Apprendere nella scuola dell’infanzia
Lo sviluppo dei prerequisiti (Bonifacci-Tobia)
Cap. 1 Apprendimento: una visione d’insieme
L’apprendimento un processo che caratterizza l’uomo in tutte le fasi della vita.
è
Apprendiamo
in contesti diversi
con modalità diverse
in relazione agli obiettivi e alle motivazioni
in modo consapevole o inconsapevole
contenuti, modalità relazionali e strategie cognitive
Ciò che apprendiamo ci porta a modificare la struttura delle nostre conoscenze e
quindi incide e modifica il modo attraverso il quale codifichiamo e interpretiamo il
mondo che ci circonda.
1.1 modelli teorici che hanno contribuito allo studio dei processi di
apprendimento
1.1.1 comportamentismo: apprendimento per associazione
Watson: apprendimento condizionale o associativo
Skinner: Condizionamento operante = l’apprendimento si basa sulla relazione
tra i comportamenti messi in atto dal
soggetto che producono un effetto
sull’ambiente (risposte operanti) e i
rinforzi (effetti che seguono una risposta).
Il rinforzo può essere:
positivo
negativo (eliminazione di uno stimolo sgradevole)
Entrambi i tipi di rinforzi hanno una valenza positiva poiché permettono di
comprendere quale sia il comportamento più vantaggioso.
Contrariamente, le punizioni, che consistono nella somministrazione di stimoli
spiacevoli, sono meno efficaci in quanto inibiscono un comportamento, ma non lo
estinguono e non indicano il comportamento alternativo più adeguato.
I rinforzi possono essere:
primari (cibo, acqua)
secondari (benefici, riconoscimenti)
I rinforzi possono essere forniti secondo schemi temporali diversi:
rapporto fisso (ogni volta che viene messo in atto il comportamento)
rapporto variabile (solo alcune volte)
Secondo la prospettiva comportamentista l’apprendimento dipende in modo
esclusivo dall’esposizione ambientale. Le uniche componenti innate riguardano la
predisposizione a creare associazioni e riflessi, per il resto si assume la mente come
rasa”.
“tabula
1.1.2 il costruttivismo piagetiano: apprendimento come assimilazione e
accomodamento
Piaget: apprendimento = determinato dalla struttura cognitiva che riflette la
modalità di organizzazione dei dati e si modifica nel
tempo (prospettiva evolutiva).
Lo sviluppo cognitivo si articola in quattro stadi:
1. Stadio senso-motorio
2. Stadio preoperatorio
3. Stadio operatorio concreto
4. Stadio operatorio formale
La teoria piagetiana prevede delle invarianti funzionali che caratterizzano il
procedere degli stadi:
adattamento (assimilazione e accomodamento)
assimilazione = incorporare nei propri schemi i dati dell’esperienza
accomodamento = modificare i propri schemi per adattarli ai nuovi dati
organizzazione
equilibrazione
Posizione interazionista:
bidirezionalità tra uomo e ambiente = uno stesso stimolo può produrre risposte
diverse in relazione alla risposta cognitiva
che opera in quel particolare stadio di
sviluppo.
Analoga al comportamentismo:
Visione domini-generale dell’apprendimento = i processi di apprendimento sono
comuni a tutti i domini di
conoscenza e sono veicolati da
strutture unitarie che controllano il
pensiero a ciascuno stadio.
1.1.3 il cognitivismo: apprendere significa elaborare e memorizzare
Molti studiosi che si collocavano nella cornice teorica del comportamentismo
cominciarono a includere nelle proprie analisi l’esistenza di stadi intermedi tra
stimolo e risposta.
Suggerivano la presenza di una riorganizzazione interna delle informazioni:
Modello S-O-R = ruolo cruciale dell’organismo (O) come elaboratore e mediatore
della relazione tra stimolo (S) e risposta (R).
Cognitivismo = esalta il ruolo attivo del soggetto nella elaborazione della realtà
circostante, dando maggior rilievo ai processi interni di codifica e
rappresentazione. Osserva una frammentazione dell’ambito di
indagine e l’apprendimento viene ridefinito in relazione alle
diverse componenti cognitive coinvolte. Esso, quindi, pone
maggior enfasi su:
processi di elaborazione
memorizzazione
recupero delle informazioni
Si distinguono tipologie di apprendimento differenti:
Apprendimento procedurale: si basa sull’acquisizione di procedure che
includono componenti motorie e si caratterizzano per un rapido processo di
automatizzazione.
