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SENZA DORMIRE

Storicamente, la sottrazione del sonno è stata utilizzata come strumento di tortura per estorcere

confessioni, una pratica documentata già ai tempi degli antichi romani. Questa metodologia è

considerata "eUiciente" nell'interrogatorio dei prigionieri di guerra poiché non lascia tracce fisiche

evidenti né danni cerebrali permanenti, dato che il recupero appare completo dopo alcuni giorni di

riposo. Tuttavia, la validità delle informazioni ottenute è estremamente dubbia: il soggetto sottoposto

a tale soUerenza va incontro a deliri e allucinazioni che possono portare a riferire fatti inesistenti.

Come riportato da Menachem Begin (ex primo ministro israeliano e Nobel per la pace nel 1978) nel

suo scritto del 1977, lo stato di soUerenza è talmente grave che i prigionieri sono disposti a firmare

qualsiasi documento pur di poter dormire, superando persino il dolore causato da fame e sete.

Un'analoga testimonianza giunge da Lindbergh (1955), il quale descrisse il desiderio di sonno come

l'unica necessità assoluta del corpo durante la sua trasvolata. Sotto il profilo della ricerca volontaria,

il caso clinico più celebre è quello di Randy Gardner, uno studente di sedici anni che

nel 1964 rimase sveglio per 264 ore (11 giorni) per un esperimento scolastico a San Diego. Il caso

fu monitorato dai prestigiosi studiosi del sonno Dement, Aserinsky e Kleitman. In

particolare, Dement seguì Gardner negli ultimi tre giorni, documentando sintomi quali confusione,

diUicoltà di messa a fuoco, vuoti di memoria, allucinazioni, nausea e perdita della coordinazione

muscolare (Johnson, Slye, Dement, 1965; Ross, 1965). Nonostante la gravità dei sintomi acuti,

dopo aver dormito per 14 ore consecutive, i controlli medici non evidenziarono alcun danno

fisiologico o cerebrale a breve o lungo termine, confermando un recupero totale.

Dal punto di vista neurofisiologico, si è osservato che la resistenza alla veglia è mediata dal

fenomeno del microsonno, ovvero brevi periodi di attività elettrica cerebrale tipica del sonno (onde

lente) che si inseriscono durante lo stato di veglia. Analisi accurate hanno dimostrato che il

sonno non REM può manifestarsi in modo localizzato in alcune zone della corteccia cerebrale,

suggerendo che alcune aree del cervello inizino il recupero prima di altre. Sono stati attuati inoltre

studi sperimentali condotti su modelli animali, specificamente sui ratti, per indagare i limiti estremi

della deprivazione. Utilizzando un congegno in cui un ratto veniva privato del sonno per il 90% della

durata del suo sonno fisiologico, i ricercatori hanno osservato un deterioramento fisico totale già

dalla seconda settimana. I soggetti mostravano perdita di peso nonostante l'aumento dell'introito

calorico, alterazioni della temperatura e del metabolismo, giungendo alla morte in un intervallo

compreso tra 5 e 21 giorni (Rechtschaaen et al., 1989). Tali esiti letali, legati a gravi squilibri

metabolici e termici, trovano un parallelo umano in una specifica malattia del sonno (trattata in

sezioni successive del testo) che conduce inevitabilmente al decesso.

Carenza di sonno e società

La carenza di sonno influenza negativamente sia la salute individuale che la stabilità

socioeconomica globale. L'analisi parte dal presupposto che i disturbi del sonno generino eaetti

negativi sul benessere e sulla qualità della vita, favorendo l'insorgenza di patologie infettive,

cardiache, immunitarie e oncologiche, oltre a compromettere le facoltà cognitive. Sotto il profilo

dei costi sociali e sanitari, uno studio di Reeder, Franklin e Bramley del 2007 ha stimato che negli

Stati Uniti l'insonnia comporti una spesa annuale compresa tra i 92,5 e i 107,5 miliardi di dollari. A

fronte di tali cifre, i National Institutes of Health hanno investito solo 230 milioni di dollari all'anno

per la ricerca, una somma irrisoria se paragonata a quanto le aziende farmaceutiche spendono in

pubblicità televisiva per i sonniferi in una sola stagione, come riportato da un'analisi del National

Geographic Italia. In Italia, i dati del 2015 indicano oltre 4 milioni di insonni cronici. La Fondazione

per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno valuta cautelativamente in oltre 6 miliardi di euro annui

il costo sociale della sindrome delle apnee notturne, di cui almeno un miliardo è imputabile a

incidenti stradali o lavorativi causati da colpi di sonno. Nello specifico, il 7% degli incidenti stradali

in Italia (circa 7.360 sinistri) è causato da soggetti aUetti da apnee ostruttive notturne. La relazione

tra deprivazione di sonno e grandi catastrofi ambientali è documentata dallo studio Sleep Disorders

and Sleep Deprivation: An Unmet Public Health Problem (Colten, Altevogt, Institute of Medicine [US]

Committee on Sleep Medicine and Research, 2006). Tra gli esempi più eclatanti figura il disastro

della superpetroliera Exxon Valdez del 24 marzo 1989, dove il versamento di 50 milioni di litri di

petrolio in Alaska fu attribuito dalla commissione uUiciale alla mancanza di riposo del terzo uUiciale,

che aveva dormito solo sei ore nelle quarantotto precedenti. Analogamente, la carenza di sonno è

stata un fattore contribuente nel disastro nucleare di Cernobyl del 1986 (avvenuto all'una e ventitré

del mattino) e nell'esplosione dello Space Shuttle Challenger nello stesso anno, i cui responsabili

del lancio avevano dormito meno di due ore la notte precedente. Infine, l'impatto sulla produttività

lavorativa. Secondo uno studio pubblicato nel 2014 sulla rivista Sleep, l'eliminazione dei disturbi

del sonno potrebbe ridurre del 28% i costi totali legati alle assenze sul lavoro. I lavoratori che

riposano circa otto ore per notte si assentano in media dai cinque ai nove giorni in meno all'anno

rispetto ai colleghi deprivati di sonno, presentando inoltre un rischio significativamente minore di

infortuni e un miglior rendimento generale. In conclusione, gli esperti concordano sul fatto che i costi

stimati per la società derivanti dal mancato trattamento dei disturbi del sonno siano di gran lunga

superiori a quelli che si sosterrebbero adottando provvedimenti adeguati.

