Cos'è la sociologia?
La sociologia è un modo di studiare gli esseri umani, di scoprire perché si comportano in una certa maniera, si riuniscono in gruppi, si combattono nelle guerre, pregano, si sposano, votano. La sociologia è lo studio della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali.
Rivoluzioni e sviluppo della sociologia
Rivoluzione scientifica
Con la rivoluzione scientifica diventa possibile studiare il comportamento sociale e relazionale.
Rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale ha rivoluzionato i prodotti di massa, migliorato le infrastrutture dei trasporti, e migliorato i mezzi di comunicazione rendendo il mondo molto più ampio. Le persone conoscono altri mondi e quindi sorge un conflitto sociale. Nascita della manifattura capitalistica con tre soggetti: capitalisti, proprietari terrieri e lavoratori. La domanda che nasceva era come questi gruppi di persone così diverse tra loro potessero andare d'accordo e la risposta era l'interesse dello scambio per le proprie esigenze. Nasce l'idea che si teneva equilibrio senza essere nell'interesse delle persone.
Rivoluzione francese
Con la rivoluzione francese si è contribuito alla nascita della sociologia, la chiesa aveva un controllo molto importante rispetto allo Stato, portava controllo sociale e ordine ma la rivoluzione francese ha distrutto tutto questo e cambiato l'ordine sociale. La domanda "perché stiamo insieme?" diventa più importante e non poteva più essere scontata.
Classificazione dei fatti
- Biologici, come la respirazione, la nutrizione, il sonno.
- Psicologici, come la percezione, le motivazioni, le emozioni.
- Sociologici, relativi ai rapporti sociali e alla società in genere.
Diverse prospettive psicologiche
- Demografica. La prospettiva demografica studia le popolazioni, in particolare le nascite, le morti, i matrimoni, le migrazioni e altri fenomeni riguardanti le popolazioni.
- Psicosociale. La prospettiva psicologica psicosociale cerca di capire quale significato le persone attribuiscono ai fatti, si lavora molto sulle aspettative che hanno le persone, magari anche attraverso un questionario.
- Strutture collettive. La prospettiva psicologica delle strutture collettive studia cosa stimola il comportamento dei gruppi, di un movimento, di un'organizzazione.
- Relazioni. La prospettiva psicologica delle relazioni comprende il ruolo che riveste una determinata persona.
- Culturale. La prospettiva psicologica culturale si basa sui valori e le norme, serve a capire se il comportamento è legato all'età delle persone.
I metodi di ricerca
La ricerca prende spesso le mosse da un’idea sulla causa di un evento o di un comportamento. Un enunciato che suggerisce una correlazione tra due fenomeni si chiama ipotesi, essa va formulata in modo tale da poterne provare la verità o la falsità. Le ipotesi sono radicate in una teoria. I metodi della ricerca sociologica sono regole e procedure attraverso cui ipotesi e teorie possono essere convalidate o rigettate.
Metodi
- Indagine campionaria, tante domande alle quali rispondere.
- Etnografia, collocarsi presso il luogo da studiare.
- Ricerca storica, si prende un oggetto di ricerca e si ricercano materiali storici come lettere, diari, liste, stampe.
- Sperimentale, comprende esperimenti svolti in ambiente controllato, le variabili reazioni che possono risultare sono infinite, le influenze esterne non devono intervenire nell’esperimento. Aiuta a capire la reazione dei confronti dell’autorità in camice.
