Psicologia generale
Che cos’è la psicologia?
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali dell’essere umano
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Tutto ciò che l’essere umano ciò che è nella mente delle persone,
Fa e io vedo dall’esterno il processo cognitivo e il processo emotivo
(diverso per tutti)
C’è un settore della psicologia che studia questi stessi aspetti negli animali, per capire i processi di apprendimento comuni gli
essere umani.
Esistono tante branche della psicologia:
1. Clinica
2. Sociale
3. Dinamica
4. Del lavoro
5. Generale
6. Dello sviluppo
7. Dell’educazione…
La psicologia generale studia la base della psicologia, si fa ricerca nel capire come funziona l’essere umano nei suoi processi:
• Comportamentali
• Cognitivi
• Emotivi
Ovvero il funzionamento ordinario dell’essere umano, la loro normalità.
La psicologia generale non va studiare l’individuo malato/strano/diverso/con un QI superiore o inferiore rispetto alle statistiche,
solo l’individuo ordinario. →
“la psicologia ha un lungo passato, ma solo una storia breve” Ebbinghaus
La psicologia come scienza autonoma nasce solo alla fine del 1800, in passato veniva dalla filosofia e dalla fisiologia .
Psicologia= psichè logos= scienza dell’anima, deriva dagli antichi greci che intendevano lo studio dell’anima come lo studio di
comportamenti e processi mentali.
↓
oggi la scienza dell’anima è più un concetto teologico e filosofico
Socrate, Platone, Aristotele: che cos’è la coscienza? Esiste il libero arbitrio? L’uomo è razionale o irrazionale?
La psicologia non si occupa più di ciò, ma della motivazione che hai nel fare determinate cose e scelte, in termini filosofici è la
volontà.
un altro antenato della psicologia è la neurofisiologia:
• Interessata nello studio del cervello con un metodo scientifico ( che in filosofia non c’è), ha un ambito
medico.
Filosofia + approccio medico scientifico= Wundt (fisiologo) 1879 Lipsia
Wundt 1832-1920 la percezione
Da qui nasce la psicologia come scienza autonoma, c’è qualcosa di nuovo. Wundt studierà i processi percettivi che ci rendono
→
consapevoli delle cose la coscienza
Nel 1879 fonda un laboratorio di fisiologia dove studia come le stimolazioni ambientali entrino nel soggetto attraverso la
percezione. Wundt parte da esperimenti semplici.
Come siamo consapevoli delle cose di cui siamo consapevoli?
I suoi esperimenti avevano un soggetto o a volte anche sé stesso, posto in una stanza buia dove veniva proiettato un lampo, il
soggetto doveva dire cosa avesse visto e descrivere la sua esperienza.
• Un lampo di luce veloce, più forte da sinistra verso destra, ha fatto una linea retta
Questa è una risposta molto dettagliata in cui il soggetto ha percepito velocità, intensità e forma, il soggetto può dirlo perché
consapevole di ciò che ha visto in prima persona.
Come fa ciò ad essere attivato nella tua consapevolezza? Che processi inconsapevoli ci sono dietro?
L’ipotesi di Wundt era che noi percepiamo il mondo che entra nella nostra coscienza, perché noi inconsapevoli andiamo a
percepire delle piccole parti del mondo, e non il fenomeno nell’insieme. Ad unire poi tutti questi singoli elementi è la coscienza,
va a sommare le piccole parti percepite.
Questa teoria si è poi affermata non attendibile e saranno poi i gestaltisti a dire che la coscienza percepisce la realtà cosi com’è
→ come un atto unitario e immediato = percezione
Wundt proverà a dimostrare la sua teoria, ma non riesce, riconferma solo che l’uomo va a distinguere le diverse caratteristiche
di un fenomeno. Farà altri esperimenti, cambia il metodo e modifica le stimolazioni ambientali per vedere se queste provocano
un cambiamento della percezione del soggetto.
• Il lampo di luce va una volta da destra a sinistra e una al contrario, la percezione del soggetto
ovviamente cambia, nota la differenza
• Se abbiamo la velocità di una macchina che va a 70/80 km/h e una macchina che va a 72 km/h in
→
entrambi i casi vedo che la macchina va abbastanza veloce, ma la mia percezione non cambia
non riesco a notare la differenza di velocità.
Possiamo quindi dire che non sempre un cambiamento dello stimolo ambientale va a modificare la percezione del soggetto. Non
tutte le sfumature dei fenomeni ci danno un cambiamento percettivo.
