Capitolo 1: Famiglia: relazione o configurazione?
Introduzione
Comprendere la famiglia oggi è molto avvertita, in quanto la globalizzazione mette in evidenza l'eterogeneità dei modelli culturali e la variabilità delle forme familiari. Tale peculiarità emerge per due ordini di motivi:
- Differenziazione crescente delle dimensioni costituenti la famiglia (rapporti tra generi e generazioni)
- Aumento di complessità degli intrecci relazionali sottesi
Negli ultimi anni fra i maggiori studiosi di sociologia, con differenti sottolineature, hanno posto l'accento sul fatto che l'individuo, indebolendosi o venendo meno un sistema di valori condivisi cui far riferimento per costruire un proprio percorso di vita, debba fare leva su se stesso, anche i legami familiari perdono il riferimento della tradizione e le forme assunte trovano una giustificazione solo in ragioni aventi una radice puramente individuale secondo cui la realizzazione di sé diventa l'obiettivo primario per l'individuo e i legami che esso instaura risultano strumentali. Da ciò deriva un indebolimento dei legami familiari. Questo modello culturale è la cosiddetta individualizzazione.
Un numero sempre maggiore di studiosi si è dimostrato scettico nei confronti di tale modello culturale quale criterio interpretativo e la necessità di un cambiamento di prospettiva è parsa giustificata dalla persistenza della famiglia e del matrimonio.
Alcuni sociologici della famiglia contemporanei fanno leva sul concetto di relazionalità e sviluppano un approccio teorico in antitesi alla tesi dominante dell'individualizzazione. A partire da tale comune intento si distinguono due filoni di approccio: quelli relazionali e gli altri relazionistici.
L'approccio relazionale
Da un punto di vista sociologico, lo sviluppo e le dinamiche della famiglia possono essere ben compresi con riferimento alle teorie sulla morfogenesi sociale. Esse ci consentono di comprendere i processi di differenziazione attivi nelle società contemporanee. L'ipotesi dell'approccio relazionale (Donati 2006) è che esista un genoma familiare ossia un pattern strutturale latente presente fin dall'origine della storia e della civiltà umana praticamente in tutte le culture del passato. Tale pattern strutturale consiste di una duplice relazione avente caratteristiche uniche in quanto, mettendo in relazione i due generi maschile e femminile, genera legami verticali tra le generazioni e intreccia le stirpi genealogiche.
Il pattern familiare resta il medesimo ma nascono stili di vita differenti che presentano un grado più o meno elevato di analogia con tale pattern. La famiglia può essere riconosciuta intendendola come relazione sociale non sostituibile né confrontabile con altro, di piena reciprocità tra i sessi e le generazioni.
Donati presenta una definizione e sostiene che: la struttura latente che conferisce identità sociale alla famiglia, cioè che fa emergere quella relazione sociale specifica, sui generis, che chiamiamo relazione familiare in senso proprio, consiste nell'intreccio combinato di 4 elementi legati tra loro: dono, reciprocità, generatività, sessualità. La relazione familiare così intesa è una categoria prima dell'essere e del pensiero.
L'etimologia stessa della parola relazione conduce a far risaltare un duplice ordine di significati:
- Religo cioè il legame tra, che rimanda ad un legame in senso stretto tra due o più soggetti, alla connessione, alla struttura, all'intersoggettività e all'interazione. Questo legame può assumere una duplice connotazione: come vincolo e come risorsa.
- Refero cioè riferimento a, sta ad indicare che tale legame non è mai nel vuoto e nel presente assoluto ma porta con sé un quadro di riferimenti simbolici condivisi e una memoria immettendo il legame nella storia.
Nella relazione familiare c'è un aspetto strutturale e aspettative reciproche che derivano dal legame e c'è uno scambio tra soggetti (religo) e c'è qualcosa che va oltre poiché i soggetti sono latori cioè portatori di qualcosa, identificato in un patrimonio culturale. La relazione familiare non può essere ridotta al solo refero o al solo religo e non coincide con la somma delle proprietà degli individui che la costituiscono; in sostanza, laddove nasce un legame, subito si modifica anche la storia e si produce un'eccedenza che diventa visibile solo se si prendono in considerazione sia gli individui sia la relazione stessa.
