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“PARADIGMA INTERPRETATIVO: <<ISLANDS IN THE

STREET>>, DI JANKOWSKI”

Le conclusioni dei due volumi evidenziano in modo chiaro la differenza

metodologica fra le ricerche. Sampson e Laub mirano a spiegare crimine e

devianza lungo tutto il ciclo di vita, formulando un modello teorico sottoposto a

controllo empirico, con attenzione a misurazioni e analisi dei dati. Jankowski,

invece, pone l’accento sul comprendere le gang, sottolineando l’importanza

di cogliere sia gli individui che le gang come organizzazioni, evidenziando un

approccio interpretativo centrato sull’immedesimazione e l’analisi qualitativa

del contesto sociale. La scelta dei termini – «spiegare» vs «comprendere» –

riflette dunque il diverso paradigma epistemologico: quantitativo e causale nel

primo caso, qualitativo e interpretativo nel secondo.

Disegno della ricerca e della raccolta dei dati

La ricerca di Jankowski costituisce un caso avanzato di osservazione

partecipante, con una struttura innovativa rispetto agli studi tradizionali. Egli

non si limita a studiare una singola gang, ma sceglie fin dall’inizio un approccio

comparativo, analizzando gang di città diverse (Los Angeles, New York e

Boston), con etnie e dimensioni differenti, per individuare somiglianze e

differenze. Nel corso di dieci anni, ha partecipato attivamente alla vita dei

gruppi, condividendone la quotidianità e correndo rischi concreti, come ferirsi

durante scontri o essere fermato dalla polizia. Per gestire il numero elevato di

gruppi (37 gang), la sua partecipazione era rigidamente pianificata, con

periodi iniziali di un mese, seguiti da visite di cinque-dieci giorni, e infine di tre-

sei giorni negli ultimi tre anni. La raccolta dei dati avveniva attraverso appunti

giornalieri e settimanali, integrati da sintesi, riflessioni e, occasionalmente,

registrazioni audio. Questo metodo gli ha permesso di combinare immersione

diretta e sistematicità analitica, mantenendo un equilibrio fra coinvolgimento

esperienziale e rigore scientifico.

Ipotesi

La ricerca di Jankowski segue un approccio induttivo, tipico del paradigma

interpretativo, senza elaborazione preliminare di ipotesi né rassegna

sistematica della letteratura: la teoria emerge dall’esperienza sul campo.

L’originalità della sua analisi consiste nell’interpretare l’adesione alla gang non

come deviazione patologica, ma come scelta razionale in un contesto

competitivo a basso reddito, dove le gang offrono un ordine sociale alternativo

e opportunità di sopravvivenza e competitività.

La riflessione di Jankowski si articola su tre livelli: l’individuo, la gang come

organizzazione, e la gang nella comunità. L’individuo è descritto come un

«carattere individualistico e ribelle», competitivo, sfiduciato verso gli altri, con

visione «darwinistica» della vita, il quale cerca nella gang un mezzo per

soddisfare i propri bisogni di status, potere e vantaggi economici. La gang è un

tipo ideale di sistema sociale quasi-privato e semi-segreto, con leadership

strutturata e legittimata, finalizzata alla sopravvivenza e al beneficio dei

membri, indipendentemente dalla legalità delle azioni. Infine, la gang deve

integrarsi nella comunità locale, assicurandosi il sostegno dei residenti e

protezione dai rivali e dalla polizia, poiché la coesione interna da sola non

garantisce la sopravvivenza a lungo termine.

Interpretazione del materiale empirico

Nei capitoli successivi del volume di Jankowski vengono affrontate otto

tematiche: cinque riguardano le dinamiche interne della gang e i rapporti con

la comunità locale, tre i rapporti con il mondo esterno (uffici pubblici, sistema

giudiziario e mass media). L’autore interpreta i dati con le categorie teoriche

Gang Involvement,

introdotte, mostrando nel primo capitolo, chi entra in una

gang e perché. Jankowski respinge le quattro spiegazioni tradizionali: famiglie

disgregate e identificazione con figure maschili; la gang come sostituto della

famiglia; espulsi dal sistema scolastico; imitazione di ragazzi più grandi. La sua

analisi mostra che l’ingresso nelle gang avviene per calcolo individuale, basato

su ciò che è meglio in quel momento, e individua sei motivazioni principali:

Incentivi materiali: entrata per guadagno più regolare, minor rischio

 rispetto all’azione individuale, mutuo soccorso tra membri, opportunità

economiche future.

Divertimento: la gang offre svago, club con bar, videogiochi, feste e

 possibilità di incontrare ragazze.

Rifugio e nascondiglio: garantisce anonimato nelle attività illegali e

 copertura dai controlli esterni.

Protezione fisica: difesa dai conflitti locali, intimidazioni e violenze.

 Luogo di resistenza: possibilità di sfuggire a un futuro privo di

 prospettive, diverso da quello dei genitori.

Impegno comunitario: partecipazione e attaccamento alla comunità

 locale, continuità storica e tradizione familiare nell’appartenenza alla

gang.

Il capitolo prosegue analizzando l’inserimento dei nuovi membri dal punto di

vista organizzativo, cioè come problema di reclutamento. Nelle conclusioni

brevi si riprendono i temi dell’individuo, della gang come organizzazione, dei

rapporti con la comunità e la società e delle politiche sociali, mantenendo uno

stile interpretativo che parte dall’azione degli individui e non dalle variabili.