Wundt va quindi a verificare fino a che punto la modifica della stimolazione ambientale viene percepita dal soggetto (metodo
sperimentale, verrà criticato quando userà il metodo introspettivo ovvero sé stesso come soggetto dell’esperimento.
Wundt:
➢ Oggetto di studi= esperienza conscia umana immediata
➢ Ipotesi= i fatti psichici sono aggregati di unità psichiche elementari che sommati formano la coscienza
➢ Metodi= sperimentale, introspettivo, elementismo + associazionismo
➢ Meriti= rappresenta il punto di partenza dello studio della psicologia autonoma
➢ Critiche= è elementista e non dimostra la veridicità delle sue ipotesi
James 1842- 1910 il funzionalismo
Riprende la teoria evoluzionistica di Darwin dell’adattamento della specie all’ambiente. Per lui le attività psichiche durante
l’adattamento sono in continui cambiamento e la cosicenza è un flusso continuo di esperienze.
Freud (approccio psicodinamico)
Parla di inconscio, al di fuoridella coscienza, Freud lo troviamo leggermente fuori dalla psicologia generale, è clinico e dinamico.
Studia le personalità e i comportamenti alla luce dell’interiorità, sviluppa la teoria del funzionalismo mentale dell’inconscio,
senza dimostrare che l’inconscio esiste, lo ipotizza (poco scientifico)
Le varie correnti:
Gestalt inizio 1900, Germania
I gestaltisti sono una scuola di pensiero opposta alle teorie di Wundt, non nell’oggetto di studio, ma nello sviluppo della teoria.
Anche loro infatti si occupano della percezione, vanno a ribaltare la sua ipotesi elementarista.
Secondo la gestal il soggetto vedo il mondo in una forma e tutte le qualità di essa sono percepite nell’insieme.
• Es, percepisco la borraccia, ma linguisticamente non so che si chiama borraccia, vedo un oggetto di medie dimensioni,
colorato, con un liquido all’interno e vedo tutto ciò in modo immediato e unitario, non sono macchie, percepisco le sue
caratteristiche anche non avendolo mai visto. Aggiungo poi aspetti sensoriali che lo andranno a definire.
I Gestaltisti inoltre vanno a distinguere il realista ingenuo e il realista critico
↓ ↓
perchè io vedo ciò che vedo? Perché io vedo ciò che vedo?
perché nella realtà esiste quel soggetto perché nella realtà esiste quel determinato oggetto,
con quella determinata forma, colore e nome ma solo per questo? Loro non si fermano a questa
( non c’è distinzione tra realtà fenomenica e fisica ) risposta, vanno oltre e dicono che non tutto ciò
che percepisco esiste davvero, come non vuol dire
che tutto ciò che estie io percepisco.
↓
I gestaltisti hanno questa visione, che tra la realtà fisica e la realtà di cui non siamo
consapevoli (fenomenica) c’è una distanza.
• Es, gli ultrasuoni esistono della raltà fisica, ma noi non li percepiamo e non ne siamo consapevoli.
La realtà fenomenica è tutto ciò di cui noi siamo consapevoli tramite i 5 sensi ovvero tramite la percezione
La realtà fisica/trans fenomenica sono le stimolazioni ambientali
Esperimenti:
• 1912 esperimento sul movimento stroboscopico di Wertheimer, non tutto quello che percepiamo corrisponde ad una
realtà stimolante. Siamo in una stanza buia, il soggetto è seduto e c’è la proiezione di una luce per due volte e in due
punti diversi.
Cosa ha percepito il soggetto?
Il soggetto è consapevole del fascio di luce che si è spostato (realtà fenomenica)
Ma nella realtà fisica (reale), i fsci di luce erano due in due punti differenti ( non 1 che si sposta). L’occhio umano non è
stato in grado di percepire 2 diversi oggetti, perché?
Perché l’occio umano può percepire fino ai 12 millisecondi di tempo, evidentemente il fascio di luce si è spostato in un
tempo minore e non è stato percepito. Ho visto qualcosa che nella realtà fisica non esiste
( se il tempo era superiore ai 12 millisecondi il soggetto avrebbe visto i due oggetti in modo distinto.)
Wertheimer fa una scoperta molto innovativa per quel periodo, rompe la convinzione che ciò che si vede nella realtà esiste
sempre, come abbiamo visto però non è sempre cosi.
La mente elabora ciò che vede: la percezione è un’elaborazione mentale della stimolazione.
