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Psicometria 01/03/22

Cos’è la psicometria?

È la disciplina che si occupa della rilevazione e misurazione dei fenomeni psicologici, importanti in

ogni ambito psicologico. Inoltre, descrive tematiche connesse alla misura in cui la psicologia e i

concetti di base per affrontare problemi di quantificazione e di elaborazione di dati psicologici. È

fondamentale in qualsiasi ambito applicativo della psicologia.

Si utilizzeranno alcuni degli strumenti che provengono dalla statistica nei nostri contesti applicativi,

l’importante è il significato psicologico di quel che si fa, utilizzeremo alcune tecniche che ci

consentiranno di fare delle operazioni. In prevalenza le due aree sono quella descrittiva e quella

inferenziale, tutte le volte che verranno usati questi strumenti si cercherà di dare un significato

psicologico. Dalle misurazioni si ottengono dati che vengono elaborati usando strumenti della

statistica:

- Parte della statistica descrittiva: si utilizza per la sintesi e la presentazione dei dati

- Parte della statistica inferenziale: ha lo scopo di inferire le caratteristiche dell’intera

popolazione a partire da dati raccolti su un sottoinsieme, l’obiettivo è dunque questo:

dall’analisi di un piccolo gruppo andare a generalizzare, si parte da un dato relativo ad un

gruppo ristretto e lo si estende alla popolazione

Per fare lo psicologo occorre sapere:

- Utilizzare strumenti come test e questionari: saper utilizzare degli strumenti e in alcuni casi

anche costruirli

- Condurre analisi sui dati raccolti e saperli comunicare: essere a conoscenza di come si

comunicano certi risultati rispetto a quelle che sono le misurazioni

- Capire i risultati presenti sulle riviste scientifiche del settore: come professionisti ci sarà

continuo bisogno di essere aggiornati

Questo corso ha come obiettivo la competenza teorica e pratica relativa alla metodologia della

ricerca e dell’analisi dei dati psicologici.

Come contenuti andremo a vedere sia tutti gli aspetti relativi alla misurazione, quindi, a cosa vuol

dire misurare in ambito psicologico. L’oggetto delle nostre misurazioni hanno particolarità, perché

andremo a studiare e misurare caratteristiche psicologiche che non sono misurabili come altre

caratteristiche fisiche. Si dovranno dunque avere i concetti di base per affrontare problemi di

quantificazione e di elaborazione dei dati, al fine di fare in modo che il dato sia un dato oggettivo. Il

rischio della misurazione è sempre quello che venga fatta una valutazione soggettiva (es. avere

delle valutazioni diverse trovandosi di fronte a diversi psicologi) è importante poter garantire la

validità di tale misurazione; sia elementi di statistica descrittiva e inferenziale, e utilizzeremo un

software per le analisi dei dati psicologici reali. Il software è un grande supporta qualora gli venisse

fatta la richiesta giusta, questo fornirà un output, a cui dovremo darei un significato psicologico.

Gli obiettivi formativi del corso sono:

- Conoscenza e capacità di comprensione: introduzione alle tematiche connesse alla misura

in psicologia e una trattazione dei concetti di base per affrontare problemi di qualificazione

e di elaborazione dei dati psicologici. Cercare di avere una capacità di comprensioni

rispetto ai temi legati alla misurazione in psicologia

- Conoscenza e capacità di comprensione applicate: fornirà le competenze per svolgere

alcune comuni analisi di dati psicologici attraverso l’apprendimento di un software

Variabili e misurazioni:

È fondamentale il concetto di variabile, contrapposto a quello di costante. La costante è descritta

da un solo attributo uguale per tutti i partecipanti della ricerca, sono chiamate variabili le

caratteristiche che assumono tra i partecipanti valori diversi. L’interesse del ricercatore è quello di

esaminare queste proprietà che variano, e la statistica è lo strumento che consente di trarre delle

informazioni a partire da questa variabilità. Ciascuna variabile, per essere correttamente definita,

deve permettere di classificare tutti i casi in esame (esaustività) e in modo univoco (esclusività).

Per essere esaustiva, una variabile deve includere tutti i possibili attributi che definiscono la

proprietà in questione. Gli attributi di una variabile devono essere mutuamente esclusivi, un caso

non deve poter essere attribuito a più di una categoria, ma deve essere assegnato in maniera

esclusiva ad uno degli attributi della variabile.

