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Le basi della Semiotica Stefano Traini

Parte prima- I presupposti teorici: La linguistica strutturale.

1. Ferdinand De Saussure

1.1 De Saussure nasce a Ginevra nel 1857. Studia fisica e

chimica presso l’università di Ginevra, poi si reca in

Germania per dedicarsi esclusivamente agli studi

linguistici a Lipsia e per un periodo anche a Berlino. A 21

anni redige “Mémoire sur le système primitif des voyelles

dans les langues indo-européennes” un libro di linguistica

storica che lo renderà famoso. In seguito si reca a Parigi

per seguire le lezioni di Michel Bréal che gli affida, a 24

anni, il corso di linguistica germanica all’ècole des Hautes

études dove resterà fino al 1890. Nel 1891 viene

richiamato all’Università di Ginevra, dove rimarrà fino alla

morte. Qui tra il 1907/11 tiene tre corsi di linguistica

generale nei quali sintetizza le linee principali della sua

teoria linguistica. In questi anni conduce un’esistenza

solitaria e scrive pochissimo, muore nel 1913 a Vufflens-

le-Chateau.

La sua peculiarità è che negli anni di attività non scrive un

testo che presenti la sua teoria generale del linguaggio,

ritenendo che non fosse ancora pronta per un libro. Dopo la

sua scomparsa, due suoi allievi Parigini, Charles Bally e Albert

Sechehaye, raccolgono le note inedite e appunti di allievi dei

tre corsi Ginevrini del 1907/11. Sulla base di questi materiali e

con l’aiuto di un altro allievo, Albert Riedlinger, i due

costituiscono in due anni il Cours de linguistique générale

(CLG) e lo stampano nel 1916. Nella prefazione presentano il

CLG come un ambizioso tentativo di ricostruire organicamente

il pensiero di De Saussure solo tramite appunti, note e

frammenti. Con una piccola modifica il testo viene ripubblicato

in seconda edizione nel 1922.

Tra gli anni ’30 e gli anni ’50 il CLG si diffonde nella

comunità scientifica internazionale ma al tempo stesso

sorgono dubbi sulla fedeltà dello stesso alla dottrina

di De Saussure. Robert Godel con uno studio negli anni

’50 rianalizza i materiali, in deposito presso l’Università di

Ginevra, con cui è stato costruito il CLG. Godel trae un libro

che rivela come i primi editori abbiano utilizzato solo in

parte e in modo non sempre appropriato queste fonti. Il libro

viene arricchito dallo studioso Rudolf Engler che ha

correlato ciascuna delle singole frasi del CLG ai materiali

manoscritti di Saussure e degli alunni. Il CLG viene tradotto

in italiano nel 1967 per Laterza da di Tullio De Mauro.

1.2 Per De Saussure la linguistica dell’Ottocento è vaga

nell’oggetto e nel metodo. Cerca di portare chiarezza sul

suo oggetto di studio e per farlo comincia articolando i

diversi modi per studiare una parola. Di fronte a una parola

ci si può focalizzare su diversi aspetti:

(i) aspetti acustici o della produzione vocalica;

(ii) corrispondenza tra il suono, in quanto unità complessa

acustico-vocale, e l’idea che esso porta con sé;

(iii) aspetti individuali o sociali, non condivisi;

(iv) aspetti più stabili di questa parola o che riguardano la

sua evoluzione.

A proposito di questo Saussure dà una rappresentazione

visiva del circuito della comunicazione linguistica tra due

individui A e B:

“Il punto di partenza del circuito è nel cervello di uno dei

due individui, es. A, in cui i fatti di coscienza, concetti, sono

associati alle rappresentazioni di segni linguistici o

immagini acustiche. Un dato concetto fa scattare nel

cervello una corrispondente immagine acustica: fenomeno

psichico seguito da un processo fisiologico: Il cervello

trasmette agli organi della fonazione un impulso

correlativo alla immagine; poi le onde sonore si

propagano dalla bocca di A all’orecchio di B (processo

fisico).

Poi il circuito si prolunga in B in un ordine inverso:

dall’orecchio al cervello, qui c’è l’associazione psichica di

questa immagine con il concetto corrispondente. Se B parla

a sua volta questo atto seguirà in A lo stesso percorso”.

Distingue: 1. Le parti fisiche (onde sonore), 2. Fisiologiche

(fonazione e audizione), 3. Psichiche (immagini verbali e

concetti).

