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Le rappresentazioni sociali

Serge Moscovici

Capitolo 1 - Il pensiero come ambiente

Pensiero primitivo, scienza e comprensione quotidiana

Pensiero primitivo: Credenze su cui si basa il —> crede nel potere illimitato della mente di dar forma alla realtà; il pensiero agisce sulla realtà; l’oggetto emerge come una replica del pensiero.

Pensiero scientifico: Credenze su cui si basa il —> crede nel potere illimitato degli oggetti di dar forma al pensiero; concepisce l’oggetto come reazione alla realtà, il pensiero è replica dell’oggetto.

Pensiero primitivo: i desideri possono diventare realtà.

Pensiero scientifico: il pensare consiste nel trasformare la realtà nei nostri desideri stessa causa.

Due atteggiamenti che posso avere una —> la paura istintiva dell’uomo per le forze che non può controllare. Differenza —> la mente primitiva teme le forze della natura, la mente scientifica teme il potere del pensiero. Ciascun tipo di pensiero rappresenta l’aspetto reale del rapporto tra il nostro mondo interno e quello esterno.

Psicologia sociale: manifestazione del pensiero scientifico; quando studia il sistema cognitivo postula che:

  • L’individuo normale reagisce agli eventi, fenomeni e persone come reagiscono gli scienziati o gli statistici.
  • La comprensione consiste nell’elaborazione delle informazioni.

Noi percepiamo il mondo quale esso è, e tutte le nostre percezioni, idee e attribuzioni sono risposte a stimoli provenienti dall’ambiente fisico. Ciò che ci distingue è il bisogno di valutare persone, animali e oggetti per capire interamente la realtà. Esistono le: tendenze cognitive, distorsioni soggettive e tendenze affettive; ma sono precisamente tendenze e distorsioni in rapporto ad un modello, a regole che costituiscono la norma.

Alcuni fatti comuni contraddicono questi postulati:

  • Non siamo consapevoli delle cose più ovvie; non vediamo ciò che ci sta davanti —> invisibilità dovuta ad una frammentazione preesistente della realtà, ad una classificazione delle persone e delle cose della realtà.
  • Spesso fatti che davamo per scontati si sono rivelati tutto d’un tratto essere pure illusioni. Distinguiamo l’apparenza dalla realtà delle cose, perché siamo in grado di passare dall’apparenza alla realtà per mezzo di una nozione o un’immagine.
  • Le nostre reazioni agli eventi, le risposte agli stimoli sono rapportate ad una certa definizione, comune a tutti i membri della comunità cui apparteniamo. Per quanto riguarda la realtà, queste rappresentazioni sono tutto ciò di cui disponiamo, sono ciò cui sono adattati il nostro sistema percettivo e cognitivo.

Noi sperimentiamo e percepiamo solo un mondo in cui troviamo ad un estremo, cose fatte dall’uomo che rappresentano altre cose fatte dall’uomo e dall’altro estremo, surrogati di stimoli di cui non vedremo mai l’originale. Abbiamo bisogno di un qualche tipo di segno che ci aiuti a distinguere una rappresentazione da un’altra; che ci dica questa è rappresentazione o questa non è rappresentazione.

In quanto individui qualunque tendiamo a considerare e analizzare il mondo in modi molto simili, dato che il mondo con cui abbiamo a che fare è sociale non ci arrivano mai informazioni che non siano state disporre da rappresentazioni ‘sovraimposte’. Quando contempliamo persone, oggetti, la nostra predisposizione genetica e culturale, le immagini e le abitudini apprese si combinano tra loro per renderli così come li vediamo. Essi costituiscono solo uno degli elementi in una reazione a catena di percezioni, opinioni, nozioni.

La natura convenzionale e prescrittiva delle rappresentazioni

Qual è il modo migliore per descrivere come le rappresentazioni intervengono nell’attività cognitiva e in che misura ne sono dipendenti o si può dire che la determinano?