Microsociologia e macrosociologia
La microsociologia si occupa delle interazioni quotidiane tra individui mentre la macrosociologia si occupa delle strutture che sorreggono intere società. Nella microsociologia abbiamo l'interazionismo simbolico come l'importanza dei segni, degli oggetti, dei gesti, l'idea che le persone interagiscono con i simboli che condividono. All'interno dell'interazionismo simbolico abbiamo il modello drammaturgico per cui viviamo la vita come in un teatro in cui recitiamo sul palco e poi nel retroscena togliamo la maschera, mostriamo chi siamo e possiamo riflettere. Le persone nel teatro cercano di capire come reagisce il pubblico e studiano come poter farlo reagire nel modo desiderato. L'etnomenologia è una ricerca che cerca sempre di mettere in crisi la situazione, quello che le persone danno per scontato. Le regole sociali le diamo per scontate. Le teorie della scelta razionale comprendono la scelta dello scambio, vedono le persone come esseri razionali che agiscono sempre secondo una riflessione basata sui rapporti costi-benefici. Si basano sempre sul vantaggio di quello che ottengono nel fare quella cosa, come se si basassero su pochi parametri. Nella macrosociologia il funzionalismo vede la società come un insieme che sta in equilibrio, tutti sono necessari. Si ha una visione statica. Ogni parte svolge una funzione, se c'è una disfunzione il sistema riesce a risolverla. Ognuno dipende dall'altro, possono cambiare gli individui all'interno dei gruppi ma i gruppi rimangono. Ogni volta che c'è una devianza si attiva un meccanismo, grazie a sistemi che si basano sul riportare tutto all'ordine, di equilibrio. La teoria del conflitto si basa sul conflitto tra i gruppi che hanno diverse caratteristiche, sono in continuo conflitto sulla visione del mondo e ognuno vuole che la sua visione domini sulle altre. Questi individui non accettano le visioni altrui. C'è un superamento continuo sociale.
Gli elementi della società: la cultura
La cultura è un insieme di valori, definizioni della realtà e codici di comportamento condivisi da persone che hanno in comune uno specifico modo di vita. L'acquisizione della cultura è una questione di apprendimento. La cultura è ciò che conferisce forma ordinata alla vita umana. Le abitudini si apprendono soprattutto stando in mezzo alla gente. La cultura viene insegnata, elaborata e deve essere riprodotta continuamente. Geertz definisce la cultura come un insieme di meccanismi di controllo per governare il comportamento. Senza cultura gli esseri umani sarebbero completamente disorientati.
Bambini selvaggi
I bambini selvaggi sono bambini abbandonati e cresciuti privi di ogni contatto umano. Il naturalista Linnaeus concluse che essi facevano parte di una specie separata da quella umana, Homo ferus. Freud ha esplorato il conflitto tra la cultura e il lato istintivo della natura umana. La cultura spesso reprime le pulsioni, in particolare quelle sessuali e aggressive. Definisce tempi, luoghi e mezzi accettabili per la soddisfazione dei bisogni umani. La cultura, ad esempio, non vieta in toto l'attività sessuale, bensì la delimita. Diversi studiosi hanno studiato il caso di Homo ferus che ponevano domande: come è possibile che un bambino sopravviva? Cosa distingue allora gli umani dagli animali? L'uomo, in grado di vivere in natura, è un essere buono, un essere gentile. Si è pensato che fosse la cultura a creare conflitti. Serve essere socializzati alla cultura fin da piccoli.
Cultura e apprendimento vs programmazione genetica
La violenza è una cosa innata nelle persone. Sono stati fatti studi anche sull'espressione del viso per capire se potessero caratterizzare una persona violenta. Gli animali hanno un comportamento geneticamente circoscritto e nascono adatti a vivere in quel contesto, l'uomo è un essere manchevole ossia la cultura va a riempire quella mancanza che serve per sopravvivere. I bambini devono fare una preparazione alla vita perché non nascono già predisposti alla natura. La cultura è un insieme di meccanismi di controllo. La cultura è quel meccanismo che limita le possibilità dell’uomo. Dà un insieme di regole da seguire che funzionano come una mappa che ti permette di muoverti nel territorio che hai di fronte. Freud ha discusso il conflitto tra natura e civiltà. In questo conflitto la natura è la natura istintuale ossia aggressiva e sessuale e la cultura è una forma di controllo. La cultura veicola le pulsioni aggressive e sessuali, ossia le fa passare per canali accettati. Possono essere soddisfatte. Freud parla di un sistema di controllo.
Valore, valori (Sciolla)
Nel linguaggio comune il termine valore è usato in due sensi diversi. Secondo un primo uso è un valore qualunque cosa che sia ritenuta importante, che, quindi, si desidera ottenere se ancora non la si possiede o si teme di perdere se è già nostra. Da questo punto di vista qualunque oggetto può essere o divenire un valore. Vi è anche un secondo uso comune del termine: i valori (al plurale) indicano gli ideali a cui gli esseri umani aspirano e a cui si riferiscono quando devono formulare dei giudizi. Il valore non indica l’oggetto dell’interesse, ma il criterio della valutazione, ossia il principio generale in base al quale approviamo o disapproviamo un certo modo di agire, di pensare o anche di sentire. Il concetto di valore si distingue quindi da quello di preferenza; mentre la preferenza indica ciò che è desiderato, il valore indica ciò che è desiderabile; mentre la preferenza dice ciò che vogliamo, il valore dice ciò che dovremmo volere. Esso ha una dimensione normativa. Kluckhohn riconosce tre dimensioni fondamentali dei valori:
- Dimensione affettiva; il desiderabile.
