S
CIENZA POLITICA
Libro “Potere, incertezza e identità: elementi di scienza politica”, Cama e Ruggieri:
CAPITOLO 1 - LA POLITICA COME PROBLEMA TEORICO
1. VISIONE CONVENZIONALE DELLA POLITICA E I SUOI LIMITI
La moderna scienza politica nasce da un duplice presupposto: che la politica costituisca un campo di azione distinto e
autonomo e che debba essere studiata e spiegata utilizzando il metodo scientifico in origine impiegato dalle scienze
naturali.
La tradizione degli studi politici, ha cercato di formulare l’identità e l’autonomia della politica definendola in alcuni modi
convenzionali, generalmente accettati e adottati dagli studiosi. Vi sono due tipi generali di definizione, che hanno
un'attenzione specifica su:
● chi governa e come governa, vale a dire i promotori dell’offerta politica: indicando gli ambiti, le sedi tipiche e le
relazioni in cui essa si manifesta
● chi è governato e come agisce, cioè gli attori che articolano la domanda politica: elencando e classificando
induttivamente le attività principali che la caratterizzano.
O
fferta politica → questa prima definizione si richiama alla dimensione verticale e alle relazioni di potere della politica, e
la individua facendo riferimento a tutto ciò che rientra nella sfera del governo e delle attività principali che ruotano intorno
ad esso. Solitamente questa prospettiva si focalizza sul rapporto governanti/governati e sulla lotta che si innesca per
controllare le leve del governo.
Da un lato, l’analisi si concentra sulle prassi cui è regolarmente improntata la lotta per il potere, il gioco tattico e
strategico, che si sviluppa tra le élite politiche, volto alla conquista delle principali cariche di governo.
Dall’altro, l’attenzione si sposta sui modi tramite cui si cerca di esercitare efficacemente il potere di governo verso i
governati, al fine di stabilizzarlo e legittimarlo.
Nel primo caso si guarda principalmente al chi governa, nel secondo al che cosa decide chi governa.
D
omanda politica → il secondo modo di identificare e definire la politica si concentra su una dimensione prevalentemente
orizzontale e si sofferma su una serie di fenomeni politici che fanno capo prevalentemente a esponenti della società e
della classe diretta, il gruppo che nell'altro approccio si sintetizza come governati, ma che ha diversi attori e interessi. In
questa prospettiva si privilegia, ad esempio, lo studio del comportamento elettorale, delle diverse forme di partecipazione
politica, delle attività dei gruppi di pressione e dei movimenti collettivi.
E
ntrambe le definizioni convenzionali trovano una corrispondenza nelle principali teorie che cercano di spiegare la genesi
degli stati e dei vari ordinamenti politici e pratiche politiche sviluppatesi storicamente:
1. Teorie elitiste → teoria che tende ad essere “dall’alto verso il basso”. L’origine delle diverse istituzioni politiche
origina da un atto di imperio o di forza da parte di gruppi militari, capeggiati da signori della guerra, che
impongono la sottomissione di determinate popolazioni in specifici ambienti territoriali.
2. Teorie contrattualistiche → teoria che tende ad essere orizzontale. L’origine dello stato deriva da diverse
esigenze, dalla sicurezza alla protezione dei diritti di proprietà, manifestate dal corpo sociale.
3. Teoria dei giochi→ secondo questa teoria le istituzioni politiche sarebbero sorte per risolvere alcuni dei problemi
ricorrenti che ostacolano la cooperazione sociale, interpretabili in termini di giochi strategici di cooperazione o di
coordinamento. Lo stato, o un suo equivalente, sarebbe quindi lo strumento da un lato per garantire la
produzione di beni pubblici che altrimenti i meccanismi sociali dal basso, quali il mercato, non sarebbero in grado
di garantire; dall’altro, per ottenere un abbassamento dei costi di transazione che rendono problematico il pieno
sviluppo degli scambi economici e per mediare, tramite prassi consensuali, i conflitti che attraversano la società.