Le rappresentazioni hanno due ruoli:

  1. Convenzionalizzano gli oggetti, le persone e gli eventi, fornendo loro una forma precisa, assegnandoli ad una data categoria e definendoli in maniera graduale quale modello di un certo tipo, distinto e condiviso da un gruppo di persone. Convenzioni che ci permettono di sapere che cosa sta per cosa. Ciascuna esperienza bada ad aggiungersi ad una realtà predeterminata dalle convenzioni che ne stabiliscono chiaramente le frontiere, differenziano i messaggi significativi da quelli che non lo sono e mettono in rapporto ciascuna parte con il tutto, e assegnano ciascun individuo ad una categoria distinta. Nessuna mente è libera dagli effetti del condizionamento precedente. Pensiamo per mezzo di una lingua, organizziamo i nostri pensieri in base ad un sistema che è condizionato dalla cultura e dalle nostre rappresentazioni, vediamo solo quello che le convenzioni ci permettono di vedere, senza essere consapevoli di tali convenzioni. Siamo in grado di divenire consapevoli degli aspetti convenzionali della realtà. La strategia migliore è quella di scoprire e rendere esplicita una certa rappresentazione; di riconoscere che per noi le rappresentazioni costituiscono una specie di realtà. La nostra è una realtà in cui bisogna indicare ‘questo è uno stimolo’ e non semplicemente un suono o un colore e ‘questo è un soggetto’ e non uno studente. Dobbiamo tenere conto della formazione della teoria, portare in scena ciò che sta dietro le quinte.
  2. Prescrittive: Si impongono a noi con forza, che è la combinazione di una struttura che è presente addirittura prima che noi cominciamo a pensare e di una tradizione che stabilisce cosa dobbiamo pensare. Rappresentazioni, condivise da molti, entrano nella mente di ciascuno di noi e la influenzano; non sono pensate da noi ma ri-pensate. Il nostro modo di pensare dipende da tali rappresentazioni. Ci sono imposte, trasmesse e sono il prodotto di un’intera sequenza di elaborazioni e cambiamenti che occorrono nel corso del tempo e costituiscono il risultato ottenuto nel corso di parecchie generazioni. Tutti i sistemi di classificazione implicano un legame con sistemi e immagini precedenti, una stratificazione nella memoria e una riproduzione nel linguaggio. Il potere e la chiarezza delle rappresentazioni deriva dal successo con cui queste controllano la realtà di oggi attraverso quella di ieri e dalla continuità che questo presuppone. Possiamo affermare che queste rappresentazioni sono entità sociali, dotate di vita propria, che comunicano tra loro, si oppongono l’una all’altra e cambiano in armonia con il corso della vita; che svaniscono solo per apparire sotto nuove vesti. Se si verificasse un cambiamento nella loro gerarchia o una certa idea-immagine venisse minacciata di estinzione il nostro intero universo ne sarebbe turbato. Le creature del pensiero rappresentazioni finiscono per costruire un ambiente reale.

L'era della rappresentazione

Qualunque interazione umana presuppone tali rappresentazioni —> questo è ciò che la caratterizza. L’informazione che riceviamo da un incontro è sotto il controllo di chi ce la dà e non ha altro significato per noi di quello che è assegnato ad essa dalle rappresentazioni. Ciò che è importante è la ‘natura del cambiamento’ in base a cui le rappresentazioni sociali diventano capaci di influenzare il comportamento dell’individuo che fa parte di una comunità. Di conseguenza le rappresentazioni ci appaiono come oggetti materiali nella misura in cui sono il prodotto delle nostre azioni e comunicazioni. Di fatto esse sono il risultato di un’attività professionale. Le rappresentazioni non sono create da individui isolati, una volta create hanno vita propria: danno vita a nuove rappresentazioni e le vecchie scompaiono. Per poter spiegare una rappresentazione bisogna prima spiegare quelle da cui ha avuto origine. Per Moscovici il compito principale della psicologia sociale è studiare tali rappresentazioni, le loro proprietà, origini ed impatto.

Capitolo 2 - Il comportamento e lo studio delle rappresentazioni sociali

Studio delle rappresentazioni sociali —> prende in considerazione l’uomo per quanto egli tenta di conoscere e comprendere le cose che lo circondano e si sforza di risolvere gli enigmi banali; enigmi che lo occupano e lo preoccupano fin dalla culla. Per lui pensieri e parole sono reali.

Quando studiamo le rappresentazioni sociali studiamo l’uomo che pone domande e aspetta risposte e pensa; studiamo un uomo il cui scopo non è agire ma comprendere.

Società pensante, cosa è? Questo è il nostro problema, è ciò che vogliamo comprendere studiando:

  • Le circostanze in cui i gruppi comunicano, prendono decisioni e cercano di rivelare o nascondere qualcosa.
  • Le loro imprese e le loro credenze.

Comprendere è la più comune delle facoltà umana, e questa facoltà deriva dalla comunicazione sociale. Chiedendoci ‘‘che cos’è una società pensante’’ rifiuto a priori la concezione che prevale.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher appuntialice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lalli Pina.
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