Diventa opportuno quindi osservare la relazione familiare come lo spazio delimitato da 3 dimensioni o semantiche che sono:
- Referenziale
- Strutturale
- Generativa: è il proprium del familiare che consente di misurare la profondità della relazione e la sua capacità di generare qualcosa di nuovo.
Le prime due dimensioni rischiano di appiattire la famiglia stessa. Appare molto efficace l'espressione "grammatica generativa della famiglia" a denotare una specificità della relazione familiare in cui convergono pro-venire, con-venire, ad-venire, passato, presente e futuro.
La sociologia è interessata a tutti gli aspetti che hanno a che fare con il sociale. La sociologia studia le relazioni tra i membri della famiglia e tra la famiglia e gli altri soggetti del sociale. Il metodo che utilizza è empirico, quindi che combina una dimensione di confronto di ciò che succede e questi dati vengono interpretati, i dati vanno sempre contestualizzati. La sociologia usa strumenti che sono basati sulla narrazione o sull'osservazione (è il ricercatore che si pone a osservare la realtà e raccoglie una serie di informazioni che ritiene importanti per la sua ricerca).
La famiglia è una relazione sociale sui generis (cioè con caratteristiche proprie), la famiglia non è mai una somma di individui, si parla di relazioni (si dà un senso):
- Le relazioni orizzontali sono relative a tutti i membri della famiglia, ad oggi le relazioni all'interno della famiglia sono molto paritetiche, hanno un potere molto simile i membri della famiglia
- Si ha la dimensione verticale sia di tipo sincronico (spazio di autorità che gli adulti esercitano all'interno della famiglia, piccola gerarchia) sia di tipo diacronico (dimensione legata a chi ci ha preceduto e chi ci seguirà, c'è un susseguirsi di vicende che animano le vicende familiari che vanno a costruire la memoria e storia della famiglia, la capacità di tornare a chi ci ha preceduto e questo viene spesso all'interno dei singoli, come fotografie, oggetti che diventano un simbolo del fatto che c'è stato qualcuno prima e ci sarà qualcuno dopo).
La famiglia consiste nell'intreccio di 4 elementi legati fra loro: dono (mezzo), reciprocità (norme), generatività (obiettivi) e sessualità (valori di base) come amore coniugale. I primi 2 fanno riferimento alle regole dello scambio, le relazioni familiari sono libere, il dono è un'azione libera che viene messa in atto senza pretendere alcuna ricompensa, è alla base di questo dono e del rischio che mi assumo con un dono che nasce l'esperienza sociale degli uomini (l'emblema è il dono della vita). Chi riceve il dono si trova nella condizione di ricambiare, dare-ricevere-ricambiare; il ricevere non è scontato perché se io non desidero avere un debito con te io questo dono o non lo accetto oppure ricambio subito; la dinamica del dono è sociale, ma che deve planare su una libertà, qualche volta si bruciano le tappe. Se invece la relazione è solida e tranquilla (parentale, amicale) io non ho nessuna necessità di ricambiare subito, anzi il fatto di avere un debito aperto è un elemento che ci tiene legati, se il dono per eccellenza è il dono della vita ciascuno di noi ha un debito aperto nei confronti dei nostri genitori, debito che non può essere risolto se non generando a propria volta e curando i propri genitori nel futuro. Vivere in una condizione di debito è da imparare e non bisogna avere la convinzione di liberarsi, bisogna a impararne a convivere in modo pacato, questo è l'archetipo/modello di ciò che sta in fondo alle relazioni familiari. Ci possono essere doni avvelenati, fatti per farti dipendente da me, questo può succedere anche nelle relazioni tra una mamma e suo figlio. La reciprocità è la dimensione più orizzontale, quella che costruisce la vita quotidiana di una famiglia e di quelle micro-reti di appartenenza di cui ciascuno di noi fa parte. Il valore di ciò che si scambia non è importante, ma l'atto dello scambiare. Noi appena siamo in un ambiente sociale ricostruiamo delle dinamiche di tipo familiare (es. reciprocità per la festa io porto la torta e te da bere), tanto più abbiamo sperimentato dentro la famiglia tanto più diventa facile. La generatività ha 2 valenze nella famiglia: una in senso proprio, la procreazione, ad oggi si ha una delegittimazione di questo elemento tipico della famiglia. Al termine generatività diamo un significato propriamente umano, l'essere umano ha bisogno per un termine prolungato della presenza dei genitori, è l'unico essere che per poter accettare sé stesso ha bisogno del rapporto con l'altro. La generatività della famiglia non è solo quella riproduttiva, ma è anche la capacità di esportare fuori dalla famiglia il codice familiare (dono, scambievolezza, solidarietà).