Una variabile è definita da differenti categorie o valori.

Si può fare una distinzione tra variabili quantitative e categoriali.

Rispetto alle categorie si po' definire se esse sono discrete (variabili con valori interi) e continue

(che possono avere variabili continue, anni, mesi, ecc.)

Per supportarci nella misura ci sono delle scale di misura:

- Scala nominale, è il livello più basso, la più semplice. Si usa quando la variabile è definibile

attraverso categorie, quindi facendo delle classificazioni. Si potranno usare dei valori, ma

che sono etichette per definire la categoria. (es. caso del sesso: maschio=1, femmina=2).

Nel descrivere questa variabile l’operazione che si può fare è quella più semplice di

classificazione, nel senso di appartenenza alla singola categoria, e dopo contare quanti

appartengono ad una determinata categoria, quindi contare la frequenza. Tutte le volte che

si avranno variabili definibili su scala nominale potrà stabilire i livelli della variabile, quindi

attraverso categorie.

Uso dei numeri come etichette (maschi=1 ecc.), i numeri non corrispondono a quantità. Un

caso particolare è la variabile dicotomica, cioè definita da due sole categorie.

- Scala ordinale, livello di misurazione categoriale, le categorie però iniziano ad avere un

ordine. Si avrà sempre un’etichetta di categorie, che rappresenta una posizione, non una

quantità. L’operazione è sempre quella di conteggio delle frequenze per ogni categoria

ordinata.

- Scala a intervalli, livello di misurazione quantitativa. È una variabile che può essere

quantificata, il numero corrisponde ad una quantità. Ad ogni modalità della variabile associo

un numero secondo una determinata grandezza di ordine. Lo zero di questa scala è uno

zero arbitrario, si stabilisce convenzionalmente; non è uno zero assoluto, non vuol dire una

reale assenza di quella caratteristica, ciò significa che può assumere tanto valori positivi

quanto valori negativi. È importante per la misurazione delle caratteristiche psicologiche. Si

stabilisce teoricamente cosa è una caratteristica psicologica, e in base a questo modello

teorico (ciò che porta a definire cosa è un concetto, ad esempio l’ansia, l’intelligenza ecc.)

si riferisce lo zero. Per interpretare il punteggio si dovrà fare riferimento a quella definizione

teorica, e questo implica un’arbitrarietà del punto di partenza. Questa scala consente di

poter fare delle operazioni di addizioni e sottrazioni, ma senza poter fare rapporti tra le

misure, per la sua mancanza di zero assoluto (zero reale)

- Scala a rapporti, livello di misurazione quantitativa. È caratterizzato da uno zero assoluto,

che indica assenza della caratteristica, per questo motivo non può assumere valori

negativi. Il numero rappresenta la qualità realmente, per questo si possono fare rapporti

diretti tra le variabili (se un soggetto ha ottenuto un punteggio di 20 punti, questo ha

ottenuto il doppio del punteggio di chi ne ha totalizzato uno di 10). Le variabili che sono

oggetto di questa misurazione sono: età, tempi di reazione, numero di... (errori, figli, ecc.)

difficilmente le caratteristiche psicologiche potranno avere una misurazione in termini di

rapporti (non si può stabilire che un soggetto ha 0 in termini di intelligenza/capacità

cognitive)

Ogni scala possiede le caratteristiche di quella che la precede, quindi, i test statistici applicabili

alle precedenti sono utilizzabili anche per scale più avanzate 02/03/2022

Ripasso:

Abbiamo introdotto il tema principale, ossia la misurazione di quelle che sono le caratteristiche

psicologiche, definibili in termini di variabili, cioè caratteristiche che possono assumere valori o

categorie diverse. Abbiamo fatto un’introduzioni sulle variabili, sulla loro definizione, e soprattutto

su come le si definiscono, perché questo rappresenta la prima considerazione da fare. Abbiamo

visto la distinzione tra livello qualitativo, quindi attraverso categorie, e quello quantitativo, definibile

attraverso valori che rappresentano delle quantità. Questa considerazione ci ha portato a

distinguere un livello qualitativo attraverso due scale: quella nominale e quella ordinale (entrambe

si definiscono categorie in un caso non ordinale -> scala nominale, nell’altra ordinate -> scala

ordinale, in entrambi i casi l’operazione che si può fare è il conteggio delle frequenze). A livello

quantitativo, invece, abbiamo definito due scale di misura: a intervalli e a rapporti, e quindi si

iniziano ad avere dei valori che non sono più semplicemente etichette, ma rappresentano delle

quantità. A tal proposito, anche le operazioni che si possono fare cominciano ad essere più

complesse, a livello di intervalli addizione e sottrazione, mentre a livello di rapporti anche

moltiplicazione e divisione.