Apprendimento dichiarativo: si caratterizza per l’acquisizione di conoscenze
veicolate dal linguaggio all’interno del quale risulta centrale la nozione di
schema.
Modello di mente modulare (Fodor)
Distinzione tra processi di apprendimento dominio-generali e dominio-specifici.
La mente sarebbe organizzata in due macrosistemi:
sistemi centrali: deputati alla fissazione delle credenze e al problem solving
sistemi di input: deputati all’analisi delle inferenze sensoriali e al linguaggio
I moduli funzionano indipendentemente dal sistema centrale, analizzando tipologie
specifiche di informazioni.
Il funzionamento di questi moduli caratterizzato da pochi di informazioni
è “scambi”
con altre strutture e sono programmati nell’architettura neurale.
Questa teoria modulare ha modificato lo studio dell’apprendimento in quanto si è
avviata la ricerca nell’ambito dei disturbi specifici di apprendimento.
1.1.4 dal connessionismo al neurocostruttivismo: apprendere significa creare
connessioni tra sistemi diversi
Karmiloff-Smith: la mente modulare” mette in discussione la concezione
“Oltre
che la struttura modulare della mente proposta da Fodor possa essere applicata
all’età evolutiva.
La mente del bambino non nasce con un’organizzazione modulare fissa e
predeterminata, perciò, a partire da processi dominio-generali, attraverso un
processo definito di rappresentazionale”, si assiste ad una graduale
“ridescrizione
modularizzazione dei processi che diventano via via dominio-specifici.
Queste ipotesi prendono spunto dal:
Connessionismo = approccio che si sviluppato a partire dallo sviluppo di modelli
è
computazionali. Si ipotizza che l’apprendimento modifica la
struttura neurale che sottende l’acquisizione di nuove
conoscenze. La sua caratteristica fondamentale il fatto di
è
basarsi su una precisa metodologia di ricerca: la simulazione di
reti neurali.
I processi di apprendimento diventano di natura probabilistica, sulla base delle
interazioni tra le stimolazioni ricevute in relazione allo stato di evoluzione
dell’individuo.
L’approccio neurocostruttivista propone un modello per comprendere
l’interazione tra i diversi livelli che agiscono nello sviluppo, includendo:
livello genetico
livello neurale
livello cerebrale
livello corporeo
livello sociale
A ciascuno di questi livelli operano dei vincoli dati dalle caratteristiche
dell’individuo e dell’ambiente che lo circonda.
Le traiettorie evolutive si sviluppano in maniera probabilistica e non
predeterminata, attraverso l’interazione tra i diversi sistemi.
Il modello neurocostruttivista permette di superare la dicotomia tra i diversi livelli di
analisi nello studio dei processi di sviluppo ed evidenzia la necessità di considerare
lo sviluppo e l’apprendimento come processi complessi e multideterminati e
impone, sul piano educativo, la necessità di agire favorendo l’interazione tra più
canali e livelli.
Il lavoro sui prerequisiti degli apprendimenti e le attività di osservazione
sistematica e potenziamento hanno l’obiettivo di collocarsi all’interno di una
visione probabilistica che richiede un approccio multicomponenziale e complesso
per poter incidere sulle traiettorie evolutive dei bambini.
1.2 alcune idee sullo sviluppo
Apprendimento = costrutto multi-componenziale frutto della interazione tra:
più sistemi neurali
influenze ambientali
caratteristiche individuali
Non importante come un bambino si presenta nel primo momento in cui lo
è
osserviamo o lo conosciamo, ma come evolve nel tempo.
La comprensione dell’importanza di analizzare le traiettorie evolutive ha portato
a sviluppare la nozione di:
valutazione dinamica = evidenzia la necessità di monitorare l’evoluzione del
bambino in più momenti nell’arco di un periodo di
tempo.