Si fa riferimento allo schema AGIL attraverso queste 4 dimensioni collegate strettamente tra di loro. La famiglia è una relazione sociale basica, è un gruppo quando le relazioni sono viste sotto un livello intersoggettivo mentre sono istituzioni quando fanno riferimento alla struttura. Quando si parla di famiglia come gruppo si può includere i soggetti che vanno oltre alla famiglia nucleare. Queste due dimensioni possono coincidere o differenziarsi, o addirittura si possono avere famiglie solo organizzate sotto un sistema relazione. Che cosa interessa di queste dimensioni? La dimensione del religo (legame) fa riferimento ad un sistema di aspettative reciproche e legami creati nella comunicazione, es. madre-figlio, lui si sente in dovere di prendere un bel voto per farla felice, un sistema di aspettative che si sono costruiti assieme, sono elementi significativi nella nostra vita, anche invisibili; sul versante istituzionale non c'è scritto che il figlio deve prendere un bel voto per far felice alla mamma, ma c'è scritto che lei deve adoperarsi secondo gli orientamenti e i desideri dei propri figli, cioè il sistema societario si esplicita nei confronti di questa famiglia secondo un sistema di diritti e doveri, alcuni codificati in leggi altri sono aspettative sociali (es. insegnanti delle scuole medie si aspettano che i genitori vadano al ricevimento). La dimensione culturale ha a che fare con la famiglia come istituzione, ci sono questioni che pongono differenze nei diversi contesti sub-culturali (locali, ricchi, poveri, appartenenze religiose, media), la famiglia istituzionale è condizionata dalla cultura di cui fa parte. Anche dal punto di vista delle relazioni intersoggettive questo senso empatico, orientato ai simboli, funziona; siamo in una società in cui le persone tendono a fare famiglia con soggetti molto simili a loro, la capacità di cambiare posizione sociale non è molto incidente, gli sconfinamenti sono molto rischiosi, uno dei molti è quello delle coppie miste che scelgono come compagno un soggetto di un'altra cultura, queste relazioni sono molto a rischio; questo perché vanno a toccare simboli che fanno parte non di una generazione, ma di una storia, il mondo con cui deve dialogare non è solo la persona che si ha di fronte, ma la storia.
Ciascuno all'interno della famiglia occupa un ruolo (combinazione di quel che penso io e di quello che la società mi chiede), le relazioni danno vita a ruoli, ciascuno dei quali implica una responsabilità di cura. Nella famiglia ci si prende cura gli uni degli altri. Queste cure (farsi carico) sono differenti a seconda dei ruoli giocati:
- Nel ruolo coniugale (marito-moglie) ci si fa carico reciprocamente del fatto che l'altro è profondamente diverso da me, perché è un altro e quindi non è completamente sovrapponibile e questo è un compito importante, accompagna tutta la vita di una coppia ed è forse la questione più complicata.
- Nel ruolo genitoriale (genitore-figlio) la cura fondamentale è quella del dialogo, ciò che fa l'uomo per eccellenza, il dialogo è importante perché il figlio possa crescere libero e diverso dal genitore, è una sfida, ma questa cura del dialogo ha una contropartita che è la possibilità della riconoscenza, cioè di questo figlio diventato adulto che vede un uomo e una donna che sono degni di riconoscenza, la cura della riconoscenza di può esplicitare in forme di accudimento e cura
- Nel ruolo filiale (figlio adulto-genitore anziano) si ha la cura della riconoscenza
Approcci relazionistici
L'approccio relazionale si fonda su una vera e propria metafisica relazionale e quindi su un'ontologia delle relazioni. Gli approcci allo studio della famiglia che fanno riferimento alla categoria della relazione partono dal dato di fatto che le relazioni ci sono, sono sperimentabili e osservabili ed è osservabile anche il loro impatto sulle esistenze individuali che risultano quindi tutt'altro che individualizzate, bensì fortemente embedded nelle relazioni.