Non esiste un oggetto integrale della linguistica, deve

costruire il proprio oggetto, che viene creato dal punto

di vista.

La principale operazione che De Saussure compie per

langue

costruire il proprio oggetto è la distinzione tra e

parole .

Parole: atto individuale, realizzazione del segno linguistico.

Langue: competenza, conoscenza, collettiva e sociale

parole,

necessaria per comprendere gli atto di parte sociale

del linguaggio.

langue

La è “l’insieme delle abitudini linguistiche che

permettono a un soggetto di comprendere e di farsi

comprendere”. Parole realizzazione individuale di un

segno/ Langue parte sociale del linguaggio.

Prampolini tenta di chiarire questi due concetti. I due

individui che comunicano svolgono due processi paralleli e

simultanei:

1. A pronuncia delle sequenze di suoni (fonazioni o fonie).

Suoni eventi fisici che possono essere misurati con

l’acustica.

2. A trasmette suoni che equivalgono a pensieri, esperienze,

associazioni psichiche (significazioni o sensi).

Le fonie, o fonazioni, sono percepibili, le significazioni, o i

sensi, non lo sono. Non è possibile comunicare un senso

direttamente, ma solo per via mediata.

La significazione è ciò per cui sta una certa fonazione.

Le fonie possono essere simili, ma mai identiche. Il discorso

vale anche per i sensi, in quanto la stessa parola può

evocare in persone diverse immagini diverse. Tuttavia

possiamo ipotizzare che avvengono dei processi di

astrazione per cui siamo in grado di ricondurre diverse

fonie ad uno stesso senso.

Una fonia può corrispondere a diversi sensi, un senso può

essere espresso da diverse fonie, e non c’è nessun rapporto

di necessità tra specifiche fonie e specifici sensi.

L’ipotesi di Saussure è: Quando A produce una fonia compie

un atto fonatorio avente presente un modello definito

immagine acustica (o significante). Il significante è un

modello, uno schema, un’entità astratta che Saussure

definisce psichica ma non identificabile con lo stato psichico

di un singolo parlante/ un modello psichico individuale. Il

singolo parlante ha costruito questo modello, ricevuto dalla

sua comunità, attraverso l’educazione e l’addestramento.

Per questo quando B ascolta una fonia la riconduce al

significante che condivide con A e con gli stessi soggetti

della comunità linguistica.

Lo stesso discorso vale per i sensi, ci sono modelli astratti

che servono ad “ancorare” le possibili varianti concrete dei

sensi. Questi schemi sono definiti concetti o significati. In

entrambi i casi si tratta di modelli collettivi.

Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un

concetto e un’immagine acustica. L’immagine acustica è la

traccia psichica (astratta) del suono, la rappresentazione astratta

che ci viene data dalla testimonianza dei nostri sensi. Quindi, il

significato è il concetto, e l’immagine acustica il significante. La loro

unione dà vita al segno.

La lingua, come oggetto della linguistica, è una forma e non

una sostanza. Significante e significato sono classi, tipi, cioè unità

formali e astratte; mentre fonazioni e significazioni sono unità

sostanziali, atti linguistici concreti, unici e irripetibili, sono singole

esecuzioni della comunicazione.

I significanti come classi di fonazioni e i significati come classi di

significazioni costituiscono il dominio della langue, o anche della

forma o del sistema.

Cosa caratterizza i segni linguistici? Arbitrarietà del segno - il

legame tra significante e significato non è naturale, la loro relazione

è immotivata, ovvero non vi è una relazione tra il suono «casa» e

l’oggetto «casa». Maison, Home, Дом cosa hanno in comune? Caso

problematico: le onomatopee, sono un’eccezione, in ogni caso

anch’esse variano nelle diverse lingue: bau bau, woof – woof, гав-

гав. Linearità del significante “Il significante, essendo di natura

auditiva, si svolge soltanto nel tempo ed ha i caratteri che trae dal

tempo: a) rappresenta una estensione, e b) tale estensione è

misurabile in una sola dimensione: è una linea” [CLG: 88]. Diversi

sono i significanti visivi.

L’arbitrarietà della lingua - Attenzione, il significato in questo

contesto è diverso concetto di arbitrarietà, inteso nella sua

accezione negativa, come in decisione arbitraria, di solito di un

singolo. Arbitrario in questo caso ha accezione positiva/neutra, in

quanto l’arbitrarietà non è ricondotta all’individuo ma alla comunità,

alla società.