- Dimensione cognitiva; concezione.
- Dimensione selettiva; selezione.
George Murdock e gli universali culturali
Basta un brevissimo contatto con più di una cultura per rendersi conto che le differenze culturali possono essere infinite. È molto più difficile trovare tratti comuni a tutte le culture, ossia universali culturali. Secondo Murdock esistono delle funzioni, delle caratteristiche che tutte le culture hanno. Furio Jesi ritiene che una persona che va in un altro paese deve imparare a conoscere la cultura di quel paese. Andare a comprendere i valori di una cultura nel suo complesso è un approccio di relativismo culturale. La tendenza a giudicare le altre culture nei termini della propria, considerata superiore, è nota come etnocentrismo. Un fenomeno analogo all’etnocentrismo è la xenofobia. Una cultura può essere capita solo sulla base dei valori che le sono propri e nel suo contesto.
Appartenenza vs conflitto
La cultura non solo viene trasmessa da un essere umano all’altro, ma dà anche il senso di appartenenza al gruppo. I membri del medesimo gruppo culturale si comprendono tra loro, provano fiducia e simpatia reciproche. La cultura non genera soltanto solidarietà ma anche conflitto. L’ideologia può essere definita come un insieme di assunti e di valori.
Prima del XX secolo in quasi tutte le società tradizionali europee la cultura assumeva due volti: quella della cultura alta e quello della cultura popolare. Nella cultura di massa molte differenze tendono a sfumarsi.
- Subculture. Un insieme di valori, norme e stili di vita che distinguono un gruppo da una società più ampia.
- Donne e linguaggio. Alle donne si insegna a parlare in modo femminile, inoltre, vengono tendenzialmente descritte con termini meno lusinghieri di quelli usati per gli uomini.
- Controculture e conflitto. A volte un gruppo cerca effettivamente di sviluppare valori, norme e stili di vita che si oppongono alla cultura dominante. L’insieme di questi tratti culturali costituisce una controcultura. I valori di una controcultura possono diventare la base di conflitti sociali permanenti e irrisolti, a volte vengono invece assorbiti nella cultura dominante.
Struttura sociale e ruoli
I ruoli
Ogni persona occupa numerose posizioni nella società e ciascuna di queste posizioni sociali è uno status. Anche se una persona può avere numerosi status, ve ne sarà uno che la definisce in modo particolare. Lavorando in uno status più alto si ha un riconoscimento sociale maggiore. Alcuni status derivano dalla nascita ossia status ascritti, mentre gli status acquisiti derivano da una prestazione. Il ruolo comprende tutti i doveri che sono legati alla posizione che si ha. Tutti i ruoli associati a un determinato status costituiscono un complesso di ruoli. I nostri ruoli sono definiti da quello che gli altri si aspettano da noi. È possibile distinguere tra aspettative formali e aspettative informali. Le aspettative formali sono ad esempio le leggi che sono scritte e uguali per tutti. Le aspettative informali sono ad esempio il modo di comportarsi a tavola o il modo di vestire, riguardano il comportamento di ruolo, cioè il come si dovrebbero fare le cose. Il comportamento di ruolo è il mezzo attraverso il quale lavorano le aspettative. Le reazioni possono essere anch’esse formali o informali. Le reazioni formali sono che se aggredisci qualcuno puoi essere arrestato e portato in prigione. Le reazioni informali sono ad esempio che se uno si ubriaca troppo ad una festa il padrone può decidere di cacciarlo e di non parlargli più, l’ubriaco può contestare questa scelta ma non sta scritto da nessuna parte il comportamento da tenere ad una festa da ubriaco. Le reazioni informali e formali possono essere anche chiamate sanzioni negative e positive.
Le variabili strutturali di Parsons
- Affettività / Neutralità affettiva.