Per i gestaltisti la percezione è solo il primo gradino dei processi cognitivi, ci mette il contatto con il mondo. Successivamente
troviamo processi secondari che si costruiscono sulla base della percezione, con gli stessi meccanismi di fondo.
Teoria del comportamentismo, 1913- 1930, Watson Stati Uniti d’America.
Il comportamentismo è una scuola di pensiero che si sovrappone a quella dei gestaltisti, ma in un altro contesto. Hanno l’esigenza
di difendere la psicologi come scienza autonoma, secondo loro la mente, la percezione e la coscienza hanno il rischio di far
diventare la psicologia una materia poco scientifica ed oggettiva. La mente, la percezione e la coscienza sono fenomeni troppo
soggettivi, che non vedo concretamente, come invece vedo il comportamento.
Loro decidono di studiare SOLO il comportamento osservabile, è un oggetto intersoggettibile, non studio i vissuti personali
dell’individuo. Studiano il perché si è compiuto quel comportamento, studiano il movimento fatto e non il gesto ( non studio il
saluto, ma studio il movimento della mano e del braccio).
Il comportamento può essere interpretato in diversi modi, sono lontani dalla teoria di Freud e Wertheimer in cui l’individuo
racconta ciò che vede, sono loro interpretazioni (soggettive.
Il maggiori esponenti che troviamo sono Pavlov ( esperimento del cane e della sua salivazione) Tolman e Skinner.
Dimenticano l’individualità e la volontà del soggetto, ritengono che l’essere umano sia un prodotto di esperienze, nascono vuoti
come tabule rase. Sono Tabule da scrivere tramite le esperienze e le stimolazioni ricevute ( es, un individuo è educato perché ha
ricevuto determinati stimoli ambientali)
I comportamentisti non rischiano di interpretare i comportamenti, studiano gli stimoli che crea l’individuo, è molto meccanico.
Nel 1940/50 iniziano ad aprirsi allo studio di ciò che c’è dentro al soggetto, capendo che anche questo va a stimolare il soggetto
nei suoi futuri comportamenti. Parlano di motivazione e volontà, patendo da uno studioso di fine 1800.
Sarà Skinner a riprendere questi studi dicendo che il soggetto per apprendere ha bisogno di volontà, non basta lo stimolo esterno.
(non solo per l’apprendimento, ma per tutti gli aspetti della vita). Partendo quindi dallo stimolo ambientali i comportamentisti si
avvicinano poi all’individualità del soggetto.
Cognitivismo 1955-1976
Non troviamo più la paura di una non scientificità, ora si è consapevoli dello studio degli aspetti emotivi tramite il metodo
scientifico.
1947 Craik
Fu un cognitivista che studiò i tempi di reazione (metodologia), la sua fu una metodologia più elaborata, già usata per lo studio dei
processi cognitivi a fine 1800. Attraverso la metodologia posso avere in evidenza un aspetto cognitivo del soggetto.
Sostanzialmente scopre l’importanza del tempo di reazione dell’individuo di fronte ad un determinato problema.
• Quanto ci si impiega per fare 2+2= 4 rispetto a fare 234+121? Con il secondo problema si allunga il tempo di reazione,
perché il processo cognitivo che stiamo compiendo è più complicato del primo. Per svolgere la seconda addizione servono
più risorse cognitive, devono ricordare i 6 diversi numeri e sommarli due a due (si applica la memoria di lavoro).
→ →
Processo cognitivo sforzo cognitivo tempo di reazione
Cosa studiano? Comprensione produzione del linguaggio, pensiero, percezione , memoria, attenzione, comprensione di testi/
barzelletti, soluzione ai problemi…
in una prima fase vene fatto un avvicinamento della mente umana al funzionamento del computer, si pensava funzionassero allo
stesso modo, nella seconda fase ci fu un allontanamento da questa idea.
Cercano di schematizzare i pensieri cogniti con terminologie digitali, per capirne le fasi: (modello HIP)
→
TEST EXIT
↓↑
OPERATE
1 Test, vedo cosa posso fare per risolvere il problema
2 Operate, metto in pratica le possibili soluzioni
3 Test, vedo se il risultato è positivo o negativo
4 Exit, ho risolto ed esco dal problema
Cercano di ridurre il pensiero umano in qualcosa di molto meccanico e sequenziale, in realtà non ragioniamo in step cosi fissi. In
questo periodo avvicinano ancora molto l’uomo ad una macchina.
Successivamente con Gibson prendono in considerazione l’approccio ecologico, ovvero il soggetto è adattato al proprio ambiente
e il suo processo ne è influenzato.
