore si intende una concezione stabile di ciò che è desiderabile per un individuo o per un gruppo. Secondo l'approccio funzionalista di Parsons lo studio dei valori ci fornisce una spiegazione su come questi possano orientare il comportamento individuale (da macro sociologico ad un livello micro).

Per la generazione Z in Italia facciamo riferimento alla teoria universale dei valori umani esposta dallo psicologo sociale Schwartz, secondo il quale i valori sono obiettivi desiderabili che motivano l'azione e criteri sulla quale si può stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Stila un decalogo di valori universali riconducibile a tutti gli esseri umani a prescindere dalla loro appartenenza culturale. I 10 valori universali sono a loro volta riconducibili a quattro sovra-dimensioni.

Individualizzazione sociale del lavoro

L'era in cui viviamo è stata definita attraverso molteplici etichette: la società dell'incertezza, società del rischio, network Society, società dell'informazione o della conoscenza, e così via. Sono dunque numerosi gli studiosi contemporanei che provano a descrivere i contenuti della società odierna, caratterizzata da insicurezza, smarrimento, precarietà, rischio. È quindi una società nella quale l’individuo ha necessità di effettuare delle scelte in condizioni di elevata incertezza nell'intento di costruire la propria carriera di vita e professionale.

Secondo Giddens, il rischio è sempre stato considerato come una modalità per affrontare il futuro, per gestirlo e condurlo, distingue tra rischio esterno, dagli elementi fissi della natura e rischio costruito riconducibile alle manipolazioni dell'essere umano sul mondo. Secondo lui i soggetti hanno iniziato a preoccuparsi meno di quello che la natura può fare loro mentre è aumentato il timore per ciò che loro stanno facendo alla natura.

Luhmann cerca di definire il rischio per poterlo distinguere dal concetto di pericolo. Entrambi i concetti si riferiscono alla possibilità che sopraggiunga un danno: se il danno arrivasse in conseguenza di un'azione consapevole intrapresa da un individuo allora parliamo di rischio mentre se il danno si riferisce a fatti esterni, quindi non dipendenti dal soggetto, si parla di pericolo. Non esiste nessun comportamento esente da rischi, a questa regola c'è il fatto di decidere o non decidere, poiché si correrebbe comunque il rischio di perdere delle occasioni che potrebbero rivelarsi importanti. È utile evidenziare per Bauman la causa di questa incertezza, riconducibile all'impossibilità per l'attore sociale di tradurre i progetti privati in cause pubbliche.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cici95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Colella Francesca.
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