- Ascrizione / Acquisizione.
- Specificità / Diffusione.
- Universalismo / Particolarismo.
- Orientamento verso l’io / Orientamento verso la collettività.
Secondo Parsons tutti i ruoli presentano una combinazione di queste variabili. I ruoli sono formati da una combinazione di variabili:
- Conflitto di ruolo e tensione di ruolo. Quando un individuo è investito da aspettative contrastanti relative a due o più ruoli ci troviamo di fronte a un conflitto di ruoli. A volte ci può essere conflitto tra differenti aspetti di un medesimo ruolo. Esigenze discordanti tra loro producono tensione di ruolo.
- Gestione del conflitto di ruoli. Merton ritiene che la società stessa suggerisca alcuni modi per attenuare il conflitto di ruoli. Uno di questi è la priorità di ruolo, cioè l’attribuzione di un’importanza prevalente a uno o più ruoli rispetto ad altri. Per gran parte degli individui, la portata di questo conflitto viene ridotta dalla separazione di ruoli.
Le istituzioni
Un’istituzione è un insieme di status e ruoli che hanno lo scopo di soddisfare determinati bisogni sociali. Per funzionare le istituzioni devono organizzare delle risorse, economiche, naturali, finanziarie… Bisogna fare attenzione alla loro variabilità e al loro cambiamento. La persistenza di una società non è automatica ma richiede che vengano soddisfatti quelli che gli studiosi definiscono bisogni o funzioni sociali. Secondo Marx, il bisogno sociale fondamentale è la sopravvivenza materiale.
Gerhard Lenski
Gerhard Lenski costruisce una classificazione delle società sulla base dei loro mezzi di sussistenza messi in ordine di stadi e evoluzione (tema delle società):
- Caccia e raccolta: gruppi che si spostano per cacciare usando strumenti primitivi portando con sé solo le cose che si possiedono e non si hanno strutture politiche.
- Orticole: possono iniziare a usare armi e attrezzi metallici, la loro produzione non è altissima, le posizioni politiche un po' più complesse rispetto al gruppo di prima, suddivisione in clan e relazione pacifica tra di loro, regole fondate sul matrimonio.
- Agricole: società suddivise in clan, produzione eccessiva per la popolazione. Prime città, artigianato, esercito, nascono con le città la scrittura e forma di scambio legate alla moneta e strutture di potere più complesse dove la parentela non vale più, anche se la famiglia rimane un fondamento importante.
- Industriali: dove la tecnologia ha un ruolo fondamentale e le conoscenze scientifiche vengono applicate, si possono usare fonti energetiche come energia, gas e petrolio, i surplus economici diventano incredibilmente più grandi e c’è un processo di urbanizzazione, gli apparati di difesa diventano più complessi e la famiglia perde molte funzioni chiave che avevano prima.
Elenco dei bisogni sociali
- Comunicazione tra i membri.
- Produzioni di beni e servizi necessari alla sopravvivenza.
- Distribuzione dei beni e servizi.
- Protezione da pericoli fisici, organismi e nemici.
- Ricambio dei membri attraverso riproduzione e socializzazione.
- Controllo su tutti i lavori necessari al soddisfacimento dei bisogni sociali.
Tipi di istituzioni
Esistono tre tipi di istituzioni:
- Familiari.
- Imprese.
- Riproduttive.
Al fine di soddisfare i bisogni sociali le istituzioni devono utilizzare le risorse di cui la società dispone. Per produrre beni e servizi le istituzioni economiche devono ricorrere a quattro tipi di risorse:
- La terra, ossia le risorse naturali.
- Il lavoro, ossia le motivazioni e le capacità degli esseri umani.
- Il capitale, ossia la ricchezza investita nei mezzi di produzione.
- L’organizzazione, ossia i mezzi per combinare e coordinare le prime tre risorse.
Comunità e società secondo Tonnies
Tonnies fa la differenza tra comunità e società e in particolare ragionando anche sulla semantica di queste parole, senza vederle in maniera evolutiva. Caratteristiche distintive della comunità e della società:
Comunità
- Obblighi collettivi (motivazioni individuali)
- Usi e lealtà tradizionali (controllo sociale)
- Specializzazione limitata, basata sulla parentela (divisione del lavoro)
- Valori religiosi (cultura)
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