Ogni scala possiede le caratteristiche di quella che la precede, i test statistici applicabili alle

precedenti sono utilizzabili anche per le scale più avanzate, ma non è vero il contrario. La

complessità delle scale cresce proporzionalmente al livello. Descrivendo le caratteristiche delle

scale, si parte dalla scala nominale, fino ad arrivare a quella a rapporti, in un processo che

rappresenta l’implemento delle scale stesso; ciò significa che tanto più ho un livello elevato, tanto

più questo mi consente di fare più operazioni. Quindi se ci troviamo a livello della scala a rapporti,

avremo la possibilità di fare tutte le operazioni, anche quelle più semplici, quando possibile,

dunque, sarà sempre preferibile misurare una caratteristica a livello più elevato. Se qualcosa viene

misurato a livello più elevato avremo la possibilità di fare tutte le operazioni, anche quelle più

semplici, usando una scala di livello più basso sarò limitato nelle operazioni da poter svolgere. La

scelta della scala da utilizzare dipende da chi fa le misurazioni, la scala di misura utilizzata per la

variabile può dipendere dalla definizione operativa della variabile e dal suo uso all’interno della

ricerca.

Esercizio:

- Televisori per appartamento: scala a rapporti

- Marca dell’auto: scala nominale

- Opinione sulla pena di morte: scala nominale dicotomica

- Soddisfazione professionale: scala a intervalli

- Denaro speso per le vacanze: scala a rapporti

- Libri letti negli ultimi tre mesi: scala a intervalli

- Proprietà immobili: scala a rapporti

In base allo scopo della ricerca posso trattare la variabile a diversi livelli di scala. A seconda della

domanda che uno si pone, le misurazioni saranno sia di tipo un po’ descrittivo (perché ci interessa

dire le caratteristiche di un dato gruppo di persone), altre saranno da mettere in relazione.

L’operazione di ricodifica può avvenire quando la variabile è di livello quantitativo, dopo aver

raccolto l’informazione, posso utilizzarla sia per descrivere meglio il mio gruppo di soggetti presi in

considerazione, sia per metterli in relazione a seconda delle categorie nelle quali rientrano.

Es. Età in anni: scala a rapporti, Fasce di età (bambino - preadolescente – adolescente): scala

ordinale, Avere/non avere compiuto 10 anni: scala nominale dicotomica

I diversi livelli nell’operazione di ricodifica si stabiliscono in base a ciò che viene chiesto.

Es. Data la variabile REDDITO (misurata in euro considerando lo stipendio mensile) è una

variabile che spesso viene utilizzata per descrivere un gruppo.

- Scala a rapporti: reddito zero= nessun reddito, 2000 euro è il doppio di 1000, ecc.

- Scala ordinale: reddito basso, reddito medio/basso, reddito medio, reddito medio/alto,

reddito alto

- Scala nominale dicotomica: reddito maggiore o superiore di una certa cifra

Gli item sono le affermazioni e sono l’operalizzazione del costrutto psicologico (che è l’oggetto);

attraverso queste affermazioni si può misurare qualcosa di latente ed astratto. Tutta la costruzione

degli strumenti e dei test (test d’intelligenza ecc.) hanno dietro questa operazione:

1. Definizione dell’oggetto

2. Definizione della variabile

3. Definizione del costrutto psicologico

4. Definizione degli item (affermazioni che sono le manifestazioni, ciò che si vede rispetto

a una data caratteristica)