L’obiettivo finale è comprendere le manifestazioni individuali senza

formalizzazioni; non vengono usate tabelle, schemi o figure. La conoscenza

prodotta differisce radicalmente dalla ricerca quantitativa precedente: non

punta a modelli causali, ma a classificazioni e tipologie basate sull’esperienza

vissuta, applicando il paradigma interpretativo.

“RICERCA QUANTITATIVA E RICERCA QUALITATIVA:

UN CONFRONTO”

Le due ricerche presentate vengono ora confrontate per mostrare come le

tecniche quantitative e qualitative rispondano concretamente ai problemi della

ricerca sociale. L’analisi si concentra non sui presupposti filosofici, ma

sull’operato pratico di ciascun approccio. A tal fine, viene introdotta la tabella

2.2, una tavola sinottica suddivisa in quattro parti – impostazione,

rilevazione, analisi, risultati – che rappresenta un approfondimento della

sezione metodologica della tabella 1.1, evidenziando differenze e somiglianze

operative tra i due approcci, con inevitabili ripetizioni di concetti già trattati.

Impostazione della ricerca

Le principali differenze fra ricerca quantitativa e qualitativa emergono nella

strutturazione delle fasi dalla domanda iniziale al volume finale. La ricerca di

Sampson e Laub mostra una geometria circolare: esposizione della teoria,

formulazione di un modello empiricamente controllabile, pianificazione della

ricerca, rilevazione dei dati, analisi, ritorno alla teoria, replicata anche nei

singoli capitoli con quadro teorico, rilevazioni empiriche, risultati e conclusioni

teoriche. Questo ordine esprime un processo razionale e lineare.

In Jankowski, la teoria e le conclusioni sono già intrecciate nel capitolo iniziale,

senza separazione netta tra teoria e dati empirici. La costruzione della teoria

emerge dai dati raccolti sul campo, senza ipotesi precostituite, illustrando un

processo induttivo.

Il rapporto fra teoria e ricerca differisce quindi nei due approcci: nella ricerca

quantitativa è deduttivo, sequenziale e finalizzato alla giustificazione della

teoria tramite dati; nella ricerca qualitativa è aperto e interattivo, con

elaborazione teorica e raccolta dati intrecciate, e minore importanza attribuita

alla letteratura pregressa.

Diverso è anche l’uso dei concetti: nella ricerca quantitativa i concetti vengono

definiti e operativizzati a priori (es. disgregazione familiare con valori 1 o 0),

rischiando riduzione e reificazione; nella ricerca qualitativa i concetti sono

orientativi (sensitizing concepts), guidano l’osservazione e si raffinano insieme

ai dati, adattandosi alla specificità della realtà empirica.

Il rapporto del ricercatore con l’ambiente studiato mostra ulteriori differenze. La

ricerca quantitativa tollera la manipolazione e la reattività dell’oggetto (es.

esperimento), mentre la qualitativa adotta un approccio naturalistico, evitando

interferenze e privilegiando l’osservazione partecipante.

Anche il rapporto con i singoli soggetti varia: nella quantitativa il ricercatore

mantiene distanza, osserva dall’esterno e seleziona ciò che ritiene importante;

nella qualitativa il ricercatore si immerge nella vita dei soggetti, sviluppa

immedesimazione empatica e partecipa alle loro attività, come dimostra

Jankowski.

Ne consegue una radicale differenza nel ruolo del soggetto studiato: nella

quantitativa è passivo e oggettualizzato; nella qualitativa è attivo e

compartecipante, con interazione diretta e creativa nel processo di ricerca.

CONFRONTO FRA RICERCA QUANTITATIVA E RICERCA QUALITATIVA

Rilevazione

Una differenza centrale fra ricerca quantitativa e qualitativa riguarda il disegno

della ricerca, cioè le scelte operative su dove, come e quando raccogliere i dati,

e sugli strumenti da usare, sui soggetti da studiare e sulle organizzazioni

coinvolte. Nella ricerca quantitativa il disegno è rigidamente strutturato e

definito a priori, come nel caso di Sampson e Laub, dove il campione di 500

autori di reato e 500 non autori rimane fisso per tutta la rilevazione. Nella

ricerca qualitativa, come in quella di Jankowski, il disegno è aperto,

destrutturato e modellato nel corso della rilevazione, con libertà di scegliere

soggetti, durata e strumenti secondo le esigenze emergenti.

Da questo derivano altre differenze:

Rappresentatività dei soggetti studiati: nella ricerca quantitativa il

 ricercatore mira alla generalizzabilità tramite campioni statisticamente

rappresentativi; nella qualitativa la priorità è la comprensione, anche a

costo di concentrarsi su situazioni atipiche, scegliendo i casi per interesse

teorico o sociologico, come nell’esempio di David Kertzer a Bologna.

Uniformità dello strumento di rilevazione: nella quantitativa tutti i

 soggetti ricevono lo stesso trattamento, con strumenti standardizzati

(questionario, scheda di codifica), per ottenere dati confrontabili; nella

qualitativa le informazioni raccolte variano fra i casi, con diverso livello di

approfondimento secondo la convenienza del ricercatore.

Natura dei dati: nella ricerca quantitativa essi sono affidabili, precisi,

 oggettivi e standardizzati (hard), garantendo confrontabilità fra soggetti e

ricercatori. Nella ricerca qualitativa i dati sono orientati alla r

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Delfyfefe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e metodologia della ricerca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Bevilacqua Emiliano.
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