Questa metodologia prevede il superamento dell’approccio and see”
“wait
(aspettiamo e vediamo) per introdurre il metodo (osserva-
“test-teach-retest"
insegna-osserva).
Attraverso questa metodologia possibile:
è
incidere in modo significativo sulla traiettoria evolutiva, fornendo tutte le
stimolazioni ambientali che possano favorire il recupero funzionale
comprendere se si tratta di un ritardo nelle acquisizioni o di un vero e proprio
disturbo
Concetti importanti che riguardano l’analisi delle traiettorie evolutive:
conoscenza delle diverse fasi di maturazione neurale e funzionale delle diverse
funzioni cognitive, che non si sviluppano in modo sincrono.
concetto di dimensionalità
L’approccio dimensionale deriva da diverse considerazioni circa le cause e le
manifestazioni dei disturbi.
La maggior parte dei processi dell’apprendimento meglio inquadrabile in modelli
è
multifattoriali, ovvero, sono molteplici i fattori che concorrono a determinare lo
sviluppo di una competenza.
Questa multifattorialità porta ad un’elevata eterogeneità.
Valide e utili sono le macro-classificazioni = permettono di individuare buone
prassi nell’ambito della valutazione e
del trattamento dirette ad affrontare
le caratteristiche principali del
disturbo. Devono essere
implementate tendo conto le
peculiarità di ogni singolo individuo.
Questa eterogeneità supportata dalle numerose evidenze di:
è
Comorbilità = contemporanea presenza di due o più disturbi
Concetto alla base dell’approccio dimensionale:
Le competenze e le abilità si distribuiscono lungo un continuum della popolazione
generale.
I disturbi sono meglio inquadrabili in una prospettiva dimensionale perché le
persone presentano tratti e competenze più o meno elevate, che si possono
collocare all’estremo o in una posizione intermedia lungo il continuum.
1.3 differenze individuali e profili atipici
In alcuni casi le traiettorie evolutive presentano delle atipie, ovvero i bambini
possono presentare difficoltà nel rispondere alle richieste ambientali in uno o più
ambiti di competenza.
Funzionamento intellettivo = costrutto gerarchico e multicomponenziale
Nell’analisi del profilo funzionale bisogna tenere presente l’equilibrio che si viene a
creare tra competenze nell’area:
cognitiva
emotiva
interpersonale
sociale
In alcuni casi i bambini possono presentare difficoltà che vanno a incidere
significativamente sul loro funzionamento scolastico e relazionale. Tali difficoltà
rimangono marcate e possono comportare: di natura, durata e qualità
“limitazioni
che una persona subisce nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità, a
causa di una menomazione strutturale o funzionale”.
Il concetto di disabilità risulta essere relativo poiché dipende dall’incontro tra
l’individuo e le richieste dell’ambiente che lo circonda.
In Italia le scuole adottano una didattica inclusiva che ha l’obiettivo di valorizzare le
differenze e permettere a tutti di raggiungere il massimo grado possibile di
apprendimento e partecipazione sociale.
Il disturbo di tipo funzionale = una o più funzioni cognitive non riescono a
è raggiungere un livello di efficienza e
organizzazione tale da permettere al bambino
di svolgere quelle funzioni in modo spontaneo
e automatico.
Per la maggior parte dei disturbi del neurosviluppo, la prevenzione e
l’identificazione precoce hanno un ruolo molto importante.
Fascia di età 0-6 anni: momento nel quale sarebbe indispensabile cogliere i primi
indicatori di rischio al fine di intervenire tempestivamente e
con maggior efficacia.
Caratteristiche dei disturbi del neurosviluppo
Disabilità intellettiva = alterazioni del funzionamento intellettivo, misurato
tramite scale standardizzate per la valutazione
dell’intelligenza. Può variare da grado lieve a grado
severo, in relazione al livello di quoziente intellettivo.
Può avere diverse cause:
alterazioni genetiche
problematiche incorse nei momenti pre, peri, post-natali
condizioni di gravissima deprivazione ambientale
Disturbi della comunicazione = includono diverse tipologie di difficoltà
linguistiche:
disturbi del linguaggio
disturbi fonetico-fonologici
disturbo della fluenza
disturbo della comunicazione sociale
(difficoltà nell’area delle competenze
pragmatiche)
Disturbi dello spettro autistico
Due aree principali di compromissione:
deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale
presenza di comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive
Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) = profilo caratterizzato
da difficoltà nella
regolazione delle
funzioni attentive.