I
l limite degli accostamenti convenzionali è che rinunciano a individuare l’eventuale esistenza di un criterio di azione
unitario che accomuni tutti i comportamenti e i fenomeni politici. Si tratta dunque di capire se esiste un criterio equivalente
a partire dal quale cominciare a elaborare un quadro concettuale e teorico in grado di unificare e cogliere le
interdipendenze fondamentali che appartengono alla sfera politica. Tradizionalmente, il concetto di potere è quello che
maggiormente è stato impiegato a tale scopo dagli studiosi.
2
. POSSIAMO PENSARE LA POLITICA SENZA IL POTERE? E COS E’ IL POTERE?
2.1 IL POTERE COME FENOMENO SOCIALE
Da Max Weber a Robert Dahl si è inteso il potere come la possibilità che a specifici comandi ottenessero obbedienza.
Mario Stoppino lo ha definito come un rapporto di causazione sociale intenzionale o interessata tramite il quale un attore
A può modificare il comportamento di B entro una determinata sfera. 1
Classificazione formale del potere basata su 3 criteri:
1. La natura Aperta o Nascosta del potere
2. I suoi possibili oggetti:
● Le alternative di comportamento
● i dinamismi psicologici inconsci
● le credenze e le conoscenze
● l’ambiente
3. La distinzione, che vale solo per le forme aperte, tra potere intenzionale o interessato
M
anipolazione → forma di potere nascosto, interviene solo su 3 oggetti, poiché intervenire sulle alternative di
comportamento implica modificare in modo esplicito costi e benefici di determinati corsi di azione di un soggetto. Avremo
così:
● Manipolazione psicologica
● Manipolazione dell’informazione
● Manipolazione situazionale
Le forme aperte invece escludono l’intervento sui dinamismi inconsci e possono assumere la veste di:
● Remunerazione o Costrizione
● Meccanismo delle reazioni previste
● Persuasione
● Imitazione
● Condizionamento intenzionale
● Condizionamento interessato
L
a natura relazione del potere spinge anche a considerare le basi sociali che costituiscono le principali risorse di potere e
che determinano gli effettivi rapporti di forza tra gli attori; di tali risorse, ne abbiamo 3 principali:
1. Risorse economiche → implicano il beneficio del benessere
2. Risorse di violenza → connesse al beneficio della sicurezza
3. Risorse simboliche → beneficio dell’identità sociale e del senso di appartenenza
Queste risorse ci permettono di fare una classificazione sostanziale del potere, dopo quella formale:
1. potere economico
2. potere coercitivo
3. potere simbolico
Poi vi sono due aspetti del potere, due forme:
● Potere attuale → dove la relazione di potere di A su B si concretizza in una effettiva modifica del comportamento
di quest’ultimo in direzione della volontà e interesse di A.
● Potere potenziale → designa una possibilità di A di esercitare un comando cui corrisponde un'elevata probabilità
di conformità da parte di B
2
.2 IL POTERE POLITICO
Tutte le principali definizioni di potere politico lo collegano al potere coercitivo, quello basato sulle risorse di violenza
indicatecomesuotrattodistintivoepeculiare.L'unicoscopoillimitatoeuniversalmenteperseguitodadiversipoteripolitici
è quellodigarantireunminimodicoesistenzapacifica,checostituisceilfattopreliminareindispensabileperperseguire
qualsiasi obiettivo.
La più famosa definizione di potere politico che lo associa al potere coercitivo e quella proposta da Max Weber.
Riferendosi in particolare allo Stato moderno, il pensatore tedesco indica come sua proprietà fondamentale quella di
essereildetentoredelmonopoliotendenzialedellaviolenzalegittima.IlconcettodiWeberetutt'oggiilpiùcomunemente
accettato e condiviso dalla comunità scientifica, tuttavia, si presta ad una serie di obiezioni e precisazioni.
In primo luogo, nonsempregliordinamentipolitici,soprattuttonell'antichità,sonostativiciniapossedereunmonopolio
tendenzialedeglistrumentidellaviolenzaorganizzata.Gliimperidelpassato,adesempio,tolleravanoallorointernoper
ragionilogisticheedifficoltàtecnologiche,entitàcomegliStaticlientelarieregnisubordinaticonvassalliallorocomando,
dotate in modo organizzato di risorse di violenza.