Scienza cognitiva 1976
Nel 1970 c’è una revisione al modello di Gibson, applico la scienza cognitiva ovvero studio il processo cognitivo a partire da altre
scienze:
• Neurofisiologia, per capire cosa si attiva nel cervello con determinate azioni, mi permette cosi con l’attivazione di varie
aree anche il ricordo di determinati momenti.
• Neuropsicologia
• Informatica
• Linguistica
Oggi corpo e mente non sono più cosi distanti come all’ora.
Seconda metà del 1800 sempre nelle scienze cognitive troviamo il Modularismo di Fodor
Fodor parla di architettura verticale della mente, si chiede come siano possibili tali processi e come facciamo a ricordarci le cose,
come avviene? La sua risposta non è più dimostrabile ed accettabile al giorno d’oggi.
Secondo la sua teoria tutti i processi mentali sono come dei cassetti sganciati tra loro, ovvero una parte percepisce, una
immagazzina , una ricorda e cosi via.. e alla fine c’è un’unità che li mette insieme e crea il ricordo. Non ci fu mai una dimostrazione
di questa teoria.
Al contrario venne dimostrato che la mente funziona in modo più orizzontale e contemporaneo. Ho il ricordo piacevole e il vissuto
emotivo nel suo complesso, gli elementi sono insieme e intersecati tra loro, le vari aree celebrali inoltre sono interconnesse a
livello neurologico.
Interazionismo e umanesimo
Mead parla di identità del soggetto a partite da un’identità sociale. Quanto l’ambiente esterno influisce? Determina chi siamo, c’è
un interazione che provoca un determinato comportamento nel soggetto. Si parla di processi sociali e umanistici.( interazionismo
culturale)
Il come siamo percepiti dagli altri influisce poi nella propria considerazione di se stessi.
Si parla di scuola sistematica dove il soggetto è posto a relazionarsi con suoi pari e nel momento in cui si deve cambiare un aspetto
individuale si va a cambiare anche l’aspetto relazionale (Bateson )
La psicologia come scienza
È scientifico ciò che è verificabile e dà soluzioni attendibili. Come lavoriamo scientificamente?
• Ipotesi iniziale sul fenomeno ( studio, confronto, raccolgo dati…)
• Cerco di operare nel modo migliore possibile, in base a ciò che studio, tramite:
❖ Osservazione
❖ Inchiesta (questionari e interviste)
❖ Metodo sperimentale (intervengo nell0ambiente e modifico qualcosa attraverso la ricerca di dati…)
❖ Rassegna della letteratura (raccolgo dati passati, ma non posso cambiare nulla, sono studi passati che riprendo e
metto insieme)
Se c’è un’analisi statistica vuol dire che la ricerca è stata fatta su dati quantitativi e si vede se l’ipotesi di parenza è verificata o
meno.
L’educatore osserva ciò che lo circonda, i soggetti, il contesto, la famiglia e i loro comportamenti. Io osservatore ho il vantaggio di
lasciare inalterato l’ambiente, osservo senza giungere subito all’interpretazione del comportamento attraverso la dimensione
cognitiva ed emotiva. Possiamo affermare ciò che vediamo in un primo momento, ma non vuol dire che la nostra interpretazione
sia sempre giusta.
Possiamo tutto al più ipotizzare perché ha fatto quella determinata scelta, ma senza giungere alla soluzione, lascio la possibilità
→
all’altro di spiegare insaturo un dialogo con la persona, la relazione è la professione dell’educando, dà la possibilità al altro di
aprirsi.
Quali vie scientifiche abbiamo?
Rassegna della letteratura
L’osservazione ha l limite di restare in superficie, per andare in profondità bisogna chiedere il permesso alla persona.
L’osservazione può essere:
• Naturalistica = tu esterno osservi certe persone e i loro comportamenti (seguendo una griglia)
• Sistematica= riguardo lo stesso gruppo/ fenomeno più volte, ripetuto nel tempo e arrivo ad una conclusione , i soggetti
con il tempo si abituano alla presenza degli osservatori senza cambiare più i loro comportamenti.
Nel caso educativo quindi con dei bambini, non vado a fare una statistica (a meno che non si tratti di una ricerca specifica)
, osservo in modo ripetuto il loro comportamento.
• Partecipante= faccio parte del gruppo da osservare (es studenti universitari, sono uno studente) è utile nel caso in cui
voglio fare una ricerca dall’interno, a volte però può venir meno il vero comportamento dei soggetti perché
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