A. la lingua è arbitraria: ampi margini di scelta dei significanti per

veicolare i significati.

B. il segno linguistico è arbitrario, ma questo non vuol dire che

possa essere modificato facilmente. I segni che costituiscono la

lingua sono tanti da costituire un sistema vastissimo, molto difficile

da sostituire. Inoltre la collettività resiste ai cambiamenti, fattore

importante per la conservazione. Pensate alla lingua di Dante.

C. ogni lingua costituisce arbitrariamente il proprio sistema di valori.

D. nel segno non c’è nessun rapporto di necessità logica o naturale

fra significante e significato.

Perché i segni linguistici cambiano lentamente? Le motivazioni

secondo De Saussure, nel CdL, sono 4:

1) il carattere arbitrario del segno

2) la moltitudine dei segni necessari a costituire qualsiasi lingua.

3) III carattere troppo complesso del sistema

4) la resistenza dell'inerzia collettiva a ogni innovazione linguistica.

La lingua cambia soltanto con l'intervento della massa parlante.

Sincronia vs diacronia:

Sincronia-il tempo insieme

Diacronia- nel tempo

Linguistica sincronica -si focalizza sul sistema della lingua in uno

specifico momento (Es. Diversi significati di "rete" nel 2024).

Linguistica diacronica - si occupa degli espetti evolutivi (Es.

Evoluzione dei significati di "rete" dagli Dari '50 ad oggi).

La linguistica sincronica di occuperà dei rapporti logici e psicologici

colleganti termini coesistenti così come sono percepiti dalla stessa

coscienza collettiva. Linguistica diacronica studia i rapporti

colleganti termini successivi non percepiti da una medesima

coscienza collettiva, che si sostituiscono gli uni agli altri senza

formar sistema tra loro.

Per studiare la lingua in modo appropriato bisogna studiata

nella sua dimensione sincronica.

Non conta la dimensione concreta ma il valore: ovvero

un'astrazione (ho preso lo stesso treno dell'altra volta). Le lingue

non sono diversi sistemi di significanti per significati che restano

costanti. A variare sono i due sistemi, significanti e significati: sia i

suoni che i concetti vengono articolati in modi diversi.

Fondamentale ad esempio nella tecnica della traduzione.

Due nozioni di arbitrarietà:

1) rapporto arbitrario tra significante e significato: arbitrarietà

verticale

2) arbitrarietà orizzontale (ovvero interna al sistema dei significanti

o significato).

Per De Saussure la lingua è il più importante dei segni. Definisce per

la prima volta la semiologia come studio del segno e per lui è la

linguistica che fa parte della semiologia (Barthes contrario, il

ribaltamento, è la semiologia che fa parte della linguistica). De

Saussure introduce queste due nozioni: la semiologia come studio

dei segni della vita quotidiana e la linguistica come parte della

semiologia. Definisce per la prima volta la semiologia come studio

del segno e per lui è la linguistica che fa parte della

semiologia (Barthes contrario, il ribaltamento, è la

semiologia che fa parte della linguistica). De Saussure

introduce queste due nozioni: la semiologia come studio dei segni

della vita quotidiana e la linguistica come parte della semiologia.

2.Louis Hjelmslev: i fondamenti della teoria del

linguaggio

Louis Trolle Hjelmslev nasce a Copenaghen nel 1899 (tra De

Saussure e Barthes, infatti fa da ponte con il concetto di

connotazione e con altri). Nel 1917 si iscrive all’università di

Copenaghen per studiare linguistica indoeuropea, ottiene il

dottorato e nel 1937 viene chiamato a insegnare alla cattedra di

Linguistica comparativa dell’Università di Copenaghen. Nel 1931

fonda un circolo linguistico a Copenaghen.

Nel 1963 pubblica in danese “intorno alla fondazione della teoria del

linguaggio”.

Nel 1953 il testo viene tradotto in inglese come "prolegomena to a

theory of Language". Al contrario del CLG si ha qui una piena

approvazione dell’autore, anche per la traduzione.

Nel 1968 (periodo in cui si consolidano le teorie strutturaliste) viene

tradotto in italiano come "I fondamenti della teoria del

linguaggio". Il principale testo di riferimento per la sua teoria.