In secondo luogo, il monopolio tendenziale della forza militare può indurre a pensare che la violenza sia l'unica o
principale base di sostegno al potere politico.In realtà la maggioranza degli studiosi concordi nel sostenere che gli
ordinamenti politici si fondano anche sul consenso.Un consenso può derivare da tre motivazioni. 2
1
. L'interesse quando i governi tutelano i beni e le esigenze essenziali di determinati soggetti e gruppi della società.
2. L'adesione di tipo affettivo e sentimentale e ai simboli, ai riti, alle figure istituzionali dell'autorità politica.
3. La legittimità, cioè l'attribuzione di un giudizio di valore positivo nei confronti della fonte da cui promana il potere.
Al di là di queste precisazioni, e vero tuttaviachelaviolenza,opermegliodireilcontrollodegliapparatiorganizzatie
specializzati nella sua somministrazione, rappresenta il mezzo specifico di ogni potere politico.
3. PERCHE’ SORGE UN’AZIONE POLITICA? RIDURRE INCERTEZZA E INSICUREZZA
U
n modo alternativo di denotare la sfera politica, rispetto a quello che si focalizza esclusivamente sul governo e sui
comportamentivoltiaconquistarloecontrollarlo,èquellodiidentificareuncriteriogeneraledell'azionepolitica.Ilconcetto
di potere potenziale può essere utile in questo senso, ma deve essere considerato in una prospettiva diversa dal
consueto.Come e per quali ragioni sorge un'azione politica, cioè orientatatipicamenteallaricercaeallaproduzionedi
questo potere potenziale?
Percercaredirispondereoccorreimmaginareunambientesocialenaturaleoveancoranonesistonoazioni,tantomeno
istituzionipolitiche.Peraffermarelalogicadiquestocamposocialeimmaginariooccorrepremetterechegliesseriumani
sono situati in un contesto di più o meno stretta interdipendenza. Quasi tutti i beni che desideriamo dipendono dalla
collaborazione/cooperazione di altri individui.Spessonoinonscorgiamotaledipendenzaeconsideriamolagaranziadi
cooperazionecomescontataespontanea.Inrealtàèilfruttodiunacomplessaretediordinamentisociali.Loscorreredel
nostro giornate ordinarie sarebbe impossibile senza questa rete di cooperazione passatepresentiefuture.Ilciboche
prendiamo,imezzipubblici,lasicurezzadellestrade,iservizisocialicisonogarantitedaunaseriediconformitàstabilie
generalizzate prestate da altri soggetti, agricoltori, autisti, maestri, professori, e così via.
Tali conformità, ovvero comportamenti normativamente previsti, non sgorgano e fluiscono dal nulla. In ultima istanza
dipendono da un sistema di istituzioni che ne garantisce la produzione e la diffusione. La moneta con cui paghiamo
diversiservizièunostrumentodipagamentogarantitodaigovernicomeildovere,adesempiodimaestrimedicidifornire
leprestazionidovuteaicittadinichenehannodiritto.Ancheletransazioniprivate,scambicommerciali,contrattidilavoro,
matrimoni, altre relazioni sociali e parentali sono spesso regolamentate e assistite da leggi che in ultima analisi
rimandano a garanzia di imposizione e applicazione.
La conformità degli altri non si concretizza solo in azioni positivevolteadagevolareilgodimentodeinostriinteressio
beni. Si materializza anche tramite la non interferenza di altri che possono ostacolare, danneggiando, frodando o
predando la fruizione di tali beni. Anche questa forma di collaborazione molto importante e non è affatto scontata.
Nel passato, prima dell'avvento degli Stati moderni, lesocietàeranomoltopiùinsicureespessolatuteladellapropria
integritàfisicaelapossibilitàdiusareegodereconcontinuitàdeipropribenieranogravatedaminacceepericolidivaria
provenienza. Il problema della cooperazione si poneva anche, a maggior ragione, nelle società primitive e senza
istituzioni politiche sviluppate. Molti obiettivi sarebbero stati impensabili senza azioni collettive coordinate. La più
esemplificativa era la caccia di prede grandi, difficili da catturare.