Una scala di risposta, da totalmente falso a totalmente vero, è definibile come scala ordinale (viene

chiesta una posizione su una scala ordinata), i suoi valori dunque corrispondono ad un ordine, più

che ad una quantità. Se le nostre operazioni sono sul singolo item, si tratta di una scala ordinata in

cui si vedrà quanti danno una determinata risposta, quanti un’altra: si descrivono le risposte in

termini di frequenza. Essendo molte delle caratteristiche psicologiche oggetto di misurazioni, la

modalità che si utilizza è quella di utilizzare tante affermazioni, per misurare una data caratteristica

non si considera un solo item, e per poter definire quel costrutto si sommeranno tutte le risposte, a

quel punto, pur partendo da un livello sul singolo quesito ordinale, il punteggio totale ottenuto lo si

considera quantitativo, ad un livello a intervalli poiché si parte dalla definizione di un costrutto

psicologico di cui non si può stabilire uno zero assoluto. Se parliamo di una caratteristica

psicologica in scala Likert ed è stato calcolato un punteggio totale, la si tratterà ad intervalli, e si

potrà dunque dire che un determinato gruppo di persone hanno una media di una data

caratteristica di un certo tipo, cioè potrò fare operazioni di tipo quantitativo. Le scale di risposta

variano in dipendenza di ciò che si sta misurando, le scale sono sempre graduate, si possono

usare anche a livelli figurativi (quando per esempio si sottopongono al test bambini non

scolarizzati, ma non solo). La scala ad intervalli di 5, o a 5 passi è la scala Likert ed è la più

utilizzata in psicologia. Molto spesso i passi sono dispari, in modo tale da poter dare una posizione

mediana. Utilizzando passi pari si porteranno le persone ad avere un’opinione sicura. C’è anche il

rischio del missing (dato mancante), ovvero il soggetto non risponde alla domanda (se è stata

formulata in modo troppo invasivo o l’argomento trattato è troppo personale ecc.).

Vi sono molti fattori che influenzano la misurazione in un questionario o self-report, come il

contesto culturale o sociale, il target, le risposte degli altri, lo stato d’animo.

Esercizio:

- Stato civile: scala nominale

- Figli: scala a rapporti, scala nominale nel caso si chieda se si hanno o no

- Distanza da luogo di lavoro: scala a rapporti, scala ordinale se le opzioni sono poco

lontano, mediamente lontano o molto lontano

- Mezzo per raggiungere il luogo di lavoro: nominale

- Spesa prevista per i mezzi di trasporto: scala a rapporti

- Precedenti esperienze lavorativi: rapporti o nominale

- Orario di lavoro richiesto: scala nominale 03/03/2022

Descrivere i dati:

Spesso per quanto riguarda una caratteristica psicologica ci troviamo in situazioni che potremmo

rappresentare come un insieme di più variabili in relazione tra loro, ed è dunque necessario fare un

po’ ordine. La prima fase è quella della descrizione attuabile attraverso una serie di strumenti presi

dalla statistica descrittiva:

- Distribuzione di frequenza – operazione più semplice, che può essere fatta sempre, si può

sempre conteggiare la frequenza

- Indice di tendenza centrale – serve per sintetizzare i dati raccolti in un valore (moda, media

mediana) questo unico valore ci permette di fare sintesi rispetto ad un andamento centrale,

la scelta degli indici di tendenza centrale verrà sempre fatta considerando quelli che sono

gli indici di misura della variabile

- Indici di variabilità – si cercherà la variabilità dei valori trovati, come sono distribuiti. Se la

variabilità è bassa si avrà un gruppo più omogeneo rispetto a quella caratteristica

- Indici di posizioni – per capire meglio l’andamento della caratteristica trovare dei valori che

hanno una particolare posizione, tutte le volte si individua un valore che ha una determinata

posizione al di sotto della quale si avrà una data percentuale

- Rappresentazioni grafiche – proprio perché spesso nelle valutazioni occorre fare una

restituzione del risultato delle nostre misurazioni e spesso, per fare ciò, si ricorre a delle

rappresentazioni grafiche.

In ogni operazione sarà necessario considerare il tipo di variabile e il tipo di scala di misurazione.

La definizione di variabile, e scale è l’operazione preliminare sempre, perché su quella si basano

tutte le operazioni, anche quelle più semplici.

Distribuzione di frequenza:

- Frequenza assoluta: per ciascuna categoria o valore vuol dire contare quante volte si

presenta quella caratteristica. Per rappresentare graficamente si indicherà con x la

categoria, e per ogni livello se si tratta di categorie e per ogni valore si avrà una n, cioè una

frequenza corrispondente. Se parliamo della frequenza si dice assoluta il numero di unità

che presentano la modalità o un certo valore. Le informazioni si possono distribuire in una

tabella semplice (tabella di frequenza) dove si portano le categorie o i valori e per ciascuno

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiusyCiccarelli_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicometria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Primi Caterina.
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