2.2 Premesse Teoriche

Ritiene che quella praticata da De Saussure sia una rottura

epistemologica (cambiamento radicale in una disciplina) degli

studi linguistici: arbitrarietà, valore, langue; messa in secondo

piano degli aspetti evolutivi e fisiologici; utilizzo di un metodo

scientifico; importanza della nozione di sistema e struttura.

Il metodo scientifico fa riferimento al principio empirico: la

descrizione della lingua deve essere libera da contraddizioni

(coerente), esauriente (coglie l'oggetto d'analisi) e semplice.

Metodo deduttivo: altro principio che introduce, inteso in modo

diverso dalla nozione di deduzione (processo logico nel quale date

certe premesse la conclusione consegue come logicamente

necessaria). Hjelmslev lo intende come un metodo analitico che

non va dal particolare al generale ma analizza il testo nel suo

insieme partendo dal testo come classe, cioè categoria più

ampia, e studiando poi i suoi componenti.

Si tratta di un movimento analitico che Hjelmslev definisce

deduzione in un senso differente rispetto a quello che si attribuisce

di solito a questo termine.

La teoria deve essere indipendente da qualsiasi esperienza –

arbitrarietà della teoria. Le premesse della teoria vengono poste

sulla base di una certa esperienza e possono essere applicate a un

gran numero di dati empirici – adeguatezza della teoria e il suo

ancoraggio alla realtà empirica.

La linguistica deve tentare di cogliere la lingua non come un

insieme di fenomeni non linguistici ma come una totalità

autosufficiente. Il linguaggio è sempre stato visto come un mezzo

per arrivare a una conoscenza trascendente, mentre Hjelmslev

vuole che diventi il fine di una conoscenza immanente.

Così espone il Principio di immanenza – la lingua deve essere

analizzata come un’entità autonoma di dipendenze interne, come

una struttura.

2.3 L’analisi del testo

Deve essere il primo compito della teoria linguistica, è la

scomposizione dell’oggetto in oggetti più piccoli.

Classe – oggetto linguistico sottoposto ad analisi

Componenti della classe – altri oggetti registrati da una singola

analisi 2.3.1 I piani: espressione e contenuto

Il primo passo dell’analisi consiste nello scomporre un testo

linguistico in un piano dell’espressione e un piano del

contenuto.

Secondo Hjelmslev il segno va pensato come “un’entità generata

dalla connessione fra un’espressione e un contenuto”.

- Il significante di De Saussure diventa l’espressione;

- Il significato il contenuto;

- Il segno diventa funzione segnica (rapporto tra due piani).

Elabora il modello di stratificazione del linguaggio.

Non è pensabile che ci sia un contenuto di pensiero ancora informa

che precede l’avvento della lingua. La materia dell’espressione e

quella del contenuto sono due realtà che hanno già una propria

organizzazione: su questa materia si proietta una forma linguistica

che consente di individuare delle sostanze linguistiche, la sostanza

essendo materia linguisticamente formata. Stratificazione: Di

fronte ad una materia che ha già una sua organizzazione

indipendentemente dalla lingua, interviene una forma linguistica

che si proietta sulla materia stessa delineando delle pertinenze

linguistiche (sostanze).

Hjelmslev concepisce la materia dell’espressione come il

continuum sonoro non ancora formato linguisticamente ma

organizzato secondo criteri puramente fisici o fisiologici. Non è una

massa amorfa di suoni indefinita, ma una successione di suoni che

possono avere una definizione acustica (fisica) ma non ancora

fonetica (linguistica) – “vibrazioni dell’aria” (colpo di tosse, tuono,

cinguettio). La materia dell’espressione viene formata in maniera

diversa in lingue diverse a seconda delle funzioni specifiche delle

singole lingue (th inglese che italiani non hanno).

Lo stesso discorso vale per il piano del contenuto. La materia del

contenuto è la molteplice “realtà” esterna su cui ogni lingua traccia

le sue suddivisioni all’interno della massa di pensiero ancora

amorfa. Ogni lingua impone arbitrariamente le sue suddivisioni

rendendola sostanza (materia organizzata e articolata

linguisticamente).

Forma del contenuto: senza alcuna relazione con la materia

Sostanza del contenuto: costituita dal rapporto della forma

linguistica con la materia.