Jean Jacques Rousseau aveva intuito e descritto l'ambivalenza costitutiva, delle esperienze cooperative e la loro
potenziale instabilità con la metafora della caccia al cervo.
Ilcoordinamentonecessariopercatturareunapredapregiatacomeilcervorichiedel'azionecongiuntadituttiicacciatori
senza eccezione, ma il passaggio di una lepre spinge uno di essi a massimizzare il guadagno, inseguendola e
confidando nell'azione degli altri per acquisire entrambi. Tale comportamento opportunista conduce al fallimento della
catturadell'animalepiùpregiato,producendounesitonegativopertutti.Questoraccontometteinevidenza,daunlato,le
implicazioni e risvolti anche conflittualidelleazionicollettivecooperative.Dall'altronemostralaprecarietàefragilità,in
quanto esposte al tendenziale opportunismo di esseri umani.
3.1 L’AZIONE SOCIALE: LA CONFORMITA’ COME MEZZO
P
er provare a capire l'origine e la logica dell'azione politica consideriamo un ipotetico campo sociale nel quale la
necessità della cooperazione altrui per godere stabilmente dei nostri beni non è assicurata da alcuna istituzione
governativa. Immaginiamo che in questo campo sociale gli attori dispongono di una quantità di risorse di potere
sostanzialmentesimili,inmododaconfigurareunalorodistribuzioneequilibrata.Stipuliamo,infine,chetalisoggettisiano
orientati a intraprendere azioni razionali volte al conseguimento e godimento continuativo dei loro beni sociali finali.
Potremmodefinirequestocamposocialecomeun'arenanaturale.Inuncontestosiffatto,laconformitàdialtrièunmezzo
indispensabile per conseguire un valore o bene finale. La qualità e la quantità dei valori conseguiti è connessa alla
quantitàeallaqualitàdelleconformitàdivoltainvoltaofferta.Questaalorovoltadipendonodall'ammontaredellerisorse
sociali e di potere detenute da ciascuno. In definitiva, l'azione sociale è tipicamente quellaincuiunattoreusalesue
risorse per ottenere, nella forma più vantaggiosapossibile,unaconformitàcontingentediun'altrooaltriattorialfinedi
goderediunvaloreobenefinaleinunmomentoadatto.Dettadiversamente,graziealleproprierisorseedateaspettative
condivise, un attore sociale si comporta in una certa maniera per ottenere del benessere. Ma l'uso, il possesso o il
godimento di un qualsiasi beneinundatomomentononligarantisceconcontinuitàinunfuturopiùomenoprossimo.
3
O
gni scambio sociale futuro dipenderà quindi da un susseguirsi di processi dinegoziazione econflittonelcuiambito
ciascunattoresocialecercheràdifarvalerealmegliousandotuttelerisorsesocialidisponibili,ilsuopoterecontrattuale
nei confronti degli altri. L’Inserimento in un processo continuo di negoziazione e conflitto,creaunparticolarecontesto
sociale caratterizzato da due aspetti principali:
Incertezza → In primo luogo l'incertezza circalefutureragionidiscambio,inbaseallequalisipuògoderedei
1. benifinalimaterialiesimbolici,divoltainvoltaricercati.Un'incertezzachenongarantisceunusoeunpossesso
continuativi e stabili di tali beni, esponendoli alle mutevoli condizioni dei contesti di contrattazione.
Insicurezza → L'insicurezza che può scaturire dai processi di contrattazione, dal momento che il conflitto ne
2. istituisceunelementocostitutivo.Ilconflitto,unodeglielementivoltiamisurareirapportidiforza,prevedediversi
livelli di escalation, che vanno dall'ostruzione a possibili usi della violenza sulle cose e le persone.
L'incertezzael'insicurezzacostitutivadiunambientecontraddistintodall'assenzadiistituzionicentralizzaterendequindi
leconformitàdeglialtripropedeutichealcons
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