LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO
I bambini acquisiscono il linguaggio molto rapidamente: da poche parole nel
primo anno arrivano a oltre 10.000 entro i cinque anni, imparandone sei o sette
al giorno. Commettono pochi errori, spesso dovuti a sovrageneralizzazioni
grammaticali. La padronanza passiva della lingua, cioè la comprensione, si
sviluppa più velocemente di quella attiva, ossia l’uso corretto nella produzione
del linguaggio. Lo sviluppo linguistico infantile è straordinario per complessità e
rapidità.
La discriminazione dei suoni linguistici
I neonati distinguono inizialmente tutti i suoni delle lingue, ma entro pochi mesi
percepiscono solo quelli della lingua ambientale. Sanno discriminare i fonemi
ma non produrli correttamente; comunicano con tubare, pianto e risate. Tra i 4
e i 6 mesi inizia la lallazione, combinazione di suoni vocalici e consonantici
simili a sillabe ma senza significato, segnale di attenzione focalizzata. La
sequenza di suoni è simile in tutti i bambini, anche nei sordi, dimostrando che
la lallazione è innata. I bambini sordi apprendono invece la lallazione con le
mani nella lingua dei segni, nello stesso periodo dei bambini udenti.
Prime tappe dello sviluppo del linguaggio
Tra i 10 e i 12 mesi i bambini pronunciano le prime parole e a 18 mesi ne
producono circa 50, comprendendone molte di più. Imparano prima i sostantivi
concreti e mostrano una crescita esplosiva del vocabolario, che raggiunge in
media 10.000 parole all’inizio della scuola e 200.000 alla fine delle superiori. Il
fast mapping permette loro di associare parole a concetti dopo un’unica
esposizione. Intorno ai 24 mesi compaiono le frasi di due parole, dette
linguisticamente telegrafiche, prive di morfemi grammaticali ma già coerenti
con le regole sintattiche della lingua. Queste espressioni dimostrano la
comprensione precoce della grammatica.
L’emergere delle regole grammaticali
I bambini piccoli inizialmente memorizzano le forme verbali che sentono, ma
tra i 4 e i 5 anni possono commettere errori come "runned" invece di "ran",
dimostrando la sovrageneralizzazione delle regole grammaticali. Questi errori
mostrano che l’apprendimento del linguaggio non è semplice imitazione, ma
acquisizione di regole interiorizzate senza consapevolezza esplicita. Intorno ai 3
anni cominciano a formulare frasi semplici complete con parole grammaticali, e
nei due anni successivi le frasi diventano più complesse. Verso i 4-5 anni gran
parte dell’acquisizione linguistica è consolidata, con progressivo sviluppo di
abilità comunicative avanzate come umorismo, sarcasmo e ironia.
Sviluppo del linguaggio e sviluppo cognitivo
Lo sviluppo del linguaggio segue tappe regolari, con progressione da parole
singole a discorso telegrafico e frasi con morfemi grammaticali. Questa
sequenza potrebbe derivare dallo sviluppo cognitivo generale o dall’esperienza
con una lingua specifica. Studi su bambini adottati in età prescolare mostrano
che, pur avendo uno sviluppo cognitivo avanzato, acquisiscono l’inglese
seguendo la stessa sequenza osservata nei lattanti: prima parole singole, poi
combinazioni semplici, con vocabolario inizialmente dominato dai nomi. I
bambini adottati più grandi arricchiscono però più velocemente il vocabolario,
indicando un ruolo del livello cognitivo nello specifico apprendimento di
concetti astratti come il tempo.
TEORIE DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO
L’acquisizione del linguaggio è stata oggetto di dibattito tra tre principali scuole
di pensiero: comportamentista, innatista e interazionista, ciascuna con
differenti spiegazioni sulle basi e i meccanismi dello sviluppo linguistico.
L’approccio comportamentista
Secondo il comportamentismo di Skinner, i bambini apprendono il linguaggio
tramite rinforzi, modellamento e imitazione dei suoni e delle strutture
linguistiche degli adulti. Le vocalizzazioni corrette vengono rafforzate dai
genitori, mentre quelle sgrammaticate vengono ignorate o represse. Tuttavia,
questa teoria non spiega completamente lo sviluppo linguistico: i genitori
rispondono più al contenuto che alla grammatica, i bambini producono molte
più frasi di quante ne abbiano ascoltate e spesso commettono
sovrageneralizzazioni grammaticali, fenomeni non previsti dal modello
comportamentista.
L’approccio innatista
Chomsky propone la teoria innatista, è secondo cui la capacità di apprendere il
linguaggio innata nel cervello umano. Esiste un dispositivo di acquisizione del
linguaggio (LAD) che permette ai bambini di sviluppare naturalmente le
competenze linguistiche, purché siano esposti agli stimoli adeguati. Lo sviluppo
linguistico non dipende solo dall’imitazione o dal rinforzo, ma emerge
biologicamente con la maturazione del bambino.
Le abilità linguistiche sono separate dall’intelligenza generale
La storia di Christopher supporta la teoria innatista: il suo talento linguistico,
nonostante basso quoziente intellettivo, mostra che le abilità linguistiche sono
distinte dalle altre capacità cognitive. La disfasia congenita, invece, evidenzia
come bambini con intelligenza normale possano avere difficoltà con la
grammatica, anche con addestramento. Questi casi confermano che
l’apprendimento delle regole grammaticali dipende da una predisposizione
biologica. La capacità dei neonati di distinguere fonemi di tutte le lingue e la
lallazione dei bambini sordi rafforzano l’idea di un meccanismo innato per
l’acquisizione del linguaggio.
