Sistema Educativo Italiano -
Anno Scolastico 2022/2023
Prof. Alessandro Sanzo
Appunti di Sistema Educativo Italiano
Politiche e riforme della scuola -
LA SCUOLA NEI MAGGIORI STATI ITALIANI PREUNITARI
Si possono distinguere complessivamente due grandi aree riguardo l’istruzione pubblica
negli Stati preunitari italiani verso la prima metà dell’Ottocento:
1. SPINTE RINNOVATRICI:
➔ GRANDUCATO DI TOSCANA: Ferdinando III e poi Leopoldo II lasciarono
libero spazio alle iniziative private, oscillando tra indifferenza e politica
tollerante. Fu lo Stato che dette il maggior impulso all’istruzione degli asili
infantili, infatti, per iniziativa di Frassi, ne vennero aperti diversi grazie non solo
allo spirito filantropico, ma anche ad una continuità educativa che permetteva di
dedicarsi agli studi prima di immettersi nel mondo del lavoro. Tale fervore
culturale confluì nell’istituzione dell’istituto per la formazione dei contadini.
➔ LOMBARDO-VENETO: ebbe il numero maggiore di asili infantili, grazie
soprattutto all’azione svolta da Aporti, il cui obiettivo fu di migliorare le
condizioni di vita dell’infanzia più disagiata per favorirne l’inserimento sociale
(cattolicesimo liberale), mentre l’istruzione media rimase nelle mani del clero.
Tale crescita delle istituzioni al nord evidenziò la consapevolezza della borghesia
settentrionale dell’importanza dell’istruzione per lo sviluppo socio-economico.
➔ REGNO DI SARDEGNA: si sviluppò un processo di riforma culturale che portò
alla promulgazione della “Legge Boncompagni”, che istituiva la scuola di metodo
per la formazione dei maestri elementari e prevedeva la gestione diretta dello
Stato sull’istruzione, sottraendo potere al clero, le cui istituzioni religiose
dovevano possedere un’abilitazione statale all’insegnamento, per cui i titoli
vescovili non erano più validi. Con la nomina di un Provveditore agli studi per
ogni capoluogo di provincia cominciò a delinearsi una struttura amministrativa
centralizzata, che verrà definita successivamente con la Legge Casati (1859).
2. DICHIARATA OSTILITÀ:
➔ STATO PONTIFICIO: Leone XII istituì la “Congregazione degli Studi”, che si
occupava dell’intera attività della pubblica istruzione, ma mancante era la
convinzione che il ruolo della religione potesse tradursi in un impegno educativo,
poiché l’istruzione veniva considerata una possibile causa di disordine e
sovversione sociale e non strumento di miglioramento e crescita per il popolo.
➔ REGNO DELLE DUE SICILIE: i Borbone mantennero una linea indifferente
per il processo di decadimento dell’istruzione pubblica, a causa del quale l’attività
educativa tornò totalmente nelle mani del clero, portando, con la feroce
repressione del 1848, all’interruzione dell’esperienza delle scuole private
universitarie, soprattutto letterarie, giuridiche e filosofiche. Inoltre, con il regno di
Ferdinando II mancò qualsiasi iniziativa seria che favorisse la formazione della
moderna figura dell’insegnante laico al servizio dello Stato, poiché l’istruzione
doveva ribadire esclusivamente il primato della religione e del trono e rafforzare
l’obbedienza e la fedeltà del popolo.
LA LEGGE CASATI
Fu promulgata da Vittorio Emanuele II di Savoia e costituisce l’atto di nascita del sistema
scolastico italiano, nonché la sua impalcatura fondamentale. Prevede l’organizzazione di un
sistema centralistico-burocratico di tipo piramidale ispirato alla riforma napoleonica in
Francia, in cui il Ministro governa l’insegnamento pubblico, assistito dal Consiglio
Superiore della pubblica istruzione, dagli ispettori generali, da un Provveditore agli studi in
ogni provincia e dal Consiglio provinciale. L’ordinamento scolastico predilige l’istruzione
superiore, in quanto i gruppi elitari garantivano la continuità socio-economica e politica
delle classi al potere. Si stabiliva inoltre che il Consiglio Superiore dovesse presentare ogni
cinque anni una relazione sullo stato dell’insegnamento pubblico, ma la prima verifica
mostrò che l’aumento di scuole, maestri e studenti era affiancato dalla presenza di un grave
assenteismo scolastico, provocato dalle condizioni di miseria e dal lavoro infantile, motivo
per cui i programmi vennero semplificati, benché scaturisse l’intenzione di definire le
conoscenze minime di tipo strumentale e non l’emancipazione delle classi popolari. I
programmi del 1867 costituirono un tentativo realistico di lotta all’analfabetismo, ma si
rivelarono un fallimento a causa del tempo ridotto di frequenta scolastica (solo due anni),
delle differenze di sesso, dell’obiettivo unico di una maggiore produzione e del controllo
della Chiesa sullo Stato, poiché il parroco avrebbe esaminato gli allievi sull’istruzione
religiosa. Un ulteriore passo avanti fu effettuato con la “Legge Coppino”, che stabiliva
sanzioni per chi evadesse l’obbligo scolastico, che però non poteva essere preteso da coloro
che possedevano scarse possibilit&agrav
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