Il linguaggio è la forma del pensiero di ogni comunità

linguistica.

Segni e figure:

Segni – elementi del linguaggio che hanno un’entità corrispondente

sul piano opposto, e sono composti di “unità minime” dette figure,

che non hanno un contenuto ben preciso. Hjelmslev pensa che i

segni debbano essere composti da un numero limitato di figure.

principio della

Le lingue hanno delle articolazioni interne –

doppia articolazione secondo il quale le lingue hanno unità prive

di significato che combinandosi danno luogo a unità di livello

superiore dotato di significato. Una lingua è dunque organizzata in

maniera che, grazie a un numero limitato di figure e a disposizioni

sempre nuove di esse, si possa costituire un numero larghissimo di

segni (esempio alfabeto).

Doppia articolazione del linguaggio: primo livello composto

dalle singole lettere e nel secondo con queste si compongono delle

unità che hanno un significato.

Non tutti i sistemi espressivi hanno questa caratteristica della

doppia articolazione (semaforo, solo un livello, rosso verde e giallo

di per sé già collegati a un significato). Non consentono di creare le

stesse espressioni, è limitato. individuare le invarianti a cui

La prova di commutazione cerca di

corrisponde una variazione sul piano del contenuto . Quali variazioni

sul piano dell’espressione fanno variare il piano del contenuto?

La prova di commutazione - individuazione di figure del

contenuto non ulteriormente scomponibili.

Applicata al piano del contenuto la prova di commutazione consiste

nell’introdurre una trasformazione semantica nel sintagma (es

sostituendo il significato di felino maschio con felino femmina), per

vedere se tale trasformazione provoca un cambiamento sul piano

dell’espressione. Siccome il cambiamento semantico in questione

produce una trasformazione dell’espressione (gatto/gatta), si può

desumere che “maschio” e “femmina” siano due invarianti del

sistema del contenuto. Se invece si commuta il significato di

“felino” sostituendolo con quello di “suino”, si constata un ulteriore

trasformazione sul piano dell’espressione (gatta/scrofa). Quindi

sono a loro volta due invarianti del sistema del contenuto della

lingua italiana.

Se per il piano dell’espressione si possono trovare degli elementi

minimi e limitati (fonemi), allo stesso modo si ritiene possibile

figure

trovare gli “atomi” del contenuto, cioè quelle che

combinandosi garantirebbero la costruzione dei significati.

Queste considerazioni sono applicabili a tutti i sistemi linguistici.

Hjelmslev distingue 2 tipi di linguaggi:

- Linguaggi ristretti - ad ogni elemento del piano

dell’espressione corrisponde un elemento sul piano del

significato (es. semaforo). Avendo un minore numero di

combinabilità degli elementi non arrivano a quel livello di

complessità di parlare di altri sistemi - Sistemi monoplanari.

I sistemi sono monoplanari se c’è conformità (ad ogni

elemento del piano dell’espressione corrisponde un elemento

del piano del contenuto) tra i piani dell’espressione e del

contenuto che si riducono ad un unico piano. Sistemi simbolici.

- Linguaggi non ristretti - doppia articolazione, modello

principale. È ad esempio la lingua naturale, che ha maggiori

potenzialità perché può tradurre nei suoi termini gli altri

linguaggi. Sistemi biplanari. Sono detti anche sistemi di

segni. semiotica

Un sistema di comunicazione può essere considerato

figure,

(un sistema di segni) solo se è articolato in cioè in unità

minime prive di significato. Ribaltamento dell’ipotesi saussuriana

(la linguistica è subordinata alla semiologia, la semiologia è una

teoria generale dei segni all’interno della quale si colloca anche il

linguaggio verbale).

Denotazione e connotazione:

Denotazione - il primo livello di rapporto tra espressione e

contenuto.

Semiotica denotativa – un sistema che mette in relazione un

piano dell’espressione con un piano del contenuto.

E (R) C = denotazione

Connotazione - ha bisogno di una prima correlazione

espressione contenuto.

Semiotica connotativa - è una relazione tra relazioni. Possibili

connotatori, diverse modalità in cui la stessa relazione fra piano

dell’espressione del contenuto possono essere connotati.

Semiotiche il cui piano dell’espressione è già semiotica,

quindi una correlazione tra due elementi.

Secondo Hjelmslev una

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliii17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze semiotiche del testo e dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Romei Leonardo.
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