L’apprendimento del linguaggio è più difficile dopo l’inizio della
pubertà
L’acquisizione del linguaggio avviene in una finestra critica dello sviluppo,
come osservato negli uccelli canori. Il caso di Genie dimostra che, se privati di
stimoli linguistici durante l’infanzia, gli individui non apprendono correttamente
la grammatica, pur sviluppando un vocabolario elementare. Altri studi
confermano che dopo la pubertà imparare una lingua diventa molto difficile.
L’apprendimento di una seconda lingua nei primi anni mostra anche differenze
cerebrali rispetto a chi la apprende più tardi, evidenziando l’importanza dell’età
nello sviluppo linguistico.
L’approccio interazionista
L’approccio interazionista sostiene che il linguaggio si sviluppa grazie
all’interazione tra capacità innata e esperienza sociale. I genitori facilitano
l’apprendimento parlando chiaramente e usando frasi semplici. Un esempio
emblematico è la creazione della lingua dei segni nicaraguense: bambini sordi
senza conoscenze pregresse hanno inventato segni propri, poi raffinati dalle
generazioni successive in una lingua più strutturata. Questo mostra come
predisposizione biologica e contesto sociale collaborino nell’acquisizione
linguistica.
“SVILUPPO DEL LINGUAGGIO E CERVELLO”
La maturazione del cervello si accompagna alla specializzazione di strutture
neurologiche, che consentono al linguaggio di svilupparsi.
LE AREE CEREBRALI DI BROCA E DI WERNICKE
Nella prima infanzia, l'elaborazione del linguaggio è inizialmente distribuita su
molte aree cerebrali, ma con la maturazione del cervello si concentra
soprattutto nell’area di Broca e in quella di Wernicke. L’area di Broca, nella
corteccia frontale sinistra, è coinvolta nella produzione del linguaggio e nella
sequenza dei morfemi; danni a questa zona causano afasia di Broca,
caratterizzata da discorsi brevi e privi di morfemi grammaticali. L’area di
Wernicke, nella corteccia temporale sinistra, è fondamentale per la
comprensione del linguaggio; l’afasia di Wernicke provoca frasi
grammaticalmente corrette ma prive di significato e gravi difficoltà di
comprensione. Nei pazienti con danni a Wernicke, la capacità di distinguere
suoni non linguistici resta intatta, ma si compromettono la scrittura e
comprensione di simboli fonologici, mentre i pittogrammi rimangono
comprensibili.
IL COINVOLGIMENTO DELL’EMISFERO CEREBRALE DESTRO
Oltre alle aree di Broca e Wernicke, anche l’emisfero destro contribuisce
all’elaborazione e comprensione del linguaggio. Studi con il campo visivo diviso
mostrano che l’emisfero destro può elaborare il significato delle parole. Lesioni
in quest’area causano difficoltà di comprensione, mentre studi di
neuroimmagine evidenziano attivazione neurale durante compiti linguistici.
Bambini che hanno subito la rimozione dell’emisfero sinistro hanno dimostrato
di recuperare molte abilità linguistiche, indicando la plasticità cerebrale e il
ruolo compensativo dell’emisfero destro.
BILINGUISMO E CERVELLO
Studi iniziali sul bilinguismo suggerivano ritardi cognitivi, ma errori
metodologici rendevano i risultati poco affidabili. Ricerche più recenti mostrano
che bambini bilingue e monolingue hanno simile sviluppo linguistico. I bilingui
sviluppano migliori funzioni esecutive, come attenzione e controllo cognitivo,
esercitate nell’inibire una lingua. Il bilinguismo favorisce anche ritardi
nell’esordio dell’Alzheimer e incrementa la densità di materia grigia nel lobo
parietale sinistro. Tuttavia, i bilingui possono avere un vocabolario più ridotto in
ciascuna lingua e tempi di elaborazione del linguaggio leggermente più lenti
rispetto ai monolingue.
LE ALTRE SPECIE ANIMALI POSSONO APPRENDERE IL
LINGUAGGIO UMANO?
Il tratto vocale e la mano dell’uomo sono adatti al linguaggio meglio di altri
animali, ma le scimmie antropomorfe non possono parlare. Washoe, uno
scimpanzé, apprese l’ASL, costruì frasi semplici e creò nuove combinazioni di
parole, trasmettendo conoscenze a Loulis senza esposizione umana diretta.
Altri esperimenti con Kanzi dimostrano che le scimmie possono comprendere
frasi complesse e concatenare parole, acquisendo un vocabolario limitato ma
funzionale. Tuttavia, il loro linguaggio resta più ristretto di quello umano, con
concetti semplici e grammatica limitata. Le ricerche indicano che alcune basi
neurologiche per il linguaggio sono condivise tra umani e scimmie. Nonostante
le abilità impressionanti, la complessità e la rapidità del linguaggio umano
rimangono irraggiungibili per le scimmie antropomorfe.
“LINGUAGGIO E PENSIERO: QUALE RELAZIONE?”
Il linguaggio è spesso considerato strettamente legato al pensiero, ma alcuni
studiosi sostengono che sia solo un mezzo di espressione. Benjamin Whorf
propose l’ipotesi della relatività linguistica, secondo cui il linguaggio modella
il pensiero. Studiando le lingue dei popoli nativi americani, osservò che gli Inuit
possiedono molti termini per tipi diversi di neve, sugg
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