La guerra al sonno

Per comprendere se sia possibile ridurre il sonno senza subire danni cognitivi, la ricerca si è

focalizzata su modelli animali estremi che hanno sviluppato strategie biologiche uniche. Un

meccanismo fondamentale è il sonno monoemisferico alternato (osservato in delfini e fregate

maggiori), che permette di mantenere un emisfero cerebrale sveglio e l'occhio controlaterale

aperto per la vigilanza o il movimento, mentre l'altro emisfero riposa. Studi tramite EEG sulle

fregate in volo hanno rivelato che queste possono ridurre il sonno ad appena 42 minuti al giorno,

dimostrando una resilienza straordinaria durante la migrazione. Un altro caso rilevante è il passero

dalla corona bianca: durante la migrazione riduce il sonno di due terzi, ma la scoperta più

significativa è che questa privazione non compromette le funzioni cognitive, l'apprendimento o la

memoria. Ciò suggerisce l'esistenza di meccanismi neurobiologici stagionali di protezione del

cervello. Analogamente, il piro-piro pettorale maschio resta sveglio per il 95% della giornata

durante la stagione riproduttiva per competere nell'accoppiamento, mantenendo prestazioni

elevate. In conclusione, questi studi indicano che il sonno non è un processo statico, ma

una funzione plastica che può essere rimodulata drasticamente in risposta a pressioni ambientali

o riproduttive.

Soltanto un modello?

Per capire se sia possibile ridurre il sonno senza danni, la scienza studia modelli animali estremi,

come i delfini e gli uccelli migratori, che utilizzano il sonno monoemisferico alternato. Questa

strategia permette di far riposare un emisfero cerebrale alla volta, mantenendo l'altro sveglio per la

vigilanza o il movimento. Ad esempio, la fregata maggiore in volo può ridurre il sonno al

solo 7,4% del tempo abituale, mentre il passero dalla corona bianca dimezza il riposo durante la

migrazione senza subire il declino cognitivo che colpirebbe l'uomo. Nella storia umana, la privazione

estrema di sonno ha mostrato conseguenze drammatiche, come nel caso della battaglia di

Stalingrado, dove molti soldati morirono improvvisamente per uno stato di stress prolungato che

frammentò il loro riposo. Studi di laboratorio confermano che la privazione totale porta alla morte

(osservata nei topi dopo 2-3 settimane), probabilmente a causa dell'accumulo di scorie

metaboliche non eliminate che danneggiano il cervello. Oggi, enti come la DARPA finanziano

ricerche per creare "supersoldati" non vincolati dal bisogno di dormire, cercando di replicare

nell'uomo i meccanismi di resistenza degli uccelli. In un'ottica sociologica, come suggerito

da Jonathan Crary, il capitalismo contemporaneo preme per una società "24/7", dove il sonno è un

ostacolo economico. Tuttavia, la scienza avverte che, sebbene queste scoperte possano aiutare a

curare malattie neurodegenerative, ridurre artificialmente il sonno richiede ancora cautela per

evitare gravi danni alla salute a lungo termine.

Il “lavaggio” ristoratore

Riprendendo la proposta di Moruzzi (1969), il sonno viene inquadrato come un istinto

fondamentale per la sopravvivenza, caratterizzato da una fase appetitiva (la sonnolenza che spinge

l'individuo a cercare il riposo) e una fase consumatoria (l'atto del dormire). Un pilastro centrale

della ricerca moderna è rappresentato dagli studi di Maiken Nedergaard (2013), che hanno rivelato

la funzione di "lavaggio" cerebrale del sonno: durante il riposo, il cervello elimina circa dieci

grammi di scorie proteiche prodotte quotidianamente dal metabolismo. Il corretto smaltimento di

questi rifiuti è essenziale per prevenire l'insorgenza di malattie neurodegenerative come il morbo

di Alzheimer o di Parkinson. Infine, il testo solleva un monito sociale e politico legato alle tesi

di Jonathan Crary sulla società "24/7": nel contesto del capitalismo contemporaneo, il sonno è

visto come un limite alla competizione economica. Il rischio è che la spinta verso una produttività

incessante porti a una società in cui chi non accetta di ridurre drasticamente il proprio riposo finisca

per essere emarginato, ignorando i pericoli biologici che la privazione del sonno comporta per la

salute umana a lungo termine.

Il sistema linfatico dell’organismo

In gran parte dell'organismo, le cellule sono immerse nel liquido interstiziale, il quale viene

costantemente filtrato dai capillari. Di questo volume, circa due litri al giorno non vengono

riassorbiti dalle vene e costituiscono la linfa, che viene drenata dal sistema linfatico. Questo

apparato è essenziale non solo per mantenere l'equilibrio dei fluidi, ma

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ferlagiulia2006 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Balzarotti Stefania.
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