Tre sottotipi:
disattenzione predominante
iperattività e impulsività predominanti
combinato: sia i sintomi della disattenzione sia quelli di impulsività e iperattività.
Per definire questo disturbo necessario che:
è
i sintomi siano in due o più contesti
tali comportamenti portino ad una evidente compromissione del
funzionamento adattivo
ci siano esami neuropsicologici approfonditi ed un’attenta analisi della storia
clinica del bambino
Disturbi del movimento
Includono:
il disturbo dello sviluppo della coordinazione
il disturbo da movimento stereotipato
i disturbi da tic
Disturbo di sviluppo della coordinazione = si riferisce a quei bambini che
presentano goffaggine motoria, che
può presentarsi, nei bambini più
piccoli e in assenza di danni
neurologici conclamati, come ritardo
nel camminare, gattonare, stare
seduti, allacciarsi le scarpe,
abbottonarsi e chiudere la cerniera
lampo.
Disturbo specifico di apprendimento
Tre principali profili:
con compromissione della lettura (dislessia)
con compromissione dell’espressione scritta (disortografia)
con compromissione del calcolo (discalculia)
Inclusi nei DSA la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia quali disturbi
che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di
patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione
importante per alcune attività della vita quotidiana.
Non rientra tra i DSA il disturbo di comprensione del testo.
Questi disturbi hanno una base neurobiologica.
Cap. 2 Prerequisiti e scuola dell’infanzia
2.1 i prerequisiti degli apprendimenti
Periodo prescolare: momento peculiare per lo studio dei processi di
apprendimento.
il bambino non è ancora esposto agli apprendimenti formali presenti dalla scuola
primaria in poi.
il bambino può potenziare quei prerequisiti che possono favorire il successivo
sviluppo degli apprendimenti.
Prerequisiti degli apprendimenti = insieme di competenze, spontanee o
acquisite, che coinvolgono specifiche
funzioni cognitive, intrecciate con aspetti
attentivi, motori e motivazionali, conosciute
per essere alla base della successiva
strutturazione delle conoscenze e degli
apprendimenti formali.
Il bambino in questa fascia d’età possiede già delle competenze linguistiche e
numeriche e apprende andando a consolidare, riorganizzare, adattare le
conoscenze spontanee.
Durante la scuola dell’infanzia si consolidano le competenze accademiche e si può,
eventualmente individuare un disturbo.
I prerequisiti non sono sempre riferiti a competenze “evidenti” e manifeste nel
bambino.
La prevenzione:
non deve essere intesa come la ricerca anticipata di un disturbo,
ma come una risorsa insostituibile che evidenzia il profilo evolutivo del bambino
e dei suoi apprendimenti
consente di progettare e mettere in atto azioni volte a supportare le eventuali
difficoltà.
Interventi di potenziamento nella scuola dell’infanzia hanno, quindi, l’obiettivo di
intervenire sulle traiettorie evolutive.
Fascia d’età 3-6 anni: sviluppo graduale dei prerequisiti, attraverso la relazione che
si viene a creare tra:
maturazione del sistema neurofisiologico
ricchezza e adeguatezza degli interventi educativi
proposti
Epigenesi probabilistica: le caratteristiche individuali si incrociano con gli aspetti
contestuali e ambientali.
Interventi di potenziamento nella scuola dell’infanzia hanno come obiettivo:
Intervenire sulle traiettorie evolutive in un’ottica neurocostruttivista dello sviluppo
fondata sull’idea che queste competenze evolvano in modo eterogeneo in
relazione alla progressiva interazione delle caratteristiche individuai e ambientali,
attraverso un processo graduale di specializzazione funzionale nel quale le
componenti genetiche, neurali, ambientali e sociali interagiscono reciprocamente.
2.2 il ruolo della scuola dell’infanzia
Le “indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo
d’istruzione” (MIUR 2012) indicano tra gli obiettivi della scuola dell’infanzia:
consolidare l’identità
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