Sotto l'etichetta relazionismo possono in realtà essere accomunate differenti posizioni di cui il comune tentativo è quello di superare un assetto definitorio per approdare ad un approccio più comprensivo, che tematizza i legami familiari come relazioni estese, molteplici e dinamiche. Alcuni studiosi hanno indagato i processi attraverso i quali le famiglie si formano in diverse costellazioni e attraverso diverse transizioni.
La prospettiva configurazionale di E. Widmer
Il concetto di configurazione
La prospettiva relazionale studia la varietà delle esperienze familiari attraverso la metodologia del social network. Il concetto di configurazione risale ai lavori di Moreno sulla sociometria ed il sociodramma e si riferisce ad un aggregato di individui di qualunque tipo, dai più ristretti networks personali all'umanità di genere. Il family network method consente di studiare le famiglie rispetto alle interdipendenze emotive e cognitive allo scopo di ricostruire le relazioni a livello cognitivo, siano esse positive o negative, in atto o latenti.
Il concetto di configurazione è attribuibile a Moreno che si riferisce ad un aggregato di individui di qualunque tipo. L'idea di configurazione si avvicina a quella di Gestalt poiché una configurazione di famiglia non è esattamente uguale alla somma delle sue diadi bensì ogni diade o individuo, appartenente ad una configurazione, è influenzata dalla forma della configurazione stessa e allo stesso tempo partecipa alla conformazione della configurazione a cui essi appartengono.
In tale prospettiva i legami seguono regole informali e non sono quindi organizzati in modo casuale. Le regole informali sono la reciprocità degli scambi e la transitività. Le persone entrano a far parte di una configurazione perché attirate da qualcosa e si viene così a creare un legame di interdipendenza. Le configurazioni si costituiscono su qualcosa di condiviso e le identità delle persone appartenenti dipendono dalla sua struttura.
Elias ha applicato il concetto di configurazione allo studio della costruzione dell'identità e della comunità. Egli con il termine configurazione intende reti di individui interdipendenti caratterizzate da cooperazione, potere e conflitto in cui le persone possono cooperare oppure competere e dove questa competizione può determinare conflitti che necessitano di essere gestiti. Le configurazioni sono strettamente connesse con la dimensione psicologica delle persone.
Secondo Widmer la formazione della famiglia è dettata da processi definiti assembling processes. Il termine assemblaggio pone l'accento sulle transizioni e azioni che riuniscono e mettono insieme coloro che in un certo momento appartengono ad una certa famiglia. Tale modo di vedere la formazione della famiglia consente un ampliamento della nozione stessa di appartenenza familiare ed una nuova elaborazione dei confini esistenti tra famiglia e parentela, famiglia di origine ed elettiva e famiglia pre e post divorzio. L'autore concettualizza le famiglie come configurazioni, vale a dire come reti di individui interdipendenti caratterizzate da cooperazione, potere e conflitto, sostenendo che tale visione consente una migliore comprensione delle complesse forme familiari proprie della tarda modernità.
Approccio configurazionale: assunti teorici e applicazioni empiriche
Nello studio delle famiglie si indagano le diadi coniugali in quanto inserite in un contesto relazionale più esteso. Tale prospettiva si basa su 4 assunti fondamentali:
- Le famiglie non sono definite solamente da criteri istituzionali come matrimonio o convivenza ma si considerano come punto di partenza i rapporti attualizzati.
- Occorre andare oltre le diadi per considerare la più ampia rete di relazioni entro cui queste si inseriscono poiché il funzionamento della diade è influenzato dall'intero contesto relazionale in cui questa si situa.
- Studiare gli individui e i gruppi significa considerare sempre un duplice aspetto: da un lato la comprensione delle scelte e delle azioni richiede un'analisi delle interdipendenze familiari; dall'altro la comprensione di tali interdipendenze può avvenire solo alla luce delle scelte che i soggetti fanno rispetto ai famigliari.
- L'approccio configurazionale considera quindi sia le dimensioni strutturali delle relazioni che le dimensioni di scambio.
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